di Silvia Bruschini
Il 12 ottobre è stata pubblicata la sesta edizione dell'Atlante delle Foreste, il rapporto annuale che dal 2020 mappa gli interventi di forestazione realizzati in Italia, curato da Legambiente e AzzeroCO2, con il supporto tecnico di Compagnia delle Foreste, per Il Sole 24 Ore.
In anticipo rispetto alle scorse edizioni, è stato pubblicato lo studio che fotografa lo stato della forestazione in Italia, basato quest’anno sull'analisi di circa 260 nuovi progetti distribuiti in aree urbane ed extraurbane lungo la Penisola. Tra le principali evidenze del report riferito al 2025 (che considera però anche interventi realizzati entro marzo 2026), figurano i quasi 3,7 milioni di alberi messi a dimora, distribuiti su una superficie di oltre 5.300 ettari. Nel loro complesso, secondo le stime riportate nell’Atlante, queste piante saranno in grado di generare un valore economico, in termini di servizi ecosistemici, pari a circa 28 milioni di euro all'anno.
Lo studio evidenzia il ruolo significativo delle Città metropolitane, che grazie ai fondi del PNRR hanno più che quadruplicato il proprio contributo rispetto all'anno precedente. Si tratta tuttavia di un canale di finanziamento straordinario ormai prossimo alla conclusione, che lascia aperte diverse incognite sul futuro del settore e degli impianti realizzati in questi anni. Una novità rispetto all’anno precedente riguarda gli investimenti privati: dopo il forte calo registrato nel 2024, le risorse destinate dalle imprese ai progetti di forestazione tornano a crescere.
Aggregando tutti gli interventi realizzati sia con finanziamenti pubblici sia grazie agli investimenti privati, emerge un quadro territoriale molto disomogeneo. Il Trentino-Alto Adige si conferma, per il terzo anno consecutivo, la realtà in cui si mettono a dimora più piante: con oltre 840 mila alberi piantati grazie ai fondi provinciali stanziati per il ripristino delle superfici colpite dalla tempesta Vaia e dalle infestazioni di bostrico. Segue la Sicilia con oltre 600 mila alberi, messi a dimora grazie ai fondi residui del Programma di Sviluppo Rurale (PSR 2014-2022) e agli interventi delle Città metropolitane di Catania e Palermo. Poi Lombardia e Piemonte rispettivamente con oltre 479 mila e 469 mila piante.
Nel 2025 nove Regioni non hanno finanziato nuovi impianti attraverso gli strumenti ordinari delle politiche forestali regionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise. Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto alla mancata attivazione delle misure del Complemento Regionale per lo Sviluppo Rurale (CSR), nell’ambito del Piano strategico della PAC 2023-2027, ancora in fase di avvio dopo la chiusura della precedente programmazione. Nel 2025, solo Lombardia, Toscana e Umbria hanno realizzato interventi utilizzando i fondi di questa misura, mentre Abruzzo e Basilicata ne prevedono l’attivazione tra la fine del 2026 e il 2027. Diverso il caso della Liguria, dove la mancata attivazione di finanziamenti per nuovi impianti è legata all'elevata copertura boschiva già esistente. Resta infine indisponibile, per il quinto anno consecutivo, il dato relativo alla Sardegna.
La crescita è sostenuta anche dai 1,48 milioni di alberi e arbusti piantati dalle Città metropolitane con i fondi del PNRR; dato quadriplicato rispetto alla edizione precedente.
Torino e Roma da sole valgono il 59% del totale delle Città metropolitane con oltre 455.000 e 414.000 alberi messi a dimora. Seguono Reggio Calabria (261.000 alberi) e Catania (118.000 alberi), che completa in un'unica stagione progetti fermi da tre anni.
Sei Città metropolitane risultano nel 2025 con zero alberi piantati, ma per ragioni differenti tra loro. Per Firenze si tratta di una questione tecnica: la Città metropolitana ha concluso la messa a dimora oltre i tempi di rilevazione di questa edizione dell'Atlante. Venezia invece ha già completato il primo avviso del bando PNRR senza partecipare al secondo. Bologna non ha attivato interventi PNRR, mentre Bari, Genova e Messina non hanno comunicato l'avvio del transplanting dei progetti finanziati con il secondo avviso.

