Benvenuti alla quattordicesima edizione di Pillole Forestali dal Mondo, l’appuntamento mensile per esplorare insieme a noi il mondo forestale fuori dai confini dell’Italia. Conosceremo attori, progetti, buone pratiche e risultati che potranno ispirarci e fornirci elementi utili anche per la gestione di alberi e foreste nel nostro Paese.
Io sono Paolo Mori e qui in Redazione con me a selezionare e a commentare le notizie ci sono Luigi Torreggiani, Andrea Barzagli, Silvia Bruschini, Giammarco Dadà e Luca Musio.
Se potete leggere e ascoltare gratuitamente questa dodicesima edizione delle Pillole Forestali dal Mondo e vi piace ma non siete abbonati a Sherwood, abbonatevi, affinché si possa fare sempre meglio questo e altri prodotti a servizio dell’aggiornamento di tutto il settore connesso ad alberi, piantagioni e foreste. Intanto ringraziamo chi è già abbonato e, soprattutto, FSC Italia e PEFC Italia che sponsorizzano questa edizione e sostengono così la diffusione gratuita dell'informazione forestale.
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Ecco la versione PODCAST (la trovi anche su tutte le piattaforme come Spreaker e Spotify):
Da dove arrivano le notizie di questa edizione (in verde quelle locali; in blu quelle internazionali)

Un articolo pubblicato l’11 ottobre 2025 sulla rivista scientifica Springer Nature analizza in modo critico il contributo del re-wilding alla conservazione della biodiversità nei paesaggi culturali mediterranei, mettendo in discussione approcci basati sul non-intervento generalizzato. Il lavoro, guidato da Miguel Nuno Bugalho, evidenzia come molti ecosistemi di alto valore naturalistico non siano “pristini”, cioè mantengano struttura, composizione e processi ecologici vicini a quelli precedenti al primo disturbo umano subito, ma siano il risultato di secoli di interazione tra processi ecologici e gestione umana.
Gli Autori mostrano che l’abbandono delle pratiche tradizionali può produrre effetti negativi su una parte della biodiversità e che quindi è necessario stabilire a priori cosa si desidera mantenere e di cosa si intende agevolare il ritorno. Per sostenere la loro posizione portano tre esempi che ritengono indicativi:
La conclusione dell’articolo è chiara: nei paesaggi mediterranei, caratterizzati da una lunga storia di uso umano, il re-wilding inteso come non-intervento totale non garantisce automaticamente la conservazione della biodiversità presente.
Una linea interpretativa questa che trova riscontro anche nel dibattito italiano.

(Foto di Concepción Azorit)
Il 27 marzo 2026 FOREST EUROPE ha pubblicato lo State of Europe’s Forests 2025, (SoEF 2025) il rapporto di riferimento sullo stato e la gestione delle foreste europee. Il documento, elaborato con il contributo di oltre 40 Paesi, presenta dati per quanto possibile armonizzati su temi come superficie forestale, incrementi annui, livelli di prelievo, biodiversità e ruolo delle foreste nel ciclo del carbonio.
Il rapporto conferma una tendenza ormai consolidata: la superficie forestale europea continua ad aumentare, ma in un contesto sempre più complesso, caratterizzato da pressioni crescenti legate alla crisi climatica, ai disturbi biotici e alla domanda di biomassa a fini industriali ed energetici. Parallelamente alla pubblicazione del SoEF è stata rafforzata la disponibilità di dataset completi e accessibili attraverso la piattaforma UNECE/FAO, che, per quanto possibile e con la dovuta prudenza, dettata dalla consapevolezza di maneggiare dati rilevati in tempi e con metodi differenti, consente analisi comparative tra sistemi forestali nazionali.
Per l’Italia lo State of Europe’s Forests 2025 offre un riferimento utile per collocare le scelte nazionali e regionali in una dimensione europea. Sul tema è disponibile anche un approfondimento gratuito a cura di Luigi Torreggiani, pubblicato sul sito web di Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi

Il 13 marzo 2026 l’European Forest Institute (EFI) ha annunciato l’avvio di una Community of Practice dedicata all’implementazione del Regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR). L’iniziativa prevede sei incontri nel corso del 2026 e coinvolge imprese, autorità competenti, organismi di certificazione e rappresentanti dei Paesi produttori.
L’obiettivo è supportare l’applicazione concreta della normativa traducendo gli obblighi dell’EUDR in procedure applicabili lungo le filiere.
Il passaggio dalla norma alla pratica rappresenta il nodo centrale, dal momento che i requisiti tecnici introdotti dall’EUDR incidono direttamente sulle catene di approvvigionamento e richiedono un allineamento tra attori pubblici e privati. Per l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di materia prima, la capacità di adattamento delle imprese sarà determinante e proprio per il nostro Paese la presenza in una comunità tecnica europea può consentire di ridurre il rischio di interpretazioni divergenti.

