di Luigi Torreggiani
Lo scorso 27 marzo Forest Europe (il processo politico forestale paneuropeo che riunisce 44 Paesi del Vecchio Continente e l'UE) ha annunciato l’uscita del Rapporto sullo Stato delle Foreste europee 2025 (State of Europe’s Forests 2025 report - SoEF 2025).
Come di consueto, il report fornisce una panoramica completa dello stato, della gestione e dell'utilizzo delle risorse forestali in Europa. La pubblicazione si fonda sugli indicatori di Gestione Forestale Sostenibile concordati a livello internazionale ed è basata su dati armonizzati forniti dai Paesi firmatari di Forest Europe. Molti indicatori sono riferiti al 2025, mentre in alcuni casi, purtroppo, i dati disponibili sono fermi al 2020.
Il SoEF è il prodotto di punta del processo Forest Europe e rappresenta un riferimento fondamentale per i responsabili politici, i ricercatori e i vari portatori d’interesse, supportando un processo decisionale informato e rafforzando l'interfaccia tra scienza e politica in un contesto ambientale e socioeconomico in rapida evoluzione. Il Rapporto è realizzato in collaborazione UNECE e FAO ed è coordinato dall’EFI - Istituto forestale europeo. Per l'Italia i dati sono forniti dalla DiFor del Masaf, con la collaborazione del CREA e di vari esperti.
Il primo dato che balza all’occhio sfogliando il SoEF 2025 è relativo alla superficie forestale, che nei dei Paesi aderenti a Forest Europe supera i 232 milioni di ettari e rappresenta il 35% della superficie complessiva. Circa il 43% di queste foreste è prevalentemente costituito da conifere, il 40% da latifoglie e il restante 17% è misto. Complessivamente, la quota di foreste a latifoglie appare incrementata negli ultimi cinque anni. Negli ultimi 35 anni, la superficie forestale europea è aumentata di 23,3 milioni di ettari. Tra il 1990 e il 2025, tale superficie è cresciuta in media di 665.000 ettari all'anno (0,32%). Nel complesso, tutte le macroregioni europee hanno registrato un continuo aumento della superficie forestale negli ultimi 35 anni, sebbene il ritmo di espansione stia rallentando.
Il volume totale della massa legnosa presente nelle foreste europee ammonta a circa 38.300 milioni di metri cubi. La provvigione media era di 169 metri cubi ad ettaro nel 2020 ed è salita nel 2025 a 171,5. Negli ultimi 30 anni la massa legnosa è cresciuta di quasi l’1,3% annuo, ma negli ultimi cinque anni solo dello 0,3%, a causa del rallentamento dell’espansione forestale, dell’aumento dei prelievi e dei disturbi.
Per quanto riguarda i prelievi legnosi, i dati del rapporto si fermano purtroppo al 2020.
Secondo questi dati, in totale l’Europa produce circa 626 milioni di metri cubi di legname tondo all’anno. Mediamente, nei Paesi analizzati dal rapporto, viene utilizzato l’81% dell’incremento netto annuo. Tra il 1990 e il 2020, sia l'incremento che i prelievi sono aumentati, rispettivamente del 19% e del 46%, con un evidente sbilanciamento verso i prelievi. Il tasso di utilizzo è infatti passato da circa il 60% dell'incremento nel 1990 all'81% del 2020, con i tassi più elevati osservati nell'Europa settentrionale e centro-occidentale. Svezia, Finlandia, Germania, Francia e Polonia rappresentano, insieme, circa il 50% della produzione totale.
Nell’Europa sud-occidentale, in cui è compresa l’Italia, il tasso di prelievo è il più basso del Vecchio Continente, fermandosi al 38,4% dell’incremento.
Per quanto riguarda gli indicatori di naturalità e conservazione, dal rapporto si evince che in Europa le aree forestali protette sono estese per 50,4 milioni di ettari (26,4% della superficie forestale). Circa il 16,9% delle foreste europee (32,2 milioni di ettari) è protetto con l'obiettivo primario della conservazione della biodiversità (con regimi che vanno dalla protezione rigorosa alla conservazione gestita attivamente), mentre il 9,5% circa (18,1 milioni di ettari) è protetto per la conservazione del paesaggio e/o la tutela di elementi naturali specifici. Negli ultimi cinque anni, l'aumento annuo è stato di circa 183.000 ettari.
Negli ultimi 20 anni la quantità di legno morto appare aumentata in tutte le regioni europee, raggiungendo, nel 2020, la media di 14 m³/ha. Tra i fattori che hanno contribuito a questo fenomeno ci sono sia le perturbazioni più frequenti, derivanti dai cambiamenti climatici, sia pratiche di gestione forestale più orientate alla natura.
L'indice sulla presenza degli uccelli forestali (Common Forest Bird Index) è rimasto relativamente stabile nel lungo periodo. Dal 1980 il Common Forest Bird Index risulta complessivamente inferiore dell'8%, ma è aumentato moderatamente dal 2020 ad oggi, del 3%.
Nel Rapporto non mancano ovviamente dati sulla produzione e il valore economico connesso alla gestione delle foreste. Molti dati, anche in questo caso, sono fermi al 2020.
Nel 2020, il valore aggiunto lordo del settore forestale in Europa ha contribuito per circa lo 0,83% al PIL, con una crescita però inferiore alla media delle economie europee.
Il rapporto stima che nel 2020, in Europa, il settore forestale (selvicoltura, lavorazione del legno e industria della carta) contava oltre 2,4 milioni di addetti: 25% in meno del 2000, a causa di vari fattori, tra cui la meccanizzazione e la digitalizzazione dei processi.
L'Europa rimane un esportatore netto di prodotti primari di legno e carta. Nel 2020, il surplus commerciale europeo si è attestato a 64,2 milioni di metri cubi equivalenti di legname tondo. Sebbene il volume delle esportazioni sia raddoppiato tra il 1990 e il 2005, è rimasto stagnante tra il 2015 e il 2020.
Per quanto riguarda la produzione di energia dal legno, dal 2020 non si sono registrate variazioni significative. Le biomasse legnose come fonte di energia rinnovabile rappresentano circa il 6% del consumo energetico totale.
Il rapporto, di circa 230 pagine complessive, è difficilmente sintetizzabile in un breve articolo come questo: il consiglio è quindi di leggere interamente i capitoli e gli indicatori di interesse per poi approfondire i dati dei singoli Paesi all’interno di un allegato in cui sono elencate tutte le tabelle di base. Nella pubblicazione, infatti, i dati sono raramente suddivisi per singolo Paese, ma vengono aggregati per macroaree (North Europe, Central-East Europe, Central-West Europe, South-East Europe, South-West Europe). L’Italia, insieme a Spagna e Portogallo, fa parte dell’Europa sud-occidentale.
Oltre a quelli brevemente esposti sono estremamente interessanti anche i dati relativi ai disturbi (in aumento a causa del cambiamento climatico), all'economia dei prodotti non legnosi, alla fruizione turistico-ricreativa, allo stoccaggio di carbonio, alle politiche e alla governance.
Nonostante alcuni dati incompleti o fermi al 2020, il SoEF rappresenta uno dei pochi strumenti disponibili in grado di offrirci un’ampia panoramica sulle condizioni, la gestione e l'utilizzo delle risorse forestali in tutta Europa, permettendoci così di contestualizzare meglio i dati italiani e mediterranei. Si tratta di uno strumento prezioso, che ci mostra anche l’importanza della collaborazione e della condivisione di dati tra Paesi in un contesto internazionale che sembra spingere, purtroppo, a una sempre maggiore chiusura tra i confini nazionali.
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