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Azzerare la CO2 con gli alberi italiani

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Azzerare la CO2 con gli alberi italianiNell’ultimo editoriale di Sherwood si propone di riflettere sull’opportunità di invitare i “venditori” di crediti di carbonio a far investire le imprese e gli enti virtuosi, che vogliono azzerare le proprie emissioni di anidride Carbonica, su foreste e piantagioni italiane.
Chi non avesse ancora letto l’editoriale di Sherwood, per questa volta, può scaricarselo da questo blog, ma poi… ci deve dire cosa ne pensa!



icon Sherwood 155 (Luglio-Agosto 2009) - Editoriale (112.53 kB 2009-07-03 16:46:41)
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Commenti   

 
0 #10 lamb 2011-10-19 15:41
APPPROPOSITO !!!!!Avete notato che sono sparite da mo' le notizie sugli impegni di Kyoto, sul "20.20.20" tedesco-europeo , sul riscaldamento globale, sull'aumento della CO2 (settembre 2011 il + caldo degli ultimi 150 anni ma silenzio tombale sulla CO2 !!), sulla eventualità di sostituire il PIL (senza la "U" finale, caro Cetto !)con l'Indice di Felicità (IF)e su altri aspetti positivi (es. minor inquinamento per minor uso delle automobili, anche se non appare) che la "decrescita infelice" sta comunque producendo ? Non è mia intenzione canzonare chi non ha o ha perso il lavoro, i lavoratori precari, i pensionati con "la minima" ... insomma tutti quelli che stanno pagando amaramente questa pesantissima crisi finanziaria ed economica MA, ogni tanto, accennare anche a taluni effetti collaterali positivi potrebbe stemperare un pochetto il pesante clima e il cupo senso di frustrazione in cui viviamo da qualche tempo.
Scusate: ho cercato disperatamente di consolarMi/cons olarVi !!
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-1 #9 MARIO FIORI 2011-10-18 15:02
Occorre un forte impegno, a vari livelli, per abbattere in maniera significativa i livelli di anidride carbonica nell'atmosfera. Finora si sono spese troppe parole, è ora di passare ai fatti. Prima che sia troppo tardi. Estendere le superfici destinate a forestazione, investire risorse adeguate nel settore, incentivare il ricorso alle bioenergie, applicare rigorosamente i protocolli ambientali internazionali esistenti !! La strada è segnata.
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+1 #8 Mario Marino 2009-12-12 10:21
Iniziativa meritoria degna di nota che potrebbe far breccia sulla sensibilità di tante imprese ed enti pubblici allargando le iniziative in tal senso.
Indipendentemente da studi, certificazioni, efficienze, ecc. il problema delle emissioni di CO2 è oggi allarmante come dimostrano i dati relativi all'abbassament o del pH degli oceani, sempre meno capaci di assorbire la CO2 in eccesso e con la quale dovremo fare presto i conti.
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+13 #7 Giorgio Matteucci 2009-09-04 16:11
L'argomento è interessante e deve essere considerato dal settore forestale italiano. C'è un però: va separato dal discorso Kyoto e altro. Mi spiego: sono interventi volontari, spesso meritori e che possono avere un effetto MA non saranno conteggiati nell'ambito della rendicontazione ufficiale del protocollo di Kyoto. In poche parole tutto fa (se fatto bene), ma non tutto rientra ufficialmente in Kyoto. Secondo me è importante anche la finalità "educativa" di questi interventi. In ogni caso, meglio interventi in Italia, certificati, che fantomatici interventi nei Paesi Tropicali, spesso legati a "tagli evitati" che sono molto difficili da verificare.
Rispetto all'ufficialità , addizionalità, leakage e quant'altro ha ragione Lucio.
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+20 #6 Paolo Mori 2009-08-25 18:21
Aggiungo qualche considerazione a proposito dei messaggi di Gaglioppa e Nanni. Per semplicità procedo per punti:
1. Gaglioppa - Sono possibili gli accordi volontari in Italia? Gli accordi volontari per le imprese e per gli enti sono possibili anche in Italia. Impatto zero (www.impattozero.it ) ne ha già stipulati quasi 600, AzzeroCO2 (www.azzeroCO2.it) circa 140 (sull'attività in Italia c'è un messaggio di Elena Piazza proprio su questo blog) e CO2balace (www.co2balance.it) circa 30. Di questi circa il 5-10% riguardano piantagioni o boschi italiani (così almeno sembra da quanto dichiarano). Ognuno dei citati Carbon Broker ha un proprio registro dei crediti di carbonio che viene certificato da un soggetto terzo (Bios nel caso di Impato Zero e RINA nel caso di AzzeroCO2).
2. Gaglioppa - dovremmo... investire in afforestazioine e riforestazione in paesi in via di sviluppo. Proprio per quanto scritto al punto 1 NON sembra indispensabile investire in paesi in via di sviluppo. I nostri imprenditori agricoli, dopo il 2013, con la nuova PAC, potrebbero avere bisogno di risorse per la realizzazione di nuove piantagioni. I Carbon Broker presenti in Italia sembrano dimostrare che è possibile. Adesso bisognerà vedere se è anche conveniente, ma è importante non considerare solo l'aspetto meramente finanziario e allargarsi alle ricadute in termini di ambiente, paesaggio, occasioni di lavoro, possibilità di produrre materia prima rinnovabile nel nostro paese.
3. Nanni - Necessita avere grandi superfici per impostare progetti. Da quello che sembra analizzando i progetti nei siti sopra indicati NOn è necessario disporre di grandi superfici (a dire il vero non è per niente chiaro questo aspetto. Le grandi superfici sembrano essere utilie ssenzialmente a facilitare il lavoro dei \"Carbon Broker\").
4. Nanni - quanto valgono i titoli TEE? Circolano le voci più disparate e per quello che ne so io variano, anche sensibilmente, con le richieste del mercato. Speriamo di poter avere info più chiare e aggiornate in un prossimo futuro.

