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Arboricoltura da legno

Agroforestry quale nuova opportunità per gli impianti Medium Rotation Forestry. Caso studio nell’Azienda Sperimentale del CREA-IT

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Agroforestry per convertire impianti Medium Rotation Forestry
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di Simone Bergonzoli, Luca Cozzolino, Claudia Zaccaria e Luigi Pari

Negli ultimi anni, l’interesse verso sistemi colturali multifunzionali è cresciuto notevolmente, anche in risposta alle sfide poste dalla sostenibilità ambientale, dalla crisi energetica e dalla necessità di diversificare le produzioni agricole. In questo contesto, l’agroforestazione rappresenta una strategia promettente, capace di integrare colture erbacee e arboree in un’unica unità produttiva.

Il presente contributo descrive un caso di studio condotto presso l’Azienda Sperimentale del CREA-IT di Monterotondo (RM), dove un impianto di pioppo gestito in Medium Rotation Forestry (MRF) è stato convertito in un campo agroforestale. L’obiettivo è quello di esplorare le potenzialità di recupero e valorizzazione di impianti esistenti, adattandoli a un modello multifunzionale che consenta la coesistenza tra colture energetiche e colture agrarie.

La sperimentazione si è focalizzata su tre aspetti principali:

  • Produttività agronomica del cartamo (Carthamus tinctorius L.) coltivato tra i filari di pioppo.
  • Prestazioni meccaniche delle operazioni colturali in un contesto misto.
  • Valutazione della biodiversità degli Artropodi.

Il campo agroforestale è stato confrontato con un impianto agricolo tradizionale e con un pioppeto in MRF convenzionale, entrambi appartenenti alla stessa azienda. I risultati presentati si riferiscono a due annualità agrarie e a un periodo di 25 mesi dall’ultima ceduazione del pioppo. Lo studio non intende proporre un confronto esaustivo tra sistemi produttivi, ma offrire una prima analisi applicativa di un modello agroforestale replicabile, evidenziandone vantaggi, limiti e implicazioni operative.

 

Materiali e Metodi

Questo caso di studio ha previsto la conversione di un impianto di pioppo di 12 anni gestito a Medium Rotation Forestry e giunto al secondo ciclo produttivo, in un campo agroforestale. Mentre gli impianti tradizionali prevedono una densità di 1.600-1.800 piante per ettaro con sesti di 3 x 1 m, il campo convertito presenta un sesto di 6 x 1 m, ottenuto tramite la rimozione alternata dei filari di pioppo preesistenti. Tale intervento è stato realizzato con l’obiettivo specifico di recuperare spazio nell'interfilare per la coltivazione di specie erbacee. Questo tipo di pratica offre vantaggi sotto vari punti di vista. Dal lato produttivo, permette di ottenere più prodotti, garantendo una maggiore sicurezza economica, soprattutto nei contesti attuali caratterizzati da fenomeni climatici estremi capaci di compromettere intere produzioni. Dal lato ambientale, è accertato nella comunità scientifica che sistemi eterogenei favoriscono la biodiversità a tutti i livelli (di paesaggio e specifica), rappresentando sistemi più simili a quelli “naturali”.

Al fine di valutare la sostenibilità tecnica del sistema convertito, il campo agroforestale è stato monitorato in parallelo a un campo agricolo tradizionale e a un impianto di pioppo convenzionale limitrofi, appartenenti alla stessa azienda agraria. Le superfici monitorate avevano una dimensione di 0,5 ha ciascuna. Considerata la natura dimostrativa della prova su scala aziendale e i vincoli imposti dal layout preesistente dell'impianto arboreo, non è stato possibile adottare un disegno sperimentale a blocchi randomizzati con repliche spaziali. Pertanto, il confronto con i sistemi tradizionali viene proposto in questo studio come riferimento per contestualizzare i risultati della conversione nello specifico ambiente pedoclimatico, senza pretesa di inferenza statistica generalizzata.
Relativamente alla parte agronomica, sono state valutate le rese colturali di due cicli produttivi (2023 e 2024) di cartamo (Carthamus tinctorius L.) e le relative prestazioni delle macchine impiegate.
Per la componente arborea, a 25 mesi dall’ultima ceduazione, sono stati rilevati: accrescimenti diametrici, altezze, sviluppo dei singoli polloni e tasso di mortalità.
Infine, la biodiversità è stata valutata tramite un campionamento degli Artropodi con trappole “Malaise” (durata 10 giorni), confrontando l'abbondanza e la diversità dei taxa nel sistema agroforestale rispetto al campo agricolo e al pioppeto puro.

