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Conservazione

Il Bosco Vetusto Sfilzi, sul Gargano: primo tassello di un network per la conservazione e lo studio delle faggete mediterranee

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Bosco Vetusto Sfilzi

di Domenico Campanile, Rosabella Milano e Antonio Mizzi

La Regione Puglia, in collaborazione con il Dipartimento DAFNE dell’Università degli Studi della Tuscia, ha avviato l'iter per la mappatura di tre Boschi Vetusti sul Gargano. Il primo ad essere stato ufficialmente riconosciuto e inserito nella Rete Nazionale è il Bosco Sfilzi, un interessante esempio di faggeta mediterranea di quota evolutasi dopo oltre 70 anni di assenza di interventi selvicolturali

Con Deliberazione di Giunta Regionale n. 970 del 14 luglio 2026, la Regione Puglia ha riconosciuto ufficialmente lo status di Bosco Vetusto per il bosco di Sfilzi, situato nel demanio forestale regionale della Foresta Umbra, in agro del Comune di Vico del Gargano (FG). Il provvedimento ha sancito l'avvio dell'iter per l'iscrizione nella Rete Nazionale dei Boschi Vetusti, avvenuta con Decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste n. 0385766 del 6 agosto 2026.

Incastonato nell'alta Valle della Carpinosa e ricadente nell'area tampone della componente UNESCO "Pavari-Sfilzi", il Bosco Vetusto di Sfilzi rappresenta un esempio di come la mancanza di attività antropiche negli ultimi decenni e l'elevata fertilità stazionale possano guidare un popolamento forestale verso livelli elevati di naturalità e complessità strutturale.

 

Mappatura dei Boschi Vetusti in Puglia: Sfilzi e gli altri nuclei garganici

Il percorso che ha condotto al riconoscimento del bosco di Sfilzi si inserisce nell'ambito della normativa nazionale (D.Lgs. 34/2018 - TUFF), attuata mediante il Decreto del dell’allora Mipaaf n. 604983 del 19 novembre 2021 - con il quale sono state approvate le linee guida per l’identificazione delle aree definibili come Boschi Vetusti - e il Decreto del Masaf n. 193945 del 5 aprile 2023, che ha istituito la Rete Nazionale dei Boschi Vetusti.

Ad attuare la normativa nazionale in Puglia è arrivata la legge regionale del 21 marzo 2023, n. 1: “Legge in materia di foreste e filiere forestali e disposizioni diverse”.

Per l’individuazione ed il censimento delle aree aventi le caratteristiche di Bosco Vetusto, la Regione Puglia, mediante la Sezione Gestione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali, diretta dal sottoscritto, ha stipulato un accordo di collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE) dell’Università degli Studi della Tuscia. L'attività di ricerca svolta dal gruppo di lavoro, guidato dal Prof. Alfredo Di Filippo, non si è ovviamente limitata al solo bosco di Sfilzi.

Quest’area forestale, infatti, non è l'unico Bosco Vetusto mappato in Puglia: all'interno del demanio forestale della Foresta Umbra, l'indagine condotta dal DAFNE ha permesso di individuare e candidare complessivamente tre aree boschive di straordinario pregio ecologico: Sfilzi, Pavari e Falascone.

Per tutte e tre le aree individuate sono state predisposte ed approvate, con apposito provvedimento dirigenziale, le schede di censimento e le linee guida gestionali per la tutela e il monitoraggio del Bosco Vetusto, avviando per ciascuna di esse il percorso di riconoscimento e iscrizione alla Rete Nazionale.

Decorsi 60 giorni dall’approvazione della Determinazione dirigenziale n. 324 del 23/04/2026, con la quale è stato avviato il percorso di riconoscimento del Bosco Vetusto di Sfilzi, senza che siano pervenute osservazioni in merito, con Deliberazione n. 970/2026 la Giunta Regionale ha ufficialmente riconosciuto lo status per l’area boschiva, estesa per oltre 46 ettari. Successivamente, con il già citato Decreto del Masaf, l’area è stata inserita nella Rete Nazionale.

Per le aree di Pavari e Falascone occorre attendere il termine di 60 giorni entro cui è possibile presentare eventuali osservazioni in merito, prima di procedere al riconoscimento ufficiale con Deliberazione di Giunta Regionale.

 

Le caratteristiche del Bosco Sfilzi

Il D.Lgs. del 3 aprile 2018, n. 34 “Testo unico in materia di foreste e filiere forestali” (TUFF) all’art. 3, comma 2, lettera s-bis, introduce la definizione di Bosco Vetusto, recepita dalla L.R. n. 1/2023.

