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La selvicoltura ai laureati forestali

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La selvicoltura ai laureati forestaliIn Italia abbiamo ben 12 corsi di laurea in “Scienze Forestali”, un record in Europa e forse non solo.

Per avere una misura di quanto si investa in competenza basti sapere che nel solo 2007 in Italia hanno conseguito la laurea triennale o quella magistrale 694 persone, in Francia 38.

In Italia si è riconosciuto da tempo che la competenza è un valore che va protetto, non tanto a favore di chi la possiede, ma anche a vantaggio dei cittadini che ne possono fruire e della collettività.

Infatti, se si desidera costruire o ristrutturare una casa dobbiamo rivolgerci ad un tecnico abilitato, non possiamo farlo da soli.

Se si ha bisogno di cambiare una lampadina possiamo intervenire direttamente, ma non è così se si deve mettere a norma un impianto elettrico: per quello serve un elettricista abilitato.
Se si volesse accompagnare un gruppo di persone a visitare un bosco dietro pagamento, non si può fare, a meno di essere una guida ambientale abilitata.

Se tutto questo è giusto e se si da per assodato che il bosco, anche quello privato, abbia un interesse per la collettività, come mai non si chiede che le scelte selvicolturali siano sempre affidate ad un laureato in Scienze Forestali, formato proprio per svolgere anche quel ruolo?

Tuttavia il tecnico ha un costo che può incidere, anche pesantemente, sui ricavi dell’intervento in bosco. Si può risolvere la questione o la selvicoltura va lasciata in mano a chi non ha una preparazione adeguata?



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Commenti  

 
+4 #59 Roberto A. 2010-03-16 22:43
Concordo pienamente con Marco Carnisio.
E' giusto, anche nel settore forestale bisogna introdurre il concetto di professionalità e competenza, al pari di quello che succede in abito urbano, dove per cambiare l'impianto elettrico devo affidarmi a un elettricista professionista. Ma a elettricista, non a un ingegnere!! Analogamente, per un taglio di utilizzazione, un'impresa boschiva qualificata e preparata può, anzi deve, bastare!
Troppi laureati non si pongono il problema di come esboscare, né dei costi di utilizzazione, aspettando il contributo pubblico!
Ovviamente, non voglio dire che il tecnico forestale deve scomparire (io sono uno di questi), ma deve lavorare con l'impresa, non contro questa.
Ci sono forse agronomi che lavorano mettendo i bastoni fra le ruote alle imprese agricole? Chiunque facesse così, chiuderebbe lo studio dopo poche ore! E i forestali invece? L'obiettivo di molti è proprio salvaguardare il bosco dal terribile boscaiolo!
Citazione
 
 
+4 #58 Paolo Mori 2010-02-26 12:50
Citazione marco carnisio:
In altre situazioni mi sto davvero chiedendo se la situazione ottimale non sia una martellata in contradditorio diretto con la ditta, laddove cioè l'esbosco richiede più linee aeree, di difficile individuazione per carenza di piazzali, a loro volta influenzate dal tipo di gru/teleferica in dotazione, ecc ecc


Sono d'accordo con questa proposta di Marco. Anche se il costo di più persone che girano per fare la martellata potrebbe essere troppo elevato, ma magari facilita successivamente l'utilizzazione e fa risparmiare soldi a ditta e/o proprietario.

In ogni caso, tra i "DEVE" del professionista credo ci dovrebbe essere una buona conoscenza delle tecniche di esbosco, delle attrezzature a disposizione della ditta boschiva e delle vie d'esbosco presenti nell'area da martellare. Con queste basi, forse, si potrebbe risparmiare tempo e denaro.
Citazione
 
 
+2 #57 Paolo Mori 2010-02-26 12:44
Citazione lamb:
Le dinamiche del bosco dovrebbero essere interpretate nel miglior e più completo modo possibile; "per modificarle il meno possibile" NON sempre e in ogni caso (es. invasione di specie avventizie e/o alloctone)."


E' vero, in certi casi è possibile che ci siano priorità legate alla "pulizia etnico-vegetale", nei confronti di specie come la robinia o la quercia rossa. Personalmente non condivido il principio di "tornare" ad una "naturalità" ideale non meglio definita (e non meglio definibile)né nello spazio né nel tempo.

Tuttavia il grado di perturbazione alle dinamiche in atto può essere uno degli indirizzi che la pubblica amministrazione o il proprietario possono dare al tecnico forestale prima della martellata.
Citazione
 
 
+2 #56 lamb 2010-02-26 11:21
[quote name="Paolo Mori"][quote name="marco carnisio"]
Ciò può avvenire poiché il tecnico DEVE conoscere le tecniche e gli approcci selvicolturali da adattare caso per caso, DEVE saper interpretare le dinamiche del bosco per modificarle il meno possibile, DEVE capire le esigenze di proprietà e impresa boschiva, ma, soprattutto, DEVE saperli armonizzare in una scelta colturale.

