Ciao a tutte e a tutti e benvenuti all'edizione numero 68 di “Pillole forestali dall’Italia”, l’appuntamento mensile che vi descrive e commenta le principali notizie su foreste e legno in Italia selezionate dalla redazione di Sherwood, sia in forma scritta che come podcast.
Questa rubrica è sponsorizzata da FSC®Italia e PEFC Italia, che ringraziamo, insieme alle nostre abbonate e ai nostri abbonati, per consentire la diffusione gratuita dell'informazione forestale.
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Ecco la versione PODCAST (la trovate anche su tutte le piattaforme come Spreaker e Spotify):
Qui invece le notizie da LEGGERE:

Alcuni anni fa, in una rubrica di Sherwood, riflettevamo sulla proliferazione dei “decaloghi” legati al nostro settore: segnale, da un lato, di un rinnovato interesse sul tema forestale, ma anche, dall’altro, di una difficoltà strutturale nel tradurre in soluzioni tangibili problemi annosissimi.
Dalla fiera “Bosco e Territorio”, che è andata in scena dal 26 al 28 giugno scorsi in Piemonte, è arrivato un nuovo di questi “decaloghi forestali”, proposto stavolta da UNCEM - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, come stimolo per un’attuazione maggiormente concreta della Strategia Forestale Nazionale.
UNCEM chiede innanzitutto un impegno più forte e sinergico, da parte di chi li amministra i territori montani, nello sviluppare filiere locali del legno. Per farlo, viene proposto di affidare a imprese dei territori la gestione pluriennale dei piani di gestione, anche per le proprietà pubbliche, attraverso le garanzie date dalla certificazione. La necessità di una spinta più energica verso pianificazione e certificazione è ribadita anche nel terzo punto del decalogo. Il quarto e il quinto, invece, sono dedicati all’enorme tema della ricomposizione fondiaria. UNCEM chiede al Masaf, ma anche alle Regioni e al Parlamento, di lavorare a un piano nazionale sul tema e di promuovere e finanziare tutti gli strumenti utili in questo senso: Accordi di foresta, Consorzi, Associazioni fondiarie. Nel sesto punto viene chiesto alle Regioni di accelerare sull’attuazione del Testo Unico su Foreste e Filiere Forestali e della Strategia Forestale Nazionale, anche legiferando sulla remunerazione dei servizi ecosistemici-ambientali legati all’acqua e alle foreste. Il settimo punto è forse quello più politico, che dalle foreste si apre al più ampio tema delle aree interne e dello spopolamento. UNCEM vuole lavorare a livello europeo alla “Right to stay”, la strategia europea per garantire i “diritti a restare”. Su questo tema, secondo l'Unione, anche le foreste, non viste come "aree wilderness" ma come luoghi adatti allo sviluppo dell’economia locale, dovranno tornare nad essere protagoniste. L’ottavo punto riguarda gli investimenti: UNCEM chiede alle Regioni di interpretare le filiere forestali come “manifattura avanzata”, sulla quale programmare la spesa di buone percentuali del “fondo unico” europeo della programmazione 2028-2034. Il nono punto tratta il tema della prevenzione incendi, considerato prioritario in molte aree del Paese, toccando nuovamente il tema della pianificazione (la parola più ricorrente nel decalogo). Il decimo punto, infine, riguarda l’importanza dei dati e rilancia il recente Rapporto “Foreste in Comune” (di cui però parleremo nell'ultima notizia di questa edizione).
I punti sollevati in questo nuovo decalogo sono tra i più importanti e dibattuti ormai da anni nel nostro settore e, proprio per questo, è importante che un soggetto come UNCEM continui a tenerli vivi. Sarebbe interessante, rispetto all’attuazione del TUFF e della Strategia Forestale Nazionale, avere contezza dei cambiamenti avvenuti a livello normativo e di come le Regioni e le Province Autonome stanno effettivamente utilizzando i fondi stanziati dalla Strategia stessa e non solo: in questo modo si potrebbe capire, per i vari territori, su quali azioni si sta davvero investendo e su cosa, invece, occorrerebbe un impegno maggiore.
Forse UNCEM sta già lavorando a questi dati, o forse, con questa pillola, abbiamo lanciato un suggerimento, speriamo gradito, per un prossimo Report.