Questa notizia, segnalata da Diego Florian, Rappresentante FSC per i Balcani occidentali, riguarda il progetto Interreg Fem2Forests, attivo dal 2024 che si concluderà a giugno 2026.
L’obiettivo del Fem2Forest è rafforzare il ruolo delle donne nel settore forestale attraverso formazione, networking e sviluppo di strumenti operativi.
Il valore innovativo del progetto è nella sua impostazione. La partecipazione femminile non viene trattata come tema sociale, ma come leva di innovazione organizzativa e gestionale. In questo senso, Fem2Forests introduce un livello di strutturazione ancora poco diffuso nel settore forestale europeo.
In Italia, dove stanno emergendo esperienze orientate ad ottenere risultati simili, come la “Rete Donne Foreste”, il progetto può rappresentare un riferimento operativo.


Il 20 marzo 2026, secondo comunicazioni ufficiali dello Stato della California, riprese da diversi media e osservatori indipendenti del settore ambientale, sono stati completati e approvati a tempo di record oltre 300 interventi di gestione forestale per prevenire o contenere gli incendi.
Il programma, avviato attraverso procedure accelerate, ha infatti ridotto drasticamente i tempi autorizzativi, passati da iter pluriennali a circa 30 giorni. Si tratta di un cambiamento rilevante nella capacità operativa dell’amministrazione pubblica, soprattutto in un contesto dove la rapidità di intervento incide direttamente sulla sicurezza territoriale.
Gli interventi riguardano azioni come diradamenti selettivi, gestione della vegetazione, creazione di fasce tagliafuoco e miglioramento della resilienza degli ecosistemi forestali.
Il dato più significativo non è solo quantitativo, ma organizzativo: la gestione forestale viene trattata come infrastruttura strategica per la prevenzione degli incendi. La velocità decisionale diventa quindi parte integrante della politica forestale, al pari delle tecniche selvicolturali adottate.
In prospettiva, l’esperienza californiana rafforza un orientamento ormai diffuso anche a scala globale: la gestione attiva delle foreste, se accompagnata da strumenti amministrativi adeguati, rappresenta una delle leve principali per ridurre il rischio incendi e contenere gli impatti climatici.

L’8 gennaio 2026 Uruguay XXI, organo del governo uruguaiano, ha annunciato un investimento estero superiore a 100 milioni di dollari nel settore foresta-legno, con un focus sulla trasformazione industriale del pino. Tra i soggetti coinvolti figura il gruppo neozelandese Claymark.
L’operazione si inserisce in una strategia nazionale più ampia. L’Uruguay punta infatti a consolidarsi come piattaforma regionale per la produzione e la trasformazione del legno, facendo leva su stabilità normativa, incentivi fiscali, disponibilità di materia prima e infrastrutture logistiche efficienti.
Il dato economico conferma la capacità del Paese di attrarre investimenti anche in un contesto internazionale competitivo. Ma il segnale più interessante è un altro. Non si tratta più solo di produrre legno: il valore si sposta sempre più verso la trasformazione industriale.
Per l’Europa e per l’Italia, il caso uruguaiano offre un riferimento chiaro. La competitività delle filiere forestali dipende dalla qualità del contesto: regole certe, continuità di approvvigionamento e condizioni favorevoli agli investimenti. Elementi che, nel lungo periodo, pesano quanto, se non più, della sola disponibilità di materia prima legno.


Il 27 febbraio 2026 la FAO ha pubblicato gli esiti del dialogo regionale di Addis Abeba, in Etiopia, dedicato ai sistemi agroalimentari “forest-positive”. All’incontro hanno partecipato oltre 60 rappresentanti di governi, enti di ricerca, organizzazioni di produttori, società civile e settore privato, provenienti da vari paesi africani.
Al centro del confronto, il rapporto tra agricoltura e deforestazione. L’obiettivo è stato costruire una strategia condivisa capace di integrare produttività agricola, sicurezza alimentare e conservazione delle foreste. Un equilibrio complesso, ma sempre più importante in contesti in cui l’espansione agricola rappresenta una delle principali cause di perdita di copertura forestale.
Il dialogo promosso dalla FAO porta a indicazioni concrete per orientare politiche e filiere verso modelli “forest-positive”, in grado di ridurre la pressione sulle foreste senza compromettere la produzione alimentare.
Per l’Europa e per l’Italia, il tema ha ricadute dirette. Le filiere agroalimentari globali, di cui il nostro Paese un acquirente importante, sono chiamate sempre più a garantire sostenibilità anche rispetto agli impatti indiretti sulla deforestazione (leggi ad esempio EUDR). In questo quadro, iniziative come quella africana anticipano scenari che influenzeranno anche le politiche commerciali e ambientali europee e italiane.

