di Paolo Mori e Luigi Torreggiani
Dall'evento "Radici comuni", realizzato per celebrare i primi 25 anni di FSC Italia, nasce la "Carta di Firenze per le foreste”, un impegno concreto di istituzioni, scienza e imprese in favore del patrimonio boschivo nazionale
Il 14 ottobre 2026 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, FSC® Italia ha celebrato i suoi primi 25 anni con “Radici comuni”, un appuntamento pensato non soltanto per ripercorrere il cammino compiuto, ma soprattutto per guardare al futuro e interrogarsi sul ruolo che le foreste possono avere nella costruzione di nuovi rapporti tra città, aree rurali e territori montani.
La giornata è stata caratterizzata sia da momenti celebrativi della storia di FSC® Italia (come il passaggio di testimone tra i vari Presidenti che si sono avvicendati e la premiazione di dieci realtà aziendali e gestionali), sia da occasioni di approfondimento, dibattito e riflessione. Inoltre, durante l'evento, è stata lanciata una Carta aperta alla sottoscrizione e a una sua implementazione condivisa, la "Carta di Firenze per le Foreste".
Durante la mattinata, due talk hanno affrontato i benefici materiali e immateriali che le foreste e la loro gestione responsabile portano nella vita di tutti i giorni. Gli ospiti hanno guardato al passato e al presente, riconoscendo gli errori ma anche i tanti passi in avanti compiuti grazie all’incremento delle conoscenze scientifiche e del cambiamento della sensibilità comune. Hanno anche portato buone pratiche ed esempi replicabili che permettono di guardare al futuro con speranza e nuovi obiettivi da perseguire. Biodiversità, acqua, clima, educazione e cultura, legno, carta, prodotti selvatici del bosco: tutti questi temi (e tanti altri) connettono ogni giorno le foreste e la gestione forestale alle nostre vite: riconoscerlo attraverso una riflessione condivisa che sappia andare oltre la cerchia degli addetti ai lavori è parte di un cammino sempre più necessario che FSC® Italia ci invita ad intraprendere.

Oltre ai talk, un momento degno di nota della giornata è stato il monologo dello scrittore Marco Albino Ferrari, tratto dal suo ultimo libro, “La montagna che vogliamo”. Ferrari ha proposto un viaggio che parte dal vivaio di Solaiolo, della Magnifica Comunità di Fiemme, e si conclude sulla cresta del Resegone, la montagna che divide nettamente in due l’interland milanese, una delle zone più popolose d’Europa, e il più piccolo comune d’Italia, circondato da boschi: Morterone. Due mondi vicini, ma diversissimi e sempre più distanti culturalmente. Due mondi in realtà fortemente connessi, anche attraverso tutti quei benefici delle foreste analizzati nei talk. Ricucire questo legame, secondo Ferrari, è fondamentale. E lo è anche grazie a FSC® Italia, che con la Carta di Firenze per le Foreste ha voluto lanciare una considerazione semplice ma tutt'altro che scontata: “Non c'è comunità senza foreste”.

“La Carta di Firenze per le Foreste è una promessa e un'eredità che FSC® Italia, per i suoi 25 anni, vuole fare per le prossime generazioni”, ha dichiarato il direttore di FSC Italia Giuseppe Bonanno. “È di fondamentale importanza che il cittadino riconosca il ruolo delle foreste, anche se non le ha sotto casa, perché è da lì che arriva il 70% dell’acqua dolce che beviamo, la conservazione della biodiversità, lo stoccaggio della CO2 e altri benefici di cui godiamo ogni giorno”.
Firenze rappresenta un luogo particolarmente significativo lanciare questo messaggio. La città del Rinascimento, infatti, ha costruito una parte importante della propria prosperità grazie a una relazione strettissima con i boschi dell'Appennino toscano. Le travi delle basiliche, i ponteggi utilizzati per la Cupola del Brunelleschi e gli stessi soffitti del Salone dei Cinquecento provenivano dal Casentino e dagli altri territori appenninici per arrivare in città anche attraverso l'Arno. Ma dai territori forestali giungevano anche energia, alimenti, acqua, altri materiali per l'artigianato e l'arte. Era, in sostanza, un rapporto di interdipendenza tra comunità urbana e comunità rurale e montana, che coinvolgeva il Casentino, la montagna fiorentina e quella pistoiese. Un legame economico, sociale e culturale nel quale la città dipendeva dalle risorse prodotte e custodite nelle terre alte e queste, a loro volta, trovavano nella città mercati, opportunità e riconoscimento.
È proprio questo rapporto che la Carta di Firenze propone oggi di reinterpretare in forme contemporanee. Il legame non è infatti scomparso, ma è diventato molto meno visibile. Le foreste continuano a fornire legno, carta, fibre, alimenti e altri prodotti, ma garantiscono anche benefici fondamentali come la protezione del suolo, la regolazione delle acque, la conservazione della biodiversità, l'assorbimento del carbonio, il paesaggio e opportunità di salute e benessere. Da qui l'idea centrale della Carta: ricostruire un patto tra le comunità urbane e quelle rurali che custodiscono le foreste, riconoscendo che città, campagne e montagne fanno parte dello stesso sistema naturale, economico e sociale. Nessuna comunità urbana può raggiungere da sola il proprio equilibrio ambientale: le foreste diventano così un ponte tra chi vive nelle città e chi abita, lavora e gestisce i territori montani.
Il punto non è trasferire alla città il compito di gestire le montagne, ma costruire una corresponsabilità. Chi vive e lavora nelle aree forestali svolge una funzione di interesse generale che deve essere riconosciuta; chi beneficia nelle città dei servizi prodotti da quei territori non può considerarsi semplice spettatore. La Carta parla quindi di alleanze tra istituzioni, imprese, università, associazioni, professionisti e cittadini, capaci di sostenere una gestione forestale responsabile e duratura.
I primi firmatari della Carta di Firenze sono stati una ventina di enti pubblici, società scientifiche e associazioni del terzo settore: Comune di Firenze, Città Metropolitana di Firenze, Regione Campania, Regione Toscana, Regione Sardegna, ANCI Toscana, UNCEM, FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano, Club Alpino Italiano, Slow Food Italia, Università degli Studi di Firenze, CREA Foreste e Legno, Compagnia delle Foreste, Accademia Italiana di Scienze Forestali, Accademia dei Georgofili, Federparchi, Opera di Santa Maria del Fiore, FederlegnoArredo, ASviS, Cluster Italia Foresta Legno, Fondazione AlberItalia, Ordine e Fondazione Architetti di Firenze.
Ma uesto rappresenta solo il primo passo. La Carta è infatti aperta alla sottoscrizione di chiunque ne condivida i principi, attraverso modalità digitali semplici, gestite da FSC® Italia.
Per garantire che il documento rimanga un motore di cambiamento concreto, è stato istituito un tavolo di confronto periodico per fare il punto sugli obiettivi e condividere le migliori pratiche. Il primo incontro collegiale è già fissato entro i prossimi 12 mesi.

Tornando all'evento, “Radici comuni” ha voluto utilizzare il venticinquesimo anniversario di FSC® Italia non come un punto di arrivo, ma come occasione per lanciare una proposta che, negli ultimi anni, sta trovando condivisione e consenso anche da ambienti culturali un tempo distanti: ripartire dalle foreste per ricucire il rapporto tra città e territori interni, recuperando, in forme nuove, quella consapevolezza dell'interdipendenza che aveva accompagnato anche la Firenze rinascimentale.
Foto: © FSC Italia / Elettra Gallone / Astrid Ardenti
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