Queste pillole sono scritte durante una pesante ondata di calore sull’Europa che sta portando numerosi disagi, soprattutto nelle città. Si tratta della “nuova normalità” legata alla crisi climatica con cui, purtroppo, dobbiamo fare i conti. Come sappiamo, gli alberi possono aiutare a mitigare le isole di calore negli spazi urbani: da qui le dichiarazioni, aumentate esponenzialmente in questi giorni, sulla necessità di “ripensare le città” rendendole più verdi.
Da pochi giorni è uscito anche uno studio in tal senso, realizzato su un campione di dieci città italiane da un team dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del CNR (CNR-Iret) e del College of Environmental Science and Forestry della State University of New York.
Il gruppo ha analizzato i dati di Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona, città diverse per dimensione e condizioni geografiche, chiedendosi cosa sarebbe accaduto se ogni quartiere avesse avuto almeno il 30% di copertura arborea durante la storica ondata di calore dell’estate del 2003. Stando alle stime prodotte dai ricercatori, si sarebbe potuto abbassarne di circa il 36% l’impatto di quell’evento, misurato come eccesso di mortalità da calore nella fascia di età dai 65 anni in su. Aumentare la copertura arborea fino a raggiungere almeno il 30% in tutta l’area urbana, insomma, potrebbe contribuire a ridurre in modo significativo i rischi delle ondate di calore nelle città italiane, incrementando al tempo stesso benefici collaterali stimabili in circa 56 mila dollari all’anno per chilometro quadrato.
30% della copertura arborea in tutte le nostre città: queste cifre tonde colpiscono, sono molto efficaci dal punto di vista comunicativo, ma rischiano di rimanere negli articoli scientifici se non si fanno i conti con gli enormi problemi pratici da affrontare, come in parte suggerisce lo studio stesso.
Per commentare questa ricerca facciamo allora nostre le parole di Francesco Ferrini, docente di Arboricoltura urbana all’Università di Firenze e appassionato divulgatore di questi temi.
In questa sua dichiarazione è condensata la sfida che abbiamo di fronte, come amministratori e cittadini, ma anche come tecnici forestali che potranno dare un contributo fondamentale per la costruzione delle città del futuro: “Numerosi studi dimostrano che gli obiettivi di copertura arborea non possono essere raggiunti semplicemente aumentando il numero di alberi piantati. Senza adeguata gestione, governance e pianificazione ecologica, molti impianti non riescono a garantire i benefici attesi. L’Urban Forestry è, quindi, una disciplina trasversale che integra ecologia, pianificazione urbana, gestione del verde, salute pubblica e partecipazione sociale. Il suo obiettivo non è soltanto aumentare il numero di alberi presenti nelle città, ma creare ecosistemi urbani resilienti, multifunzionali e capaci di fornire servizi ecosistemici duraturi alle generazioni presenti e future. In altre parole, una città più verde non si costruisce semplicemente piantando alberi, ma prendendosene cura nel tempo e inserendoli all’interno di una visione strategica del territorio”.
Forestali, agronomi, urbanisti, sociologi: per creare le città del futuro sarà necessario lavorare assieme, per passare dalla teoria alla pratica.
Per approfondire:
Su questa rubrica abbiamo già parlato una volta di “Arge Alp”, la comunità di lavoro fondata nel1972 con l’obiettivo di affrontare e sostenere esigenze comuni ai territori alpini di Germania, Austria, Svizzera e Italia. Capita spesso, infatti, che queste esigenze comuni riguardano temi legati al patrimonio forestale, com’è accaduto di recente durante un recente incontro svolto in Lombardia, in provincia di Bergamo, tra il vivaio forestale di Curno, gestito da ERSAF, e la Comunità montana Valle Seriana a Clusone.
Nella prima giornata, il ricercatore Andrea Piotti del CNR ha illustrato i primi risultati di uno studio sulla resistenza genetica dell'abete rosso agli attacchi di insetti. Successivamente è stata organizzata una visita in un bosco da seme dove sono state discusse le pratiche di raccolta e produzione.
La seconda giornata è stata invece dedicata alle applicazioni più avanzate dell'Intelligenza Artificiale in campo forestale. ERSAF ha presentato i primi risultati di uno studio che utilizza modelli informatici per individuare e mappare le anomalie nella risposta del bosco a condizioni di stress. In particolare, sono state illustrate tecnologie capaci di analizzare automaticamente le immagini del territorio per riconoscere le piante colpite dal bostrico nelle aree soggette al rischio di caduta massi, fornendo così un supporto concreto alla programmazione degli interventi.
Il prossimo incontro di Arge Alp si terrà durante Interforst, una delle principali fiere internazionali dedicate al settore forestale, che si svolgerà dal 15 al 18 ottobre a Monaco di Baviera.
Credendo nell'importanza della collaborazione tra diversi Paesi per affrontare sfide comuni, continueremo ad informarvi su questo genere di attività.
Per approfondire:
A fine giugno è stato siglato un protocollo d’intesa, chiamato “Piante di Toscana”, tra la Regione Toscana e l’Associazione Vivaisti Italiani (AVI). La volontà è quella di rafforzare ulteriormente la collaborazione tra i due soggetti firmatari, in particolare attorno allo sviluppo dell’importante distretto vivaistico di Pistoia.
L’intesa si sviluppa lungo diversi assi strategici.
Il primo è la promozione coordinata del marchio “Piante di Toscana”, con azioni di comunicazione e iniziative rivolte anche sui mercati internazionali; c’è poi la volontà di diffondere maggiormente infrastrutture verdi e progetti di rigenerazione urbana, incoraggiando gli enti locali a utilizzare il verde come strumento di qualità della vita in città e mitigazione climatica. Un terzo pilastro riguarda la tutela fitosanitaria, per rispondere alle sfide poste dalla mobilità dei materiali vegetali e dai cambiamenti climatici. Il protocollo punta inoltre ad investire in ricerca e innovazione, ma anche nella formazione professionale, con l’obiettivo di costruire un sistema formativo dedicato al verde e al vivaismo.
Tornando al “Focus ricerca” di questo numero, anche sviluppare un sistema vivaistico funzionale alle sfide che abbiamo di fronte è parte di quella complessità con cui dobbiamo fare i conti. Una complessità che che non deve certo frenarci, ma piuttosto farci progredire, passo dopo passo e in modo concreto, verso un miglioramento costante delle città e degli ambienti gestiti.
Per approfondire:
ERSAF ha annunciato l’uscita del 18° Rapporto sullo Stato delle Foreste in Lombardia, riferito all’anno 2024. È dal 2007 che, in modo continuativo, l’Agenzia regionale e Regione Lombardia investono in questo prezioso rapporto annuale, che raccoglie, anno dopo anno, dati aggiornati e riflessioni sulle tendenze riscontrabili.
Ecco, ad esempio, alcuni numeri che si possono evincere dall’edizione appena presentata.
Il volume di legname denunciato al taglio in Lombardia nel 2024 ha superato i 700 mila metri cubi, un volume inferiore del 5,4% rispetto al 2023, pur rimanendo al di sopra della media dell’ultimo decennio (quantificata in circa 588.000 metri cubi). C’entrano, ovviamente, i tagli fitosanitari mirati al contenimento delle infestazioni di bostrico, oltre alla maggiore richiesta della risorsa legno per usi energetici. Nonostante questo, la destinazione prevalente del legname richiesto al taglio nei boschi d’alto fusto è tornata ad essere il legname da opera o per altri usi commerciali (61,8% del totale) che ha raggiunto il valore più alto nell’ultimo decennio. Le imprese boschive iscritte all’Albo regionale lombardo sono 326 e occupano 1.974 addetti. Queste imprese locali risultano le esecutrici della maggior parte degli interventi selvicolturali svolti in Lombardia, per un volume pari al 57,4% del totale.

