La norma ISO 17225-5:2021 definisce che la legna con contenuto idrico inferiore al 10% non può essere classificata per l’eccessiva emissione di sostanze inquinanti al momento della combustione in stufe e caldaie domestiche. La soglia di classificazione, però, pone delle criticità in fase di commercializzazione (specialmente nel trasporto marittimo) e di stagionatura naturale soprattutto in ambiente mediterraneo. Nel primo caso la riduzione artificiale sotto il 10% consente di salvaguardare ulteriormente il materiale legnoso dall’attacco di funghi/carie mentre, nel secondo, il ridotto contenuto idrico è una diretta conseguenza del periodo di essicazione in ambienti caldi e ventosi.
In entrambi casi però il materiale non sarebbe classificabile dagli operatori coinvolti, rendendo impossibile l’ottenimento di certificazioni (Biomassplus® e ENplus®) e impedendo, di conseguenza, di adempiere ai requisiti normativi per accedere a incentivi sia a livello regionale che nazionale.
Tuttavia, prove tecnico-scientifiche dimostrano che i livelli critici di emissioni in atmosfera si verificano ben al di sotto del 10% di contenuto idrico e le emissioni rilevate all’8% corrispondono sostanzialmente a quelle del 20%. Dunque, un contenuto idrico pari all’8% garantirebbe le stesse prestazioni di livelli di umidità più elevati.
Per evitare che rilevanti quantità di legna da ardere di buona qualità non possano essere classificate e certificate, il limite minimo di contenuto idrico stabilito dalla norma ISO 17225-5 dovrebbe essere riconsiderato e modificato, portandolo dal 10% all’8%.
AIEL ha così inoltrato una proposta formale alla ISO di abbassare tale limite inferiore dal 10 all’8% mediante un emendamento o revisione minore della norma.
Aggiornemnti tempestivi saranno comunicati agli aderenti al Gruppo Biomasse di AIEL.
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