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Biomasse sotto i riflettori

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Giovedì 02 Dicembre 2010 09:31

Biomasse-reportCentrali di piccole o grandi dimensioni? Produzione termica, co-generativa o anche elettrica? E poi problemi di approvvigionamento, rischi di bruciare non solo legno, concorrenza interna: un servizio di Report (RAI 3) ha posto numerose domande e riflessioni, ma cosa ne pensano i tecnici forestali?

Domenica 31 Ottobre la nota trasmissione televisiva di giornalismo-inchiesta Report si è occupata delle centrali a biomasse legnose, con un servizio dal titolo “Biomasse di massa” realizzato dal giornalista Emilio Casalini.

REPORT: Biomasse sotto i riflettori

La conduttrice Michela Gabanelli ha posto ai telespettatori di RAI 3 una domanda legittima: queste centrali sono sempre così utili all'ambiente e all'economia come sembrerebbe? Il servizio, infatti, punta il dito sugli impianti di grandi dimensioni, che stanno proliferando in Italia grazie alle incentivazioni ma spesso sembrano peccare di una mancanza di pianificazione a monte, sulla reale disponibilità di materiale locale o sulla sua sostenibilità economica. Se il materiale proviene addirittura da altri continenti o deve viaggiare per centinaia di km su camion, è ovvio che i vantaggi, sopratutto ambientali, possono andare a decadere.

Ospiti del servizio sono stati esperti del mondo scientifico, come Davide Pettenella e Gianni Tamino dell’Università di Padova, che pongono un problema reale: la disponibilità sul territorio di idonei quantitativi di materiale per alimentare tutti gli impianti. Sembrerebbe infatti che tali disponibilità sul territorio nazionale non ci siano e che già in Italia si importi moltissimo legname da energia dall’estero.

Segue la riflessione di Paolo Fantoni, Presidente di Assopannelli, che pone il problema della competizione interna per la risorsa legno, con conseguente turbamento del mercato a dispetto di un settore, quello dell’arredamento, a più alto valore aggiunto. La conclusione del servizio da parte della conduttrice è chiara e sicuramente può stimolare numerose riflessioni dei tecnici del settore su uno degli aspetti più innovativi e discussi degli ultimi anni: “Riassumendo, le centrali a biomasse sono un’ottima idea, se di piccole dimensioni e se bruciano residui di boschi o di segheria e utilizzano tutta l’energia prodotta per riscaldare piccoli paesi... il fine dovrebbe essere quello di diventare autosufficienti e non di lucrare”. Da forestali, sinceramente, siamo rimasti stupiti dalla serietà del servizio, dalla scelta di ospiti competenti e dal modo di trattare questa delicata tematica con parole adatte ad un pubblico vasto come quello televisivo ma senza scadere nel banale o nell’eccessivo sensazionalismo (cosa ultimamente rara sui mass media). Siamo portati quindi a condividere le analisi generali di Report e fare un plauso alla Redazione che ha confezionato il servizio, nonostante alcune "leggerezze" che, ad una visione più approfondita del servizio, appaiono evidenti. Dal settore, infatti, si sono levate immediatamente voci critiche rispetto ad alcuni passaggi del video: quella di Fiper (Federazione Italiana Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili) che punta a sottolineare la differenza tra centrali termiche, co-generative ed elettriche, a puntualizzare il sistema degli incentivi e che risponde alla riflessione di Assopannelli, e quella della TCVVV, la società che gestisce l'impianto di Tirano. Per avere una visione che sia la più ampia possibile su questo argomento invitiamo quindi a visionare il video, disponibile all’indirizzo web www.report.rai.it, e pubblichiamo, invitandoli a leggere, i comunicati indirizzati ai giornalisti RAI.

 

Replica della Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili (Fiper) >>>

 

Replica di TCVVV Società che gestisce l’impianto a biomasse di Tirano (So) >>>

 

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Commenti   

 
0 #7 Lamb 2012-01-30 09:22
1) Dal sito web della Regione Emilia-Romagna, settore Agricoltura.

