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Il rischio di comunicare i dati senza il giusto contesto: due esempi, apparentemente contrapposti, che riguardano le foreste europee

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comunicare dati senza il giusto contesto

di Paolo Mori

Questo articolo è realizzato in collaborazione con Georgofili.info ed è un approfondimento di una notizia apparsa sulla rubrica "Pillole forestali dal mondo" n. 18.

A soli nove giorni di distanza sono state pubblicate due notizie sulle foreste europee che, lette separatamente, sembrano raccontare storie quasi opposte.

Il 5 agosto Nature Geoscience ha pubblicato uno studio sulle perdite di biomassa epigea dovute a utilizzazioni e disturbi naturali. Il 14 agosto FOREST EUROPE ha invece diffuso una sintesi dei dati dello State of Europe’s Forests 2025, dalla quale emerge che superficie forestale e provvigione continuano ad aumentare.

Le foreste europee stanno dunque crescendo oppure si stanno impoverendo? La risposta è che entrambe le informazioni sono vere, ma descrivono fenomeni diversi e possono diventare fuorvianti quando vengono private del loro contesto.


Due fotografie diverse delle foreste europee

Secondo FOREST EUROPE, le foreste coprono oggi circa il 35% del territorio europeo. Dal 1990 la superficie è aumentata di circa l’11%, mentre la provvigione, cioè il volume di legno presente nei soprassuoli, è cresciuta di circa il 45%. Il fatto che la seconda percentuale sia molto superiore alla prima significa anche che la crescita non è dovuta soltanto all’espansione della superficie forestale: mediamente è aumentata anche la quantità di legno presente per ettaro. Le utilizzazioni corrispondono oggi a circa l’81% dell’incremento netto annuo. È un valore elevato e cresciuto nel tempo, ma significa anche che, considerando l’Europa nel suo complesso, la crescita rimane superiore ai prelievi. Anzi, ogni anno mettiamo da parte il 19% dell'incremento.

Dietro questa media esistono naturalmente differenze molto forti tra Paesi. In Italia, ad esempio, secondo i dati SINFor, nel 2023 è stato utilizzato circa il 28% dell’incremento annuo. Un valore molto lontano dalla media europea e che, da solo, mostra quanto sia rischioso trasferire automaticamente un dato continentale alle singole realtà nazionali.

Pochi giorni prima, lo studio pubblicato su Nature Geoscience aveva analizzato, attraverso dati satellitari, 216 milioni di ettari di foreste europee, stimando che tra il 1985 e il 2023 siano stati “persi” complessivamente 6,5 miliardi di tonnellate di biomassa epigea, di cui 5,3 miliardi associate alle utilizzazioni e 1,2 miliardi ai disturbi naturali. Nel periodo 2018-2023, rispetto al 1985-2017, le perdite annue associate alle utilizzazioni sono aumentate del 28,7%, mentre quelle provocate dai disturbi naturali sono cresciute del 45,5%.

Sono numeri che meritano attenzione, soprattutto per il forte incremento dei disturbi connessi a siccità, vento, incendi e pullulazioni di insetti. Ma occorre capire esattamente che cosa misurano. Lo studio non fotografa il bilancio complessivo della biomassa forestale: quantifica perdite lorde legate agli eventi rilevati e non sottrae da queste la biomassa che, nello stesso periodo e, generalmente, nelle stesse aree, viene nuovamente accumulata attraverso crescita e ricrescita degli alberi. Inoltre, nel caso delle utilizzazioni, l’analisi satellitare intercetta sostanzialmente gli interventi che determinano una marcata apertura della copertura arborea e l’avvio di un nuovo ciclo del soprassuolo. Restano quindi esclusi diradamenti e interventi a bassa intensità che da una parte incidono sulla biomassa totale e dall’altra favoriscono un accrescimento più forte delle piante lasciate in bosco.


Percentuali, stock e “perdite”: cosa stiamo davvero misurando?

Qui emerge un problema che non riguarda soltanto le foreste, ma il modo in cui oggi circola l’informazione scientifica. Titoli, comunicati, social network e spesso anche il dibattito pubblico tendono a isolare un indicatore: una percentuale cresce, un’altra diminuisce, un record viene superato. Ma una percentuale, da sola, dice molto meno di quanto sembri, se non sappiamo quale sia il valore assoluto a cui si applica, quale periodo venga confrontato, quale grandezza venga misurata e che cosa rimanga fuori dal conteggio.

Dire, ad esempio, che le perdite di biomassa dovute ai disturbi naturali sono aumentate del 45,5% può facilmente suggerire l’idea che la biomassa delle foreste europee si sia ridotta di una percentuale analoga. Non è così. Quel 45,5% rappresenta l'incremento di perdita rispetto al suo precedente valore medio, non una diminuzione del 45,5% dello stock di biomassa forestale europea.

Allo stesso modo, l’aumento del 45% della provvigione dal 1990 riguarda lo stock complessivo di legno presente nelle foreste. Le due percentuali sono simili, ma i denominatori sono diversi, come differenti sono le unità di misura, le scale temporali e perfino i fenomeni osservati. Metterle sullo stesso piano senza spiegare queste differenze significherebbe confrontare grandezze che non sono direttamente comparabili.

