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Incendi boschivi ed emissioni climalteranti: una metodologia per quantificare i benefici della selvicoltura di prevenzione

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Incendi boschivi e CO₂: una metodologia per misurare i benefici della selvicoltura di prevenzione

di Luca Musio, Davide Ascoli, Francesca Rigo, Giacomo Bergese

Le emissioni derivanti da incendi rappresentano una criticità crescente, tanto per gli effetti sulla salute umana quanto per il rilascio in atmosfera di ingenti quantità di sostanze inquinanti e gas serra climalteranti. Quest'ultimo aspetto è particolarmente rilevante, poiché alimenta un circolo vizioso, che aggrava ulteriormente la crisi climatica in atto, a sua volta correlata all’aumento di intensità e frequenza degli incendi boschivi. Secondo recenti stime, da marzo 2024 a febbraio 2025, gli incendi in ecosistemi naturali hanno emesso oltre 8 miliardi di tonnellate di CO₂, dato in crescita del 10% rispetto alla media storica rilevata dal 2003 e che ha interessato biomi forestali ad elevata densità di carbonio. Restringendo il campo al territorio europeo, nel solo 2025, gli oltre 1 milione di ettari percorsi da incendi boschivi hanno rilasciato in atmosfera più di 40 milioni di tonnellate di CO₂.

 

Selvicoltura preventiva e mercato del carbonio

Affrontare efficacemente questa sfida richiede metodi di stima precisi e scalabili, capaci di quantificare sia gli impatti degli incendi sia i potenziali benefici, in termini di emissioni evitate, derivanti dall'adozione di misure di mitigazione. 

Tra queste, la selvicoltura preventiva, soprattutto se compresa all’interno di una strategia di gestione integrata, può risultare decisiva: agendo sulla struttura dei popolamenti, sulla quantità di biomassa combustibile e sulla composizione specifica delle superfici forestali, essa mira a ridurre l’estensione e l'intensità degli incendi e ad aumentare la resilienza degli ecosistemi boschivi. Gli interventi preventivi spaziano dai diradamenti selettivi ai tagli a scelta colturale mirati, dalla realizzazione di viali tagliafuoco verdi all'impiego del fuoco prescritto e del pascolamento funzionale come strumenti complementari di gestione del combustibile.

Gli interventi di selvicoltura preventiva stanno cominciando a trovare spazio nei mercati volontari del carbonio, secondo un principio di fondo relativamente semplice: se in zone ad elevato rischio di potenziali incendi boschivi un intervento selvicolturale preventivo, aggiuntivo rispetto alla gestione ordinaria, riduce la quantità di gas serra che verrebbero emessi in caso di incendio, quella riduzione costituisce un valore ambientale quantificabile e commerciabile in tonnellate di anidride carbonica equivalente (t CO₂eq). Un altro aspetto non trascurabile, e per il quale la prevenzione selvicolturale può apportare benefici, riguarda l’elevato numero di progetti legati ai crediti di carbonio altamente esposti a incendi boschivi: ben il 18% a livello mondiale. Nei mercati internazionali esistono già vari organismi che si stanno occupando della certificazione di tali crediti come, ad esempio, l’americana Climate Action Reserve (CAR). In Italia, gli interventi di prevenzione incendi nelle aree classificate ad alto rischio dai piani regionali antincendio rientrano tra le attività ammissibili di gestione forestale sostenibile potenzialmente idonee a generare crediti di carbonio. Lo stabilisce l'Allegato (al punto 10.1, capitolo II) del recente decreto interministeriale del 15 ottobre 2025, che definisce le linee guida nazionali per il riconoscimento dei crediti di carbonio nei settori forestale e agricolo e l'attuazione del relativo Registro pubblico nazionale.

In questo quadro si inserisce la collaborazione tra il progetto Robin Wood e il dipartimento DISAFA dell'Università di Torino. Robin Wood è un progetto promosso da Walden Srl che si pone come obiettivo principale la sponsorizzazione, da parte di aziende interessate a migliorare il proprio impatto ambientale, di interventi forestali anche a macchiatico negativo, valorizzando a pieno i servizi ecosistemici potenzialmente ottenibili dalla realizzazione di tali interventi. Nel caso di interventi forestali di prevenzione incendi, eventualmente finanziabili con in sistema introdotto da Robin Wood, il DISAFA ha sviluppato una metodologia per la stima delle emissioni dei principali gas serra da incendi boschivi (Metodologia per il calcolo delle emissioni evitate da interventi di prevenzione dagli incendi boschivi) in due aree pilota. L'approccio progettato si ispira a una recente metodologia ideata dall’organizzazione CAR, chiamata Reduced Emissions from Megafires (REM), e prevede il confronto tra due scenari simulati (con e senza interventi di selvicoltura preventiva), applicato a due contesti forestali accomunati da un rilevante rischio incendi: una foresta di conifere e una foresta di latifoglie.