L\'opportunità c\'è, ed è concreta, ma il rischio è sempre il solito: farcela sfuggire.
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+4 #5 Nanni 2009-08-08 11:48
L'argomento è interessante e fondamentale per il settore boschivo,ma necessita renderlo concreto e non teorico. Si dovrebbe spiegare concretamente come funzionano i Carbon Broker, quanto valgono i titoli TEE, cosa può fare un proprietario pubblico o privato per vincolare ad accedere a titoli su una piccola superficie (10-20ha )-Necessita avere solo grandi (numero ha)superfici per impostare progetti - gli impianti di arboricoltura rientrano, etc etc.
Insomma passare della teoria alla pratica concreta, allora si possono avere sviluppi, ma il tutto deve essere chiaro e semplice con riscontri numerici ed economici.
Grazie
Nanni
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-2 #4 Pierluca Gaglioppa 2009-08-06 20:34
Salve, sono Pierluca Gaglioppa, dopo aver letto l'articolo mi è rimasto un dubbio: quanto evidenziato da Paolo Mori ad oggi mi sembra abbia senso solo all'estero perchè in Italia il registro è nazionale e quindi privati o pubblici non possono beneficiare dell'aumento delle superfici a bosco ne tantomeno del rinvio dei tagli ecc. Sbaglio?
Di sicuro dovremmo fare più selvicoltura e utilizzazioni in Italia (GFS ovviamente) e investire in Afforestazione/ Reforestazione nei Paesi in Via di Sviluppo.
Unsaluto e un ringraziamento per gli stimoli e la costante presenza di sherwood.
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+6 #3 Elena Piazza 2009-07-10 18:41
A seguito dell’articolo uscito sul mensile di Luglio-Agosto 2009, “Azzerare la CO2 con gli alberi italiani? Ci interessa!” AzzeroCO2 coglie l’occasione per ringraziare la rivista Sherwood per la volontà di fare chiarezza e creare trasparenza relativamente ad una delle tematiche più importanti per la salvaguardia del nostro pianeta: il ruolo delle foreste negli accordi volontari per l’azzeramento della CO2.