Anche la parola “perdita” richiede cautela. Un’utilizzazione forestale comporta evidentemente una diminuzione immediata della biomassa presente sul soprassuolo interessato, ma non equivale automaticamente a una perdita permanente di superficie forestale e, tanto meno, a deforestazione. Se il terreno mantiene la sua destinazione forestale quella riduzione locale sarà seguita da nuova crescita.

Inoltre, definire “persa” la biomassa rimossa può essere corretto dal punto di vista della misurazione dello stock in piedi, ma è incompleto se non si considera la destinazione del legno e l’incremento annuo complessivo dell’intero complesso forestale in cui è avvenuto il prelievo. La biomassa non scompare necessariamente dal sistema economico o climatico: può evitare emissioni di carbonio fossile quando sostituisce materiali o combustibili di origine fossile. Può anche fungere da surrogato di materie prime energivore e non rinnovabili, riducendo il ricorso a processi industriali ad alta intensità energetica o a risorse esauribili. In questo senso, una biomassa “persa” dal soprassuolo può rappresentare, almeno in parte, carbonio conservato nei prodotti ed emissioni evitate altrove.

Ma la gestione delle foreste non ha come unica finalità la mitigazione della crisi climatica e non può essere valutata soltanto attraverso un bilancio del carbonio. Le utilizzazioni possono generare reddito per proprietari e imprese, alimentare filiere produttive e occupazione e contribuire alla continuità della gestione. Una foresta gestita può inoltre produrre benefici che vanno ben oltre chi ne è proprietario o utilizza il legno. Ne sono esempi tutela del suolo e delle acque, protezione dai rischi naturali, conservazione della biodiversità, qualità del paesaggio, possibilità di fruizione, valori culturali, ricreativi, ma anche energia a basso costo per le aree a povertà energetica, pavimenti, infissi, mobili, travi, carta e cartone, imballaggi e molti altri servizi ecosistemici materiali e immateriali. Naturalmente ciò non autorizza a considerare ogni prelievo automaticamente positivo. Gli effetti e benefici dipendono da modalità e intensità della gestione, caratteristiche del bosco, incremento complessivo dell'area gestita, destinazione del legno e contesto territoriale. Ma qualificare semplicemente come “persa” la biomassa prelevata descrive soltanto ciò che viene sottratto temporaneamente allo stock in piedi e lascia fuori una parte importante di ciò che quella gestione può produrre per la società. Anche per questo, se trasferita senza spiegazioni dalla misurazione scientifica alla comunicazione pubblica, la parola “perdita” può trasmettere un messaggio parziale e fuorviante.

Al tempo stesso, sarebbe altrettanto sbagliato utilizzare l’aumento della superficie e della provvigione come argomento rassicurante per sottovalutare l’accelerazione dei disturbi naturali o ritenere irrilevante qualsiasi aumento delle utilizzazioni. FOREST EUROPE segnala infatti pressioni crescenti legate ai disturbi climatici, alla struttura per età delle foreste e all’aumento delle richieste rivolte alle risorse forestali; lo studio di Nature Geoscience evidenzia inoltre come, soprattutto nelle foreste temperate ricche di biomassa, anche aumenti relativamente contenuti delle superfici disturbate possano determinare perdite elevate.


Ricomporre i dati per comprendere il sistema

Il quadro più utile emerge quindi proprio mettendo insieme le due informazioni. Le foreste europee, nel loro complesso, sono oggi più estese e contengono più legno rispetto a trentacinque anni fa; nello stesso tempo sono sottoposte a pressioni crescenti, sia per l’aumento delle utilizzazioni sia, soprattutto negli anni più recenti, per l’intensificazione dei disturbi naturali favorita dalla crisi climatica. Non c’è contraddizione: c’è un sistema dinamico nel quale crescita, prelievi, mortalità, rinnovazione e disturbi agiscono contemporaneamente.

Questa lettura integrata permette di evitare due semplificazioni opposte. La prima è quella rassicurante: “le foreste aumentano, quindi non esiste alcun problema”. La seconda è quella allarmistica: “le perdite di biomassa aumentano, quindi le foreste europee sono progressivamente meno efficaci nel contrasto alla crisi climatica”. I dati disponibili non sostengono né l’una né l’altra conclusione. Indicano piuttosto che il capitale forestale europeo è ancora complessivamente in crescita (e quindi anche la quantità di CO2 stoccata), ma che questa dinamica è sottoposta a pressioni sempre più intense e deve quindi essere monitorata con attenzione.

Per chi comunica temi forestali, ma anche per chi li acquisisce e ci ragiona, la lezione è importante. Un singolo dato può essere corretto e, nello stesso tempo, costruire una rappresentazione parziale della realtà se viene separato dagli altri indicatori rilevanti che descrivono lo stesso sistema. Il compito dell’informazione non dovrebbe essere scegliere la percentuale più efficace per sostenere una tesi, ma ricomporre dati frammentati, spiegare i denominatori, chiarire le scale temporali, distinguere stock e flussi e rendere espliciti i limiti di comparabilità.

La gestione delle foreste agisce in sistemi naturali e socio-economici complessi. Anche l’informazione che le riguarda dovrebbe riuscire a essere abbastanza articolata da non travisarne la realtà.

 

Fonti

  • FOREST EUROPE, State of Europe’s Forests 2025 e comunicazione del 14 agosto 2026;
  • Kowalski et al., Nature Geoscience, 5 agosto 2026; SINFor per il dato italiano.

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