I dati generali del censimento
(omissis)
“La perdita di SAU nei 10 anni è stata di oltre 62 mila ettari, ma la capacità produttiva media annuale delle aziende agricole regionali è rimasta sostanzialmente inalterata (ad es. la produzione annuale regionale delle legnose agrarie in una annualità normale come il 2009 è addirittura cresciuta dell’+1,8% rispetto alla media 2000-2010), a dimostrazione di una tenuta delle produzioni regionali e a fronte di una quota consistente di terreni agricoli e forestali (171 mila ettari) destinati alle misure agro-ambientali di tutela della biodiversità, delle risorse idriche, dei suoli e della mitigazione dei cambiamenti climatici." (omissis)

2) Da “Agricoltura” mensile della Regione Emilia-Romagna; n.1 – gennaio 2012.

ECONOMIA. XII° Rapporto NOMISMA.

TITOLO : La sfida delle bioenergie è appena cominciata. (di Andrea Zaghi, Nomisma, Bologna)

Sottotitolo: “Le prospettive sono molto interessanti, anche se bisognerà mettere nel conto la reale capacità di investimento delle aziende agricole e l'importo degli incentivi statali”.

(omissis) ... Nello specifico, tre sono state le categorie di biomasse considerate: colture dedicate, residui zootecnici e residui colturali (le biomasse forestali e gli scarti dell'industria alimentare non sono stati esaminati, in quanto non direttamente facenti capo alle aziende agricole).
(omissis)

"Masse figlie di un dio minore" o, più probabilmente, "in cerca di un autore" che non abbia la pretesa di fruire di dati facilmente disponibili e pronti all'uso. Anche quest'ultima carenza è comunque significativa !
Citazione
 
 
0 #6 vas fvg alto livenza 2011-01-08 22:59
Biomasse . Un bel nome spesso però si nascondono veri e propri inceneritori e gli inceneritori veri non partono per colpa di interessi particolari . Le associazioni che rappresentano questo settore devono fare chiarezza ed non sostenere o meglio bloccare i soliti furbi che danneggiano l’ambiente ed il territorio . - www.VasFvgAltoLivenza.it
Citazione
 
 
+3 #5 Claudio Fagarazzi 2010-12-30 21:04
Report evidenzia un problema rilevante legato allo sviluppo di tutte le rinnovabili del Paese; ovvero, sia l'assenza di normativa di settore, sia l'assenza di una pianificazione di settore. Questo favorisce l'appetito di soggetti che vedono nel mercato delle rinnovabili un investimento sicuro e ad alto rendimento (grazie a cer. verdi, ecc)
Detto ciò, condivido le osservazioni fatte dagli altri commentatori, ed in particolare quella di Carlo, che sottolinea il fatto che produrre biomassa dal bosco..soprattu tto toscano, "costa molto".
Al riguardo è infatti necessario pensare a che tipo di biomasse legnose vengono attualmente bruciate negli impianti di teleriscaldamen to o termoelettrici.
Ebbene, la quasi totalità del cippato che arriva negli impianti toscani è rappresentato da: diradamenti in fustaie, tagli fitosanitari, ripuliture alvei fluviali e, in pochissimi casi, residui segheria e potature del verde..quest'ul time poco apprezzate dal gestore dell'impianto.
In termini economici, si tratta di utilizzazioni forestali che sono tradizionalment e a macchiatico negativo.
Perché allora arrivano? Perché tali interventi sono sostenibili grazie ai contributi sulle varie misure del PSR.
Al momento, abbiamo quindi una certa quantità di biomassa disponibile a ciglio strada a costo zero, che attraverso la sola cippatura ed il trasporto può essere collocata sulla filiera cippato-energia . Evidentemente, il prezzo di vendita franco impianto, potrà essere molto basso, al limite pari ai soli costi di cippatura e trasporto.
Detto ciò, cosa potrebbe accadere se gli impianti a biomassa proliferassero senza tener conto delle biomasse disponibili a quel prezzo? Potrebbe essere necessario produrre cippato da altri soprassuoli, realizzando cippato come assortimento principale del bosco. Ovviamente, i prezzi attuali (55-70 euro/t..dipende dalla zona e dalla qualità) non sarebbero in grado di coprire i costi di produzione e quindi potremmo avere: o il fallimento dei nuovi impianti, perché il loro prezzo di break even point del cippato non consente l'acquisto di queste nuove risorse, oppure l'approvvigiona mento presso Paesi esteri in grado di produrre biomassa a prezzi irrisori senza garanzie di sostenibilità ambientale.
Risulta quindi evidente che la chiave di volta per garantire la sostenibilità della filiera sia rappresentata dalla compatibilità fra costi di produzione forestali e il prezzo massimo che sono in grado di offrire gli impianti termici.
La filiera "locale" la si seleziona quindi al momento stesso in cui viene realizzato l'impianto. Maggiore sarà l'efficienza dell'impianto (basse dispersioni, bassi consumi elettrici, ecc.) e maggiori saranno le garanzie che esso utilizzerà risorse locali.
Citazione
 
