Benvenuti alla quindicesima edizione di Pillole Forestali dal Mondo, l’appuntamento mensile per esplorare insieme a noi il mondo forestale fuori dai confini dell’Italia. Conosceremo attori, progetti, buone pratiche e risultati che potranno ispirarci e fornirci elementi utili anche per la gestione di alberi e foreste nel nostro Paese.
Io sono Paolo Mori e qui in Redazione con me a selezionare e a commentare le notizie ci sono Luigi Torreggiani, Andrea Barzagli, Silvia Bruschini, Giammarco Dadà e Luca Musio.
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Da dove arrivano le notizie di questa edizione (in verde quelle locali; in blu quelle internazionali)

Un recente report tecnico pubblicato nel 2026 da Forêt.Nature analizza l’andamento dei prezzi dei boschi in Belgio, evidenziando una forte variabilità legata a caratteristiche puntuali: specie presenti, accessibilità, qualità stazionale, struttura dei popolamenti e potenzialità produttiva. Il valore fondiario non è quindi trattato come dato medio, ma come risultato di una lettura tecnica approfondita dei singoli soprassuoli, con categorie distinte e ben descritte.
Il caso belga mostra un approccio particolarmente interessante per livello di dettaglio e sistematicità nella raccolta dei dati. Informazioni simili, in Italia, vengono pubblicate anche su Tecniko & Pratiko, supplemento di Sherwood. Tuttavia, emerge qui un modello più strutturato, che potrebbe essere rafforzato immaginando un soggetto pubblico - come le Camere di Commercio - incaricato di raccogliere e aggiornare in modo continuativo questi dati a livello nazionale.

Nel marzo 2026 il Forest Research, ente di ricerca della Forestry Commission del Regno Unito, ha pubblicato la prima mappa nazionale degli alberi fuori foresta in Galles. L’analisi, basata su dati LiDAR e immagini satellitari, evidenzia che queste formazioni rappresentano circa il 30% della copertura arborea complessiva. Sono stati considerati alberi con altezza minima di 3 metri e chioma superiore a 5 m², includendo filari, alberi isolati e piccoli nuclei arborei non classificati come bosco.
Il lavoro amplia il perimetro operativo della gestione forestale, includendo il verde diffuso nella pianificazione territoriale. Questo approccio sarebbe particolarmente utile anche per l’Italia, dove alberature agricole e urbane svolgono un ruolo significativo nei servizi ecosistemici ma restano spesso marginali nelle politiche forestali.

Ad aprile 2026 uno studio a libero accesso pubblicato su Nature Porfolio propone un approccio, basato sui dati scientifici, per orientare gli interventi di piantagione di alberi in Europa. L’analisi evidenzia come la realizzazione di nuove piantagioni pur essendo una soluzione chiave per il clima, se applicata senza criteri spaziali adeguati, possa aumentare l’evapotraspirazione e ridurre la disponibilità idrica. Il lavoro introduce un modello, basato su apprendimento automatico dell’Intelligenza artificiale, capace di individuare le aree ottimali in cui intervenire, integrando vincoli idrologici e climatici. Sulla base dei dati disponibili, i risultati mostrano che una selezione mirata dei siti può ridurre il rischio di alluvioni fino al 43% e limitare le perdite d’acqua, con un miglioramento della ritenzione idrica fino al 60%.
La notizia evidenzia un passaggio rilevante: l’efficacia delle nuove piantagioni non dipende solo da “quanto” si pianta, ma soprattutto da “dove” e “come”. L’introduzione di strumenti previsionali avanzati, secondo gli Autori, consente di superare approcci uniformi, spesso inefficaci o controproducenti sul piano idrologico. In un contesto europeo segnato da crescente competizione per la risorsa acqua, la pianificazione forestale dovrebbe tendere a diventare un esercizio di ottimizzazione multifunzionale, in cui mitigazione climatica, gestione del rischio idraulico e disponibilità idrica dovrebbero essere trattate in modo integrato.


Negli ultimi 60-70 giorni, tra febbraio e aprile 2026, l’amministrazione Trump ha accelerato in modo deciso le politiche forestali federali, con un obiettivo esplicito: aumentare del 25% la produzione nazionale di legname.
Nel western Oregon, il Bureau of Land Management ha avviato la revisione dei piani di gestione su circa 1 milione di ettari. L’indirizzo è chiaro: riportare i livelli di produzione verso valori storici, aumentando in modo significativo i volumi prelevati. I primi dati del 2026 mostrano già un’accelerazione delle vendite di legname nelle aree federali.
Parallelamente, l’United States Department of Agriculture ha stanziato 115,2 milioni di dollari per sostenere segherie e impianti di trasformazione, rafforzando la capacità industriale della filiera e accompagnando l’aumento dei prelievi forestali.
Sul piano istituzionale, il Servizio Foreste Federale è interessato da una riorganizzazione che prevede il trasferimento del quartier generale dalla capitale Whashington D.C. a Salt Lake City (circa 3500 km di distanza), da intendere, secondo l’attuale amministrazione, come segnale di un riavvicinamento operativo ai territori gestiti e di una maggiore integrazione con le dinamiche produttive locali.
Il quadro che emerge è quello di un cambio radicale di strategia: la gestione delle foreste pubbliche si orienta sempre più verso la produzione, con implicazioni dirette per il mercato del legno e per l’equilibrio tra funzioni economiche ed ecologiche.