Il 2025 segna la ripresa degli investimenti privati: 69.510 alberi piantati, con la superficie che passa da 42,7 ettari (del 2024) a 174 ettari. Un aumento significativo, dopo il vero e proprio crollo registrato nella scorsa edizione dell'Atlante, quando i contributi volontari per gli interventi di forestazione legati alla Corporate Social Responsibility delle imprese erano diminuiti del 72%, in termini di numero di alberi piantati rispetto al 2023. Nonostante il recupero, i dati rimangono comunque lontani da quelli del triennio 2021-2023, segno che le imprese tornano a investire nella forestazione, ma non ancora ai ritmi del passato. Le Regioni in cui sono stati maggiori i contributi privati sono: Lombardia, Umbria e Veneto.
“L'Atlante racconta una crescita importante per la forestazione in Italia, ma i numeri da soli non bastano di fronte a un'emergenza climatica che corre più veloce delle nostre risposte - ha dichiarato Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 –. Servono interventi strutturali sugli edifici, sulle infrastrutture urbane, sulla gestione idrica ed anche sulla gestione del verde pubblico, che, se pianificata bene, contribuisce a rendere i territori più resilienti. Per farlo, però, non può continuare a dipendere da finanziamenti straordinari: deve entrare nella programmazione ordinaria ed essere finanziata con la stessa continuità garantita a ogni altro servizio essenziale. Solo così gli alberi piantati oggi, e quelli che verranno messi a dimora domani, potranno diventare l'infrastruttura verde di cui il Paese ha bisogno”.
Sei edizioni dell'Atlante hanno restituito una fotografia in continua evoluzione della forestazione in Italia. Dal 2022 — anno da cui le edizioni sono direttamente confrontabili - sono stati documentati oltre 12 milioni di alberi e arbusti messi a dimora su 16.889 ettari, una superficie che si avvicina per estensione all'intero territorio comunale di Milano.
Il filo conduttore che emerge dai dati, però, è la discontinuità: la forestazione in Italia cresce a ondate, seguendo i cicli di finanziamento straordinario, senza mai stabilizzarsi su un livello costante sostenuto da risorse ordinarie.
Il pericolo è duplice: da un lato, senza risorse per la cura del verde già piantato, gli alberi rischiano l'abbandono nella fase più delicata della crescita; dall'altro, con la fine della spinta del PNRR, si rischia un brusco arresto dei nuovi impianti: un effetto "scalino" proprio quando servirebbe una crescita continua e programmata, anche in risposta agli effetti del cambiamento climatico.
Come emerge dall’Atlante delle Foreste, la forestazione in Italia cresce soprattutto grazie alla spinta di finanziamenti straordinari, per poi rallentare al loro esaurimento.
Il PNRR è ormai in fase conclusiva e la Legge 10/2013, principale riferimento normativo nazionale per il verde urbano, pur avendo introdotto misure per l’incremento del verde pubblico, non stabilisce obiettivi quantitativi né sanzioni per l'inadempimento, fatta eccezione per le disposizioni relative alla tutela degli alberi monumentali.
Un cambio di passo potrebbe arrivare dalla Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991) che prevede di evitare perdite nette di spazi verdi urbani e di copertura arborea rispetto ai livelli del 2024 fino al 2030, per poi avviare, dal 2031, una tendenza all’aumento. L'Italia dovrà tradurre questi obiettivi nel Piano Nazionale di Ripristino della Natura, la cui bozza è stata trasmessa alla Commissione europea il 25 settembre 2026. Resta tuttavia aperta la questione di individuare le risorse necessarie a rendere questi obiettivi effettivamente raggiungibili.
“La forestazione in Italia è in crescita, come testimoniano i dati aggiornati del nostro Atlante delle Foreste – dichiara Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente -. Ma, accanto ai dati positivi emerge un quadro di ombre: la forestazione non può vivere di soli fondi straordinari. Serve quindi una svolta immediata. Al Governo chiediamo di garantire risorse certe nel Piano Nazionale di Ripristino, trasformando la cura degli alberi e delle foreste da intervento emergenziale a politica strutturale”.
In assenza di un quadro normativo efficace, di una programmazione stabile e di risorse ordinarie, il settore rischia di continuare a procedere a singhiozzo, perdendo l'opportunità di consolidare una politica di lungo periodo per il verde, oggi indispensabile per l'adattamento ai cambiamenti climatici.

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