Questo è il racconto epico della nascita del primo rimorchio trazionato in Italia. Una breve storia che, per come è esposta, ci fa immaginare anche qualcosa del suo narratore, il professor Giovanni Hippoliti, decano di tutti i meccanizzatori forestali italiani. Leggendo pare di vederlo, ancora curioso di scoprire nuove notizie sulla meccanizzazione, seduto sulla sua sedia come quando lo ha intervistato Mario Cerato, narrare con generosità la propria esperienza (https://www.youtube.com/watch?v=41itlVtRCXU&t=13s ).
Chi non è appassionato di meccanizzazione forestale o non ne comprende l’indispensabile necessità per qualsiasi intervento in bosco, anche solo per la conservazione di habitat, non sarà in grado di apprezzarlo. Per tutti gli altri sarà un prezioso racconto per capire quanto il caso, la passione, l’ingegno e un po’ di fortuna, talvolta convergano verso un’invenzione che a distanza di anni è divenuta patrimonio comune di chi lavora in montagna, in bosco o con carichi pesanti in strade ripide.
di Giovanni Hippoliti
Quando ho cominciato a lavorare, nei primi anni ’60 del secolo scorso, ho scoperto che i rimorchi trazionati erano sconosciuti in tutta Italia, esclusi il Trentino e l’Alto Adige. Successivamente ho notato che anche all’estero erano poco conosciuti, almeno nei Paesi dell’arco alpino. Sulle riviste straniere che ho consultato erano citate trasmissioni idrostatiche, per i forwarder, ma non meccaniche. Io me ne ricordavo già dalla metà degli anni ’50, da studente avevo visto rimorchi agricoli trazionati alla Fiera di Bolzano. Così mi è venuto il sospetto che la trasmissione alle ruote del rimorchio sia stata inventata in Trentino.
La signora Raffaella Campese, vedova di Piero, morto nella nebbia in un incidente sull’autostrada nel dicembre 1970, mi ha mostrato delle fotografie impressionanti di trattori e rimorchi, risalenti al 1950.
Ho cercato sulla rivista Macchine e Motori Agricoli notizie su quando sono apparsi rimorchi a ruote motrici e trattrici con presa di potenza (p.d.p.) sincronizzata con le ruote, necessaria per l’azionamento dei rimorchi. Di questa rivista ho consultato le annate dall’inizio (1943) al 1962, poi mi sono fermato perché dopo le macchine me le ricordo di persona.
È la prima descrizione competente e completa della questione.
In sintesi, sulla rivista Macchine e Motori Agricoli di p.d.p. di trattrici agricole ci sono notizie dal 1948, di quelle sincronizzate con il moto delle ruote dal 1955. Il primo scritto di “rimorchi ad asse motore” è un abstract del 1954, poi un altro nel 1955, ambedue di scritti tedeschi e poco chiari. Nel 1956 Piazza cita ricerche e costruzioni svedesi, tedesche e austriache, anche italiane: Crimia, Meroni, Troyer, Gatto, ma senza esplicitare particolari tecnici. Soltanto nel 1958 M.F. Habarta (Ceco) descrive in modo completo e tecnicamente esauriente il rimorchio a r.m.
Il trattore ERON è citato dal 1950, dal 1953 anche con “argano” e “carro agricolo”, ma senza spiegare come il moto venga trasmesso alle ruote del rimorchio.
Sembra che almeno fino al 1960 i rimorchi in genere, e quelli trazionati in particolare, siano stati poco considerati da studiosi e tecnici italiani. I trattori interessavano per arare, non per trasportare!
Nel 1949 Virginio Campese, con il figlio Piero, va alla Fiera di Milano: hanno intenzione di acquistare un trattore.
Virginio Campese, di Valenza Po, nel 1930 si trasferisce a Cardano (BZ) con la famiglia. Aveva avuto a che dire con esponenti fascisti di Valenza e cercava un ambiente tranquillo: allo sbocco della val d’Ega nessuno parlava italiano e il fascio era sconosciuto. Affitta una piccola segheria e si mette a fabbricare imballaggi: cassette per le mele. Ma il torrente Ega nel 1935 travolge segheria e abitazione. Con l’aiuto dei contadini locali ricostruisce l’azienda, ma nel 1943 i bombardamenti americani lo scacciano. Trasferisce a Ponte Gardena la lavorazione delle cassette, mentre il figlio Piero, classe 1927, studia a Bolzano all’ITI, per perito tecnico meccanico. Nel 1944, a 17 anni, Piero viene precettato dai tedeschi e spedito in Polonia, da dove riesce a tornare alla fine della guerra. Nel 1949 lavora in segheria con il padre a Ponte Gardena. La produzione di cassette per mele era abbastanza redditizia, anche perché Virginio Campese era in buoni rapporti con i contadini della zona e acquistava direttamente da loro il legname che lavorava. Ma i costi del trasporto crescevano e il Campese decise di acquistare un mezzo adatto a trasporti sulle strade della valle Isarco. A questo scopo va alla fiera di Milano con il figlio Piero. Nel remoto 1949 era difficile reperire notizie di mezzi meccanici efficienti nelle valli alpine.
Fra i pochi trattori esposti alla fiera di Milano i Campese ritengono che l’ERON sia l’unico adatto allo scopo: le compatte dimensioni e la trazione integrale ne consentono (sperano!) l’impiego sulle strette e ripide carrarecce della valle dell’Isarco.
Nel 1945, ancora prima della fine della guerra, l’ing. Aldo Meroni progetta un trattore per l’agricoltura di collina e ne realizza il prototipo nell’industria familiare a Torino. Nel 1948 entra in produzione l’ERON (dal cognome del progettista, tolta la prima e l’ultima lettera). Caratteristiche: struttura in acciaio (non ghisa), 4 ruote motrici 7.50 x 16 isodiametriche, dimensioni: m 1,2 x 1,9 x 1,25 h, pesa 800 kg; monta un motore Diesel Condor monocilindrico raffreddato ad aria, 832 cm3, potenza 12 CV a 1850 giri minuto. Viene presentato nel 1949 alla Fiera a Milano.
Nel 1953 è in produzione l’ERON D 18, con motore potenziato a 1185 cm3 da 17,5 CV. Nel 1959 viene presentato l’ERON D 25, monta un bicilindrico VM da 24 CV. Con modifiche e aggiornamenti, ma mantenendo l’impostazione del trattore, ci sono state 12 versioni del mezzo, fino al 1968, quando la produzione è stata delocalizzata a Potenza, dove dopo 4 anni è cessata.
In Fiera i Campese incontrano il progettista e costruttore del trattore, si apprezzano vicendevolmente e l’ing. Meroni offre loro la rappresentanza del trattore per la loro Regione, che accettano sull’istante. A Ponte Gardena chiudono la segheria e Piero sostituisce le ruote di un carro agricolo con il ponte differenziale di un autoveicolo demolito, e collega la p.d.p. ricavata all’uscita del cambio del trattore con un albero cardanico al differenziale del rimorchio, rapportando adeguatamente la trasmissione (Foto 1).