 
+3 #4 david 2010-12-21 16:37
Il problema, come dice giustamente Franceschi, sta nel progettare bene la filiera, partendo dalle reali potenzialità dei bacini di approvvigioname nto in una logica di filiera più "corta" possibile. Se questo venisse fatto e non si procedesse, invece, a ritroso, come i gamberi (prima si progetta o peggio ancora si realizza la centrale e poi si va a cercare il combustibile), molti degli impianti realizzati non sarebbero mai nati, neppure sulla carta, facendo poi sorgere dubbi più che giustificati sulla reale "sostenibilità" del processo. Oramai da diversi anni mi occupo della questione e sono fermamente convinto del fatto che le biomasse forestali riusciranno a dare il "meglio" solo se le indirizzeremo verso la produzione di calore e non di elettricità, meglio ancora se distribuito mediante piccole reti di teleriscaldamen to. I numeri sono impietosi, da questo punto di vista: il rendimento nel processo termoelettrico è circa di 1/5, mentre nella termica semplice si arriva comodamente all'80-85%, ovvero per produrre le stesse calorie, il processo termoelettrico necessita di una quantità di combustibile almeno 4 vv superiore!! E questo non è poca cosa, se si pensa alle difficoltà di produrre biomassa da energia dai nostri boschi. Altre sarebbero poi le considerazioni da fare sulle ricadute per l'economia montana, dove ci si scalda quasi esclusivamente a gasolio o GPL con costi di 4-5 vv superiori a quelli che si sosterrebbero con il teleriscaldamen to, ed in questa forcella di costo ci può e ci deve stare sia il risparmio per le famiglie che il giusto compenso del lavoro dell'impresa boschiva. Riguardo, infine, alle tensioni sul mercato del cippato mi verrebbe da rispondere ai pannellifi: è il mercato! Quello stesso mercato che voi avete invocato per anni per giustificare le "due lire" che ci davate per il nostro materiale!!!
Citazione
 
 
+7 #3 Carlo Franceschi 2010-12-20 19:20
Ho visto il servizio di report e francamente devo dire che l'unico difetto per me è stato quello di inserire un buon esempio (quello delle piccole centrali in Garfagnana) in mezzo a due esempi non proprio lodevoli.
Trovo il dibattito sulle dimensioni che devono avere questi impianti francamente stucchevole, anche perché alla fine anche un piccolo impianto può essere inadatto in un contesto dove le attività forestali non si sa neanche cosa sono.
Nel mio piccolo, mi occupo di energia dal legno da qualche anno (premetto, non sono un dottore forestale, ma solo un perito agrario che ha imparato qualcosa sul bosco stando a contatto con i boscaioli)e in tutto questo tempo mi sono scontrato con:
- l'ignoranza di politici e amministratori locali che si fanno abbindolare da apprendisti stregoni che hanno in tasca il megaprogetto miracoloso per lo sviluppo locale.
- La supponenza di progettisti che ti presentano i progetti senza considerare minimamente l'aspetto forestale, credendo che il cippato si trovi sotto un cavolo nell'orto e costi 2 lire a produrlo.
- Lasciamo stare i soliti comitati contro.
- La diffidenza, anche comprensibile, delle popolazioni a cui viene proposto di allacciarsi agli impianti di teleriscaldamento.

