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Selvicoltura nella proprietà privata: come è possibile?

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Giovedì 07 Aprile 2011 14:16

Selvicoltura nella proprietà privata: come è possibile?Nel numero 172 di Sherwood, un tecnico forestale toscano, Alberto Biffoli, propone,  in un primo contributo di una serie di tre articoli, la sua esperienza come “Direttore dei lavori in selvicoltura”, figura assente da un punto di vista normativo (al contrario di ciò che accade nel settore dell’edilizia per esempio) ma evidentemente costituibile attraverso contratti di tipo privatistico.

Nell’Editoriale dello stesso numero, dal titolo “Chi fa selvicoltura nei nostri boschi?” ci si chiede se non sarebbe utile che fosse richiesta e se necessario finanziata, la presenza di un tecnico selvicoltore per eseguire la martellata anche in contesti, come i cedui, in cui oggi non è obbligatoria.

Vorremmo conoscere il vostro parere su questi argomenti, vi chiediamo quindi di partecipare al Blog di Sherwood!

 

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Commenti   

 
0 #18 massimo_diduca 2012-11-12 19:14
Cari colleghi, purtroppo siamo in Italia, quindi tutti possono fare tutto. Questo perchè, purtroppo sostanzialmente è la rovina del vocabolo paesaggista o ambientale. Purtroppo mi sono imbattuto in una conseguenza di questo. Che si prefiggia di essere ambientalista o paesaggista, può operare nell'ambiente, quale esso sia. Ho visto fare delle colture selvicolturali ad un'architetto paesaggista ed ad un'ingegnere ambientale. Mi è sembrata una bestemmia, perchè mi sono chiesto come ho sprecato il mio tempo, difronte a tale obbrobbietà. Il sottoscritto si è dovuto subire 30 esami, 3canni di corsi e dimensionamento e costruzione di sistemi per prevenire catastrofi idrogeologiche, un corso di sistemazione di prati pubblici, essere stato per anni un "professore" di educazione ambientale e arrivano questi che sono paesagisti o mbientali e fanno il delitto. Mi chiedo ma questi sanno niente di dendrometria, di selvicoltura e di assestamento? E più mi strappo i capelli davanti a questo delitto. Invewce di occuparsi di domotica, di fare case ambientali e sostenibili e dove metterle senza creare danni idrogeologici, fano questo. Quindi DEVE ESSERE OBBLIGARIO CHE UN DIRETTORE DI UN CANTIERE SELVICOLTURALE DEVE ESSERE E SOLAMENTE UN TECNICO FORESTALE. SI DEVE LEGIFERARE SULLA COSTITUZIONE DI UN CANTIERE SELVICOLTURALE. Come si fa per un cantiere per costruire case, strade, ferrovie, ponti. Ma soprattutto quando si parla di dissesto idrogeologico, dobbiamo essere obbligatoriamen te essere messi in campo. La nostra conoscenza si base sulla nstra cultura in sistemazioni idraulico-fores tali, in idrologia forestale e in pedologia forestale. Quindi, se la mettiamo su questo piano, siamo noi che abbiamo le conoscenze tecnico-scienti fiche e professionali, per fare tale lavoro. Io, tecnico forestale dopo tre anni di corso e d'esperienza pratica nell'ingegneria naturalistica, posso dimensionare una briglia (non in cemento, eh), una viminata, una palifificata. Poi, se voglio essere perfettamente tecnico, le faccio controllare da un'architetto o da un 'ingegnere. Solo alora, entrano loro. Io in questi 3 anni, nelle Marche nella Riserva Gola del Furlo, abbiamo fatto sistemazioni insieme. Io sapevo che tio di piante mettere sule varie gradinate e loro si occupavano di linewe e di squadro, perchè quello è il loro vero lavoro.
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+2 #17 Giovanni Russo 2011-07-05 09:36
Trovo molto interessanti questi scambi di opinioni. Sicuramente la Direzione dei lavori è una fase molto delicata dei lavori in bosco, non meno della progettazione. Anch'io condivido l'idea di una commissione nazionale che rediga delle linee guida alle quali poi le varie regioni si dovranno adeguare recependone i contenuti nei propri regolamenti. Ci sono troppe differenze fra una regione e l'altra con casi a dir poco veramente singolari. A volte si ha la sensazione di non abitare nella stessa nazione. Su questa tematica sarebbe molto utile ed illuminante che Sherwood coordini un confronto fra tutti regolamenti vigenti nelle varie regioni.
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+1 #16 Alberto Biffoli 2011-06-16 11:55
Spingere l'Ordine Nazionale a istituire una Commissione per la redazione di uno specifico disegno di legge sulla Direzione Lavori in Selvicoltura sarebbe più che auspicabile. Il proponente sarebbe un soggetto autorevole e quindi la proposta, ben presentata oltre che redatta, dovrebbe quanto meno essere ascoltata e, FORSE, presa in considerazione.
Ma non concordo sull'assenza di potere da parte del Direttore dei Lavori nell'interrompe re il taglio all'orquando sia eseguito in pesante difformità dalle prescrizioni (e quindi dalla martellata o dalla marcatura di rilascio, eseguiti dal medesimo DdL su sua esclusiva responsabilità).
Nel 2° articolo (nr. 173 di Sherwood), a pag. 41, nel pragrafo SOPRALLUOGHI, affermo che questo potere è supportato giudidicamente (almeno in ambito civile) se viene chiaramente indicato nel Contratto di Compravendita del Bosco In Piedi (quando il committende del DdL è la Proprietà venditrice titolare dell'Atto Amministrativo) . Contratto che è controfirmato dalla Ditta esecutrice/acqu irente, la quale, quindi, accetta questa clausola contrattuale.
Se il committente del DdL è invece la Ditta Acquirente (perchè titolare dell'Atto Amministrativo) , allora questo potere deve essere specificato nella Lettera d'Incarico, che risulta a sua volta un Contratto Privatistico e quindi con potere giuridico, almeno in ambito civile.
