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Forestiadi 2026: a Vallombrosa due giorni dedicati agli studenti di selvicoltura, per "imparare giocando"

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Forestiadi 2026

di Paolo Mori, Silvia Bruschini, Luigi Torreggiani, Andrea Barzagli e Luca Musio

Chi tiene il cavalletto dendrometrico, chi controlla il piedilista, chi osserva in silenzio le chiome dell’abetina cercando di interpretare le relazioni tra alberi. Poco più in là qualcuno misura una ceppaia di douglasia, mentre un gruppo discute animatamente su quali piante marcare per raggiungere l’obiettivo assegnato. Intorno, nei boschi che 160 anni fa videro nascere la scuola forestale italiana, studenti provenienti da tutta Italia, molti dei quali fino al giorno prima non si conoscevano, ora si confrontano, collaborano, ragionano come una vera squadra tecnica. Nel frattempo, lungo i sentieri e ai margini delle aree di gara, piccoli gruppi di professori osservano, commentano, discutono approcci selvicolturali e immaginano nuove collaborazioni tra atenei e gruppi di ricerca.

È stata questa l’atmosfera che ha accompagnato la quarta edizione delle Forestiadi, la manifestazione che l’11 e il 12 maggio 2026 è andata in scena a Vallombrosa (FI), nell'Appennino Toscano. Un’iniziativa che negli anni si è trasformata in un originale laboratorio di formazione forestale applicata, finalizzato a mettere insieme apprendimento tecnico, lavoro di squadra e capacità di osservazione del bosco. La manifestazione, organizzata da Compagnia delle Foreste, ha coinvolto oltre 120 partecipanti tra studenti universitari, docenti e tutor provenienti da 11 corsi di laurea di Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

forestiadi26 gruppo

Il cuore delle Forestiadi non è stato però la competizione in sé, ma il metodo e l’opportunità di incontro e confronto. Per due giorni gli studenti hanno temporaneamente assunto il ruolo di tecnici forestali impegnati ad analizzare popolamenti reali, prendere decisioni selvicolturali e motivarle davanti a una giuria di docenti. Insomma, come spiegato nella presentazione delle Forestiadi, “per due giorni non sarete studenti ma professionisti chiamati a prendere decisioni su selvicoltura e controllo”.

In sostanza agli studenti è stato chiesto di rispondere alle tre domande fondamentali che, secondo il celebre ricercatore svizzero Hans Leibundgut, un tecnico forestale rivolge idealmente al bosco: “Chi sei?”, “Da dove vieni?” e “Dove stai andando?”. A queste si sono aggiunte le due domande introdotte dalle Forestiadi, che permettono il passaggio dall’analisi accurata del bosco e delle sue dinamiche alla definizione del ruolo del tecnico e degli obiettivi della gestione: “Perché sono qui?” e “Dove possiamo andare insieme?”. Un approccio che ha portato gli studenti non solo a descrivere il soprassuolo, ma anche a confrontarsi con le motivazioni della gestione e con la necessità di armonizzare le dinamiche forestali in atto con gli obiettivi richiesti. Le prove si sono svolte direttamente nei boschi di Vallombrosa, in tre differenti contesti forestali che per semplicità sono state denominate: “abetina adulta” (82 anni), “abetina stramatura” (165 anni) e “douglasieta adulta” (70 anni).

In entrambi i soprassuoli a dominanza di abete il ruolo assegnato alle squadre è stato quello di selvicoltori: analizzare la struttura del soprassuolo, interpretarne la storia e individuare gli interventi più coerenti con le condizioni del popolamento e i precisi obiettivi tecnici assegnati. Nella douglasieta, invece, oltre ad analizzare la struttura del soprassuolo e interpretarne la storia, gli studenti hanno assunto il compito di valutatori tecnici, verificando se un diradamento già eseguito fosse stato coerente con il prelievo dichiarato e interpretandone gli effetti futuri sul bosco.

Le prove hanno alternato rilievi dendrometrici, valutazioni quantitative, osservazioni qualitative, scelte selvicolturali e momenti di esposizione orale.

Programma Forestiadi 2026 2

Uno degli aspetti più caratterizzanti dell’esperienza ha riguardato proprio la possibilità di incontro, confronto e scambio tra studenti e docenti dei differenti atenei. In particolare, durante le gare, i professori hanno potuto osservare direttamente in bosco il comportamento degli studenti per quanto riguarda: capacità di analisi, attitudine al confronto, leadership, precisione nelle misurazioni, approccio al lavoro di gruppo e capacità di collegare teoria e osservazione pratica. In questo senso le Forestiadi sono anche un’occasione utile  per individuare punti deboli e competenze da rafforzare all’interno dei corsi universitari. Al termine delle prove, i docenti hanno inoltre potuto approfittare di un momento di “restituzione” delle impressioni avute in bosco per indicare agli studenti i principali aspetti su cui lavorare per migliorare ulteriormente le proprie capacità tecniche e di osservazione. È stata quindi anche per gli studenti l’occasione di conoscere ed ascoltare altri docenti con diversi approcci ed esperienze selvicolturali.

Il programma, oltre alle prove tecniche prevedeva anche momenti di confronto culturale e socialità, come momenti in aula dedicati al tema della percezione delle relazioni tra gestione forestale e crisi climatica e alla presentazione della “Rete Donne Foreste”, c’è stata inoltre l’occasione di visitare l’Arboreto Monumentale di Vallombrosa e la “particella 90” con le douglasie più alte d’Italia.

Ci sono stati anche momenti informali come la “Forest Food Fest”: la cena condivisa a base dei prodotti tipici portati dai diversi territori italiani, accompagnata da musica e momenti di convivialità. Un’occasione che ha permesso a tutti i partecipanti di ritrovarsi in un clima di festa e condivisione, vivendo al di fuori dei ruoli istituzionali un’occasione autentica di incontro e socialità, trasversale ai generi, ai ruoli, alle competenze e alle differenti età.

Le Forestiadi hanno così confermato l’efficacia di una formula originale e coinvolgente: trovarsi in un bosco ad affrontare problematiche gestionali mettendo a frutto ciò che si è imparato in aula e sui libri e confrontandosi con le esperienze e conoscenze dei diversi componenti della squadra.

Un approccio che non solo evidenzia il valore applicativo di quanto finora studiato, ma favorisce anche la consapevolezza di quanto sia ancora necessario apprendere, affinché la gestione forestale non resti soltanto “il gioco” delle Forestiadi, bensì diventi una professione da esercitare con competenza, responsabilità e orgoglio.

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La squadra prima classificata, premiata dal Prof. Piussi

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La squadra seconda classificata

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La squadra terza classificata

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