Secondo un articolo di Manuela Andreoni, pubblicato da Reuters il 26 marzo 2026, il governo brasiliano ha assegnato la prima concessione pubblica per il ripristino forestale su circa 58.000 ettari di foresta degradata. Il progetto, affidato alla startup Re.Green, prevede una gestione di lungo periodo fondata sulla produzione di crediti di carbonio e sul coinvolgimento diretto delle comunità locali. L’iniziativa si inserisce nell’obiettivo nazionale di ripristinare circa 12,1 milioni di ettari entro il 2030, puntando su modelli economicamente sostenibili. In altri termini il governo brasiliano, che ha concesso l’area a Re.Green, si aspetta un buon ripristino forestale, lascia che il concessionario possa trarre ricavi dalle nuove foreste per un periodo che può arrivare a 40 anni, ma non sosterrà finanziariamente l’attività.
Con questa iniziativa si consolida un modello di gestione del ripristino forestale finanziato dal mercato dei crediti di carbonio e un progressivo allontanamento dal sistema REDD+.

Il 27 febbraio 2026 la Corporación Nacional Forestal (CONAF) ha annunciato un nuovo plan de manejo de corrección de bosque nativo, destinato a entrare in applicazione dal 2 marzo 2026 nei casi di violazione della normativa sul bosco nativo. Lo strumento sarà attivato in presenza di tagli illegali, lottizzazioni irregolari o mancato rispetto degli obblighi contenuti nei piani di gestione approvati. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità correttiva e di ripristino dell’amministrazione forestale, in un contesto nel quale il bosco nativo cileno continua a subire pressioni, gestione irregolare e perdita di qualità ecologica. La novità non riguarda tanto il controllo, ma la possibilità di imporre una risposta tecnica e amministrativa più strutturata quando si verificano danni o infrazioni.
Il punto di interesse, anche in chiave internazionale, è che il Cile non si limita a ribadire un principio di tutela, ma rafforza gli strumenti applicativi per farlo valere.


Nel marzo 2026 il Gabon ha annunciato un sistema digitale per tracciare ogni albero abbattuto, utilizzando geolocalizzazione GPS e monitoraggio lungo tutta la filiera. Il sistema mira a ridurre perdite economiche che nel 2024 sono state stimate in oltre 73 milioni di dollari e a migliorare la trasparenza del settore forestale, che impiega circa 15.000 persone.
La digitalizzazione della filiera rappresenta una condizione sempre più necessaria per accedere ai mercati internazionali. In relazione all’EUDR, sistemi di questo tipo diventeranno fondamentali anche per i Paesi esportatori verso l’Europa, con effetti diretti anche sulle catene di approvvigionamento italiane.


Il 16 febbraio 2026 Asia-Plus ha riferito che il Tagikistan destinerà nel 2026 100 ettari alla paulownia nell’ambito del programma nazionale 2024–2028 dedicato a questa specie. Di questi, 75 ettari saranno impiegati per piantagioni industriali e 25 ettari per vivai. L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia che mira a produrre legname a crescita rapida, sostenere l’apicoltura e ridurre la forte dipendenza dalle importazioni, che oggi coprono tra il 90% e il 95% del legname da costruzione consumato nel Paese. È stata scelta la paulownia per la rapidità di crescita, per le potenzialità d’impiego del legno e per il valore mellifero, indicato con un potenziale che può arrivare fino a 800 chilogrammi di miele per ettaro. Il progetto assume quindi una funzione insieme forestale, produttiva e rurale.
È interessante notare come il Tagikistan, per quanto con un progetto pilota, pensi a come ridurre la propria dipendenza commerciale in tema di legno e ad aumentare la propria autonomia strategica. Questa notizia mostra come le piantagioni arboree possano essere pensate non solo come strumenti di produzione, ma anche mezzi per attuare politiche di sicurezza degli approvvigionamenti, riequilibrio territoriale e diversificazione economica.
Anche per l’Italia il tema non sarebbe marginale, dato che la dipendenza dall’estero resta elevata per molte filiere e complessivamente si stima superi l’80%, ma al momento tutto tace.

