Ciao a tutte e a tutti e benvenuti all'edizione numero 62 di “Pillole forestali dall’Italia”, l’appuntamento mensile che vi descrive e commenta le principali notizie su foreste e legno in Italia selezionate dalla redazione di Sherwood, sia in forma scritta che come podcast.
Questa rubrica è sponsorizzata da FSC®Italia e PEFC Italia, che ringraziamo per consentire la diffusione gratuita dell'informazione forestale.
Preferite ascoltare o leggere?
Ecco la versione PODCAST (la trovate anche su tutte le piattaforme come Spreaker e Spotify):
Qui invece le notizie da LEGGERE:

A inizio novembre, a Roma, si è tenuto il XIX Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali. Al termine della terza e ultima giornata è stata approvata una carta di princìpi chiamata “Carta di Roma”. Si tratta di un documento d’indirizzo che, come dichiarato dal CONAF: “Fissa la rotta della professione per i prossimi anni e traduce in impegni operativi la responsabilità di prendersi cura del capitale naturale, dei sistemi produttivi e dei territori”.
Se la “Carta di Roma” si propone di indicare una rotta, leggendola sembra che la “bussola” sia indirizzata soprattutto verso un orizzonte di crescita formativa e culturale della professione. Ecco uno dei passaggi chiave del documento: “In un contesto di particolare rilevanza, sia per le novità politiche che ci porterà la riforma della PAC, che per la necessità di coniugare le politiche economiche con quelle ambientali (obiettivo ormai non rinviabile!) la professionalità in campo agro-ambientale e forestale è dirimente. […] Per questo, il CONAF vuole valorizzare la cultura agronomica e forestale”.
Seguono alcune importanti richieste al mondo accademico e alle Università, oltre a specifici impegni.
“Al mondo accademico e alle Università chiediamo una maggiore attenzione alle materie professionalizzanti e a quelle attinenti all’ambiente e al territorio”, si legge nella Carta, “al fine di qualificare la nostra professionalità per le attività di monitoraggio e valutazione della sostenibilità aziendale e territoriale”.
Da parte loro, Dottori Agronomi e Forestali si impegneranno per: lo sviluppo della formazione specifica di ingresso alla professione, attraverso lauree abilitanti e percorsi di avvicinamento all’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione; la progettazione di dottorati innovativi; l’ampliamento dell’offerta formativa mediante l’utilizzo di strumenti di formazione innovativi e lo sviluppo di un’Alta Scuola di Formazione.
Leggendo la Carta di Roma non abbiamo potuto che pensare al “Manifesto per una selvicoltura più vicina alla Natura”, che Sherwood ha pubblicato a marzo 2024, in cui la parola “cultura” (selvi-cultura) è volutamente ripetuta a ogni punto. Il punto numero 5, dedicato alla formazione, ricalca molto di quanto auspicato dai Dottori Agronomi e Forestali. Forse, proprio per questo, vale la pena di rileggerlo e soprattutto di iniziare a pensare, come settore, a come renderlo maggiormente concreto.
Ecco un estratto del punto 5 del Manifesto, che è significativo rispetto all'attività dei professionisti ma anche al ruolo delle istituzioni forestali: "La cultura in selvicoltura non deve fermarsi alle Università. È necessario che la formazione in questa materia prosegua lungo tutta la vita lavorativa di tecnici e gestori forestali, sia pubblici che privati, attraverso corsi di aggiornamento promossi dalle istituzioni di riferimento con determinazione, continuità e capillarità territoriale".
Per approfondire:

“Nel campo delle scienze forestali sta prendendo forma un nuovo approccio: i modelli non servono più soltanto a stimare il futuro, ma diventano strumenti per monitorare il presente”. Con queste parole Alessio Collalti, responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale del CNR-Isafom di Perugia, approfondisce un’interessante ricerca da lui coordinata e pubblicata su Ecological Informatics, con il contributo del CREA e delle Università di Bologna a Firenze.
“La nostra ricerca”, spiega Collalti, “mostra come la combinazione di un modello (in questo caso il modello accoppiato tridimensionale sul ciclo del carbonio in ecosistemi forestali, meglio noto come 3D-CMCC-FEM) con dati osservati, permetta di ottenere stime continue su scala giornaliera, mensile e annuale di struttura forestale, biomassa, flussi di carbonio, acqua, azoto e stato degli ecosistemi”. Si tratta, secondo il ricercatore, di una vera trasformazione e la fine di un paradigma: invece di dipendere esclusivamente da inventari rari e costosi, è possibile utilizzare i modelli come sistemi complementari (dei “Digital Twins”) per la sorveglianza dinamica del territorio. "I modelli diventano in pratica componenti attive dei sistemi di monitoraggio", sottolinea Collalti, "non solo generatori di scenari, ma strumenti capaci di incorporare, per esempio, dati da telerilevamento e misure a terra per seguire i cambiamenti in atto”.
