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Gestione forestale

Dall’albero di Robin Hood un monito anche per noi

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Dall’albero di Robin Hood un monito anche per noi
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di Paolo Mori

So bene che quella dell’abbattimento dell’acero montano del Sycamore Gap è una notizia che ha fatto il giro del mondo. Anche in Italia ne hanno parlato molti media generalisti, colpiti dall’assurdità e dalla risonanza simbolica del gesto. Ricorderò quindi solo sommariamente i fatti, ma voglio cogliere l’occasione per una riflessione più ampia su come gesti apparentemente inspiegabili talvolta possano essere evitati.

Il 27 settembre 2023, in una notte tempestosa, due uomini hanno caricato una motosega nel bagagliaio della loro Range Rover, parcheggiato non lontano dal Vallo di Adriano e hanno camminato per 20 minuti verso uno degli alberi più iconici del Regno Unito: l’acero montano di Sycamore Gap. Lo hanno abbattuto, senza alcuna ragione apparente, senza trarne profitto, senza nessun senso o rivendicazione. L’unico futile e personalissimo motivo è stato pensare di farsi una reputazione postando su un social il video dell’abbattimento, senza rendersi minimamente conto della gravità del gesto che stavano compiendo. Un gesto così superficiale e controproducente da evocare all’istante le leggi fondamentali della stupidità umana formulate da Carlo M. Cipolla.

Per chi non le conoscesse, queste leggi descrivono la stupidità come una forza oscura ma molto reale: lo stupido è colui che causa un danno agli altri senza ottenere alcun vantaggio per sé stesso. I più stupidi, quelli da record come nel caso del Sycamore Gap, finiscono anche per danneggiare anche sé stessi. Qualcuno ha mai incarnato meglio questa definizione di Daniel Graham e Adam Carruthers, i due condannati per il crimine? 

 Sycamore Gap C

Un gesto stupido, premeditato e irreversibile

Il giudice della Crown Court di Newcastle ha parlato di una “missione insensata”, ben pianificata: l’albero è stato abbattuto con tagli precisi da persone che sapevano cosa stavano facendo, pur non essendo professionisti del settore forestale. Questo rende il gesto non solo criminale, ma anche profondamente e inconfutabilmente stupido. Per questo atto, sono stati condannati a 4 anni e 3 mesi di carcere pochi giorni fa.

L’albero, piantato nella seconda metà dell’Ottocento da John Clayton, precedente proprietario dell’area, aveva circa 150 anni. Non era una specie autoctona, poiché l’acero montano (Acer pseudoplatanus) non appartiene alla flora originaria del Northumberland né della Gran Bretagna, ma era diventato parte dell’identità collettiva: simbolo di paesaggio, spiritualità, memoria. Apparso nel film Robin Hood – Principe dei ladri, era conosciuto internazionalmente come “l’albero di Robin Hood”. Era molto visitato anche per questo, tanto che aveva ben 3 parcheggi a pagamento a distanze comprese tra 1,5 e 3,5 km di distanza.

 

La stupidità assoluta non si può fermare, ma forse si può lavorare su quella temporanea

Come ricordava Cipolla, contro la stupidità vera non c’è prevenzione possibile. Ma egli distingueva anche un’altra forma, più sottile e forse recuperabile: quella temporanea. Ovvero, momenti in cui anche persone normalmente razionali compiono gesti insensati, irrazionali, distruttivi.

È su questa categoria che possiamo (e dobbiamo) agire: educando alla sensibilità ambientale, valorizzando il patrimonio arboreo, rafforzando la consapevolezza del legame tra alberi, storia e identità culturale. Perché il rischio di un gesto stupido, e per fortuna molto raro, come l’abbattimento del Sycamore Gap in futuro potrebbe essere ridotto se ci fosse più cultura e meno superficialità.

 

 Sycamore Gap B

La rinascita: tra speranza e memoria

Un nuovo albero verrà piantato, a partire dai semi dell’albero originale o da polloni spuntati dalla ceppaia, anche se questi ultimi potrebbero rivelarsi troppo deboli, data l’età avanzata della pianta madre. Ma ci vorranno almeno 150 anni perché il nuovo acero possa restituire l’impatto visivo e simbolico dell’originale.

Nel frattempo, una parte del legno verrà trasformata in oggetti commemorativi. Un gesto simile a quanto accaduto in Italia con l’Avez del PríncepAvez del Príncep, abbattuto da una tempesta in Val di Sole nel 2017 e poi parzialmente trasformato in strumenti musicali. Anche in questo caso britannico l’obiettivo sarà dare continuità alla memoria attraverso l’arte e la cultura.

 

La lezione del Sycamore Gap

Se la realizzazione di manufatti con il legno dell’acero abbattuto potrà contribuire a mantenerne viva la memoria e se il lavoro attento dei tecnici forestali e dei paesaggisti permetterà un giorno di avere un nuovo acero montano nello stesso punto esatto, ciò che resta aperto è un interrogativo cruciale per chi si occupa della gestione degli alberi: come ridurre il rischio che in futuro possano verificarsi fenomeni simili? Come tutelare altri alberi, o gruppi di alberi, che hanno un forte valore emotivo, storico e culturale per le persone?

La storia del Sycamore Gap non è solo “cronaca nera naturalistica”: è un monito. Ci ricorda che alcuni alberi non sono semplicemente esseri viventi, ma punti di riferimento identitari e collettivi. Alberi come quello abbattuto lungo il Vallo di Adriano sono radicati non solo nel suolo ma anche nella memoria delle comunità. La loro perdita è una ferita culturale, difficile da rimarginare.

È necessario quindi andare oltre l’indignazione e farsi domande operative che riguardano anche noi in Italia: quali strumenti abbiamo oggi per riconoscere questi alberi e proteggerli? È sufficiente inserire un albero importante in un elenco di piante protette o si può fare di più? Come possiamo anticipare i rischi legati a vandalismi, incuria o ignoranza?

Per giocare d’anticipo, e nella speranza di non incontrare mai la stupidità assoluta, si potrebbe pensare a rendere realmente attuabile un approccio più integrato alla gestione degli alberi di valore, che preveda monitoraggio, valorizzazione, coinvolgimento delle comunità locali e forme di protezione dedicate. È una questione di risorse finanziarie, ma anche di cultura e di pressione sociale sui decisori politici.

Come forestali  e come cittadini dobbiamo dare un contributo concreto affinché episodi come quello del Sycamore Gap, se non del tutto evitati possano almeno essere limitati. Possiamo farlo collaborando con chi si occupa di educazione ambientale, nelle scuole, ma anche nei territori con gli adulti. È un compito che ci chiama in causa direttamente, sia come tecnici pubblici che come operatori privati. Solo così costruiremo una consapevolezza diffusa del valore culturale, storico e paesaggistico degli alberi storici e di quelli monumentali.

Perché contro la stupidità cronica non c’è cura. Ma contro l’ignoranza occasionale, sì.

Un commento

  • La galera non basta per questi criminali. Ci vorrebbe una punizione da contrappasso dantesco: fargli piantare alberi per tutto il tempo della pena.

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