di Luigi Torreggiani
In Valcanale (UD) sta andando in scena "uno scontro tra due modelli antitetici di gestione forestale", come hanno scritto alcuni, oppure la sempre più evidente difficoltà, in una società estremamente polarizzata, di mettersi attorno a un tavolo e ricercare un equilibrio possibile?
Ha fatto notizia, nelle scorse settimane, la forte protesta dei cittadini della Valcanale (tre sono i Comuni coinvolti: Tarvisio, Malborghetto Valbruna e Pontebba) rispetto ad una situazione che da anni li vedrebbe privati, o fortemente limitati, nel godimento di un diritto storico legato alla Foresta di Tarvisio: quello di legnatico. Si tratta di uno dei più antichi "diritti di servitù" che da secoli rappresenta un elemento economico, sociale e culturale di grande importanza per la comunità locale. Un diritto che interessa annualmente migliaia di metri cubi di legna da ardere e legname da opera e che negli ultimi anni, secondo cittadini, consorzi e "Vicinìe" della zona, sarebbe fortemente limitato dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Tarvisio, che gestisce i quasi 24.000 ettari della proprietà del "Fondo Edifici di Culto", un ente pubblico che fa capo al Ministero dell’Interno e che mira a tutelare e valorizzare il patrimonio storico-religioso dello Stato.

L’insolita amministrazione di questo bene deriva dalla sua peculiarità storica, che vede nel 1007 l’imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico II, concedere questa grande proprietà al Vescovo di Bamberga (Baviera). Nel 1759 il territorio viene acquistato dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria e gestito dall’amministrazione forestale austriaca fino al 1919, quando, dopo la Prima guerra mondiale e il Trattato di Saint-Germain, la stessa passa al Demanio dello Stato italiano, diventando infine parte del "Fondo Edifici di Culto", un ente introdotto nel 1985 con la revisione dei Patti Lateranensi. Dal 1923 la Foresta è gestita dall’allora Milizia Forestale, poi Corpo Forestale dello Stato, sciolto dalla Riforma Madia nel 2017 per essere incorporato nell’Arma dei Carabinieri. È dalla prima metà dell’800 che prendono forma le "servitù": diritti di godimento di una quota dei beni provenienti dal territorio da parte della popolazione locale, in particolare pascolo e, appunto, legnatico.
"La legna che utilizziamo per accendere il fuoco nelle nostre case siamo costretti a comprarla da fuori, quando in precedenza ce la procuravamo dietro casa", hanno spiegato i cittadini agli organi di stampa. Ma il problema non riguarda solo il legnatico: gli aventi diritto lamentano anche la mancanza di manutenzione complessiva delle infrastrutture legate alla gestione, come la viabilità forestale, e la difficoltà ad instaurare un dialogo costruttivo con il gestore della foresta.
Dall’altro lato della barricata, come si evince da un articolo di Linda Maggiori su Pressenza (che prende nettamente le difese dell’operato dei Carabinieri Forestali), ci sarebbe il tentativo, da parte del Reparto di Tarvisio, di limitare le distorsioni di questo storico diritto, che in alcuni casi rischierebbe di scivolare nel profitto derivante dalla vendita del legname anche oltre all’utilizzo familiare. Inoltre, ad essere evidenziata in questo articolo, è la volontà, da parte dei responsabili della foresta, di una gestione fortemente conservativa, atta ad incrementare la biodiversità limitando l’impatto delle attività umane.
Nel mezzo di questo conflitto ci sono insomma secolari questioni giuridiche, differenti visioni attorno all’utilizzo di un bene pubblico e c’è anche l’attuale normativa forestale, la quale regola la gestione responsabile di un patrimonio boschivo che, comunque, è da decenni in costante aumento. Ma nei meandri di questa vicenda occorre mettere in luce un grande rimosso, di cui nessuno ha ancora scritto da quando il "caso" è diventato di dominio pubblico: la carenza di pianificazione forestale.

La Foresta di Tarvisio vanta un’eccellente storia di pianificazione forestale, che parte dal periodo austroungarico e coinvolge nomi assai rilevanti delle scienze forestali italiane. Una tradizione purtroppo interrotta negli ultimi decenni: al momento, infatti, solo tre piani di gestione (sui 12 che coprono l’intera superficie della Foresta) risultano vigenti e approvati dall’organo competente, cioè la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Eppure, questa è tra le Regioni d’Italia col più alto tasso di pianificazione e di certificazione forestale. La Foresta di Tarvisio, con la sua così ampia superficie, rappresenta quindi un caso raro nel contesto territoriale, anche rispetto alle confinanti foreste austriache e slovene, caratterizzate proprio da un’ampia e diffusa pianificazione.
Ma perché sarebbe così importante parlare di pianificazione in connessione a questa e ad altre vicende simili?
Perché è proprio tra gli studi, i numeri e i ragionamenti contenuti nei piani che potrebbe trovarsi la soluzione tecnica a questi conflitti. Su quasi 24.000 ettari di boschi, volendolo, è indubbiamente possibile tenere insieme aree a conservazione molto spinta (comprese riserve integrali dove le attività umane sono addirittura interdette) e aree più produttive, dove garantire il diritto di legnatico e la produzione legnosa, passando anche per zone dove la foresta viene gestita al fine di valorizzare altre funzioni, come quella turistico-ricreativa o protettiva.
Lavorare, dati alla mano, alla pianificazione, e farlo con un approccio il più possibile partecipativo, includendo quindi nel processo decisionale tutti i portatori d’interesse, dovrebbe essere la strada maestra da percorrere per superare conflitti di questo genere, in Valcanale come in tante altre aree forestali d’Italia.
Le foreste rappresentano un patrimonio ambientale di enorme valore, questo è indubbio. Ma sono anche un elemento cruciale per l’economia locale, grazie al loro valore paesaggistico, turistico-ricreativo e anche in quanto fonti di materia prima ed energia rinnovabile, la cui alternativa sarebbe legno proveniente da altre parti d’Europa e del mondo o, peggio, sostituti di fonte fossile decisamente meno sostenibili, più energivori e non rinnovabili. Il caso della Foresta di Tarvisio ci parla quindi della necessaria tutela della biodiversità, ma ci racconta anche della forza di un legame millenario: quello tra risorse locali e comunità. Si tratta di un aspetto storico e culturale di enorme valore che ha camminato in parallelo alla tutela della foresta e che, proprio per questo, dovrebbe essere compreso, guidato, regolamentato, anche discusso, ma comunque rispettato e conservato nella sua peculiarità.
Proprio per mantenere questo insieme di valenze, e per trasformare le foreste da terreno di scontro a luogo di incontro e dialogo, occorrerebbe ripartire da una pianificazione partecipata, che sia da viatico ad una gestione il più possibile condivisa tra istituzioni e popolazione locale: una grande foresta pubblica come quella di Tarvisio, gestita da un’importante istituzione come quella dei Carabinieri Forestali, potrebbe, forse dovrebbe, dare l’esempio.
Foto di copertina: Johann Jaritz - Wikimedia Commons
Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con L'Altramontagna
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