Foto 1 - Nel cestone di vimini del carro trasportano ghiaia per la costruzione di un acquedotto: la cosa funziona!
Attrezzata un’officina Piero costruisce un rimorchio, con il quale trasporta su mulattiere le grandi sezioni delle condotte forzate per la centrale idroelettrica di Ponte Gardena, in costruzione nel 1950 (foto 2).

Foto 2 - Sezioni di grandi condotte trasportate su rimorchio di trattore realizzato da Piero Campese su mulattiere (Ponte Gardena, 1950).
La notizia di questa impresa si diffonde. E gli affari della ditta prosperano: costruiscono rimorchi su misura per il loro trattore (Foto 3). Nel 1956 i Campese trasferiscono l’azienda a Mezzocorona, nel 1966 a S. Michele in provincia di Trento: costruiscono rimorchi e commercializzano i trattori ERON, con motori VM da 24 CV e poi anche tricilindrici da 36 CV.

Foto 3 - Trasporto tronchi con con trattore con rimorchio trazionato.
Dalla metà degli anni ’50 i rimorchi trazionati si diffondono in Trentino ed in alto Adige e altri artigiani, oltre ai Campese, ne iniziano la produzione in val d’Adige e in val di Non, impiegando assali di recupero di veicoli demoliti (apprezzati quelli dei gipponi Morris). Inizia la concorrenza per i Campese, che non avevano brevettato l’invenzione.
Credo di poter affermare che il rimorchio trazionato, in Italia, abbia avuto concretamente origine a Ponte Gardena ad opera di Piero Campese. Grazie anche all’efficienza degli insegnanti dell’ITI di Bolzano, degli anni 1943-44, che gli avevano spiegato benissimo i rapporti di trasmissione meccanica.
Autore:
Giovanni Hippoliti - già docente di meccanizzazione forestale presso l’Università degli Studi di Firenze
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