Dalla newsletter dell’International Tropical Timber Organization (ITTO) del 15 gennaio 2026 risulta che in India una recente modifica normativa sta suscitando un ampio dibattito. Il motivo è che il governo centrale ha modificato le regole sulla conservazione delle foreste consentendo a soggetti privati di realizzare piantagioni commerciali in aree forestali senza il pagamento dei tradizionali contributi ambientali. Tale scelta ha comprensibilmente sollevato forti perplessità tra ex funzionari forestali, ambientalisti e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti delle comunità tribali.
Secondo quanto riportato dal portale Downtoearth, la modifica è legata alla crescente dipendenza del Paese dalle importazioni di carta e cartone, che negli ultimi cinque anni risultano quasi raddoppiate. Il provvedimento, notificato dal Ministero dell’Ambiente, delle Foreste e dei Cambiamenti Climatici, stabilisce che interventi di rinnovazione naturale assistita, imboschimento e piantagioni, realizzati sia da enti pubblici sia da soggetti privati, siano classificati come vere e proprie “attività forestali”.
Questa riclassificazione comporta conseguenze rilevanti: i progetti non saranno più soggetti al pagamento del Net Present Value, contributo una tantum applicato a chi destina a usi diversi i terreni forestali. Tale contributo era calcolato sul valore dei servizi ecosistemici persi o ridotti, come aria pulita, acqua e biodiversità, e destinato a finanziare interventi di ripristino, protezione e prevenzione fitosanitaria. Con la nuova norma, le piantagioni commerciali rientrano invece a pieno titolo tra le attività forestali. Con questa discutibile scelta e pur con una differente strategia, l’India, come il Tagikistan, punta a ridurre la propria dipendenza dall’estero per la fornitura di prodotti a base di legno.

Il 18 marzo 2026 il Global Green Growth Institute ha comunicato che a Port Vila, capitale dello stato polinesiano di Vanatu, gli stakeholder hanno validato le proposte di investimento forestale necessarie a raggiungere gli obiettivi specifici del Paese derivanti dalla terza revisione degli Accordi di Parigi. Il piano si concentra su due assi principali: afforestazione e riforestazione per ampliare la copertura forestale e aumentare il sequestro di carbonio, per il recupero dei paesaggi forestali degradati e per rafforzare biodiversità e resilienza. In un contesto insulare altamente esposto agli impatti climatici, la foresta viene quindi considerata infrastruttura strategica per mitigazione e adattamento. Il dato più interessante è la connessione esplicita tra politica forestale locale e impegni climatici internazionali.


Il 21 marzo 2026 la FAO ha dedicato la Giornata internazionale delle foreste al tema Forests and economies. L’organizzazione ha ricordato che circa 1,6 miliardi di persone dipende direttamente o indirettamente dalle foreste per il proprio sostentamento e ha richiamato una previsione rilevante: entro il 2050 la domanda globale di legno tondo industriale potrebbe aumentare di circa 1 miliardo di metri cubi. Il messaggio della campagna 2026 insiste sulla necessità di rafforzare una bioeconomia circolare nella quale materiali rinnovabili come legno e bamboo contribuiscano a sostituire materie prime ad alta intensità di carbonio, come acciaio e cemento. Le foreste vengono dunque presentate non solo come patrimonio ecologico, ma come infrastruttura economica, sociale e climatica di scala globale.
Il messaggio esplicito della FAO è significativo poiché, al contrario di quanto spesso fa la Direzione Ambiente della Commissione Europea, sposta il racconto delle foreste fuori da una lettura esclusivamente conservativa. Il tema non è ridurre il bosco a merce, ma riconoscere che bioeconomia, materiali rinnovabili, occupazione e servizi ecosistemici fanno parte del suo valore reale, sia per chi ci vive, sia per chi le foreste non le possiede. Per l’Italia il messaggio è particolarmente attuale: rafforzare le filiere forestali interne e sostenere la realizzazione di piantagioni realmente efficaci sul piano produttivo, poiché ciò significa sostenere le popolazioni delle aree rurali, ridurre dipendenze dall’estero e ottenere benefici sul piano climatico e ambientale anche per chi vive nei fondovalle o in città.

Il 6 marzo 2026 la FAO ha lanciato l’approccio 4 WINS per promuovere leadership e imprenditorialità femminile nelle economie forestali. L’organizzazione ricorda che quasi 1 miliardo di donne dipende dalle foreste per il proprio sostentamento e propone una cornice d’azione che collega accesso alle opportunità economiche, innovazione, conservazione delle risorse naturali e pratiche sostenibili. Il programma si inserisce in una visione più ampia secondo cui la qualità delle economie forestali dipende anche dalla capacità di riconoscere e rafforzare il ruolo delle donne nelle filiere, nella gestione locale delle risorse e nelle attività imprenditoriali legate ai prodotti forestali e ai servizi ecosistemici. La notizia colloca così la dimensione sociale e quella economica dentro la stessa idea di sostenibilità forestale.

Per questa edizione di Pillole Forestali dal Mondo è tutto!
Vi ricordo che oltre a questa rubrica Sherwood propone anche le Pillole Forestali dall'Italia realizzate da Luigi Torreggiani.
Come le Pillole Forestali dal Mondo anche quelle dell'Italia sono gratuite e si possono sia leggere sul sito web di Sherwood che ascoltare in versione podcast. Infine vi rammento che anche voi potete contribuire a questa rubrica inviando notizie forestali dal mondo all'indirizzo .
Alla prossima edizione!
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