Potrei aggiungere altro, ma mi fermo qui. Voglio comunque ribadire un concetto, sperando che sia chiaro a chiunque voglia occuparsi del settore: una filiera legno energia sta in piedi se vede fin dall'inizio il coinvolgimento delle aziende forestali e delle popolazioni locali, i vantaggi della vendita del calore e in seconda istanza dell'energia elettrica devono ricadere il più possibile sulle aziende agroforestali. Per progettare una valida filiera occorre partire dal bosco, non dalla centrale, che è il punto di arrivo.
Un'ultima cosa, mi risulta che nella mia zona il mercato del cippato per l'industria dei pannelli segni il passo da diversi anni, e non certo per volontà delle ditte boschive. Carlo Franceschi Associazione Boscaioli Pistoiesi
Citazione
 
 
+4 #2 giovannic 2010-12-15 23:44
Il servizio di report come di consueto non pecca di banalità. Al di là di qualche appunto che si possa fare su piccole questioni numeriche il problema è ben centrato. Il rischio di speculazioni c'è e non si può negare. la questione dei dimensionamenti degli impianti è fondamentale. Attualmente i grandi impianti, salvo casi lodevoli noti, sono figli di speculazioni su agevolazioni di mercato e, tal volta la realizzazione dell'impianto stesso è, nei casi peggiori, una speculazione fine a se stessa. Non è da sottovalutare che qualche dimensionamento è frutto di errori paradossali (visto con i miei occhi!) gente che prende dati inventariali e converte tutta la superficie boscata in TEP come se tutta la superficie entro il fatidico raggio (tipo servizio... deformazione della realtà da GIS) fosse utilizzabile... Ahimè non certo da forestali, ma c'è anche questo. Probabilmente però l'errore più grande è pensare di fare biomassa legnosa per la valorizzazione energetica con materiale di scarto, la destinazione più ovvia per il materiale di scarto è sicuramente il mercato del "pannello", mentre è fondamentale fissare il concetto che la resa energetica della biomassa e garantita dalla qualità del materiale utilizzato (superfici forestali dedicate). Ergo... non bisogna inventarsi nulla di nuovo! Per millenni i boschi sono stati il serbatoio dell'energia (calore) per l'umanità, ora, dopo l'avvento delle energie fossili per poche comunità, dunque la cosa più scontata sarebbe riallargare il bacino delle comunità che attuano la filiera foresta-legno-c alore. Ciò che si può fare concretamente e tempestivamente incentivare e diffondere le tecnologie di valorizzazione energetica nelle abitazioni (sostituzione del metano e del gasolio con legna) e non ridurre l'uso della legna al nostalgico camino, almeno nei comprensori montani, al fine di riattivare significativame nte le attività di utilizzazioni forestali. In taluni casi non potrebbe essere neanche diversamente, considerando le leggi che governano le utilizzazioni (usi civici e comunanze). Secondo il mio punto di vista l'errore che può aver commesso il tecnico forestale sul tema delle biomasse legnose è quello di aver appoggiato, per la sua parte di competenza, il pensiero dominante del business del medio grande impianto centralizzato, divenendo nel tempo più ferrato nelle tecnologie di trasformazione che nelle tecniche e modalità di approvvigioname nto del materiale da utilizzazioni. Probabilmente sarebbe stato più opportuno e immediato lavorare sull'incentivaz ione dell'iniziativa singola (caldaia casalinga) per comprensorio, collegato direttamente ad una robusta offerta di biomassa legnosa locale.
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+1 #1 Lamb 2010-12-15 19:48
Segnalo il sottostante sito ove è possibile consultare diverse realizzazioni sperimentali di impiego di biomasse forestali ad uso energetico. Saluti, lamb

www.centrocisa.it/studi_impianti/stirling.php
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