Questi pochissimi numeri, estratti da un Rapporto assai più ricco di dati e informazioni, fanno capire l’importanza strategica dello stesso. Anche altre Regioni hanno investito in questo genere di studi e pubblicazioni, ma poche con la costanza e il dettaglio della Lombardia. Si tratta quindi di un esempio positivo che speriamo venga seguito da altre realtà, perché conoscere a fondo una risorsa e un settore è la base per poi compiere buone scelte politiche e gestionali.
Per approfondire:
Abbiamo appena parlato di un Rapporto legato ad un territorio specifico... e come consigli di lettura per concludere queste pillole portiamo altri due Rapporti, dedicati però all’intero panorama nazionale.
Il primo è l’annuale Rapporto Statistico di AIEL - Associazione Italiana Energie Agroforestali, dedicato al riscaldamento a biomassa (lo sappiamo, è molto strano parlarne con questo caldo, ma è stato presentato a giugno!)
Questa interessante pubblicazione mostra, innanzitutto, che in Italia sono installati ben 8,8 milioni di generatori termici: un dato notevole, che certifica l’importanza della filiera-legno nel mix energetico nazionale. Rimane però un problema strutturale: il 79% degli stessi è ancora composto da tecnologie obsolete, responsabili del 91% delle emissioni di particolato fine del settore.

Il Rapporto individua così alcune direttrici di intervento prioritarie per cambiare rotta: rafforzare e rendere più stabili gli incentivi alla sostituzione degli impianti più datati; migliorare il coordinamento e l’armonizzazione dei bandi regionali; intensificare i controlli sugli impianti non accatastati; promuovere campagne di informazione e formazione rivolte ai cittadini.
Il turnover tecnologico funziona e il Rapporto di AIEL lo dimostra, dati alla mano: è questa la strada da seguire.
Per approfondire:
L’ultimo suggerimento riguarda un altro Rapporto, chiamato “Foreste in Comune” e promosso da PEFC Italia con il supporto e la collaborazione di UNCEM, Legambiente e Consorzio Caire.
Per la prima volta, oltre alla superficie forestale, un’indagine analizza anche "l’indice di boscosità" di ciascun territorio comunale, ma non solo. A partire dai dati sulle foreste, infatti, lo studio amplia l’analisi anche all’andamento demografico e ai dati economici.

La dinamica che esce dall’analisi è chiarissima: più bosco e più boscosità significano meno agricoltura, meno insediamenti e, di conseguenza, meno abitanti. Non a caso, l’abbandono delle pratiche agricole e pastorali è stata la principale causa dell’espansione del bosco avvenuta nel nostro Paese. Tuttavia, come si evince dai commenti presenti nel Rapporto, alcuni dati in controtendenza fanno sorgere interessanti riflessioni.
Non vi sveliamo nulla, perché crediamo sia importante scaricare e leggere anche questa pubblicazione.
Per approfondire:
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Alla prossima edizione!
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