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Pillole forestali dal mondo #18 - Dai robot nei boschi al DNA contro il commercio illegale di legno

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Pillole forestali dal mondo #18

Benvenuti alla diciottesima edizione di Pillole Forestali dal Mondo, dove vedremo robot e droni entrare nella gestione dei boschi, scopriremo come l’Etiopia dichiari di aver piantato oltre 805 milioni di piantine in un solo giorno, seguiremo concessioni forestali in Amazzonia e investimenti pubblici nel legno massiccio neozelandese, fino ad arrivare al DNA usato in Asia per smascherare il legno di provenienza illegale.

Io sono Paolo Mori e qui in Redazione con me, a selezionare e commentare le notizie, ci sono Luigi Torreggiani, Andrea Barzagli, Silvia Bruschini e Luca Musio.

Se potete leggere e ascoltare gratuitamente questa diciottesima edizione delle Pillole Forestali dal Mondo potete ringraziare chi è già abbonato a Sherwood e, soprattutto, PEFC Italia e FSC Italia , che sponsorizzano questa edizione e sostengono così la diffusione gratuita dell'informazione forestale.

 

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Ecco la versione PODCAST (la trovi anche su tutte le piattaforme come Spreaker e Spotify):

Da dove arrivano le notizie di questa edizione (in verde quelle locali; in blu quelle internazionali)

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Foreste europee: crescono superficie e provvigione, ma aumentano utilizzazioni e disturbi

Il 14 agosto 2026 FOREST EUROPE ha pubblicato una sintesi dei dati dello State of Europe’s Forests 2025 da cui risulta che le foreste europee coprono circa il 35% del territorio e, dal 1990, superficie e provvigione sono aumentate rispettivamente di circa l’11% e del 45%. Le utilizzazioni corrispondono mediamente a circa l’81% dell’incremento netto annuo, ma con forti differenze tra Paesi: in Italia, secondo SINFor, nel 2023 è stato utilizzato circa il 28% dell’incremento.

Pochi giorni prima, il 5 agosto 2026, Nature Geoscience aveva pubblicato uno studio su 216 milioni di ettari di foreste europee, stimando che tra il 1985 e il 2023 siano stati “persi” 6,5 miliardi di tonnellate di biomassa epigea di cui 5,3 miliardi per utilizzazioni ad alta intensità e 1,2 miliardi per disturbi naturali. Lo studio considera, per le utilizzazioni, gli eventi rilevabili da satellite che producono una marcata apertura della copertura arborea e avviano un nuovo ciclo del soprassuolo; sono quindi esclusi diradamenti e interventi a bassa intensità.

Nel 2018-2023, rispetto al 1985-2017, i prelievi annui di biomassa delle utilizzazioni sono aumentate del 28,7%, mentre le perdite provocate dai disturbi naturali sono cresciute del 45,5%.

Le due notizie sono state pubblicate a soli nove giorni di distanza e, prese separatamente, potrebbero suggerire immagini opposte: le foreste europee sono in continua crescita oppure in progressivo depauperamento di biomassa? In realtà i fenomeni sono compatibili poiché tutto dipende dalla base di partenza su cui si calcolano le percentuali. L’incremento di superficie forestale e provvigioni parte da basi numeriche nettamente superiori rispetto a quelle delle perdite di biomassa. Quindi le due notizie si possono interpretare così: nonostante l’incremento dei prelievi e delle perdite per disturbi naturali, che banno monitorati con attenzione, la superficie e la provvigione delle foreste europee sono ancora in aumento.

 



Foreste europee

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Nuove regole UE per il materiale forestale di propagazione

Il 5 luglio 2026 è stato adottato il nuovo Regolamento europeo sulla produzione e commercializzazione del materiale forestale di propagazione.

Il testo riguarda semi, coni, frutti, talee, piantine e altri materiali impiegati per creare nuovi soprassuoli o favorire la rinnovazione delle foreste. Le nuove disposizioni puntano a migliorare qualità, disponibilità e tracciabilità del materiale e a rafforzarne l’idoneità rispetto al luogo e alla funzione per cui viene utilizzato.

Si tratta di una norma tecnica con conseguenze strategiche di lungo periodo dal momento che molte delle foreste che dovranno affrontare il clima della seconda metà del secolo vengono rinnovate o piantate oggi. Provenienza, qualità genetica, adattabilità e tracciabilità del materiale vivaistico diventano quindi una componente strategica della gestione forestale.

