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Gestione dei cedui: firma la mozione!

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Gestione dei cedui: firma la mozione!Gestione multifunzionale e sostenibile dei boschi cedui

Il 46° Corso di Cultura di Ecologia di S. Vito di Cadore, organizzato dal Dip TeSAF dell’Università di Padova,
è stato dedicato alla Gestione multifunzionale e sostenibile dei boschi cedui. Il Corso si è concluso con una tavola rotonda da cui sono emerse alcune conclusioni e proposte che si vorrebbero condividere con quanti si occupano di gestione forestale.




    1. 1) Il governo a ceduo dei boschi è capace di soddisfare i requisiti di una moderna gestione forestale sostenibile (Criteri e buone pratiche di gestione forestale - Baseline per l’attuazione delle misure silvo-ambientali(1), 2009). 

    2. 2) I trattamenti selvicolturali che tradizionalmente sono stati praticati in Italia (ceduo semplice, matricinato, composto o a sterzo) sembrano garantire la perpetuità della cenosi e si dimostrano spesso ancora capaci di rispondere ad esigenze socio-economiche presenti sul territorio, anche se trattamenti innovativi (ad es. la selvicoltura d’albero, la matricinatura a gruppi e altro) praticati contemporaneamente in parti diverse della stessa unità gestionale potrebbero garantire maggiore flessibilità e nuove opportunità di differenziazione strutturale, compositiva e produttiva. L’applicazione corretta della matricinatura, che valuti il numero di rilasci (molto spesso troppo elevato) e la loro distribuzione (non necessariamente uniforme, ma anche disomogenea per gruppi e/o per singole piante), può migliorare la produttività del ceduo e le sue funzionalità bio-ecologiche.

    3. 3) La gestione attuale, meno intensiva che nel passato (allungamento dei turni minimi di legge e di quelli realmente praticati), e la forte riduzione dei molti usi multipli pregressi sul suolo e sul soprassuolo (es. pascolamento con animali domestici, asportazione della ramaglia e della lettiera,...) consentono una “dichiarazione di sostenibilità bio-ecologica” della forma di governo nelle situazioni di fertilità medio-buona, dove il governo a ceduo trova ancora oggi ragione per essere praticato.

    4. 4) La gestione selvicolturale dovrebbe essere caratterizzata da un approccio locale (ossia in sintonia alle condizioni stazionali, socio-economiche e culturali dell’area in cui si trova il bosco) e responsabile (in relazione all’uso sostenibile delle risorse anche con implicazioni di carattere globale, come ad esempio l’importazione di legna illegale), con obiettivi e tecniche non categoricamente vincolate ad indicazioni dogmatiche (ad esempio la conversione ad altofusto come unica soluzione gestionale).

    5. 5) L’elevata diversità delle forme di trattamento applicate ai boschi governati a ceduo in relazione all’ubicazione geografica, alle caratteristiche stazionali, alle specie forestali presenti, alle caratteristiche della viabilità e alle condizioni socioeconomiche locali, evidenziano che il governo a ceduo è tutt’altro che un sistema rigido o semplicistico di gestione del bosco. Per questo motivo, nell’ambito delle normative vigenti, dovrebbe essere garantita una sufficiente libertà operativa volta alla piena valorizzazione delle competenze professionali dei tecnici forestali quale condizione necessaria per realizzare al meglio la difficile sintesi tra le diverse aspettative rivolte al bosco dalla società e dai proprietari.

    6. 6) Deve diventare prassi operativa ricorrente la pianificazione forestale partecipata con le comunità locali: i portatori di interessi e l'opinione pubblica devono essere informati adeguatamente e correttamente sui principi della gestione forestale sostenibile e, in questo ambito, sulle risposte positive che anche il governo a ceduo può dare alla perpetuazione e alla tutela delle risorse forestali.
     
    In sintesi il 46° Corso di Cultura in Ecologia propone per tutti i boschi, compresi quelli governati a ceduo, una pianificazione forestale partecipata applicata attraverso una selvicoltura locale, responsabile e non dogmatica o definita a priori nell’approccio, negli obiettivi e nella tecnica.

     

    (1) Rete Rurale Nazionale - Task Force Foreste - MIPAAF, MATTM, CFS, Regione Veneto, Regione Toscana, Regione Basilicata, Regione Puglia, Regione Molise, Osservatorio Foreste INEA, CRA e ISMEA, 2009.


