di Mauro Agnoletti
Cosa si intende per Boschi Monumentali? Cosa dicono le norme che li definiscono e ne individuano le modalità di gestione e tutela? Un contributo di Mauro Agnoletti che partendo dal fare chiarezza su alcuni aspetti terminologici, ci guida nella scoperta del valore storico, toponomastico, letterario e spirituale di alcune porzioni delle nostre foreste. Sottolineando quanto quella dei boschi monumentali non sia una ulteriore forma di tutela per boschi di origine naturale, o di una estensione alle formazioni boschive della legge riguardante gli alberi monumentali, ma un modo per conservare, e valorizzare, il secolare rapporto tra esseri umani e alberi.
Per chiarire cosa si intende per boschi monumentali è utile richiamare alcuni aspetti salienti delle bozze di linee guida redatte dalla commissione ad hoc istituita dal MASAF e offerti alla discussione delle Regioni.
Nella legge sulla montagna approvata da pochi giorni al Senato era incluso anche un emendamento che riguardava la legge sui Boschi Monumentali (BM) L’emendamento modificava la precedente definizione di “boschi vetusti” presente nell’articolo 7 della legge n.10/2013, allo scopo di fare chiarezza rispetto ai boschi vetusti così come definiti ai sensi dell’articolo 7, comma 13-bis, del Testo Unico in materia di Foreste e di Filiere Forestali del 2018. Il termine monumentale si collega al concetto di monumento nazionale risalente al primo periodo post-unitario, successivamente applicato non solo a monumenti ma anche a beni di tipo ambientale, ma non più presente negli attuali strumenti di tutela (DL 42/04), sebbene ancora utilizzato al di fuori della norma, ed avente soprattutto una valenza simbolica.
Come è stato chiarito già dalla prima riunione del gruppo di lavoro istituito per la redazione del decreto attuativo e dei criteri per la individuazione e il censimento di questo tipo di boschi, al fine di realizzare un elenco nazionale, non si tratta di una ulteriore forma di tutela per boschi di origine naturale, o di una estensione alle formazioni boschive della legge riguardante gli alberi monumentali. Il testo di legge considera boschi monumentali “le formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate che per età, forme o dimensioni, ovvero per ragioni storiche, letterarie, toponomastiche o paesaggistiche, culturali e spirituali presentino caratteri di preminente interesse, tali da richiedere il riconoscimento ad una speciale azione di conservazione”. L’orientamento è di tutelare boschi che sono il prodotto dell’azione dell’uomo nel corso della storia che, nella maggior parte dei casi, hanno modificato le originali caratteristiche di densità, struttura, composizione e forma dei singoli alberi, in altri hanno attribuito valori di tipo immateriale ma che, nel loro insieme, hanno fatto assumere a questi boschi un valore rappresentativo della nostra identità culturale.
Per quanto riguarda il valore culturale, non sono state date specifiche indicazioni in quanto i valori storici, anche quando legati a caratteristiche di forma e dimensione, così come quelli letterari, toponomastici e spirituali, sono espressione di identità culturale, specialmente le condizioni di significatività ed integrità lo dimostrano.
La significatività si riferisce all’insieme dei valori espressi dai boschi monumentali, come risultato dal rapporto di lungo periodo fra uomo e natura e che sono rappresentativi della identità culturale che i boschi monumeentali testimoniano. La descrizione della significatività rappresenta la parte fondamentale della motivazione dell’iscrizione del bosco nell’Elenco Nazionale, come a suo tempo stabilito anche per l’iscrizione dei paesaggi rurali nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico delle Pratiche Agricole e delle Conoscenze Tradizionali del MASAF. La capacità di accertare e mantenere la significatività dipende dal grado di conservazione dei caratteri di monumentalità.
Le caratteristiche di significatività necessarie alla designazione di un bosco come monumentale richiedono una sufficiente persistenza storica delle caratteristiche individuate. La significatività può essere collegata alla presenza di attività che hanno determinato il carattere di monumentalità (es. attività di pascolo, raccolta castagne, produzione di legna o legname).
