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Arboricoltura da legno

Come stabilire il prezzo equo nella vendita dei pioppi di grandi dimensioni

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Pioppo 'I-214' di 10 anni a margine di una particella dimostrativa del LIFE+ InBioWood
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di Paolo Mori

Coltivare pioppi richiede anni di impegno, competenze e cure costanti: per questo motivo è fondamentale valorizzare al meglio il risultato di tanto lavoro, evitando di sottostimare un prodotto il cui valore va conosciuto e gestito con consapevolezza nelle fasi di compravendita. In questo contributo si forniscono alcuni elementi utili a chi vende pioppi di dimensioni diametriche superiori a quelle che si possono ottenere in piantagioni a densità media (36 m2 per pianta).

Un singolo albero da 42 cm di diametro a 130 cm da terra, oggi, può valere fino a 169 euro. Ma se si applicano i criteri di stima più diffusi, come il prezzo al quintale stabilito per piante di dimensioni standard (circa 30 cm di diametro) o il prezzo a centimetro di circonferenza, il valore della stessa pianta scende a 140 €, o persino a 101 €. A scala di pioppeto, la differenza può superare i 10-12.000 euro per ettaro.

Questo articolo mostra come, a parità di ogni altra condizione che può determinare il prezzo, le dimensioni dei fusti incidano in modo determinante sulla resa industriale e sul valore economico di una piantagione. I pioppi più grandi non solo pesano di più, ma, a parità di peso, producono più sfogliati, poiché generano meno scarti, e richiedono meno lavorazioni.

Attraverso dati reali, simulazioni economiche e riferimenti tecnici, l’articolo propone un metodo di stima che consente di valorizzare appieno le caratteristiche dimensionali delle piante. Approfondire significa capire perché, in molti casi, alcuni attuali metodi di calcolare il prezzo rischiano di sottostimare fortemente il frutto di anni di lavoro.

POLYCY2 

Premessa

Nella coltivazione di piantagioni clonali di pioppo, ad oggi, prevale la scelta di collocare le piante in sesto quadrato con lato di 6 m, assegnando così a ciascun albero 36 m2 di superficie. Non mancano tuttavia casi in cui il pioppicoltore fa la scelta utilizzare un sesto rettangolare e di ridurre la densità della piantagione assegnando a ciascuna pianta 42, 48 o più metri quadrati, come avviene ad esempio nelle piantagioni policicliche, per le quali molti regolamenti regionali, se si vuole ottenere un aiuto pubblico, limitano la presenza dei pioppi a 90 alberi ad ettaro (circa 110 m2/pianta). La riduzione della densità ritarda la culminazione dell’incremento medio (Prevosto 1965 e 1969; Frison e Facciotto 1994). Tale fenomeno fa sì che con un minor numero di piante si producano soggetti di dimensioni maggiori. A parità di ogni altra caratteristica da considerare per la determinazione del prezzo (Chiarabaglio e Coaloa 2002), i pioppi di dimensioni maggiori hanno rese di lavorazione più performanti e, per questo, dovrebbero essere venduti ad un prezzo più elevato. Questo contributo intende offrire ai pioppicoltori gli strumenti pratici per valorizzare adeguatamente le piante di maggiori dimensioni in fase di contrattazione.

 

Due metodi di vendita

Negli ultimi anni, la commercializzazione di piantagioni composte da cloni di pioppo avviene prevalentemente secondo due modalità: attribuzione di un valore proporzionale alla circonferenza di ciascun albero oppure definizione di un prezzo per ogni quintale di legno che si stima sia lavorabile. In base a tali criteri, a parità di altezza e qualità dei fusti, per il pioppicoltore l’aumento del diametro a 130 cm dal suolo comporta un incremento di prezzo che non è proporzionale al valore reale della massa legnosa prodotta[1].