Vivaistica euroipa Fact sheet

 

 

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DigiForest: robotica e digitalizzazione entrano nella gestione forestale

Nel febbraio 2026 si è concluso DigiForest, Digital Analytics and Robotics for Sustainable Forestry, progetto Horizon Europe dedicato all’integrazione tra robotica autonoma, sensori e strumenti digitali applicati alla gestione forestale.

DigiForest ha sviluppato un sistema che combina robot terrestri e droni per la raccolta dei dati, ricostruzioni tridimensionali dei soprassuoli, identificazione e misura automatica dei singoli alberi, strumenti di supporto alle decisioni e soluzioni robotiche destinate anche a operazioni selvicolturali selettive. L’obiettivo è costruire una catena digitale che parta dall’osservazione della foresta e arrivi alla pianificazione e, potenzialmente, all’esecuzione degli interventi.

Tra i partner del progetto figura anche la Libera Università di Bolzano, attraverso il Field Robotics South Tyrol (FiRST) Lab, che lavora all’intersezione tra meccatronica, robotica, automazione e applicazioni agroforestali, in collaborazione anche con il settore di ecologia forestale dell’Ateneo.

L’aspetto più innovativo di questo progetto quindi non è tanto sostituire un rilievo manuale con un drone o un robot, ma fare un passo avanti per integrare in un’unica catena rilievo, interpretazione dei dati, decisione selvicolturale e intervento operativo. La presenza nel consorzio di competenze forestali, informatiche, robotiche e industriali, comprese quelle della Libera Università di Bolzano, mostra quanto la digitalizzazione della gestione forestale richieda una forte contaminazione tra discipline.

DigiForest

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Canada e Québec investono 13,7 milioni di euro nella resilienza delle comunità agli incendi

Il 18 agosto 2026 i Governi federale del Canada e provinciale del Québec hanno annunciato un investimento congiunto di 22 milioni di dollari canadesi in tre anni, pari a circa 13,7 milioni di euro in tema di resilienza delle comunità agli incendi boschivi.

In concreto, le risorse potranno finanziare gestione della vegetazione prossima ad abitazioni e infrastrutture, analisi del rischio, miglioramento dei piani comunali di sicurezza, formazione di amministratori e operatori e informazione dei cittadini.

Il progetto collega così finanziamento federale, programmazione provinciale e interventi locali, destinando risorse alla prevenzione prima che l’incendio diventi un’emergenza.

L’elemento interessante è l’approccio integrato. La prevenzione non viene ricondotta soltanto alla selvicoltura o allo spegnimento, ma comprende gestione dei combustibili, pianificazione, sicurezza di edifici e infrastrutture, formazione e comportamento dei cittadini. Anche il modello istituzionale è significativo: il Governo federale canadese fornisce parte delle risorse e un programma nazionale di riferimento, il Québec coordina prevenzione e analisi del rischio sul proprio territorio, mentre le amministrazioni locali trasformano queste risorse in interventi concreti.

Canana Quebec

Guatemala: incentivi per fare agroselvicoltura con il caffè

Il 23 giugno 2026 l’Instituto Nacional de Bosques del Guatemala (INAB), ha rilanciato tra i produttori di caffè gli incentivi PROBOSQUE per i sistemi agroforestali. Nel livello più intensivo previsto da PROBOSQUE il sistema può comprendere 450 alberi forestali per ettaro, dei quali almeno 338 devono essere specie legnose. Con tale densità per ettaro il sostegno può raggiungere complessivamente 19.600 quetzales/ha, circa 2.210 euro. È una cifra rilevante considerando che nel  2026 il reddito medio mensile nelle aree rurali era di 2.077 quetzales al mese, circa 234 euro. L’incentivo equivale quindi a circa 9,4 mensilità di reddito medio rurale per ettaro.

Le aspettative dell’INAB per PROBOSQUE nel suo complesso sono elevate. Per il 2026 infatti prevede oltre 43.000 progetti su 317.000 ettari, più di 52.000 posti di lavoro, 46.600 famiglie beneficiarie e circa 77 milioni di euro di ricadute economiche dirette dovute al solo finanziamento pubblico.

L’incentivo ha un peso economico potenzialmente forte per un’azienda rurale ed è significativo anche per il Guatemala dal momento che rappresenta lo 0,062% del PIL. Per rendersene conto sarebbe come se in Italia, in proporzione al PIL, si investisse 1 miliardo e 400 milioni di euro per l’agroselvicoltura in un solo anno.