 

Risultati

In Tabelle 1 sono riportati i principali risultati sulla produttività agronomica delle prove sperimentali sui diversi sistemi posti a confronto: campo agroforestale un campo agricolo tradizionale. I dati sono relativi alle due annate di osservazione dello studio.

art.Agroforestry per convertire impianti MRF tabella1

 Tabella 1 - Risultati agronomici (media ± deviazione standard) di due cicli colturali di cartamo coltivato nei due sistemi.

 

Come evidenziato dai dati sperimentali in entrambe le annate agrarie il campo agroforestale ha registrato una riduzione dei valori per unità di superficie rispetto alla biomassa totale, alla densità di piante e quindi alla resa di seme di cartamo rispetto al tradizionale campo agricolo. Le differenze sono da attribuirsi alla competizione per le risorse, all’effetto ombreggiante delle piante di pioppo e al relativo effetto sull’umidità del suolo nell’interfila. Nonostante ciò, le differenze in termini di perdite di seme in fase di trebbiatura sono state minime e con risultati contrastanti nelle due annate agrarie.
Questo risultato testimonia come non ci siano ostacoli alla raccolta meccanizzata all’interno di un campo agroforestale, ad eccezione della progressiva riduzione dello spazio interfilare dovuto alla crescita delle piante arboree. Tale situazione ha reso necessario l’utilizzo di una mietitrebbia con testata di larghezza inferiore (4 metri) rispetto a quelle normalmente utilizzate (6 metri), e di conseguenza della superficie disponibile per le future semine.
In Tabella 2 sono riportati i risultati delle prestazioni delle macchine utilizzate per la raccolta del cartamo nei campi posti a confronto.


art.Agroforestry per convertire impianti MRF tabella2

 Tabella 2. Risultati delle prestazioni durante la raccolta del cartamo nei sistemi studiati (i dati relativi alla lavorazione del terreno e semina, non avendo riscontrato differenze, non sono stati riportati in tabella).

 

Dal punto di vista meccanico, tutte le operazioni eseguite nell’impianto agroforestale non hanno mostrato differenze rispetto a quelle effettuate in contesti tradizionali. Unica eccezione è la raccolta, per la quale in entrambe le annualità è stato necessario utilizzare una mietitrebbia con testata di dimensioni inferiori (4 m) rispetto a quella tradizionale (6 m) a causa della crescita delle piante che ha ulteriormente ridotto l’interfila nel campo agroforestale. Tale necessità ha comportato un aumento dei tempi di raccolta e quindi una diminuzione delle prestazioni della macchina impiegata con un effetto diretto sui costi. Pertanto, i costi di raccolta del campo agroforestale sono risultati maggiori di 200 euro per ettaro mentre nel campo tradizione inferiori a 175 euro per ettaro.
Questo problema è facilmente risolvibile impostando un sesto d’impianto basato sugli spazi necessari alla meccanizzazione più idonea e considerando gli accrescimenti degli alberi nei filari. In caso di recupero di impianti MRF sarebbe auspicabile provvedere alla rimozione di due file di pioppi invece che una soltanto.
In Tabella 3 sono riportati i dati ottenuti dai rilievi sui pioppi per un impianto MRF gestito secondo le pratiche convenzionali e per il campo agroforestale. Entrambi i pioppeti si trovano nella medesima area di studio, hanno la stessa età e sono entrambi al secondo ciclo di ceduazione.

 art.Agroforestry per convertire impianti MRF tabella3

Tabella 3 Risultati degli accrescimenti del pioppo nei due sistemi posti a confronto. I dati si riferiscono ad un periodo di 25 mesi dall’ultima ceduazione.