La determinazione del prezzo unitario di una certa quantità di legno di pioppo è, tuttavia, un processo articolato, influenzato da molteplici variabili. Questo contributo non si propone di approfondire le dinamiche di formazione del prezzo. Le analisi e le considerazioni che seguiranno presuppongono l’omogeneità di tutti i parametri comunemente considerati nella definizione del valore commerciale, ad eccezione del diametro a 130 cm da terra e quindi delle dimensioni complessive dei tronchi lavorabili per produrre sfogliati.

Per agevolare la comprensione delle elaborazioni, in questo contributo si assumerà come riferimento il prezzo medio di 11,5 €/q, rilevato nel maggio 2025 dalla Camera di Commercio di Mantova per pioppeti tradizionali. Con questa espressione si intendono impianti con sesto quadrato, distanza tra le piante pari a 6 m e superficie assegnata a ogni esemplare pari a 36 m². Sebbene la crescita delle piante dipenda da fattori quali il clone, la disponibilità idrica, la fertilità del suolo e l’intensità colturale, si farà riferimento a un diametro medio a 130 cm dal suolo pari a 30 cm, considerato rappresentativo dei pioppeti di 10-12 anni presi a riferimento per la rilevazione dei prezzi da parte delle CCIAA. Tale valore sarà confrontato con quello di piante aventi diametri maggiori, fino a 50 cm.

 Gazzo Veronese

 

La circonferenza cresce meno rapidamente della massa

In alcune aree del nord Italia capita che alcuni pioppicoltori accettino di vendere la propria piantagione ad un prezzo fisso per centimetro di circonferenza di ogni pioppo. La somma delle circonferenze di tutti i pioppi, moltiplicata per il prezzo fisso stabilito, dà il valore complessivo del pioppeto.

Per tali pioppicoltori è importante considerare che mentre la circonferenza del fusto aumenta secondo una progressione lineare, volume e massa, e quindi quantità di legno commerciabile, seguono un andamento esponenziale. La Tabella 1 evidenzia il divario percentuale tra l’incremento della circonferenza e quello della massa cormometrica[2] al crescere del diametro misurato a 130 cm dal suolo.

 

Tabella 1

Tabella 1 - Confronto tra l’incremento assoluto e in percentuale della circonferenza e quelli della massa in funzione del diametro a 130 cm da terra. I valori della massa, in quintali, sono stati ricavati dalla Tavola per la stima diretta della massa legnosa (quintali) di piante del clone ‘I-214’ di Frison (1980) e sono riferiti a un’altezza di 22 m.

 

Nel caso in cui la vendita del pioppeto avvenga applicando un prezzo fisso per ogni centimetro di circonferenza, passando, ad esempio, da un diametro di 30 cm a 40, 45 o 50 cm, il valore unitario per pianta cresce sensibilmente. Supponendo, a fini illustrativi e per semplificare i calcoli, un prezzo di 1 € per centimetro di circonferenza, una pianta con diametro di 30 cm corrisponderebbe a un valore di 94,2 €, mentre una con 40 cm varrebbe 125,7 € (+33,3%) e una con 50 cm raggiungerebbe i 157,1 € (+66,7%). Un incremento di prezzo percentualmente importante che, apparentemente, risulta vantaggioso per il produttore.

Tuttavia, la massa legnosa effettivamente venduta aumenta in misura decisamente superiore: +76,6% per un diametro di 40 cm, +122,9% per 45 cm e fino a +174,4% per 50 cm. Poiché volume e massa cormometrica crescono in modo esponenziale e rappresentano la base reale della produzione, risulta evidente che la vendita a prezzo fisso per centimetro di circonferenza penalizza economicamente il produttore. Nei tre esempi sopra riportati, la perdita rispetto a una vendita a peso equivale rispettivamente al -43,3%, -72,9% e -107,7%. In particolare, con piante da 50 cm di diametro, l’introito risulta inferiore al 50% rispetto al valore reale del legno prodotto.

Pertanto il primo criterio da adottare per valorizzare correttamente pioppi di grandi dimensioni è non vendere a prezzo fisso per centimetro di circonferenza, ma almeno a peso.