L’integrità si riferisce allo stato di conservazione di tutti gli elementi che definiscono il valore di un bosco monumentale fornendo una misura della completezza e del grado di mantenimento delle sue caratteristiche peculiari descritte ricorrendo al parametro della significatività. Si tratta di un concetto impiegato sia nell’ambito della World Heritage List dell’UNESCO sia nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico delle Pratiche Agricole e delle Conoscenze Tradizionali del MASAF. Un bosco che mantiene le relazioni e la coerenza fra tutte le caratteristiche che definiscono la sua significatività è in grado di soddisfare le relazioni di integrità. E’ quindi necessario verificare il mantenimento di tutti gli elementi necessari a esprimere la significatività, la conservazione di una estensione adeguata a rappresentare le caratteristiche e i processi che individuano la significatività, nonché eventuali effetti negativi legati a fenomeni di alterazione in corso.
Per il valore paesaggistico, non sono state date ugualmente indicazioni, sia per non sovrapporsi alle normative legate al vincolo paesaggistico di competenza del Ministero della Cultura, sia perché la novità della legge consiste nel proporre una tutela non di tipo estetico-naturalistico, che è l’indirizzo generalmente applicato dal codice alle formazioni forestali, ma una tutela di tipo storico-culturale.
I termini “età, forma e dimensioni” possono quindi riferirsi ad formazioni quali ad esempio i castagneti da frutto, che spesso presentano numerosi esemplari con dimensioni notevoli, ma anche a boschi cedui trattati a sterzo, capitozza, sgamollo ecc. in cui dimensioni e forma sono riferibili alle pratiche forestali storiche, non necessariamente ad età elevate del singolo esemplare. I termini “naturali o artificiali” vanno riferiti alla definizione di bosco ai sensi del TUFF. Pertanto, un bosco monumentale può essere individuato in tutti i boschi esistenti in Italia, inclusi parchi, riserve, siti afferenti alla Rete Natura 2000, purché rientranti nelle definizioni di cui all’ articolo 3, comma 3 e all’articolo 4 del TUFF. E’ noto infatti che, nonostante tutte le tutele naturalistiche, molti di questi boschi presentano caratteristiche risultanti da regimi gestionali applicati nel passato.
Per quanto riguarda il “valore storico”, tutti i boschi italiani hanno una storia, sebbene i boschi di neoformazione sviluppatisi nel secondo dopoguerra abbiano una persistenza storica ridotta. Si tratterà di identificare quelli che hanno in misura maggiore mantenuto i caratteri legati ai sistemi sociali ed economici che li hanno prodotti. In questo senso i concetti di significatività, integrità e vulnerabilità sono i parametri proposti per valutare l’inserimento nell’elenco nazionale. Una abetina del Trentino o del Cadore, in cui dal XV° secolo è stato perseguito un progressivo aumento delle conifere a scapito di una più naturale compresenza del faggio, per la produzione di legname, può essere meritevole di tutela, se ha mantenuto tali caratteristiche, così come un castagneto da frutto, una pineta di pino domestico o un bosco da pascolo, se non sono stati abbandonati ed invasi da specie che ne hanno alterato l’integrità.
I boschi di “valore toponomastico” si rifanno ai tantissimi toponimi attribuiti ad alberi, o formazioni boschive, presenti in tutta la penisola e che possono essere più o meno importanti, sia per il possibile riferimento a vasti territori (es. val di Cembra in Trentino), o a località di una certa rilevanza quali ad esempio Castagneto Carducci in Toscana. Allo stesso modo, dal punto di vista del “valore letterario”, alcuni boschi quali ad esempio la pineta di Classe, ricordata da Dante nel Purgatorio (XXVIII -1), hanno una significatività tale da giustificarne la tutela, sempre nel caso abbia mantenuto la dovuta integrità. In questo senso la legge, per tutte le categorie di BM , consente di ripristinare le condizioni originarie attraverso opportune pratiche colturali, si prevede infatti di potere andare in deroga alle prescrizioni di massima. Si comprende come il valore storico si affianchi a tutte le categorie, compreso i boschi di “valore spirituale”, sia che si tratti dei boschi abbinati agli ordini monastici, sia risalenti ai “lucus” del periodo romano.
Uno dei problemi che contraddistinguono i BM, rispetto ai boschi tutelati a scopi naturalistici, è il fatto che il mantenimento delle loro caratteristiche richiede una gestione forestale “attiva”, questo avverrà tramite un apposito piano di gestione realizzato a cura delle Regioni. Ciò ha suggerito al gruppo di lavoro di proporre, in sede di prima applicazione, una superfice minima per il censimento relativamente contenuta, non inferiore a 3 ettari. In ogni caso la superficie occupata dal bosco con caratteri di monumentalità deve essere superiore al 50% dell’area totale proposta e devono essere descritte e individuate geograficamente le singole porzioni che spesso non si trovano accorpate in un area omogenea.