 

In Tabella 4 sono riportati i risultati del campionamento degli Artropodi nei tutti e tre i sistemi studiati.

 art.Agroforestry per convertire impianti MRF tabella4

Tabella 4. Risultati del campionamento degli Artropodi.

 

La valutazione della biodiversità degli Artropodi ha riscontrato ottimi risultati nel sistema agroforestale, non solo in termini assoluti, ma anche in confronto con altri sistemi produttivi.

I risultati del campionamento degli Artropodi, eseguito con trappole Malaise in 10 giorni consecutivi per ogni ambiente studiato, hanno dimostrato come nel campo agroforestale sia stato raccolto il numero più elevato di esemplari. Gli Artropodi raccolti appartenevano a 6 ordini di insetti e ad 1 ordine di aracnidi. Nel campo agroforestale e nel pioppeto l’ordine più rilevante è stato quello dei Ditteri seguito dagli Imenotteri mente nel campo di cartamo il risultato è stato opposto. L’ordine con numero più basso di individui raccolti è stato quello degli Opilioni nel campo di cartamo e in quello agroforestale mentre è stato quello degli Efemerotteri nel pioppeto.

Ditteri ed Imenotteri insieme hanno rappresentato più del 70% del totale degli Artropodi raccolti in tutti gli ambienti studiati. Diversamente, i valori degli Efemerotteri e Opilioni è sempre stato inferiore del 2% del totale. Tale distribuzione è da attribuirsi alla presenza di numerose specie di insetti impollinatori negli ordini di Ditteri ed Imenotteri che durante il periodo di campionamento popolavano l’area in esame.

 

Considerazioni conclusive

Lo studio, pur nei limiti di un'esperienza condotta su scala operativa e priva di repliche spaziali, ha evidenziato la fattibilità tecnica della conversione di impianti MRF in sistemi agroforestali. Questa soluzione rappresenta una valida opzione gestionale per il recupero di pioppeti a fine ciclo, capace di coniugare nuove esigenze produttive con benefici ambientali. Le rese del cartamo nell'interfila sono risultate inferiori rispetto al pieno campo, un dato atteso in un sistema di conversione con interfila ridotta (6 m), ma non tale da pregiudicare l'applicabilità del sistema.
Le operazioni meccaniche (lavorazione del terreno, semina, raccolta) si sono dimostrate compatibili, richiedendo solo adattamenti nella larghezza delle testate di raccolta, una variabile facilmente ottimizzabile in fase di progettazione di nuovi impianti.
Dal punto di vista ecologico, il sistema agroforestale ha mostrato performance superiori, ospitando la maggiore abbondanza e varietà di Artropodi, con una presenza significativa di impollinatori (Ditteri e Imenotteri).
Nel complesso, i dati suggeriscono che i benefici ecosistemici e la diversificazione produttiva possono compensare le criticità agronomiche emerse. Tali evidenze preliminari incoraggiano la predisposizione di futuri studi con disegni sperimentali dedicati e su superfici più ampie, per validare statisticamente i trend osservati in questo caso studio.

Autori:
Simone Bergonzoli, CREA - Centro di Ingegneria e Trasformazioni di Monterotondo. E.mail
Luca Cozzolino, CREA - Centro di Ingegneria e Trasformazioni di Monterotondo E.mail
Claudia Zaccaria,  DAFNE, Università degli Studi della Tuscia E.mail
Luigi Pari, CREA - Centro di Ingegneria e Trasformazioni di Monterotondo E.mail

Finanziamenti: Questa ricerca è stata condotta nell'ambito del progetto MIDAS, finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell'Unione Europea nell'ambito dell'accordo di sovvenzione n. 101082070.

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