 

Più assortimenti di pregio al crescere del diametro

Sulla base delle considerazioni precedenti, potrebbe sembrare sufficiente adottare la vendita a peso per ottenere un corrispettivo proporzionato rispetto alle piante di taglia tradizionale, ma non è così. I dati disponibili evidenziano che anche il peso, come vedremo più in dettaglio in seguito, non rappresenta un indicatore adeguato del valore reale delle piante di maggiore sviluppo, soprattutto se si utilizza il prezzo stabilito per quelle di dimensioni standard.

Tale caratteristica era stata mostrata anche nel 1989 da Frison e Borelli (Tabella 2), secondo i quali “È chiaro che il volume ed il numero dei toppi con le misure richieste per lo sfogliato aumentano con il diametro a petto d’uomo delle piante. Si passa infatti da appena circa dm³ 290 per le piante di cm 28 a quasi m³ 1 per quelle di cm 38 (di diametro - n.d.a.). Rispetto al volume cormometrico totale, tali quantità rappresentano rispettivamente il 43% nel primo caso e ben l’80% nel secondo. Con l’ausilio di queste tabelle[3], compilate per il clone ‘I 214’, qualsiasi agricoltore, con un po’ di pratica, può arrivare a stimare con sufficiente precisione la resa in volume del suo pioppeto nei vari assortimenti industriali.”  

È particolarmente significativo osservare che le piante con diametro di 38 cm analizzate da Frison e Borelli (1989) presentano una massa cormometrica pari a 10 quintali (Tabella 1). Tuttavia, in impianti a bassa densità o in sistemi policiclici, sono stati documentati diametri medi superiori ai 42 cm (Castro et al., 2013; Buresti Lattes et al., 2015; Mori, 2025), corrispondenti a masse lavorabili di almeno 12 quintali (Tabella 1). Secondo le indicazioni di Frison e Borelli, sarebbe lecito attendersi che la resa in assortimenti da sfogliato di queste piante di grandi dimensioni superi quella stimata nel 1989 per alberi da 38 cm di diametro.

 

Tabella 2

Tabella 2 - Assortimenti in ‘I-214’ in funzione del peso cormometrico (cioè lavorabile fino a 5 cm di diametro) espressi in percentuale (da Frison e Borelli 1989).

 

In una successiva tabella proposta da Frison e Borelli nel loro lavoro del 1989 viene descritto un metodo pratico per la determinazione del valore del pioppeto in piedi. Il procedimento, sebbene concettualmente semplice, richiede che il pioppicoltore sia in grado di stimare con precisione la distribuzione percentuale tra i diversi assortimenti ottenibili dalla sua piantagione. Nelle Tabelle 3 e 4, questo metodo è stato adattato, in Euro, a fini esemplificativi[4]. In pratica, il pioppicoltore, autonomamente o con il supporto di un tecnico, dovrà stimare le proporzioni reali degli assortimenti prodotti, tenendo conto non solo delle dimensioni delle piante, ma anche di fattori quali: qualità della potatura, altezza fino alla quale è stata effettuata, presenza di fori da insetti xilofagi, cilindricità del fusto, eventuali ferite e altri parametri qualitativi (vedi Chiarabaglio e Coaloa 2002).

Dall’analisi delle Tabelle 3 e 4 emerge che, a parità di condizioni qualitative e utilizzando le proporzioni riportate nella Tabella 2, il passaggio da piante con massa cormometrica di 6 quintali a quelle di 8 quintali può determinare un incremento del prezzo unitario pari al +24,4%.

 

Tabella 3

Tabella 3 -  Esempio della composizione del prezzo al quintale nel caso teorico di una piantagione in cui il peso medio del fusto lavorabile (massa cormometrica) è di 6 quintali. I prezzi sono quelli medi rilevati dalla CCIAA di Mantova nel maggio 2025 [da Frison e Borelli (1989) modificata].