In particolare, per rispondere alla definizione di Bosco Vetusto, un ecosistema deve soddisfare tre requisiti imprescindibili:

  • presenza di specie autoctone spontanee coerenti con il contesto biogeografico;
  • biodiversità caratteristica conseguente all'assenza di disturbi antropici da almeno 60 anni;
  • presenza di stadi seriali legati sia alla rinnovazione che alla senescenza.

Il popolamento di Sfilzi sorge ad un'altitudine compresa tra 531 e 689 m s.l.m., con esposizione prevalente S/SE e pendenze medio-alte (33,8% in media). La comunità arborea è dominata dal faggio, che dà origine a una faggeta eterotopica pura o mista. Nelle buche di rinnovazione aperte dai disturbi naturali si insediano diverse specie pioniere e mesofile: il cerro, l’acero napoletano, il tiglio nostrano, l’olmo montano, il carpino bianco, il leccio e il pioppo tremulo.

Il sottobosco è ricco di specie vegetali di pregio e protette, tra cui Galanthus nivalis, Ruscus aculeatus, e orchidee quali Cephalanthera spp. e Neottia nidus-avis, affiancate da densi popolamenti di agrifoglio.

Fig 3

Necromassa a terra derivante da sradicamento di esemplare di faggio.

 

Parametri strutturali e dendrometrici

I dati che emergono dalla scheda di censimento delineano una fustaia con "struttura a cattedrale", in fase di progressiva disetaneizzazione guidata dalla dinamica di buca (gap dynamics):

  • volume e statura: il volume medio è pari a 536,5 m³/ha, con una statura di 34,5 m e un'area basimetrica di 40,7 m²/ha;
  • alberi vivi di grandi dimensioni: si contano 91 alberi vivi/ha con diametro a petto d'uomo maggiore di 50 cm, appartenenti a faggio, cerro, acero e tiglio;
  • alberi habitat vivi: sono presenti 49 alberi habitat vivi/ha con diametro a petto d’uomo maggiore di 50 cm, recanti cavità costituenti habitat per la fauna (uccelli, insetti, ecc.);
  • necromassa e legno morto: la necromassa in piedi conta 5 alberi morti/ha con diametro a petto d’uomo maggiore di 50 cm, a cui si aggiunge una diffusa presenza di legno morto a terra in diversi stadi di decomposizione (da recente a molto avanzato);
  • articolazione del soprassuolo: il 97% della superficie è occupato da fustaia senescente e il 3% da fustaia matura, con presenza diffusa di novellame e spessina nelle buche aperte dai crolli.

Biodiversità correlata alla vetustà

L'accumulo di legno morto e la continuità temporale del bosco indisturbato sostengono comunità biologiche ad alto valore conservazionistico, tra cui:

  • funghi e licheni bioindicatori: specie lignicole e saprofitiche come Hericium clathroides, Fomes fomentarius, Trametes versicolor, ed elevate coperture del lichene Lobaria pulmonaria (eccellente indicatore di continuità ecologica);
  • fauna saproxilica e avifauna cavicola: presenza di coleotteri protetti quali Cerambyx cerdo e Rhysodes sulcatus, nonché di uccelli nidificatori in cavità come il picchio rosso mezzano (Dendrocoptes medius);
  • mammiferi e chirotteri: l'area ospita numerose specie di pipistrelli (es. Myotis, Rhinolophus spp., Nyctalus leisleri) nonché il gatto selvatico (Felis silvestris).

Fig 5

Microhabitat associati alla necromassa in piedi di grandi dimensioni

 

Cenni storici: un'eredità tra gestione antropica e rinaturalizzazione

La storia del Bosco di Sfilzi rispecchia in modo esemplare le vicende del Promontorio del Gargano, dove l'uso delle risorse da parte dell'uomo si è storicamente intrecciato con la resilienza della foresta.

Dopo il susseguirsi di diverse dominazioni (Normanni, Svevi, Aragonesi) e la donazione dell’intero territorio del Ducato di Monte Sant’Angelo nel 1464 a Giorgio Castriota Scanderbeg, la Foresta Umbra fu dominata dalla seconda metà del Cinquecento fino all'inizio dell'Ottocento dalla famiglia Oliva Grimaldi. Durante il governo napoleonico di Gioacchino Murat, con le ordinanze del 1811 e 1813, la tenuta di Umbra-Jacotenente fu incamerata dal Demanio dello Stato. Passata al Regno d'Italia nel 1861, la foresta fu dichiarata inalienabile nel 1886 e affidata all'Amministrazione Forestale dello Stato.

Il comparto di Sfilzi fu invece acquistato dall'Azienda Speciale del Demanio Forestale (A.S.F.D.) il 16 aprile 1919 dalla famiglia gentilizia napoletana dei Forquet, per una superficie di 2.401 ettari (integrata da ulteriori 76 ettari nel 1935). All'atto dell'acquisto, le condizioni del bosco apparivano in parte compromesse: i precedenti proprietari privati avevano effettuato cospicue utilizzazioni di faggi, ornielli e carpini di grandi dimensioni. L'A.S.F.D. avviò inizialmente solo interventi di ripulitura per carbone e paleria.

