di Luisa Ghelardini e Paolo Capretti
I funghi del genere Heterobasidion, agenti di marciume radicale, sono fra i più studiati in ambito forestale per i gravi danni economici che causano. La scoperta in Italia, nelle pinete costiere del Lazio, di una specie aggressiva di origine americana fa temere per la stabilità dei popolamenti forestali e la salvaguardia del paesaggio.
Heterobasidion irregulare Otrosina et Garbelotto (Basidiomycota, Russulales), gruppo intersterile “P” di Heterobasidion annosum sensu lato, è un patogeno radicale che attacca le conifere, causando gravi danni specialmente nelle piantagioni pure artificiali. La sua presenza in Europa è, per il momento, circoscritta alle sole pinete litoranee laziali, dove si ritiene sia stato introdotto accidentalmente dalle truppe alleate durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui il fungo è diventato progressivamente più frequente e abbondante (Garbelotto et al. 2022), pur rimanendo finora confinato grazie al relativo isolamento di queste pinete. Heterobasidion irregulare, che si può ibridare con il ceppo europeo e lo supera per capacità di sporulazione e diffusione, è una specie invasiva, capace di sostituire la specie locale. Si teme quindi che H. irregulare possa colonizzare altre aree d'Italia e d'Europa, in cui H. annosum è più abbondante che in Italia centrale. Per questo la EPPO ne ha raccomandato la regolamentazione (inserendolo nella lista A2) e ha stilato procedure ufficiali di diagnosi, eradicazione e contenimento.
Heterobasidion irregulare, fungo basidiomicete, sviluppa un corpo fruttifero crostoso morfologicamente variabile (da 0,5 a 30 cm di lunghezza) a seconda della superficie su cui cresce, bruno sopra, rossastro al margine, da bianco crema a bruno nello strato fertile inferiore sul quale sono presenti numerosi piccoli pori (circa 7 per mm2) di forma irregolare. Le fruttificazioni compaiono nei periodi freschi alla base dei pini attaccati, ma anche su ceppaie di piante tagliate e possono rimanere attive e sporulanti per qualche anno. Il fungo può penetrare nelle piante attraverso ferite, ma più tipicamente colonizza ceppaie tagliate di fresco e da queste, percorrendo gli apparati radicali che connettono tra loro individui vicini, si diffonde nel popolamento. Il patogeno attacca il cambio e le porzioni esterne dei tessuti vascolari della base del fusto e delle radici principali. I pini mostrano una progressiva sofferenza fino all’arrossamento completo della chioma. Non provoca carie nella parte più interna dei fusti. Si distingue dal ceppo europeo solo con marcatori molecolari.
È possibile vedere altre immagini dei sintomi qui.
La malattia causata da H. irregulare prende il nome di “Mal del rotondo”. Una volta che il fungo si è insediato su una ceppaia, l'infezione si diffonde a raggera alle piante limitrofe, attraverso gli apparati radicali. I pini infetti arrossano le chiome, si defogliano progressivamente e muoiono in piedi. Buona parte della porzione basale del fusto non può essere utilizzata.

Heterobasidion irregulare costituisce un grave pericolo per i pini europei. In Italia colpisce principalmente il pino domestico (Pinus pinea), ma anche il pino d’Aleppo (Pinus halepensis), il pino bruzio (Pinus brutia), il pino marittimo (Pinus pinaster) e l'erica arborea sono suscettibili al patogeno. Potrebbe raggiungere sull’Appenino il pino laricio (Pinus nigra subsp. laricio), ma anche la douglasia (Pseudotsuga menziesii), sulla quale il fungo causa gravi danni in Nord America. Anche il pino silvestre (Pinus sylvestris) è ritenuto un ospite maggiore del fungo. Il patogeno può fruttificare anche su ceppaie di latifoglie.
Per evitare l’estendersi della zona infetta vanno rimosse prima possibile e smaltite opportunamente le piante colpite. Non si devono lasciare a terra i fusti attaccati, dai quali il fungo potrebbe continuare a diffondere inoculo. Nelle zone limitrofe ai focolai è utile trattare le ceppaie dopo il taglio con soluzioni al 20% di urea per impedire la germinazione delle spore e la penetrazione del patogeno. Anche l'applicazione di sospensioni di ceppi autoctoni del fungo, agente di biocontrollo, Phlebiopsis gigantea può risultare efficace. I formulati commerciali, a base di ceppi di P. gigantea di diversa provenienza, disponibili all'estero non sono registrati per l'uso in Italia. Nel caso di nuove infezioni localizzate e circoscritte, è necessario rimuovere le ceppaie o separare gli apparati radicali scavando delle trincee. La sostituzione dei pini morti con latifoglie è un intervento raccomandabile per ostacolare la diffusione radicale. Durante le operazioni colturali occorre evitare di ferire le piante al colletto e sulle radici superficiali. Inoltre, è opportuno fare particolare attenzione nello spostamento del materiale infetto per prevenire la diffusione in altre aree.
Autori:
Luisa Ghelardini, DAGRI UNIFI.
Paolo Capretti, DAGRI UNIFI.
EPPO (2026). Heterobasidion irregulare. EPPO datasheets on pests recommended for regulation. https://gd.eppo.int (accessed 2026-02-12)
Garbelotto, M., Lione, G., Martiniuc, A.V. et al. (2022). The alien invasive forest pathogen Heterobasidion irregulare is replacing the native Heterobasidion annosum. Biol Invasions 24, 2335–2349. https://doi.org/10.1007/s10530-022-02775-w
Motta E, Annesi T, D’Amico L, Curcio G, Sequino S, Scirè M (2009). Uso sperimentale di un isolato autoctono di Phlebiopsis gigantea: efficacia ed ecosostenibilità. Forest@ 6: 148-153. https://doi.org/10.3832/efor0578-006
Fitofagi&Fitopatogeni è una rubrica pubblicata sulla rivista Sherwood - Foreste ed Alberi oggi da settembre 2020 a dicembre 2021 con l’obiettivo di fornire a tecnici e operatori informazioni su agenti patogeni e insetti dannosi di piante forestali, per permetterne il riconoscimento e la pronta segnalazione più diffusamente possibile. La rubrica descrive in particolare le malattie meno conosciute emergenti a causa dei cambiamenti del clima o causate da parassiti di recente introduzione e a rischio diffusione nel nostro Paese.
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