Le dinamiche del bosco dovrebbero essere interpretate nel miglior e più completo modo possibile; "per modificarle il meno possibile" NON sempre e in ogni caso (es. invasione di specie avventizie e/o alloctone)."
Citazione
 
 
+4 #55 marco carnisio 2010-02-26 09:32
Citazione Paolo Mori:
Non sono d'accordo con Marco quando invece afferma che il tecnico dovrebbe essere il colegamento "tra bosco e ditta".


Il mio commento precedente era molto lungo e per motivi di spazio ho dovuto tagliarlo semplificando alcuni concetti. Il post di Paolo chiarisce benissimo quello che intendevo: il compito del tecnico è armonizzare il tutto.
Poi le situazioni sono molto differenti caso per caso: rimango dell'idea che certi interventi possono essere effettuati senza martellata, magari solo con un buon capitolato (es. ceduazioni). In altre situazioni mi sto davvero chiedendo se la situazione ottimale non sia una martellata in contradditorio diretto con la ditta, laddove cioè l'esbosco richiede più linee aeree, di difficile individuazione per carenza di piazzali, a loro volta influenzate dal tipo di gru/teleferica in dotazione, ecc ecc
Citazione
 
 
+4 #54 Paolo Mori 2010-02-26 09:06
Citazione marco carnisio:
Sulla martellata si potrebbe aprire una nuova discussione enorme: io dico che il compito del tecnico forestale non è la salvaguardia del bosco dal terribile boscaiolo, ma essere il collegamento tra bosco e ditta, valorizzando entrambi.


Sono d'accordo con Marco quando afferma che il compito del tecnico forestale non è la salvaguardia del bosco dal terribile boscaiolo.

Non sono d'accordo con Marco quando invece afferma che il tecnico dovrebbe essere il colegamento "tra bosco e ditta". Così infatti sembra che il tecnico possa essere in grado di interpretare gli interessi del bosco (i diritti?), soggetto che nel tempo a dimostrato di non avere interessi particolari e di sapersi adattare ad ogni genere di perturbazioni, umane e non. Credo invece che il tecnico forestale possa essere un mediatore tra gli interessi della pubblica amministrazione (e per trasposizione dell'intera società), quelli della proprietà e quelli della ditta che effettua l'utilizzazione. Ciò può avvenire poiché il tecnico DEVE conoscere le tecniche e gli approcci selvicolturali da adattare caso per caso, DEVE saper interpretare le dinamiche del bosco per modificarle il meno possibile, DEVE capire le esigenze di proprietà e impresa boschiva, ma, soprattutto, DEVE saperli armonizzare in una scelta colturale.

Credo che questa competenza che si sintetizza con la MARTELLATA, debba essere pagata dalla collettività, poiché essa sopravviverà, con il bosco, sia alla proprietà che alla ditta boschiva che esercitano il loro sacrosanto diritto di intervenire in bosco in un determinato momento.

Ciò non esclude naturalmente altre competenze del tecnico che precedono o seguono la martellata.
Citazione
 
 
+7 #53 Paolo Mori 2010-02-19 22:23
Citazione Mattia:
Gli ultimi commenti, dimostrano quanto chi scrive qui, sia completamente al di fuori dall'ambiente lavorativo.

I tagli di fustaie giovani, ovvero scarsa valorizzazione, vengono fatti essenzialmente per bisogno.
Sono pochi i proprietari, che possono permettersi di far invecchiare (valorizzare) un bosco oltre i 30 anni.

E nessuno puo' impedire a chi a bisogno di tagliare un ceduo di castagno a 15 anni.


Se si pensa che la valorizzazione del bosco consista nel semplice invecchiamento di una "giovane fustaia", allora il commento citato è tanto lontano dalla selvicoltura quanto chi scrive in questo blog dal mondo del lavoro (almeno secondo Mattia).

Ma poi, in questo blog, chi ha scritto di valorizzazione di "fustaie giovani"?

E chi ha scritto di impedire, a chi ne ha diritto, di tagliare un ceduo di 15 anni?

Credo sarebbe meglio che ognuno, umilmente, portasse la propria testimonianza senza pretendere di essere l'unico con la verità in tasca. Così potremmo uscire tutti arricchiti dal confronto.
Citazione
 
 
-1 #52 Mattia 2010-02-19 19:30
Gli ultimi commenti, dimostrano quanto chi scrive qui, sia completamente al di fuori dall'ambiente lavorativo.

I tagli di fustaie giovani, ovvero scarsa valorizzazione, vengono fatti essenzialmente per bisogno.
Sono pochi i proprietari, che possono permettersi di far invecchiare (valorizzare) un bosco oltre i 30 anni.