Lo studio conclude affermando che, grazie alla capacità di osservare il presente, i modelli possono uscire dal solo ambito sperimentale per diventare veri e propri strumenti utilizzabili a varie scale: regionale, nazionale ed europea.
Qui sulle Pillole abbiamo parlato spesso di nuovi sistemi di monitoraggio, ora anche di modellistica applicata ad esso, e sicuramente parleremo presto anche di intelligenza artificiale in questo ambito. Tutti pezzi di un puzzle innovativo che si va rapidamente componendo e che ci porterà, molto probabilmente, a sistemi di monitoraggio forestale sempre più potenti e precisi per supportare gestione e politiche.
Per una buona volta, il futuro non fa così paura, anzi…
Per approfondire:
Nella scorsa puntata abbiamo parlato di vivaistica forestale, presentando la “Roadmap 2025-2030 per il rilancio della filiera vivaistica forestale italiana”. Questo tema è di sempre maggiore interesse: il decreto Clima e il PNRR hanno fatto crescere enormemente la richiesta di piantine (trovando un settore di fatto impreparato), e gli obiettivi della Nature Restoration Law fanno pensare che questa necessità proseguirà nel tempo.
Per questo motivo, il Settore Foreste della Regione Piemonte ha affidato ad UNI, l’Ente italiano di Normazione, un progetto per la redazione di Prassi di Riferimento (PdR) specifiche per la vivaistica forestale, articolato in tre ambiti: produzione vivaistica; formazione di vivaisti e addetti alla raccolta di frutti e semi; linee guida per le piantagioni con specie arboree ed arbustive autoctone.
Il 5 novembre scorso è stata così pubblicata la PdR denominata “Linee guida in ambito vivaistica forestale - Parte 1: Materiale forestale di moltiplicazione” (UNI/PdR 182-1), ora scaricabile gratuitamente sul sito di UNI. Nel frattempo, il Tavolo tecnico presso UNI ha intrapreso l’attività di redazione della PdR relativa agli standard formativi per la filiera vivaistica, la cui conclusione è prevista per la primavera 2026.
È importante sottolineare che questa iniziativa di una singola regione permetterà a tutte le altre (e all’intero settore) di beneficiare di questo importante lavoro di normazione: complimenti e grazie, quindi, alla Regione Piemonte.
Per approfondire:
Abbiamo parlato di vivaistica ma… quanti alberi si piantano realmente ogni anno in Italia? La risposta a questa semplice domanda è in realtà assai complessa, ma come ogni anno Legambiente e AzzeroCO2 hanno provato ad elaborarla, anche grazie alla collaborazione di Compagnia delle Foreste, indagando le attività di Città metropolitane, Regioni e Province autonome ma anche di soggetti privati.
La disomogeneità dei dati che possono essere raccolti in Italia è evidente, così come sono note le lacune di un’analisi così difficile, ma almeno possiamo avere alcuni numeri su cui ragionare.
La quinta edizione dell’Atlante delle foreste - la pubblicazione che raccoglie queste analisi - è riferita al periodo che va da aprile 2024 a marzo 2025 e parla di oltre 3 milioni di alberi messi a dimora. A trainare questi numeri sono le Città metropolitane (grazie ai bandi PNRR) e le Regioni e Province Autonome alpine colpite da Vaia e bostrico, in cui sono stati realizzati numerosi interventi di ripristino. Per quanto riguarda Regioni, spicca il Trentino-Alto Adige, dove sono state contabilizzate circa 750.000 piante. Per quanto riguarda le città spiccano invece Messina e Roma, con rispettivamente circa 360.000 e 265.000 piante contabilizzate. Un dato negativo riguarda gli investimenti privati, calati del 72% dal 2023 al 2024, traducendosi in circa di 40.800 alberi messi a dimora.
Si tratta di numeri da prendere con le pinze, lo ripetiamo, perché purtroppo non esiste un monitoraggio ufficiale e omogeneo a livello nazionale. Ma l’Atlante delle foreste non è solo numeri, ci sono anche esempi, buone pratiche e riflessioni che meritano di essere lette e condivise.
