di Luca Musio
Nel giugno 2025, Compagnia delle Foreste ha partecipato a due eventi rilevanti sugli incendi boschivi: la prima Fire Hub Plenary, organizzata dalla FAO a Roma, e il convegno “Nuovi regimi di incendi boschivi: cause e conseguenze” all’Accademia dei Georgofili di Firenze.
La Fire Hub Plenary 2025 ha visto la partecipazione di oltre 450 esperti ed esperte da tutto il “mondo degli incendi”, con l'obiettivo di migliorare la gestione integrata degli incendi (Integrated Fire Management). Lo stesso tema è stato affrontato anche al convegno di Firenze, dove rappresentanti del mondo accademico e operativo italiano si sono concentrati sul contesto europeo e nazionale e sugli incendi di interfaccia urbano-foresta (Wildland-Urban Interface, WUI).
Ma cosa significa esattamente gestione integrata? E perché è fondamentale? Entrambi gli eventi hanno dato risposte approfondite, mettendo in luce la complessità del fenomeno e la necessità di un approccio sistemico.

Foto finale della Fire Hub Plenary (© FAO/Roberto Cenciarelli).
Le analisi emerse dai due eventi mostrano un quadro critico: gli incendi estremi sono in aumento, un po’ ovunque a livello globale. Si tratta di eventi intensi e distruttivi, difficili da contenere, spesso estinti solo a costo di ingenti danni ambientali, sociali ed economici.
Nel 2024, sono bruciati oltre 3,2 milioni di ettari di foreste pluviali tropicali (ne parliamo anche nella puntata #07 di Pillole forestali dal mondo). In Canada, nel 2023, le fiamme hanno percorso 18,5 milioni di ettari, ben più della metà dell’Italia. In Europa, si stimano circa 350.000 ettari bruciati ogni anno, di cui molti in zone di interfaccia. Anche in Italia, l'incendio di Massarosa (Toscana) nel 2022 e i 107.000 ettari bruciati nel 2023 dimostrano la crescente imprevedibilità del fenomeno incendi.
Le cause sono molteplici e in combinazione tra loro: incendi di origine antropica (accidentali o dolosi), abbandono delle aree rurali (critico in Europa e Italia), espansione delle aree di interfaccia, deforestazione (soprattutto per agricoltura, nei Paesi tropicali) e gli effetti del cambiamento climatico (aumento di ondate di calore, siccità prolungate, precipitazioni imprevedibili). Tali fattori aumentano la vulnerabilità degli ecosistemi forestali e dei paesaggi di cui essi fanno parte, rendendo nel complesso il territorio più infiammabile.
La soluzione a questa situazione “scottante”, secondo gli esperti, è una gestione integrata degli incendi che copra tutte le fasi: prevenzione e preparazione (pre-incendio), lotta attiva (risposta) e ricostituzione post-incendio. Questo approccio implica pianificazione strategica, educazione della comunità e gestione forestale attiva, riducendo l’infiammabilità attraverso interventi mirati sulla vegetazione.

Schema illustrativo delle fasi della gestione integrata degli incendi boschivi (Corte dei conti europea).
Un altro tema emerso è la carenza di una comunicazione sistematica e di insieme - problema purtroppo ricorrente riguardo alla gestione del rischio e in generale applicabile a vari aspetti della gestione forestale. Fuori dai contesti tecnici, gli incendi sono spesso visti solo come un’emergenza da affrontare quando già è troppo tardi. La copertura mediatica tende a concentrarsi sulle fasi di lotta attiva e sui danni post-incendio, lasciando in ombra prevenzione e preparazione. Una narrativa più equilibrata dovrebbe evidenziare l’importanza di queste due componenti del governo degli incendi, che sono cruciali per ridurre i danni.
Senza sminuire l'importanza della lotta attiva, imprescindibile ma parte di un sistema più articolato, la mitigazione degli incendi futuri richiede una strategia che prepari i paesaggi a essere resistenti e resilienti agli incendi, evitando conseguenze sempre più ingestibili e critiche.

Incendio estremo fuori controllo, nelle foreste boreali canadesi (Marc-Andre Leclerc).
La gestione integrata si fonda sulla collaborazione e sulla prevenzione. Come confermato dal sondaggio finale della Fire Hub Plenary, i concetti di "collaborazione" e "prevenzione" sono stati visti come i più calzanti e prioritari.
Collaborazione tra governi, agenzie operative e altre istituzioni, tra politica e scienza, tra chi usa il fuoco da millenni come strumento di gestione del territorio – è il caso di numerose Comunità Indigene, alcune delle quali rappresentate a Roma – e chi di quel fuoco cerca di capire meglio il ruolo ecologico e il comportamento sempre più imprevedibile. Un esempio virtuoso è il progetto FIRE-ADAPT, che si concluderà proprio in Italia nel 2026.
Prevenzione per preparare il territorio all’emergenza e aumentarne autoresistenza e resilienza (al riguardo consigliamo la visione del documentario Fire Smart Stories). Da qui la necessità di intervenire sul combustibile (vegetazione), nel quadro di una gestione forestale sostenibile e pianificata che adotti tecniche di selvicoltura preventiva come viali tagliafuoco, tagli a scelta colturale, fuoco prescritto, decespugliamento. Come suggerisce Luca Tonarelli, esperto in gestione integrata presso D.R.E.Am. Italia, ciò consente di “non subire gli eventi, bensì di influenzarli per essere parte della soluzione e non del problema”. Inoltre, la valorizzazione del legno conseguente a una gestione preventiva può essere un’opportunità per ridurre l'infiammabilità e allo stesso tempo stimolare il mercato della bioeconomia locale, concetto sostenuto con forza dal Presidente del Forum Forestale delle Nazioni Unite, Ismail Belen, e riscontrabile nel caso del progetto piemontese PREFEU.