Inoltre non concordo nella mancanza del potere di fermare il taglio da parte dell'Autorità competente, soprattutto se rappresentata da un organo di Polizia Giudiziaria come il Corpo Forestale dello Stato. In tal caso questo potere non deriva da semplici clausole contrattuali con rilevanza solo civilistica, ma da precisi compiti istituzionali del C.F.S. proprio perchè organo di P.G..
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+2 #15 Marco Terradura 2011-06-15 11:57
Occorre distinguere nella direzione lavori quello che riguarda la martellata dalle vere operazioni di utilizzazione forestale. Per la martellata non ci sono grandi discorsi da fare ci sono sistemi nuovi e vecchi che offrono le giuste garanzie di controllo. Per fare la direzione di un cantiere forestale e ben altra cosa da una martellata. Per la precisione non essendoci una normativa specifica occorre emulare dei procedimenti di controllo e di ordini di lavoro, ma con l'inconveniente di fondo che come direttore dei lavori non ho nessun potere di interrompere i lavori di raccolta. Attualmente per fare questo un proprietario dovrebbe diffidare la ditta attraverso procedure legali (sempre se il contratto tra le parti è fatto bene) oppure nel caso di infrazione di legge, rimettersi all'intervento degli organismi preposti al controllo del territorio, che a loro volta comunque non hanno il potere di sospensione ma possono intimare la sospensione. Dal mio punto di vista ed esperienze lavorative non inseguirei la normativa dei cantieri mobili edili come pure quella degli appalti pubblici ma punterei a formulare una proposta di legge forestale italiana per le proprietà pubbliche per le gare d'asta, i capitolati d'oneri e i cantieri di utilizzazioni forestali. Molti enti pubblici chiedono oltre alla stima la direzione lavori che puntualmente devo far correggere in consulenza alla direzione lavori in quanto non abbiamo il potere di interruzione del cantiere.
Per concludere si potrebbe proporre all'ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali di istituire una commissione per un disegno di legge per normare questo settore.
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+1 #14 Alberto Biffoli 2011-06-15 09:00
Siamo a metà Giugno 2011, e quindi il Nr. 174 di Sherwood, contenente il 3° ed ultimo contributo sulla Direzione Lavori in Selvicoltura, dovrevve essere arrivato quasi a tutti.
In questo caso si approfondiscono gli argomenti riguardanti i VANTAGGI e soprattutto la "scottante" tematica dei COSTI della Direzione Lavori, con particolare riguardo a CHI e QUANTO si deve pagare.
Ciò nonostante, in questo Blog che gentilmente Sherwood mette a disposizione, non trovo nuovi contributi, in aggiunta a quelli inerenti il 1° articolo (che trattava gli aspetti generali: ruolo, funzioni, responsabilità, committenza ecc.).
Mi vengono da pensare due cose diverse: o i tre articoli sono stati davvero esaustivi che non c'è niente da obbiettare o da aggiungere (scusate l'asserzione presuntuosa), oppure di fronte alla fattibilità economica della Direzione Lavori (soprattutto con la "Ripartizione Indiretta") e soprattutto davanti alle responsabilità che inevitabilmente il Tecnico Forestale si deve assumere, nessuno ha il coraggio di fare un passo avanti .....
Cari Colleghi, non ci siamo laureati in Scienze Forestali per limitarci a stare dietro una scrivania, oppure a fare libera professione applicando in Selvicoltura la sola politica dell' "avvoltoio" (che sta in attesa dell'arrivo di qualche "cadavere": leggi la Ditta e/o il Proprietario 'vittime' di verbali, per svolgere il solo ruolo di Periti di Parte, C.T.P.).
Cari Colleghi, vogliamo o no svolgere il ruolo di Selvicoltori, non solo teoricamente limitandoci a progettare un taglio colturale, ma anche PRATICAMENTE assumendoci le responsabilità di una marcatura di rilascio o di una martellata di abbattimento ?
Vogliamo fare i DOTTORI FORESTALI oppure no ?
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+2 #13 Alberto Biffoli 2011-05-14 17:24
E' sabato 14 maggio; quindi il nr. 173 di Sherwood (maggio 2011), contenente il secondo articolo, dovrebbe essere arrivato a molti.
In questo numero, trattando delle "Fasi Operative", ossia di come concepisco l'operatività del Direttore dei Lavori (DdL) in Selvicoltura, anche negli aspetti apparentemente spiccioli, ma ugualmente importanti (quale può essere, ad esempio, il Cartello di Cantiere), invito i Colleghi a fornire indicazioni in questo Blog, su aspetti da perfezionare, oppure da cambiare radicalmente, o non descritti chiaramente.
Nel primo articolo sono state analizzate le considerazioni generali: committenza, ruolo, funzioni, ispirandomi al settore edile (ambito largamente trattato anche in legislatura).
Con il secondo articolo, invece, mi addentro negli aspetti puramente operativi (appunto), sulla base della mia esperienza.
E' vero che il terzo articolo sarà quello più "accattivante", perchè tratterà dei vantaggi e soprattutto dei costi della Direzione Lavori (DL), soffermandomi sul modo di ripartizione indiretta da me operato, oltre che sulla convenienza OGGETTIVA della DL.
Quindi immagino che i Colleghi siano in attesa del numero di giugno.
Ma avere comunque pareri, o altre esperienze da porre a confronto, sulle "Fasi Operative" oggetto del numero di maggio, sarebbe assai utile per proseguire il dibattito su questo Blog, che gentilmente Sherwood mette a disposizione.
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+5 #12 Roberto Tonetti 2011-04-18 17:55
Alberto Biffoli 2011-04-17 22:07 "Sui costi rimando ad un terzo articolo."