L'area di Sfilzi è legata storicamente all'unica sorgente d'acqua perenne della zona montana garganica. Già nell'VIII secolo i monaci Benedettini dell'Abbazia di Tremiti vi edificarono l'antica Fontana Sfilzi (tutt’ora conservata con le sue vasche in pietra e l'incisione di un ostensorio sulla roccia), utilizzata nei secoli da pastori e taglialegna. La presenza dell'acqua ha creato un microclima umido unico, oggi protetto anche dalla Riserva Naturale Integrale di Sfilzi (istituita nel 1971).

Gli strati dominanti attuali hanno un'età compresa tra 150 e 200 anni. Gli ultimi interventi selvicolturali diffusi risalgono al 1950 (interessando una superficie di circa 55 ha). Successivamente, nel 1965, fu effettuato soltanto un piccolo taglio colturale di 4,5 ha lungo la carreggiabile per motivi di stabilità del soprassuolo (area oggi ricadente nella Zona 2 (area tampone del Bosco Vetusto).

Da oltre 60 anni, il bosco di Sfilzi è totalmente sottratto all'intervento umano. Gli unici fattori di dinamicità sono la competizione naturale, le stroncature, gli schianti da vento e i parassiti: processi che hanno gradualmente trasformato un bosco un tempo sfruttato in un ecosistema ad elevatissima naturalità, oggi inserito a pieno titolo nel patrimonio dei Boschi Vetusti d'Italia.

Collage1

Necromassa in piedi colonizzata da Polyporales e lichene Lobaria pulmonaria

 

Conclusioni e prospettive gestionali

Il Bosco Vetusto di Sfilzi offre una testimonianza esemplare della straordinaria resilienza degli ecosistemi forestali mediterranei. Sottoposto in passato ad utilizzi antropici ed economico-produttivi e segnato da un ultimo intervento selvicolturale diffuso risalente al 1950, il bosco è stato totalmente sottratto a qualsiasi disturbo umano diretto da oltre sessant'anni. In questo ampio arco temporale, favorito da un'elevata fertilità stazionale e da un microclima umido garantito dalla vicinanza dell'unica sorgente d'acqua perenne dell'area montana garganica (l'antica Fontana Sfilzi), il popolamento si è progressivamente affrancato dall'impronta antropica.

L'evoluzione spontanea di Sfilzi ha consentito l'instaurarsi di una straordinaria rete di biodiversità dipendente dalle fasi senescenti della foresta. La diffusa presenza di specie bioindicatrici di continuità ecologica, di fauna saproxilica di interesse comunitario, avifauna cavicola, chirotteri e mammiferi rari, conferma come l'assenza di gestione produttiva costituisca il presupposto per il mantenimento di nicchie ecologiche ad altissima specializzazione.

Le linee guida gestionali approvate, improntate al divieto assoluto di interventi selvicolturali nella Zona 1 e al rigoroso rispetto delle dinamiche evolutive, gettano le basi per la redazione del futuro Piano di Gestione e Monitoraggio. In questa prospettiva, il Bosco Vetusto di Sfilzi si propone alla comunità forestale come un laboratorio a cielo aperto. Le sue dinamiche spontanee offrono un modello di riferimento fondamentale per:

  • comprendere l'evoluzione delle faggete mediterranee di quota: analizzare la rigenerazione naturale guidata dalle dinamiche di buca (gap dynamics) e la risposta dell'ecosistema ai mutamenti climatici in assenza di disturbo antropico;
  • orientare la selvicoltura: acquisire parametri dendrometrici e strutturali reali da applicare quali "target di naturalità" nella gestione sostenibile dei boschi produttivi limitrofi;
  • sviluppare protocolli di monitoraggio ad alta risoluzione: attuare rilievi permanenti a cadenza periodica sulla biodiversità, sugli alberi habitat e sulla qualità del suolo (QBS-ar), validando un approccio replicabile in altri complessi forestali nazionali.

L'esperienza condotta dalla Regione Puglia in sinergia con il Dipartimento DAFNE dell'Università della Tuscia - che vede in Sfilzi il primo tassello di un network garganico destinato ad includere a breve anche i nuclei di Pavari e Falascone - traccia la strada per una governance forestale moderna e lungimirante, capace di consegnare alle generazioni future un patrimonio di indiscutibile valore ecologico, culturale e scientifico.

Autori:
Domenico Campanile
, Regione Puglia - Dirigente Sezione Gestione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali. E-mail:  

Rosabella Milano, Regione Puglia - Sezione Gestione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali. E-mail:

Antonio Mizzi, Regione Puglia - Sezione Gestione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali. E-mail: 

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