Il Bhutan ha ufficialmente adottato la sua prima Strategia Nazionale di Agroforestazione per il periodo 2026–2035, con il supporto tecnico del Center for International Forestry Research and World Agroforestry (CIFOR-ICRAF).
Il piano, che sarà attuato su scala nazionale nei prossimi dieci anni con lo scopo di rafforzare la sicurezza alimentare, migliorare i mezzi di sussistenza rurali e aumentare la resilienza climatica in tutte le zone agroecologiche del Paese, si propone di integrare alberi, colture agrarie e bestiame nei sistemi produttivi.
La strategia nasce con l’obiettivo di recuperare terre degradate, promuovere sistemi agroforestali “climate-smart” e ampliare le opportunità economiche per le comunità locali, con particolare attenzione alle iniziative guidate da donne e giovani.
La strategia sull’agroselvicoltura è stata sviluppata in modo che possa integrarsi con i piani nazionali di sviluppo, con le politiche forestali e con gli impegni climatici del Bhutan, in linea con la filosofia del Gross National Happiness che guida le scelte strategiche del Paese e che in italiano potrebbe efficacemente essere tradotta come “Indice di felicità nazionale”.


Il 26 marzo 2026 Forestry Australia e il New Zealand Institute of Forestry hanno annunciato il lancio del primo Australia & New Zealand Forest Valuation Standard. Si tratta di un quadro condiviso per la valutazione degli asset forestali che ha richiesto quasi un decennio di lavoro comune.
Lo standard introduce alcune innovazioni strategiche. Non si limita al valore del legno, ma integra in modo strutturato anche carbonio, capitale naturale e informazioni finanziarie legate al clima.
Questo ovviamente cambia il modo di leggere il valore forestale. Non più solo produzione, ma un insieme di funzioni che incidono su investimenti, gestione e scelte strategiche. E riguarda direttamente gestori, proprietari, investitori e analisti.
Il fatto che due Paesi con una forte base di piantagioni industriali convergano su uno standard comune, in sostanza rafforza una tendenza già in atto: quella di inserire la foresta nei linguaggi della finanza climatica e della contabilità del capitale naturale.


Il 6 febbraio 2026 la Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) ha pubblicato un approfondimento dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nel monitoraggio forestale. Nel testo si parte dall’ovvietà di come l’AI abbia già cambiato il modo in cui le foreste vengono osservate, analizzate e gestite, grazie alla capacità di elaborare grandi quantità di dati provenienti da satelliti, sensori LiDAR, inventari forestali e rilievi di campo. L’intelligenza artificiale consente inoltre di automatizzare analisi complesse e ottenere informazioni con maggiore rapidità e più dettaglio sulla copertura forestale, sul rischio di deforestazione e sulla biomassa presente in contesti geografici molto ampi.
Il testo FAO cita alcuni strumenti disponibili, come Open Foris Whisp ed EarthMap, che permettono di generare valutazioni automatizzate del rischio di deforestazione. Altri modelli, come MATRIX, utilizzano algoritmi di intelligenza artificiale per simulare la crescita delle foreste e migliorare le stime degli stock di carbonio.
Secondo la FAO, il potenziale dell’AI è significativo, ma l’affidabilità dei risultati dipende sempre dalla qualità dei dati disponibili e dal collegamento con inventari forestali e rilievi di campo. L’intelligenza artificiale non sostituisce quindi l’esperienza dei tecnici forestali, ma può diventare uno strumento importante per rafforzare il monitoraggio delle foreste e supportare decisioni più informate.
In fondo è un po’ come il passaggio dall’aratura con i buoi a quella con il trattore: il lavoro si fa più velocemente e con maggiore profondità, ma resta sempre l’agricoltore a decidere dove e come coltivare. Anche nel lavoro forestale la tecnologia accelera l’analisi e rende i dati più completi, lasciando ai tecnici più tempo per interpretare le informazioni e prendere decisioni consapevoli.

Per questa edizione di Pillole Forestali dal Mondo è tutto!
Vi ricordo che oltre a questa rubrica Sherwood propone anche le Pillole Forestali dall'Italia realizzate da Luigi Torreggiani.
Come le Pillole Forestali dal Mondo anche quelle dell'Italia sono gratuite e si possono sia leggere sul sito web di Sherw+ood che ascoltare in versione podcast. Infine vi rammento che anche voi potete contribuire a questa rubrica inviando notizie forestali dal mondo all'indirizzo .
Alla prossima edizione!
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