Parole chiave, dalla Fire Hub Plenary, per definire la gestione integrata degli incendi boschivi (Rachel Carmenta).
Politicamente, è necessario sviluppare quadri normativi che incentivino la pianificazione strategica, come la legge nº 14.944/2024 in Brasile, che promuove in modo esplicito l’uso ecologico e preventivo del fuoco. Paesi come India, Canada e Portogallo stanno già investendo ingenti risorse in pianificazione e prevenzione antincendio - oltre 640 milioni di euro in Portogallo nel 2024, di cui più della metà in prevenzione.
In Italia, i Piani Specifici di Prevenzione (PSP) adottati in Toscana dal 2018 sono un esempio di come analizzare il rischio incendi per intervenire in modo prioritario, ottimizzato e concreto con prevenzione strutturale in punti strategici di gestione. Questi approcci stanno influenzando altre regioni, come la Lombardia (Piani Locali di Prevenzione AIB) e il Piemonte (Piani di Prevenzione AIB Territoriali, collegati alla pianificazione PFIT, in fase di approvazione).
Per essere efficace, la gestione integrata deve basarsi su solidi dati scientifici. Sistemi informativi (Fire Information for Resource Management System della NASA, il Global Wildfire Information System, EFFIS), database di incendi (es., MapBiomas per la regione amazzonica), remote sensing e sistemi satellitari pensati ad hoc per gli incendi (è da poco in orbita il primo satellite della costellazione FireSat), modelli di supporto alla decisione (FlamMap, WFDS) sono essenziali per raccogliere e analizzare informazioni accurate e tempestive. Inoltre, l’intelligenza artificiale sta diventando cruciale nella gestione dei dati e nell’ottimizzazione di processi in vari ambiti della gestione integrata, come nella previsione, nella mappatura dei combustibili e nel rilevamento precoce degli incendi.
Governare gli incendi significa dunque adottare una visione d’insieme che includa prevenzione, preparazione, risposta e ricostituzione. Investire nella prevenzione è una priorità dei nostri tempi e tale azione, oltre a impedire o mitigare potenziali danni a persone, beni ed ecosistemi, offre anche una buona occasione per una gestione forestale sostenibile e presente sul territorio.
Un segnale positivo arriva dal G7, che il 17 giugno 2025, ha emesso la Carta di Kananaskis sugli Incendi Boschivi, dichiarazione in cui i leader, nonostante non citino mai il cambiamento climatico (unica nota stonata), si dicono preoccupati della situazione di “incendi boschivi senza precedenti in ogni continente coperto da foreste nell'ultimo decennio” e auspicano azioni e misure (tra cui la gestione forestale sostenibile) riguardanti tutti i punti della gestione integrata, promettendo di impegnarsi “a rafforzare la cooperazione globale per prevenire, combattere e riprenderci dagli incendi boschivi.
Se questo impegno sarà mantenuto, potrà segnare un cambiamento significativo, ma solo se si riuscirà a mantenere l’immagine complessiva della gestione integrata. Per tradursi in azioni concrete e coordinate, è essenziale che questa visione venga comunicata in modo chiaro e coerente da tutti i soggetti coinvolti. La corretta divulgazione della gestione integrata deve coinvolgere non solo gli esperti del settore, ma anche le istituzioni pubbliche, i media e le comunità locali.
Ad esempio, le autorità locali e regionali potrebbero promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione per la popolazione, evidenziando l'importanza della prevenzione e della preparazione del territorio. I gestori forestali potrebbero utilizzare social media o altri strumenti per informare la cittadinanza sulle motivazioni e sui potenziali effetti positivi degli interventi preventivi da realizzare. I media, dal canto loro, dovrebbero adottare una narrazione meno sensazionalistica, concentrandosi maggiormente sugli aspetti preventivi e di pianificazione, piuttosto che limitarsi a riportare solo gli aspetti drammatici degli incendi. Infine, le comunità scientifiche devono assumere un ruolo attivo nel comunicare in modo chiaro e accessibile ai vari portatori di interesse i risultati più significativi della ricerca, contribuendo così a una comprensione condivisa e informata del problema.
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