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La selvicoltura ai laureati forestali

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( 33 Votes )
Letto: 2937 volte
Giovedì 04 Febbraio 2010 11:08

La selvicoltura ai laureati forestaliIn Italia abbiamo ben 12 corsi di laurea in “Scienze Forestali”, un record in Europa e forse non solo.

Per avere una misura di quanto si investa in competenza basti sapere che nel solo 2007 in Italia hanno conseguito la laurea triennale o quella magistrale 694 persone, in Francia 38.

In Italia si è riconosciuto da tempo che la competenza è un valore che va protetto, non tanto a favore di chi la possiede, ma anche a vantaggio dei cittadini che ne possono fruire e della collettività.

Infatti, se si desidera costruire o ristrutturare una casa dobbiamo rivolgerci ad un tecnico abilitato, non possiamo farlo da soli.

Se si ha bisogno di cambiare una lampadina possiamo intervenire direttamente, ma non è così se si deve mettere a norma un impianto elettrico: per quello serve un elettricista abilitato.
Se si volesse accompagnare un gruppo di persone a visitare un bosco dietro pagamento, non si può fare, a meno di essere una guida ambientale abilitata.

Se tutto questo è giusto e se si da per assodato che il bosco, anche quello privato, abbia un interesse per la collettività, come mai non si chiede che le scelte selvicolturali siano sempre affidate ad un laureato in Scienze Forestali, formato proprio per svolgere anche quel ruolo?

Tuttavia il tecnico ha un costo che può incidere, anche pesantemente, sui ricavi dell’intervento in bosco. Si può risolvere la questione o la selvicoltura va lasciata in mano a chi non ha una preparazione adeguata?



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Commenti  

 
+3 #75 lamb 2010-05-16 13:45
(segue; terza ed ultima parte; scusate la prolissità; Lamb)

Se Lei è un Giornalista professionalmen te corretto ed intellettualmen te
onesto, ora dovrebbe intervistare qualche docente universitario o
funzionario regionale competenti (ma davvero ! come si suol dire "del ramo",
con battuta super-abusata) in materia (Scienze Forestali) com'è analogamente
corretto che a parlare con credibile competenza di viticoltura ed enologia
siano
rispettivamente un Agronomo ulteriormente specializzato nel settore e un
Enologo (cioè, di un Esperto che
abbia conseguito Diploma ATTINENTE avente valore legale,
acquisito/conquistato superando prove d'esame attraverso le nozioni imparate
con l'impegno dovuto su testi scientifici) anzichè "alcolisti anonimi" o
generici astemi.

Coraggio: con l'Euro in ribasso un "Tapiro d'oro" è un ottimo riconoscimento
da conservare come bene rifugio !

Ma ... (dubbio) s'usa assegnarli anche ai colleghi di "spetteguless" ?

Distinti saluti, Dott. For. Lamberto Baratozzi
Citazione
 
 
+3 #74 lamb 2010-05-16 13:43
(segue seconda parte)

La prego di non indignarsi se mi sono permesso di insegnare a Lei il suo
mestiere di Giornalista (confido che Lei appartenga all'Ordine Professionale
specifico): lo faccio dopo che Lei (aiutato da due opinionisti
ideologicamente programmati in materia) ha ritenuto di poter mettere alla
berlina l'impegno e la professionalità di qualche migliaio di Suoi
connazionali Dottori in Scienze Ambientali e Forestali oltre che di
centinaia di migliaia di lavoratori impiegati nella filiera foresta-legno.

Oltremodo scorretto associare presunti tagli boschivi con eventi tragici
come quello di Sarno (ove la causa principale fu a suo tempo addebitata alla
mancanza di manutenzione del territorio a monte dell'abitato, in particolare
dei canali di drenaggio d'origine borbonica, in gran parte ostruiti da
vegetazione)
o da frane spettacolari come quelle di Caronia e Maierato che hanno piani di
scorrimento di qualche decina di metri di profondità e, quindi, cause o
concause maggiormente legate a origini strutturali geo-morfologiche e
lito-stratigrafiche piuttosto che alla
presenza o assenza del bosco rispetto alla quale tali movimenti di massa
hanno ben
poche relazioni di causa-effetto (v. molte paleo-frane - cioè verificatesi
quando ancora l'uomo non esisteva o scarsa era l'incidenza dei suoi
interventi sul territorio - o frane "storicamente attuali" dell'Appennino
Emiliano fra cui
quella nota a livello europeo - ovviamente fra gli "addetti ai lavori" - di
Corniglio in Prov. di Parma).
Ma anche su questo non è possibile fornire credenziali esaustive, in poche
righe, circa le nozioni e le esperienze concrete acquisite durante la
specifica formazione universitaria e 40 anni di lavoro e continuo,
appassionato aggiornamento professionale ! Sono "cose" che non
s'improvvisano, nemmeno in TV !

E perchè Lei possa (meglio) capire mi permetto di fornirLe un parallelo
metaforico facendo riferimento ad un ambito agro-forestale maggiormente noto
(o ritenuto degno di nota).