    Autori e primi sottoscrittori del documento
    • Tommaso Anfodillo - Università degli Studi di Padova
    • Paolo Cantiani - CRA-SEL
    • Marco Conedera - WSL
    • Gianfranco Fabbio - CRA-SEL
    • Mauro Frattegiani - Libero Professionista
    • Gianluca Giovannini - Università degli Studi di Firenze
    • Francesco Grohmann- Regione Umbria
    • Giorgio Iorio - Comunità Montana Valnerina
    • Maria Chiara Manetti- CRA-SEL
    • Paolo Mori - Compagnia delle Foreste
    • Francesco Pelleri - CRA-SEL
    • Mario Pividori - Università degli Studi di Padova
    • Paola Savini - Regione Umbria
    • Carlo Urbinati - Università Politecnica delle Marche

           

          Chi si riconosce e condivide questo documento può sottoscriverlo compilando il form sottostante. Il documento sottoscritto verrà inviato ai responsabili regionali in materia forestale.

           

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          +5 #2 Maurizio Novello 2010-07-16 09:44
          SELVICOLTURA INTEGRATA CEDUO-FUSTAIA
          Concordo con la mozione nelle linee generali.
          Aggiungo però, come sostengo da parecchi anni nei miei piani di assestamento, che la dicotomia classica ceduo-fustaia a mio avviso va superata (con l'eccezione di casi estremi in cui sussistono vincoli o fattori limitanti), per fare posto ad una forma di governo mista o INTEGRATA.
          In sostanza sulla medesima unità gestionale (potrebbe essere la particella del piano di assestamento) il governo ed il trattamento di una determinata formazione di latifoglie andrebbero calibrati in funzione delle condizioni microstazionali ed infrastruttural i, in modo da assecondare e quindi massimizzare le potenzialità sia produttive che ecologiche del bosco.
          Trattare una faggeta (o un ostrio-querceto, o un castagneto misto, o un carpineto, ecc.) in modo omogeneo su un versante che presenta locali condizioni orografiche concave e convesse, come pure aree rocciose accanto ad aree ricche di suolo organico, o ancora stazioni acclivi prossime a stazioni subpianeggianti , porzioni servite da strada insieme ad altre scarsamente accessibili, e così di seguito) mi sembra irrazionale oltrechè scarsamente efficace.
          Al contrario una gestione INTEGRATA permetterebbe di acquisire i vantaggi offerti dalle due forme di governo, riducendo al minimo gli svantaggi.
          E' evidente però, che una gestione di questo tipo presupporrebbe:
          a) una revisione della dottrina selvicolturale classica;
          b) un aggiornamento della normativa regionale;
          c) un'elevata professionalità dei tecnici forestali in sede sia di progettazione che di assegno sul campo;
          d) una adeguata preparazione delle ditte utilizzatrici.
          L'occasione della mozione mi sembra però, propizia per superare il fronte dei pro e dei contro le due forme di governo, dando modo alla selvicoltura di innovarsi e di stare al passo con i tempi.
          Sono a disposizione per raccogliere e per portare contributi concreti.
          Citazione
           
           
          +1 #1 Michele Giunti 2010-07-12 18:16
          Un commento alla mozione, che condivido in buona parte:

          Punto 2) "I trattamenti selvicolturali che tradizionalment e sono stati praticati in Italia (ceduo semplice, matricinato, composto o a sterzo) (ceduo semplice, matricinato, composto o a sterzo) sembrano garantire la perpetuità della cenosi"

          Per quanto ne so, mancano dati scientifici attendibili e su larga scala per fare una simile affermazione. Di sicuro, la qualità di alcune cenosi è storicamente (e lo è anche attualmente) influenzata dal governo a ceduo.

          Punto 2 "...L’applicazione corretta della matricinatura, che valuti il numero di rilasci (molto spesso troppo elevato) e la loro distribuzione (non necessariamente uniforme, ma anche disomogenea per gruppi e/o per singole piante), può migliorare la produttività del ceduo e le sue funzionalità bio-ecologiche."

          Quello che serve, a mio modesto avviso, non è il numero delle matricine (concordo sul fatto che normalmente se ne rilascia anche troppe), bensì la qualità (troppo poche quelle di vecchio turno, quasi totalmente assenti gli alberi vetusti che da soli, anche in un ceduo, basterebbero ad elevare di molto la biodiveristà in bosco).

          Punto 3) "La gestione attuale, meno intensiva che nel passato .... e la forte riduzione dei molti usi multipli pregressi sul suolo e sul soprassuolo (es. pascolamento con animali domestici, asportazione della ramaglia e della lettiera,...) ..."

          Non ignoriamo il fatto che la richiesta crescente delle biomasse fa si che ci sia un ritorno a sfruttare anche la ramaglia (come cippato) e che pertanto, sebbene con modalità diverse, la tendenza al rilascio di sostanza organica nei boschi comincia a ridursi rispetto ad un recente passato.

          Per il resto, come ho già detto, concordo pienamente.
          saluti
          Citazione
           

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