E’ nostro interesse, nel rispetto della trasparenza, chiarire quanto riportato nell’articolo ed approfondire alcuni punti cardine della nostra “mission”.
Il Percorso AzzeroCO2 prevede non solo la compensazione, ma come prima cosa la quantificazione e la riduzione delle emissioni. L’utilizzo di metodologie per progetti small-scale CDM dell’UNFCCC, unitamente alle Linee Guida IPCC, garantisce che venga contabilizzata solo la CO2 effettivamente stoccata, differenziata in base alla specie, alla zona geografica, al suolo, ed ai parametri climatici. Il potenziale di assorbimento associato a ogni singolo intervento di forestazione viene verificato da una terza parte indipendente: In particolare come verificatori ci avvaliamo di RINA e Università della TUSCIA, massimi esperti del settore.

La trasparenza degli interventi di forestazione è garantita dall’adesione di AzzeroCO2 al “Codice Etico” pubblicato dal Comitato Parchi per Kyoto (www.parchiperkyoto.it), un insieme di principi base e di regole specifiche per i progetti di forestazione e per la conseguente generazione di crediti di assorbimento delle emissioni di anidride carbonica da utilizzarsi nel mercato volontario.

AzzeroCO2 ha istituito infine un apposito registro, in cui i crediti vengono annullati dopo essere stati acquistati per conto dei clienti. Questo permette al cliente che realizza un’iniziativa di compensazione, di avere un’effettiva garanzia della concreta riduzione delle emissioni ed esclude la possibilità di vendere lo stesso credito più volte (double selling). Gli accordi chiusi finora comprendono non solo parchi e comuni, ma anche privati.

In conclusione, rinnovando i ringraziamenti per l’interesse mostrato, ci auspichiamo che questo possa essere il primo passo per ulteriori confronti e spunti successivi, con l’obiettivo di creare delle sinergie tra le diverse realtà sia pubbliche private, che operano nel settore.
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0 #2 Giuseppe 2009-07-10 18:40
Ho letto l\'editoriale che ho trovato molto interessante, ma devo dire che ho molti dubbi a riguardo; infatti se non ricordo male, vado ad archivio di memoria, non ci sono ancora metodi accettati su come quantificare o misurare la CO2 immagazzinata; inoltre non vorrei che si sviluppasse una semplice equazione da parte di certi ambientalisti ovvero immagazzinare CO2 = non tagliare più i boschi!!
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+13 #1 Lucio Brotto 2009-07-10 12:07
Cari lettori,
Sono Lucio Brotto studente del master internazionale in Sustainable Tropical Forestry (University of Bangor, UK e Padova).
Apprezzo l\'interessamen to per la tematica inerente i servizi generati dalle foreste

Ho maturato esperienza sulla tematica della fissazione di CO2 tramite due lavori di tesi, in Italia (bioenergie), Costa Rica (agroforestry) e Perù (REDD).

L\'articolo riassume le comuni problematiche degli investimenti in ambito forestale con finalità di mitigazione dell\'impatto climatico, che si trasducono nei concetti di permanenza, leakage, addizzionalità e co-benefici sociali/ambientali.

Carbon broker come AzzeroCO2 ed Impatto Zero non possono assicurare che i progetti rispettino i sopracitati problemi.

Per assicurare che progetti in ambito forestale volontario siano addizzionali, permanenti senza leakage e magari con impatti posituivi sociali ed ambientali sono necessarie certificazioni indipendenti secondo standard come il VCS, il CCB, ...

Ovviamente queste certificazioni hanno costi molto elevati, diretti ed indiretti, che fanno sì che solo progetti di grande scala siano economicamente sostenibili...a meno che non risolviamo il solito problema italiano della piccola proprietà tramite partenariati tra enti pubblici e privati.

Grazie, Lucio.
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