Col servizio del 14 sera, che Le contesto, è come se Lei avesse scelto
casualmente due persone incontrate in
strada, le avesse fatte accomodare su un divano all'interno di uno studio
televisivo e con loro avesse cominciato a disquisire, in modo allarmato e
inquisitorio, circa il
danno arrecato all'ecosistema "vigna" con le operazioni colturali della
potatura e della
sostituzione dei filari senescenti lasciando intendere che buona parte degli
attori
della filiera enologica siano una banda di farabutti che fanno soldi a danno
di Dea Natura: fra tutti, i viticoltori (rei di produrre la materia prima) e
i costruttori di botti & barriques sarebbero i
delinquenti della peggior specie !!
Citazione
 
 
+3 #73 lamb 2010-05-16 13:40
Prima parte

Egr. Sig. Laudadio,

Le scrivo per segnalare l'infortunio giornalistico nel quale Lei è incorso,
secondo il mio modesto parere,
imbastendo, forse troppo frettolosamente , e trasmettendo, la sera di venerdì
14 c.m., il servizio televisivo riguardante tagli di boschi ironicamente
indicati come "fatti bene secondo le autorità competenti" (cfr.
www.striscialanotizia.mediaset.it/puntata/2010/05/14/puntata_203.shtml )
.

La dizione usata è scaltra sostituzione di "tagli di utilizzazione
consentiti dalla normativa vigente" tesa a fornire un conveniente
pseudo-sillogismo implicito utile a sostenere la tesi pre-costituita.
In concreto i tagli di bosco soddisfano (più o meno) o sono bollati
d'ignominia in base al grado di conoscenza tecnico-scientifica o back-ground
(come potrebbe pronunciare il Ministro Prestigiacomo) di ciascun
telespettatore; difettando quest'ultima prevalgono i sentimenti (v.
"ambientalismo Bambi") e gli orientamenti/schieramenti ideologici
preconcetti.

Se le foreste e i boschi non fossero stati utilizzati dall'Uomo non ci
sarebbe stata la cultura e lo sviluppo socio-economico che in Occidente può
essere emblematicament e riassunto in poche parole significative: Roma, le
Repubbliche marinare, S. Maria in Fiore, Stradivari, le ferrovie, la prima
fase di industrializzaz ione, ecc. ecc. fino alle News Towns Aquilane del
post-terremoto realizzate con il legno fornito dalle foreste protette del
"bravo e buono" Trentino e NON col "disboscamento" della presuntivamente
antiecologica Lombardia.

Forse, se Lei (magari assieme ai signori Vincenzo Pepe e Antonio Nicoletti)
avesse visitato e conoscesse la Lombardia tutta (sia montagna che pianura)
avrebbe notato che anche colà esistono boschi "simil-Trentino": Le sarebbe
potuto sorgere il dubbio che la gestione e utilizzazione di foreste e boschi
possa essere messa in relazione a diverse tipologie boschive, diverse
tradizioni culturali e colturali, diversi scopi perseguiti in passato e al
presente: una sfaccettatura della diversità italica che costituisce una
delle più apprezzate ricchezze della Penisola !
Citazione
 
 
+3 #72 lamb 2010-04-13 12:30
Altri ci riescono.

Finti dentisti laureati in Internet, 23 denunce
ANSA
(ANSA) - TORINO, 13 APR - Dentisti con la laurea presa su internet e studi abusivi con le attrezzature che, per eludere i controlli, sparivano dietro pareti segrete. Sono alcune irregolarita' riscontrate in provincia di Torino dai carabinieri del Nas, ...
TRUFFE: NAS TORINO SCOPRONO FALSI DENTISTI, 23 DENUNCIATI - Agenzia Giornalistica Italia
Torino: Arrestati i dentisti truffatoriLeggi lo.net
Torino: scoperti da Nas 23 falsi dentistiPRIMA
CNR Media
Citazione
 
 
+2 #71 Daniele8 2010-03-26 09:35
Citazione marco carnisio:
In certi casi secondo me il problema non è martellata sì/no, ma la cronica carenza di CONTROLLO degli organi competenti, sia in merito alla correttezza degli interventi (correttezza ahimè legislativa e non selvicolturale) , sia sulla regolarità in senso lato dell'utilizzatore.
Questa carenza di controllo mette in discussione tutto il castello, perchè possiamo martellare e qualificare le ditte quanto vogliamo, ma i camioncini di legna da ardere in nero (abusivi)contin uano a girare.