E nessuno puo' impedire a chi a bisogno di tagliare un ceduo di castagno a 15 anni.
Citazione
 
 
+5 #51 Paolo Mori 2010-02-19 17:51
Citazione marco carnisio:
La scarsa valorizzazione del prodotto ritraibile dai nostri cedui deriva sicuramente da una NON gestione degli ultimi decenni, ma indiscutibilmen te è figlia di una incapacità del settore di superare le frammentazioni fondiarie e di offerta. 12 proprietari in un ettaro equivalgono a 2 ciliegi o quello che volete all’interno della “mia” utilizzazione.


Vorrei ringraziare Marco Carnisio per i numerosissimi spunti di discussione che ha offerto sia con il commento pubblicato su Sherwood sia con i messaggi in questo blog.

Vorrei anche aggiungere qualche informazione e qualche mio commento, ma gli argomenti toccati da Marco sono 6 o 7 e credo sia meglio andare per punti. Parto da quello citato qui sopra.

Nel numero 141 di Sherwood Leila Firusbakht riporta alcuni dati del Censimento dell'Agricoltura (CA) del 1990 (ISTAT), secondo cui il 98% delle aziende agricole possiede solo il 34% dei boschi (media 2,5 ha/azienda), mentre il 2% delle aziende agricole possiede il restante 66% di boschi (media circa 250 ha/azienda). Premesso che il CA registra "solo" i boschi di proprietà delle aziende agricole (5,5 Mha), dai dati risulta una fortissima frammentazione da un lato, ma anche la presenza di circa 15.000 aziende con oltre 250 ha.

Ammesso e non concesso che la superficie possa essere un limite per fare selvicoltura (e non solo utilizzazzione! ), forse in quel 66% di superficie forestale, corrispondente a circa 3.634.000 ha, si potrebbe fare selvicoltura.
Citazione
 
 
+12 #50 marco carnisio 2010-02-19 15:42
Citazione consorzio forestale lario intelvese onsorzio forestale lario intelvese:
Proprio in riferimento all'articolo citato del Dott Carnisio, viene da chiedersi se la scarsa valorizzazione del prodotto ritratto da simili boschi sia un problema solo del mercato e non da una gestione selvicolturale miope di questi ultimi 30 anni.
E se devo essere sincero mi spaventa la frase che ho letto: "Non è stata effettuata alcuna martellata: una ditta dovrebbe essere adeguatamente preparata per sapere cosa fare in situazioni simili.", dà chiaramente l'idea della battaglia di retroguardia della nostra professionalità .
Andrea


La scarsa valorizzazione del prodotto ritraibile dai nostri cedui deriva sicuramente da una NON gestione degli ultimi decenni, ma indiscutibilmen te è figlia di una incapacità del settore di superare le frammentazioni fondiarie e di offerta. 12 proprietari in un ettaro equivalgono a 2 ciliegi o quello che volete all’interno della “mia” utilizzazione. Posso seguire tutti i dettami della selvicoltura d’albero ma il risultato finale sarà sempre e solo legna da ardere. Non è un problema selvicolturale è un problema di organizzazione di un settore intero, dalla pianta al piazzale. La frammentazione è dell’offerta ed è questa che secondo me va aggregata. La mia pianta obiettivo avrà un senso quando avrò la possibilità di pensare a un bilico carico di piante obiettivo.
Costi: dipende da troppi fattori. Il costo vero poi non è la martellata in sé ma l’organizzazion e del tutto, dall’animazione , all’autorizzazi one e a tutta la logistica che ci sta dietro.
Sulla martellata si potrebbe aprire una nuova discussione enorme: io dico che il compito del tecnico forestale non è la salvaguardia del bosco dal terribile boscaiolo, ma essere il collegamento tra bosco e ditta, valorizzando entrambi. Dopodiche continuo a pensare che ci siano alcuni interventi in cui la martellata è più un esercizio di stile che il fondamento dell’utilizzazi one. Perché pensare che ditte professionali che operano da anni non siano in grado di gestire una ceduazione? Proseguiamo: siamo tutti così sicuri poi di essere in grado di martellare efficacemente? Dove per efficacia si intende una martellata che venga rispettata. Quanto incide infatti nelle valli alpine il tipo di esbosco? Il 100%. Come fai a martellare allora pensando al bosco e non alla ditta? Butteresti via giornate di lavoro. Tempo fa scrissi al prof. Ciancio che da noi non si fa né selvi naturalistica né sistemica: si fa selvicoltura portante, cioè si taglia dove passa la portante della teleferica. È così, il resto torno a pensare sia solo filosofia.
Ma è forse una battaglia di retroguardia? Un bel paio di balle caro Andrea e scusa il linguaggio da boscaiolo. Pensare a organizzare un settore intero, vedere anche il piazzale e non solo il bosco non è retroguardia è essere in trincea.
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