Aspetto il terzo articolo allora....
Io rimango convinto che sia importante migliorare la qualità, ma che per far ciò è meglio puntare sulla formazione continua delle imprese boschive, obbligando l'impresa a farsi seguire da un tecnico che segua il singolo intervento (progetto e direzione lavori) solo in caso di utilizzazioni di grandi dimensioni o di interventi con contributo pubblico.
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+2 #11 m pierozzi 2011-04-18 10:33
Ritengo in molti casi eccessiva, specie nelle aziende che dispongono di molti boschi ma svolgono comunque attività non continuativa, l'imposizione prevista dalla LF di un piano (gestione o tagli) per poter eseguire gli interventi.
In questi casi, vedrei molto bene la possibilità, per queste aziende, di evitare la redazione del Piano solo sostituendolo con la progettazione e la direzione lavori.
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+4 #10 Alberto Biffoli 2011-04-17 22:07
Sui costi rimando ad un terzo articolo.
Anticipo però che se gli onorari potranno risultare esosi, rispetto ai macchiatici dei nostri boschi (ben diversi dalle Peccete di Paneveggio), è sempre meglio pagare "100" per un Direttore dei Lavori, piuttosto che pagare "1000" o addirittura "10000" e più per le sanzioni contenute nei verbali (che talvolta fioccano in quantità "industriale"), oppure per l'assistenza legale e tecnica causata proprio dai medesimi verbali, quando hanno risvolti penali.
Non si tratta di fare terrorismo psicologico ai nostri clienti, quando andiamo a proporgli la Direzione Lavori per il taglio di un loro bosco, anche povero (ad esempio del valore in piedi, venduto a terzi, di appena € 1000/ha se non meno, MA SONO I CASI MINORITARI), bensì attuare una fondata, concreta ed esaustiva VENDITA della nostra professione, avendo il coraggio di mettersi in gioco assumendosi le responsabilità di un Direttore dei Lavori, da veri Professionisti, con la "P" maiuscola.
Non si tratta di andare a vendere i frigoriferi agli Eschimesi, ma di proporre l'utilità, anzi, l'INDISPENSABIL ITA' della nostra professione, facendo capire che i soldi spesi sono un investimento sia a garanzia del bene bosco, sia a tutela della posizione della Proprietà venditrice del bosco, o della Ditta boschiva acquirente e titolare dell'Atto Autorizzativo (o della Dichiarazione).
Non avendo leggi (almeno in Toscana) che obbligano la Direzione Lavori (oppure la sola Progettazione, ad eccezione dei casi previsti dalla Legge e dal regolamento della Toscana), e quindi che impongano all'utente di rivolgersi a noi, la nostra categoria non può che imporsi attraverso un'oculata azione di vendita, individuale (singoli Studi professionali) e di gruppo (Ordini Provinciali e/o Regionali).
E' giunta l'ora di accantonare l'attegguamento dell' "avvoltoio", che sta sull'albero in attesa che un "cadavere" si presenti all'uopo: ossia la Ditta e/o la Proprietà che hanno subìto un verbale e ci interpellano quali tecnici di parte (C.T.P. e quant'altro). E' il momento di metterci in gioco assumendoci le nostre responsabilità "in prima linea" nelle operazioni di taglio, da veri Selvicoltori (con la "S" maiuscola, come ha precisato Paolo Mori nell'editoriale del numero di aprile). Ripeto: sia a garanzia della qualità del taglio, sia a tutela dei nostri committenti.