Per approfondire:
A novembre si è tenuta anche Oltreterra, la manifestazione organizzata da SlowFood e Legambiente che si autodefinisce una “rete di reti” in cui discutere ed elaborare proposte per il futuro della montagna italiana, quella appenninica in particolare. Tra i vari tavoli di lavoro organizzati durante Oltreterra, uno ha riguardato, come ormai di consueto, il tema del legno e della bioeconomia circolare.
Per creare una filiera completa e consapevole del legno di origine nazionale, Oltreterra si è candidata a diventare un luogo di formazione per una nuova figura professionale, quella del “Forest manager”. Di cosa si tratta?
Si tratta di un esperto forestale in grado di fare da tramite tra proprietari, imprese e istituzioni per sviluppare filiere locali del legno. Una figura che va quindi oltre quella del classico gestore o professionista, ma che si fa animatore di un territorio a forte valenza forestale: costruisce relazioni, accordi e reti di filiera, realizza analisi delle risorse disponibili e delle potenzialità di sviluppo del mercato, opera nella sensibilizzazione e nella facilitazione dei proprietari pubblici e privati, così come degli operatori dell’intera filiera: imprese di utilizzazione, trasportatori, industrie di trasformazione.
Una figura che in Italia ancora non esiste, se non incarnata (magari senza saperlo!) da alcuni professionisti o gestori in particolari contesti territoriali, ma che potrebbe davvero, se inserita con criterio in una strategia territoriale, essere una delle principali chiavi di volta per le filiere locali del legno.
Tornando alla prima notizia sulla Carta di Roma e il relativo appello alla formazione, ci auguriamo che l’Ordine professionale, le Università e anche “think thank” come Oltreterra possano presto collaborare: quando iniziano a "bollire in pentola" tante idee interessanti e convergenti... è l'ora di passare dalle parole ai fatti!
Per approfondire:
Concludiamo come sempre con due consigli: di lettura, ascolto o visione. In questa edizione saranno entrambi di lettura.
Il primo è un invito a sfogliare e leggere la rivista “Walden” di Rilegno, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno.

Questa rivista esce una volta all’anno con articoli divulgativi a tema foreste, legno e sostenibilità. Nell’edizione 2025 ci sono contributi di molti nomi noti del nostro settore, come Giorgio Matteucci, Piermaria Corona e Giorgio Vacchiano; ma nel numero si trova anche un interessante contributo sui dazi dell’amministrazione Trump a cura del famoso economista e scrittore Carlo Cottarelli oltre ad articoli specifici sui temi della filiera foresta-legno. La rivista contiene però anche contenuti meno tecnici ma altrettanto interessanti, come lo scritto di Alessandro Giraudo dedicato alla storia dell’utilizzo del legno, dall’Antico Egitto ai giorni nostri.
Un numero interessante e gratuito, che vale la pena di conoscere.
Per approfondire:
Finiamo in bellezza questa edizione con una vera e propria chicca.
“Quando, specie d’estate, il tecnico forestale si trova in bosco a dirigere o controllare operazioni di utilizzazione, viene sempre più spesso avvicinato da gitanti o escursionisti desiderosi di informarsi sui motivi e sulle conseguenze del suo operato. Ne derivano conversazioni, più o meno lunghe, che sono spesso piacevoli, anche perché fanno meglio conoscere i punti di vista dei non addetti ai lavori. Sempre più frequentemente, tuttavia, queste conversazioni diventano fastidiose perché condotte con preconcetto, arroganza e senso di sufficienza”.
Con queste parole si apre uno scritto illuminante a firma del compianto Prof. Bernardo Hellrigl, professore di assestamento forestale e dendrometrica a Firenze e Padova. Si tratta di un documento inedito in possesso del dott. Giuliano Casagrande, dell’Associazione Forestale del Trentino, che la stessa Associazione e la Provincia Autonoma di Trento hanno deciso di rendere pubblico.

In questo testo Hellrigl immagina un dialogo tra un gestore forestale e un avvocato civilista in vacanza, socio di associazioni naturalistiche e amante della montagna e dei boschi.
Sappiamo di avervi già enormemente incuriositi, sia con il nome del grande Prof. Hellrigl, che noi di Sherwood ricordiamo sempre con tanta stima e affetto, sia con queste poche parole: non vi resta che scaricare, stampare e leggere questo testo!
Per approfondire:
Per questa edizione di Pillole forestali dall'Italia è tutto!
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Alla prossima edizione!
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