Come previsto dalla Legge europea sul ripristino della natura (Nature Restoration Law - NRL) e dopo una consultazione pubblica aperta agli stakeholders, lo scorso 25 settembre l’Italia ha consegnato alla Commissione europea la bozza del proprio “Piano Nazionale di Ripristino - PNR”. Una bozza che, per l’Italia come per tutti gli altri Stati Membri, sarà vagliata dalla Commissione prima di diventare definitiva e, quindi, operativa.
Da poche ore sul sito del MASE sono stati resi disponibili sia la bozza del PNR, un documento di 108 pagine, sia le tabelle di sintesi con tutte le misure, articolo per articolo.
Per quanto riguarda la componente forestale è particolarmente interessante osservare quanto previsto in base all’articolo 4 della NRL (per quanto riguarda gli habitat forestali protetti dalla Direttiva Habitat) e, soprattutto, all’articolo 12 (che riguarda, nello specifico, il ripristino degli ecosistemi forestali).
Con questo contributo ci concentriamo, in particolare, sull’articolo 12, molto più ampio, dato che per l'articolo 4 sono previste moltissime misure puntuali, differenziate da zona a zona (quasi 1.700 per la sola componente forestale!).
Per quanto riguarda l’articolo 12, le misure previste sono solamente sette:
Da come si legge nella bozza di PNR, le aree prioritarie per la realizzazione di interventi di ripristino e naturalizzazione sono riconducibili: “Agli ecosistemi forestali prevalentemente di conifere fuori contesto naturale, in particolare alle superfici forestali di origine artificiale realizzate nel corso del ‘900 mediante rimboschimenti e imboschimenti, lasciate ad evoluzione naturale, nonché alle superfici forestali composte prevalentemente da specie alloctone in espansione (robinieti, ailanteti, ecc.) e/o non in equilibrio con gli ecosistemi naturali locali/autoctoni”.
Le superfici riportate nella bozza di PNR (1.233,75 km2 entro il 2030 e 2.467,50 km2 entro il 2050) rappresentano solo stime indicative delle aree che saranno oggetto di ripristino. Tali stime, si legge nella bozza: “Saranno progressivamente affinate sulla base della validazione e della programmazione di dettaglio adottata dai soggetti attuatori” (N.d.A.: ovvero le Regioni).
Si tratta, in totale, di circa 370.000 ettari, pari a circa il 3,4% dell’attuale superficie forestale. Una superficie molto minore rispetto a quanto previsto dalla precedente bozza aperta alla consultazione (1,4 milioni di ettari).
Anche le indicazioni tecniche appaiono meno rigide della bozza iniziale posta in consultazione. Una misura che aveva suscitato molto dibattito, ad esempio, era quella relativa al controllo delle specie alloctone e invasive, in quanto sembrava che formazioni come i robinieti, molto presenti da decenni sul territorio nazionale e ormai naturalizzate in diverse zone, andassero tutte sostituite con specie autoctone: una misura chiaramente impossibile da realizzare su vasta scala e che si sarebbe scontrata, in molti casi, con l’attuale contesto socio-economico.
Nel testo della bozza questa azione appare molto meno netta. Le azioni prioritarie di intervento per il ripristino degli ecosistemi forestali, infatti, sono:
Indicazioni forse volutamente vaghe e generiche, che possono aprirsi a diverse interpretazioni e intensità di intervento, anche in base alle scelte dei soggetti attuatori e degli specifici casi e contesti territoriali del diversificato territorio italiano, nonché alle risorse che saranno disponibili per metterle in pratica.
Resta da capire se la Commissione accetterà questa impostazione o chiederà un maggior dettaglio. Lo scopriremo nei prossimi mesi.
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