 

art.Incendi boschivi ed emissioni climalteranti 1

 

Metodologia per il calcolo delle emissioni evitate da interventi di prevenzione dagli incendi boschivi

La metodologia proposta quantifica le emissioni di gas serra evitate grazie a interventi di selvicoltura preventiva, calcolate come differenza tra due scenari: un primo scenario baseline senza gestione attiva di prevenzione, caratterizzato dalla sola gestione ordinaria, e un secondo scenario con interventi di selvicoltura preventiva. Il confronto, basato sulla simulazione di incendi potenziali, stima la riduzione delle emissioni sia a scala di popolamento, considerando il minor consumo di biomassa e la ridotta mortalità degli alberi nelle aree trattate, che a scala di paesaggio, in termini di superficie bruciata risparmiata in comprensori dove sono stati pianificati interventi strategici di prevenzione. Le emissioni evitate complessivamente, espresse in tonnellate di CO₂ equivalente (t CO₂eq), possono essere contabilizzate e commercializzate sul mercato volontario del carbonio.

Per avere informazioni di dettaglio sul metodo si consiglia di contattare direttamente Walden Srl, capofila del progetto Robin Wood, mentre di seguito vengono riportati i principali criteri adottati e risultati ottenuti. 

Per ciascuno scenario vengono stimate tre variabili fondamentali, a scale differenti: 

  • il consumo di biomassa a scala di popolamento; 
  • la mortalità degli alberi a seguito del passaggio del fuoco, a scala di popolamento. 
  • la superficie bruciata a scala di paesaggio;

La differenza tra i due scenari per ciascuna variabile fornisce la stima delle emissioni evitate, espressa in t CO₂eq.

La metodologia si avvale di analisi svolte tramite software open source ampiamente utilizzati nella modellistica degli incendi boschivi: FlamMap (versione 6.2) per la simulazione del comportamento del fuoco, FOFEM (First Order Fire Effects Model, versione 6.7) per la stima della mortalità degli alberi, il modulo integrato in FlamMap SpatialFOFEM per la stima delle emissioni, e QGIS per le elaborazioni spaziali.

FlamMap è un sistema di modelli sviluppato da M.A. Finney (2006) che simula le principali caratteristiche del comportamento di incendi potenziali (velocità di propagazione, lunghezza di fiamma, intensità del fronte di fiamma, propagazione del fronte dell'incendio in due dimensioni e probabilità di incendio) in un dato territorio, a partire da un unico file che integra dati geomorfologici (quota, pendenza, esposizione) e informazioni sui combustibili forestali (secondo la classificazione Scott & Burgan, 2005) dell’area di studio. Il modello di propagazione adottato è quello di Rothermel (1972), tuttora riferimento standard nella modellistica degli incendi. 

FOFEM stima invece il consumo delle diverse componenti di combustibile - lettiera, necromassa, strato erbaceo e arbustivo, chiome - e le relative emissioni di CO₂, CO, CH₄, NOₓ e SO₂, nonché la mortalità arborea in funzione dell'altezza di fiamma e delle caratteristiche strutturali del popolamento. Il software si riferisce al territorio nordamericano, e per l'applicazione a contesti europei, le specie forestali presenti nei siti vengono associate a specie nordamericane vicarianti per caratteristiche ecologiche e risposta al fuoco, con l'ausilio del Fire Effects Information System (FEIS) dell'USDA. La classificazione dei combustibili adottata è il Fuel Characteristic Classification System (FCCS), i cui valori preimpostati possono essere personalizzati con dati da rilievi di campo o da database locali, come, per l’Italia, il dataset armonizzato pubblicato da Ascoli et al. (2020). Le emissioni dei gas diversi dalla CO₂ vengono infine convertite in CO₂ equivalente, applicando i fattori di Potenziale di Riscaldamento Globale (Global Warming Power, GWP) dell'IPCC nella versione più aggiornata al momento dello studio (CH₄: GWP = 27; CO: GWP = 1).

 

I casi studio: Giaglione e Beaulard (Val di Susa, Piemonte)

La metodologia è stata applicata, anche grazie al supporto tecnico del Consorzio Forestale Alta Valle Susa, a due siti pilota in Val di Susa (TO). Entrambi i progetti pilota si inseriscono in un quadro di pianificazione strategica più ampio: sono stati previsti a seguito di un'analisi del rischio di incendio condotta a scala territoriale, nell'ambito del progetto PSR denominato PREFEU (Prevenzione degli incendi per le Filiere del legno). Tra i principali obiettivi del progetto figurano l’analisi del rischio incendi, la realizzazione di interventi di selvicoltura preventiva sul territorio nei punti più critici, la valorizzazione commerciale del legname di risulta e lo sviluppo di modelli selvicolturali per la prevenzione degli incendi di chioma replicabili in contesti diversificati.

In una prospettiva multifunzionale, entrambi gli interventi, non ancora realizzati in concreto, contribuiranno alla conservazione degli habitat per la biodiversità, alla riduzione del rischio di incendio (e delle relative emissioni) e al miglioramento della sicurezza nelle aree a fruizione turistica.