 

Tabella 4

Tabella 4 - Esempio della composizione del prezzo al quintale nel caso teorico di una piantagione in cui il peso medio del fusto lavorabile (massa cormometrica) è di 8 quintali. I prezzi sono quelli medi rilevati dalla CCIAA di Mantova nel maggio 2025  [da Frison e Borelli (1989) modificata].

 

Produttività in Sfogliati: la resa non dipende solo dal peso

Mentre Frison e Borelli mostrano come l’aumento del diametro incida sulla composizione degli assortimenti, Castro et al. (2013) e Buresti Lattes et al. (2015) si sono concentrati sulla variazione della resa in sfogliati nella trasformazione industriale del legno. Castro et al. hanno evidenziato come, all’aumentare del diametro a 130 cm da terra, e conseguentemente del volume, cresca anche la resa in sfogliati per unità di massa (q). Nella loro sperimentazione sono stati analizzati 19 alberi: 10 del clone ‘I-214’ e 9 del clone ‘Neva’, con età rispettivamente di 9 e 10 anni, e diametri compresi tra 32 e 47 cm. Nonostante siano state osservate differenze di resa superiori al 20% tra le piante più piccole (32 cm) e quelle più grandi (45–47 cm), gli autori hanno prudentemente limitato la stima della differenza di resa a una fascia compresa tra il 10% e il 15% a favore delle piante da 42 cm rispetto a quelle da 32 cm.

Nel 2015, Buresti Lattes et al. hanno replicato la sperimentazione focalizzandosi esclusivamente sul clone ‘I-214’. Il primo gruppo di 10 alberi proveniva da un impianto tradizionale di 12 anni (36 m²/pianta), con diametro medio di 32,1 cm; il secondo, da una piantagione policiclica di 10 anni (110 m²/pianta), con diametro medio di 43,9 cm. Questo confronto ha permesso di validare con maggiore solidità i risultati di Castro et al..

Secondo Buresti Lattes et al. (2015) le piante di diametro maggiore (43,9 cm) hanno mostrato un incremento della resa in sfogliati pari al +21,05% per metro cubo.

Considerando la significativa variabilità del diametro anche in piantagioni clonali e il fatto che la resa in sfogliati, a parità di altezza utile, dipende fortemente dal diametro misurato a 130 cm dal suolo, è stata condotta un’elaborazione basata sui dati riportati nelle Tabelle 5 e 6 di Buresti Lattes et al. (2015), per verificare l'esistenza e la solidità della relazione tra diametro e produttività in sfogliati (q).

Il Grafico 1 riassume questa relazione, mostrando la retta di regressione che descrive il legame tra diametro e resa. Per valutare la precisione del modello è stato calcolato il coefficiente di determinazione (R²), che esprime la capacità della retta di spiegare la varianza dei dati osservati. Un R² = 0,9048, conferma una buona correlazione tra diametro a 130 cm da terra e produttività in sfogliati.

 

Grafico 1

Grafico 1 - Relazione tra diametro a 130 cm da terra e massa di sfogliati producibili (q).

 

L’incremento della produttività in sfogliati ottenuto dai tronchi di alberi di maggiori dimensioni è attribuibile alla possibilità di lavorare un numero inferiore di tronchi per ottenere la medesima quantità di prodotto finito. Questo fenomeno è legato al fatto che al crescere del diametro dei tronchi si verifica una riduzione degli scarti di lavorazione, sia nella fase di messa a tondo del fusto, sia nella porzione centrale del tronco, il cosiddetto tondello, in cui si inseriscono i mandrini delle macchine per la sfogliatura. Per comprendere questo fenomeno è necessario passare dalla massa cormometrica al volume di singoli tronchi e osservare i dati di Tabella 6. Prima di andare a esaminare i dati di Tabella 6 è importante evidenziare, ai fini della comprensione di quanto seguirà, che le variazioni percentuali di massa cormometrica e di volume di singoli tronchi, che si verificano al variare del diametro di riferimento, sono in stretta relazione (Tabella 5). Tra queste due grandezze infatti il coefficiente di determinazione R2 è pari a 0,9989, indicando una solida correlazione lineare tra le due variabili. In pratica, quasi tutta la variazione dell'incremento di volume può essere spiegata dall'incremento della massa legnosa cormometrica (sensu Frison 1980) e viceversa. Parlare di variazioni percentuali di volume cormometrico o di variazioni percentuali di massa cormometrica porta quindi a risultati con errori di modesta entità.