Guatemal agroselvicoltura

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Brasile: assegnata la concessione di 267 mila ettari della Flona Balata-Tufari

Il 27 agosto 2026 il Serviço Florestal Brasileiro ha concluso l’asta per la concessione di tre Unità di Gestione Forestale che interessano complessivamente circa 267.000 ettari di foresta pubblica e potranno essere gestite dalle imprese vincitrici per 37 anni.

La concessione consente l’utilizzo economico della foresta entro le prescrizioni dei piani di gestione mentre la proprietà rimane pubblica. Il Governo stima importanti investimenti e ricadute occupazionali.  Inoltre la concessione non consente utilizzazioni libere: ogni intervento dovrà seguire un Piano di Manejo Florestal Sustentável e piani operativi annuali autorizzati. Il Serviço Florestal Brasileiro controllerà continuativamente le attività, ogni tronco sarà tracciato. Almeno ogni tre anni è prevista un audit forestale indipendente. Alla fine dei 37 anni i concessionari dovranno riconsegnare le aree e riparare eventuali danni ambientali.

La verifica decisiva sull’efficacia di questa iniziativa quindi comincia adesso: volumi prelevati, controlli, tracciabilità, ricadute locali e capacità di mantenere nel tempo la foresta produttiva saranno il vero metro con cui giudicare l’operazione.

 

 Brasile concessao forestal

Colombia: tracciabilità obbligatoria per tenere fuori dal mercato la carne legata alla deforestazione

Il 9 Giugno 2026 la Colombia ha adottato un quadro nazionale per collegare tracciabilità del bestiame, proprietà fondiaria e monitoraggio forestale.

L’obiettivo è individuare gli animali provenienti da aree deforestate illegalmente e impedirne l’ingresso nelle filiere legali.

Il sistema dovrà progressivamente coinvolgere allevamenti, aste, macelli, trasformatori ed esportatori.

La politica contro la deforestazione entra quindi direttamente nella filiera economica. Non basta più individuare dove scompare il bosco: occorre seguire anche il prodotto che trae beneficio dalla sua scomparsa.

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Etiopia: dichiarate oltre 805 milioni di piantine messe a dimora in un solo giorno

Il 3 agosto 2026 il Governo etiope ha dichiarato di avere messo a dimora 805,3 milioni di piantine in un solo giorno coinvolgendo 26.170.000 partecipanti, circa un abitante su cinque dell’intero Paese. Ogni persona ha messo a dimora in media 31 piantine.

Questa operazione dai numeri straordinari rientra nella Green Legacy Initiative, che nel 2026 punta a 8 miliardi di piantine nella sola Etiopia.

La scala è sostenuta da una struttura vivaistica eccezionale: una recente revisione scientifica indica oltre 120.000 vivai, ai quali sono associati circa 767.000 posti di lavoro. Le piantine non sono soltanto forestali, ma comprendono anche specie agroforestali, caffè, fruttiferi, foraggere, da legname, da combustibile e ornamentali.

Resta inevitabile il dubbio di doversi fidare di numeri prodotti dallo stesso Governo Etiope che organizza e promuove l’iniziativa: non abbiamo trovato una verifica indipendente degli 805 milioni né dei 6,5 miliardi dichiarati per la stagione. Ma anche se i risultati reali fossero soltanto la metà, tanto di cappello all’organizzazione etiope, alla capacità di mobilitare milioni di persone e soprattutto di mantenere una rete di oltre 120.000 vivai.

Dopo la messa a dimora sarebbe utilissimo sapere quante piante sopravvivranno e che cosa diventeranno.

Etiopia

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Cina: per il nuovo Piano quinquennale i prelievi restano subordinati a limiti annuali

L’11 agosto 2026 la National Forestry and Grassland Administration ha pubblicato la decisione con cui il Consiglio di Stato cinese ha approvato i limiti annuali di utilizzazione forestale per le cosiddette “aree forestali chiave” nel contesto del XV Piano quinquennale 2026-2030. In Cina il limite di utilizzazione è uno strumento di pianificazione che, tra le altre cose, stabilisce il volume massimo di provvigione che può essere consumato ogni anno. Il limite non è quindi un obiettivo da raggiungere, ma un tetto da non superare.

Eventuali prelievi straordinari, per esempio in seguito a grandi calamità naturali, devono essere autorizzati dal Consiglio di Stato.