Sempre in parallelismo con il settore edile, a spiegazione dell'esigenza (e obbligatorietà) della Direzione Lavori ANCHE PER TAGLI DI SUPERFICI CONTENUTE, se La legge impone la presenza del Geometra per l'innalzamento di un semplice muro INTERNO e NON PORTANTE di una casa, perchè ritiene indispensabile quella presenza a tutela del cittadino utente, possibile non sia altrettando indispensabile il Dottore Forestale per il taglio ANCHE DI UN SOLO ETTARO di bosco, se il bosco è riconosciuto da TUTTI come bene inestimabile per la collettività?
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+1 #9 Alberto Biffoli 2011-04-17 21:07
Roberto Tonetti:
"Quindi non possiamo sostenere vi sia un problema di eccessivo sfruttamento del bosco, semmai di qualità dell'intervento. Ma quanto costerebbe alla società far seguire tutti questi interventi da un tecnico forestale?"
David Pozzi:
"(...) vigilare affinchè il taglio sia eseguito correttamente nell'interesse dello stesso bosco, bene supremo da tutelare. Piuttosto, Il tema centrale è quello di chi sostiene l'onere economico dell'opera del tecnico forestale. (...) la mia esperienza ultraventennale sull'argomento mi porta a dire che finchè non sarà introdotto l'obbligo di legge (a mio avviso sacrosanto se pensiamo a ciò che accade in altri settori, vedi l'edilizia), la figura del DL sul taglio rimarrà una splendida illusione (...). Negli ultimi anni, a più riprese, si è sentito parlare del "patentino" per i boscaioli, senz'altro utile strumento per sperare in una più corretta esecuzione dell'utilizzazi one, ma l'efficacia della sua introduzione sarà trascurabile senza la figura del DL sui tagli che più puntualmente degli organi di vigilanza potrà essere garante,perchè esso stesso chiamato a responsabilità, del rispetto delle buone norme di gestione forestale.
"
Paolo Cantiani:
"Un esempio su tutti è l'annosa questione del non corretto trattamento dei cedui quercini (rilascio di un eccessivo numero di matricine e loro mancato svecchiamento). (...) Naturalmente la figura del tecnico selvicoltore potrà avere una specifica dignità solo quando si riuscirà a mettere a punto un meccanismo per il quale al tecnico venga demendata la "responsabilità " delle scelte selvicolturali. E questo comporta un onere che a mio avviso dovrebbe essere sovvenzionato da una figura pubblica. Perchè è l'intera collettività che si avvataggerebbe da una corretta gestione delle foreste."
Per concentrare in un unico intervento le risposte a questi primi contributi, ho riportato le parti che a mio parere sono più salienti.
Tonetti e Pozzi pongono l'accento sulla QUALITA' dei tagli eseguiti e Cantiani riporta il caso emblematico dei Cedui quercini che sono tagliati con una matricinatura INDECENTE, per qualità (soggetti esili, malformati ecc.) e quantità (250, 300 e più piante ad ettaro), RILASCIATE SOPRATTUTTO PER TIMORE DEI VERBALI, A VOLTE ANCHE CON RISVOLTI PENALE, elevati dai Comandi Stazione del CFS.
E' per questo motivo che mi sono "lanciato" nell'esercitare e proporre la DL Selvicolturale: proprio per garantire qualità ai tagli, e sollevare dalle responsabilità le proprietà committenti e le stesse ditte.
Nel secondo articolo (Maggio 2011) dedicato alle fasi operative, esporrò in dettaglio il mio modus operandi, dal quale risultano sottolineati questi due aspetti di garanzia: sia sulla qualità del taglio, sia sulla tutela del soggetto proprietario e di quello tagliatore.
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