Il primo sito (Giaglione) è un bosco misto di faggio e castagno con una funzione protettiva importante dalla caduta di massi nei confronti di una strada di collegamento altamente fruita. L'intervento progettato ha un’estensione di 7,34 ettari e nella martellata è stato previsto un taglio a scelta colturale finalizzato a una riduzione del volume iniziale del 15%, favorendo le specie poco infiammabili come il faggio, il frassino maggiore e il sorbo montano, e riducendo la presenza del castagno e del pino silvestre. La realizzazione di piccole aperture nella copertura favorirà inoltre la rinnovazione naturale del faggio. La riduzione di una frazione della necromassa dovuta all'invecchiamento delle ceppaie di castagno ed al deperimento del pino consente di mitigare l'intensità potenziale dell'incendio, la sua severità ed il consumo dei comnustibili di superficie.

I risultati delle simulazioni sono significativi:

  • −13% di tCO₂eq emesse in atmosfera;
  • −26,6% di mortalità arborea; 
  • −25% di superficie bruciata.

Il secondo sito di intervento, di 3,6 ettari, è una pineta di pino silvestre ad alta infiammabilità, situata a monte di un'importante infrastruttura turistica: il campeggio di Beaulard. Il bosco svolge prevalentemente due funzioni: protezione diretta del campeggio e fruizione turistico-ricreativa. La vicinanza tra bosco e campeggio, unita all'elevata infiammabilità del pino silvestre, ne ha fatto un'area di priorità assoluta di intervento.

L'intervento in questo caso prevede un taglio a scelta colturale per gruppi e per singolo albero, con una riduzione del 20% del volume iniziale. Verranno mantenuti gli individui sani e stabili, con ramificazione alta, e rimossi quelli morti, instabili o con ramificazione molto bassa. Nella fascia di interfaccia con il campeggio si aumenterà la distanza tra le chiome per ridurre la continuità del combustibile e il potenziale di incendio di chioma.

I risultati delle simulazioni mostrano impatti ancora più marcati:

  • −11% di tCO₂eq emesse in atmosfera;
  • −74% di mortalità arborea;
  • −26,3% di superficie bruciata;

Questo risultato evidenzia con particolare efficacia quanto la discontinuità verticale e orizzontale del combustibile, conseguita attraverso la selvicoltura preventiva, sia determinante nel ridurre la severità degli incendi nelle pinete montane, con effetti importanti per quanto riguarda possibili passaggi in chioma delle fiamme, ed effetti a cascata sulla riduzione delle superfici potenziali percorse a scala di paesaggio.

 

art.Incendi boschivi ed emissioni climalteranti 2

 

Potenziale applicativo, limitazioni e prospettive

I risultati dei due casi studio mostrano che la metodologia produce stime coerenti e confrontabili in contesti diversi, sia in boschi di latifoglie che di conifere. Il differenziale di emissioni evitate, 31 tCO₂eq a Giaglione e 114,6 tCO₂eq a Beaulard, riflette in modo attendibile le differenze tra i due siti in termini di carico di combustibile, composizione specifica e struttura della vegetazione. Questi risultati suggeriscono che l'approccio possa essere applicato con profitto anche ad altri contesti forestali nell'ambito della pianificazione della prevenzione incendi, e che la contabilizzazione delle emissioni evitate in tCO₂eq possa aprire la strada all'inserimento degli interventi preventivi nei mercati volontari del carbonio, ampliando le fonti di finanziamento per la gestione forestale attiva.

La replicabilità della metodologia presenta però alcune condizioni da non sottovalutare. Va premesso che si tratta di scenari simulati, quindi di una semplificazione della realtà, e probabilistici, che devono sempre essere costruiti a partire da un'accurata analisi preliminare del rischio di incendio. Sebbene il progetto Robin Wood abbia prodotto un tutorial dettagliato che guida l'utente passo dopo passo, l'applicazione del metodo richiede comunque conoscenze di base nel campo della prevenzione degli incendi e della modellistica del comportamento del fuoco. Queste competenze sono necessarie soprattutto per classificare correttamente i combustibili presenti nell'area di studio, dato che, a livello nazionale, infatti, non sono ancora disponibili cartografie con il dettaglio locale necessario a stime accurate - nei casi in esame questi dati erano disponibili grazie a studi specifici condotti in precedenza, e sono stati affinati con appositi rilievi in campo. Rimane inoltre aperta la questione dell'adattamento al contesto europeo dei modelli di simulazione, sviluppati originariamente per le foreste nordamericane, che richiede di associare le specie arboree europee a specie nordamericane con caratteristiche ecologiche e risposta al fuoco comparabili.

In questa prospettiva, al di là di questi ultimi aspetti ancora migliorabili, il progetto Robin Wood offre spunti di interesse concreti. Il proposito di rendere accessibili e finanziabili interventi migliorativi di gestione attiva del territorio, tra cui quelli di selvicoltura preventiva, spesso onerosi, va nella giusta direzione di un maggior coinvolgimento di diversi attori locali (aziende, comunità locali, investitori): la metodologia sviluppata costituisce un passo in avanti utile in questo senso.

Autori:
Luca Musio, redazione di Sherwood, E-mail:
Davide Ascoli, DISAFA - Università di Torino, E-mail:  
Francesca Rigo
, Walden s.r.l., E-mail:
Giacomo Bergese, Walden Srl, E-mail: 

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