Quasi 31.000 ettari di territorio bruciati nei primi sette mesi del 2025, di cui circa 18.000 in aree forestali e oltre 6.200 in aree protette dalla Rete Natura 2000; una media di 3,3 incendi al giorno, concentrati soprattutto nel Sud Italia. Questa, in estrema sintesi, è la fotografia pubblicata a fine luglio da Legambiente all’interno del Report “L’Italia in fumo”, in cui l’Associazione ambientalista non si limita a denunciare il problema, ma raccoglie anche 12 proposte e 5 buone pratiche da replicare a livello nazionale.
“Per contrastare gli incendi boschivi”, dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente, “non basta concentrarsi sull’emergenza estiva o su singole cause, ma è fondamentale adottare un approccio integrato che integri prevenzione, rilevamento, monitoraggio e lotta attiva. Bisogna puntare sulla prevenzione attraverso una gestione territoriale efficace, che includa l’uso ecologicamente sostenibile delle risorse agro-silvo-pastorali. Ma è anche fondamentale promuovere e remunerare i servizi ecosistemici, sostenendo e rivitalizzando le comunità rurali nelle aree interne e montane affinché possano riappropriarsi di una funzione di presidio territoriale. Allo stesso tempo, è importante applicare la normativa vigente per arginare qualsiasi ipotesi di speculazione futura sulle aree percorse dal fuoco, ed estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualsiasi rogo. È cruciale rafforzare le attività investigative per individuare i diversi interessi che spingono ad appiccare il fuoco, anche in modo reiterato. L’analisi approfondita dei luoghi colpiti e dei punti d’innesco accertati può costruire una mappa investigativa essenziale per risalire ai responsabili”.
“Gli incendi sono un problema complesso che richiede un cambio di approccio radicale”, aggiunge Antonio Nicoletti, Responsabile nazionale Aree Protette di Legambiente. “Se da un lato l'Italia ha compiuto passi significativi nell’aggiornamento della legislazione, con norme che mirano a rafforzare le pene per i responsabili e a promuovere la prevenzione attraverso la pianificazione territoriale e la gestione del paesaggio, persistono criticità che ne limitano l’efficacia, come la frammentazione delle competenze tra Stato, Regioni ed enti locali, spesso sovrapposte e non sempre coordinate. Ciò rappresenta un punto debole intrinseco, rallentando l’attuazione di strategie integrate e a lungo termine e su cui occorre al più presto lavorare”.
Le 12 proposte di Legambiente contenute nel Report seguono l’approccio integrato scelto dall’Associazione come modello strategico, riguardando in modo sinergico la governance e la gestione attiva delle aree rurali, la pianificazione e le iniziative legislative, la prevenzione e il ripristino. Eccole, in estrema sintesi:
Per quanto riguarda le buone pratiche, Legambiente nel Report cita innanzitutto le esperienze di “Fire smart community” e di “Fire smart territory” messe in atto in Canada e Portogallo, che per fortuna, anche se molto timidamente, iniziano a farsi strada anche in alcuni territori italiani. Viene poi riportata come buona pratica anche la presenza di un tecnico progettista delle attività di fuoco prescritto, per realizzare questa tecnica di prevenzione con professionalità e sicurezza. Trovano inoltre spazio anche due iniziative di pianificazione: la “pianificazione integrata” della Regione Piemonte (dove i Piani di Prevenzione AIB Territoriali - PPT si integrano nei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale - PFIT) e i “Piani specifici di prevenzione - PSP” della Regione Toscana. L’ultima buona pratica descritta riguarda un progetto di innovazione tecnologica, realizzato in Abruzzo, dove le torri di comunicazione di INWIT (il principale operatore infrastrutturale per le telecomunicazioni wireless in Italia, con oltre 23.000 torri dislocate sul territorio italiano) sono utilizzate per fini di monitoraggio ambientale, tutela della biodiversità ma anche per la prevenzione antincendio.
Come abbiamo sottolineato in un recente articolo su Sherwood, il concetto di “gestione integrata” si sta facendo strada come strategia riconosciuta a livello globale dai maggiori esperti di incendi, così come dagli amministratori dei territori, in un contesto sempre più problematico. A causa del combinato disposto di abbandono delle aree rurali e avanzare della crisi climatica (ma anche, come scrive Legambiente nel Report, per la lunga mano delle “ecomafie”), il rischio incendi è infatti sempre più elevato e le conseguenze di alcuni eventi incontrollabili sempre più drammatiche.
“La gestione integrata degli incendi dovrebbe coprire tutte le fasi”, spiega Luca Musio nel sopracitato articolo, “prevenzione e preparazione (pre-incendio), lotta attiva (risposta) e ricostituzione post-incendio. Si tratta di un approccio che implica pianificazione strategica, educazione della comunità e gestione forestale attiva, riducendo l’infiammabilità attraverso interventi mirati sulla vegetazione”.
È interessante registrare come una delle principali associazioni ambientaliste italiane stia appoggiando e promuovendo questo approccio complesso, che per essere attuato necessita anche di un dialogo costante tra chi ha a cuore la conservazione della natura e chi lavora giornalmente alla gestione attiva dei territori.
Purtroppo, mentre Legambiente porta avanti coraggiosamente questa visione, altri gruppi che si definiscono ambientalisti sminuiscono costantemente le attività di prevenzione antincendio, spesso viste come una forma camuffata di profitto per le imprese coinvolte. La grande sfida del contrasto agli incendi boschivi dovrebbe, al contrario, vedere questi diversi portatori di sensibilità e di competenze uniti e guidati da una strategia che si basa sui dati e sulle ricerche dei maggiori esperti a livello mondiale. Ci auguriamo che il Report di Legambiente, con le sue proposte concrete e per molti versi lungimiranti, possa fare breccia anche tra i più scettici.

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