Il problema della mancanza di controllo è il problema del modo di fare le leggi in Italia.
Si fanno leggi particolarmente restrittive e "dure", salvo poi applicarle a campione sui pochi sfortunati che verranno controllati.
In tutte le cose servirebbe il buon senso, servono limiti accettabili, giusti per tutti (ambiente, lavoratori, imprenditori, ecc.) ma poi, su quei limiti accettabili, non si può più transigere, servono controlli seri, regolari e estremamente "probabili" (cioè deve essere estremamente "probabile" che ti capiti un controllo in cantiere!).
Citazione
 
 
+2 #70 marco carnisio 2010-03-26 09:16
Citazione Luigi:
".. essendo la martellata non obbligatoria, neppure in fustaia, le aziende difficilmente la richiedono ad un tecnico, ... il taglio viene lasciato, di fatto, alla discrezionalità della ditta boschiva che agisce, salvo rari casi, a proprio esclusivo vantaggio e non certamente dell'avvenire del bosco che sta utilizzando.
David


In certi casi secondo me il problema non è martellata sì/no, ma la cronica carenza di CONTROLLO degli organi competenti, sia in merito alla correttezza degli interventi (correttezza ahimè legislativa e non selvicolturale) , sia sulla regolarità in senso lato dell'utilizzatore.
Questa carenza di controllo mette in discussione tutto il castello, perchè possiamo martellare e qualificare le ditte quanto vogliamo, ma i camioncini di legna da ardere in nero (abusivi)contin uano a girare.
Mi pare ovvio che oggi non esista da nessuna parte una discrezionalità selvicolturale nè per la ditta nè tantomeno per il tecnico che, alla faccia di tanti dibattiti, ha i paletti delle PMPF o oggi di nuovi regolamenti regionali che paiono i bugiardini dei medicinali.
Questo compito di controllo non appartiene certo al tecnico, che al max quando si occupa della vendita di un lotto ha cmq facoltà di invitare solo ditte regolari.

Nel privato è impossibile, e anche indicare nella richiesta di taglio, sopra una certa soglia definibile di autoconsumo, la ditta utilizzatrice funziona solo sulla carta.
Citazione
 
 
0 #69 Roberto A. 2010-03-24 22:50
Citazione David:
Essendo la martellata non obbligatoria, neppure in fustaia, le aziende difficilmente la richiedono ad un tecnico, anche perchè questo significherebbe spendere e di soldi in selvicoltura ce ne sono davvero pochi. Pertanto il taglio viene lasciato, di fatto, alla discrezionalità della ditta boschiva che agisce, salvo rari casi, a proprio esclusivo vantaggio e non certamente dell'avvenire del bosco che sta utilizzando.
Diversa sarebbe la situazione se la normativa forestale richiedesse espressamente la "presenza" sul taglio di un tecnico, e ciò anche alla luce di quanto avviene in altri settori (pensiamo agli interventi di natura edilizia)"


Questo succede se non si responsabilizza no le imprese boschive. In edilizia per cambiare l'impianto elettrico devo affidarmi a un elettricista qualificato(non a un ingegnere, se non per grandi interventi) , che poi deve attestare che il lavoro è stato fatto a regola d'arte e ne risponde in caso di contrario. Per le imprese boschive, in molte regioni questo non capita. E' indispensabile un sistema premiante tipo bonus malus (vedi Lombardia), chi lavora male o prende sanzioni deve uscire dal mercato, ma a chi lavora bene va data fiducia.
Citazione
 
 
+1 #68 Roberto A. 2010-03-24 22:35
Ho votato nel "sondaggio del mese", pur non trovando la risposta che avrei voluto.
Le risposte 2 (No, in nessun caso: le ditte boschive sono in grado di fare selvicoltura) e 4 (No, in nessun caso: i proprietari sono in grado di fare selvicoltura) sono troppo simili, possono essere raggruppate.
Io avrei dato questa possibilità di scelta: "Sì, ma solo per interventi di vaste dimensioni, per gli altri interventi sopra lo soglia di uso famiglia, è meglio responsabilizza re e qualificare le imprese boschive".
Citazione
 
 
0 #67 Luigi 2010-03-24 17:56
Inserisco questo commento di David arrivato a seguito dell'ultimo sondaggio, poichè lo ritengo utile alla discussione in atto sul Blog.

Luigi


"Alla luce della mia esperienza in Toscana, il problema, purtroppo, non si pone: essendo la martellata non obbligatoria, neppure in fustaia, le aziende difficilmente la richiedono ad un tecnico, anche perchè questo significherebbe spendere e di soldi in selvicoltura ce ne sono davvero pochi. Pertanto il taglio viene lasciato, di fatto, alla discrezionalità della ditta boschiva che agisce, salvo rari casi, a proprio esclusivo vantaggio e non certamente dell'avvenire del bosco che sta utilizzando.
Diversa sarebbe la situazione se la normativa forestale richiedesse espressamente la "presenza" sul taglio di un tecnico, e ciò anche alla luce di quanto avviene in altri settori (pensiamo agli interventi di natura edilizia)"

David
Citazione
 
 
+6 #66 peloforestale 2010-03-23 22:29
Citazione Roberto A.:
Il problema è proprio questo: noi tecnici forestali ci riteniamo i soli depositari della selvicoltura?


Direi di si...chi se non un tecnico forestale? Allora facciamo fare il lavoro dei geologi alle imprese di movimentazione terra, o quello degli architetti alle imprese edili.
Citazione
 

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