Entro il 2030 la pianificazione forestale nazionale punta così a portare la copertura forestale al 25,8% (+0,71%) e la provvigione a 22,4 miliardi di m³(+1,41%).

La scelta cinese è interessante perché l’entità dei prelievi non viene lasciata alla sola domanda del mercato, ma è vincolata ad una visione di accrescimento del patrimonio nel medio-lungo periodo. In altri termini, almeno formalmente, in Cina produzione, incremento della provvigione e obiettivi ecologici vengono inseriti nella stessa programmazione quinquennale.

Kirghizistan: come salvaguardare le grandi foreste naturali di noce

Il 10 giugno 2026 la FAO ha richiamato l’attenzione sulle foreste relitte di noce comune (Juglans regia L.) della provincia di Jalal-Abad, tra le più estese formazioni naturali di noce al mondo. Questi ecosistemi conservano biodiversità e risorse genetiche e forniscono noci e altri prodotti alle comunità locali. La struttura dei soprassuoli desta però preoccupazione poiché molti alberi sono maturi o vetusti e la rinnovazione naturale diminuisce, anche per l’elevata pressione del pascolo e il sovrasfruttamento. La gestione punta quindi a conciliare conservazione e reddito locale, favorendo rinnovazione e ripristino. Un progetto FAO-Green Climate Fund ha già messo a dimora oltre 42.000 giovani noci nei distretti di Uzgen e Suzak.

Qui in Kirghizistan la priorità non è “piantare più alberi”, ma assicurare il ricambio generazionale di un ecosistema naturale antico, riducendo le pressioni che impediscono ai giovani noci di affermarsi.

Kirghizistan

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Nuova Zelanda: lo Stato investe direttamente nella trasformazione industriale del legno

Il 31 luglio 2026 è stato inaugurato a Rotorua il nuovo stabilimento VoMo di Red Stag, dedicato allo sviluppo e alla sperimentazione di moduli prefabbricati in legno massiccio per abitazioni, edifici commerciali, scuole, strutture sanitarie e turistiche. Red Stag Timber è un’azienda privata neozelandese, attiva nella produzione e trasformazione del legno e proprietaria della più grande segheria del Paese.

Il progetto vale circa 4,06 milioni di euro. Il Governo investe direttamente circa 1,62 milioni di euro, attraverso il Primary Sector Growth Fund, pari al 40% del progetto. Red Stag finanzia i restanti 2,43 milioni di euro.

L’obiettivo pubblico è aumentare la trasformazione nazionale del legno, sostenere prodotti ingegnerizzati come il Cross Lamb Timber (CLT), ridurre i tempi di costruzione e creare più valore nel Paese rispetto all’esportazione dei soli tronchi non lavorati.

Colpisce soprattutto il ruolo dello Stato: non si limita a un incentivo generico, ma cofinanzia per il 40% una specifica iniziativa industriale considerata strategica per la filiera forestale nazionale. In Italia, nelle attività agricolo-forestali, un intervento pubblico così diretto su un singolo progetto industriale è decisamente poco comune. La Nuova Zelanda mostra quindi una politica forestale che interviene non solo sulla produzione della materia prima, ma anche su dove e come viene creato il suo valore.

Nuova Zelanda red Stag

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DNA e tecniche forensi possono rivelare specie e provenienza del legno

Il 1° settembre 2026 l’International Timber Trade Organization (ITTO) ha presentato applicazioni di timber forensics sviluppate soprattutto in India e Indonesia per contrastare taglio illegale e riciclaggio di legname. Il principio è semplice: anche quando documenti e certificati non bastano, il legno conserva informazioni biologiche e chimiche sulla propria origine.

Il DNA barcoding può identificare la specie. Marcatori genetici di popolazione, analisi isotopiche e banche dati di riferimento possono invece verificare se un campione è compatibile con la provenienza geografica dichiarata. In India il Kerala Forest Research Institute lavora su questi strumenti dal 2011 e ha creato una banca dati nazionale di riferimento per 60 specie arboree e un Centro per DNA Barcoding e Timber Forensics. Particolare attenzione riguarda il teak, specie coltivata in circa 80 Paesi e interessata da importanti flussi commerciali (anche illegali!).

Queste tecniche non sostituiscono tracciabilità e certificazione, ma possono verificarle scientificamente. Con EUDR e controlli sempre più stringenti sull’origine del legno, potrebbero diventare uno strumento importante anche nei commerci internazionali proprio per contrastare il commercio illegale del legno.

FAO Forensics

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