Pur essendo la prima legge del genere nel continente europeo, che si affianca per unicità al Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, la sua tematica ha un solido collegamento con la Gestione Forestale Sostenibile e con la ricerca forestale. La conferenza Ministeriale per la Protezione delle Foreste in Europa (MCPFE) nel 2003 stabilì che il valore socioculturale costitutiva il terzo pilastro della GFS, assieme al pilastro ecologico ed economico. La IUFRO su indicazione dell’MCPFE produsse nel 2007 anche delle linee guida per la implementazione politica coinvolgendo, fra gli altri, UNESCO e World Bank. In ambito scientifico la storia forestale è un tema consolidato; infatti, nella IUFRO il gruppo di ricerca sulla storia forestale e le pratiche forestali tradizionali esiste dal 1961. Questo riferimento dovrebbe anche chiarire l’osservazione di alcuni riguardo al fatto che l’identificazione di questi boschi sarebbe condizionata da valutazioni caratterizzate da una certa soggettività, rispetto all’approccio scientifico e che le terminologie utilizzate sono poco chiare. Premesso che l’oggetto di studio si colloca esattamente come punto di incontro fra l’approccio umanistico e quello scientifico, le fonti storiche classiche, quali i documenti di archivio, mappe ecc. o quelle risultanti dalle indagini storiche sul terreno, hanno basi molto solide per dimostrare la storicità. Circa la terminologia, ogni disciplina ha naturalmente il suo vocabolario, la poca confidenza con i concetti ed i metodi impiegati in ambito storico e con la tutela del patrimonio culturale, nonostante la storia forestale fosse insegnata anche a Vallombrosa nel 1869, è un fenomeno legato alla ridotta attenzione del settore a queste tematiche.
Sempre in ambito scientifico va infine ricordato che negli anni ’80 in Gran Bretagna, grazie al lavoro del botanico Oliver Rackham, che intratteneva contatti molto stretti con il gruppo di Pietro Piussi presso l’Istituto di Selvicoltura di Firenze, venne prodotto un famoso studio sulle “Ancient Forests”. Studio da non confondere con il termine statunitense di “Old Growth”, da cui trae ispirazione l’idea nostrana delle foreste vetuste, che portò all’istituzione del censimento delle “Ancient Forest” da parte di “Nature England”, rivolto però a censire tutti i boschi caratterizzati da lunga persistenza storica (almeno dal 1600), indipendentemente dalle loro caratteristiche. La legge nazionale, oltre che negli obiettivi, si distingue da quella britannica per la necessita di redigere, insieme alla scheda di censimento, anche un piano di gestione. In conclusione, questa norma completa finalmente il quadro della normativa relativa alla tutela del bosco in Italia, caratterizzandosi come una delle più avanzate d’Europa.
Autore:
Mauro Agnoletti, Cattedra UNESCO “Paesaggi del Patrimonio Agricolo”, Istituto Universitario di Studi Superiori dell’Ateneo di Firenze (IUSSAF). Presidente dell’Associazione Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico - Associazione PRIS E.T.S. Presidente del gruppo di lavoro MASAF sui Boschi Monumentali
Crediamo fermamente che creare un dialogo costruttivo con i nostri lettori possa costruire una comunità di appassionati, permettere di approfondire i temi trattati e arricchire tutti. Per questo motivo abbiamo attivato la sezione “commenti”.
Commentare un articolo è un'opportunità per partecipare alla conversazione pubblica e condividere le proprie opinioni. Partecipa anche tu alla discussione!
I commenti saranno moderati dalla redazione per assicurare che siano pertinenti, rispettosi e in linea con le nostre linee guida.
Negli ultimi anni Regione Piemonte ha scelto di investire in modo energico sul tema della vivaistica forestale, dai boschi da seme alla distribuzione delle piantine per progetti di piantagione e ri
Procedura aperta con valutazione della migliore offerta economica in rialzo per la vendita di n10 lotti di bosco in piedi, facente parte del patrimonio forestale del Comune di Cavriglia.
Con il lancio del HR250, Wood-Mizer introduce una soluzione progettata per aumentare l'efficienza nelle moderne linee di lavorazione del legno, in particolare produttori di pallet e segherie