 

Tabella 5 

Tabella 5 - confronto tra la variazione percentuale della massa cormometrica (q) e la  variazione percentuale del volume di un tronco (m3) al variare del diametro di riferimento.

 

Chiarito questo aspetto si possono utilizzare i dati presenti in Tabella 6 per fare un esempio che renda evidente come per la produzione di sfogliati, a parità di volume (o di massa cormometrica), i tronchi prodotti da alberi con diametri maggiori abbiano meno scarti e, di conseguenza, siamo più produttivi.

Per fare il suddetto esempio prendiamo il caso di un tronco lungo 263 cm con diametro mediano di 43 cm (pari a 0,382 m³) e osserviamo che contiene circa il 105% in più del volume di un tronco di pari lunghezza, ma con diametro mediano di 30 cm (0,186 m³). Per ottenere un quantitativo di legno equivalente a quello prodotto da un singolo tronco da 43 cm di diametro, sarà quindi necessario lavorare circa due tronchi che hanno un diametro di 30 cm. Di conseguenza, nel primo caso si genererà un solo tondello centrale da scartare, lungo 263 cm e con un diametro di 8,3 cm, mentre nel secondo sarà necessario scartare due tondelli, uno per ciascun tronco.

Oltre alla differenza di materiale di scarto dovuta ai tondelli centrali, c’è anche un’altra significativa differenza che è legata alla messa a tondo dei tronchi. Infatti considerando che un tronco con diametro di 40 cm presenta una circonferenza pari a 125,6 cm, mentre la somma delle circonferenze di due tronchi con diametro di 30 cm ciascuno ammonta a 188,5 cm, si può dedurre che, a parità di spessore da rimuovere per la messa a tondo, il tronco di diametro maggiore comporta una riduzione degli scarti, e quindi una maggior produttività, pari al 33%  rispetto a quelli che si produrranno nella messa a rondo dei due tronchi da 30 cm di diametro.

Quello appena illustrato è solo un esempio, ma l’analisi dei dati della Tabella 6 rende evidente che, se si fa riferimento allo stesso volume[5] complessivo, gli scarti derivanti dalla messa a tondo di partite di tronchi di grandi dimensioni sono percentualmente minori. La conseguenza è che, partendo dallo stesso volume complessivo, se si hanno meno scarti significa che c’è una corrispondente maggiore produzione di sfogliati.

Oltre alla differenza di diametro, l’altro aspetto che influisce sulla quantità di scarti è lo spessore di legno che è necessario asportare per la messa a tondo. Questo può variare in funzione di tre caratteristiche dei fusti che il pioppicoltore deve stimare con la maggior approssimazione possibile: la rastremazione, la drittezza e la cilindricità. Quanto più un tronco è poco rastremato, dritto e cilindrico, tanto minore sarà lo spessore che è necessario asportare nell’operazione di messa a tondo. In Tabella 6  si propongono 3 valori indicativi di spessore da asportare pari a 1,5 – 2,5 – 5 cm. Nel primo caso l’asportazione media di 1,5 cm, potrebbe riguardare tronchi particolarmente dritti, cilindrici, poco rastremati, con corteccia sottile e/o corti (es. alcuni di quelli che si ricavano dalla parte alta del fusto). L’asportazione di 2,5 cm potrebbe riguardare i tronchi in situazioni intermedie, mentre quella di 5 cm i tronchi non perfettamente dritti, più rastremati, con corteccia più spessa e/o lunghi (es. alcuni di quelli che si ricavano dal fusto di base).

Se ci si riferisce a tutta la parte di fusto che può essere trasformata in sfogliati, va considerata una media tra tutti i tronchi in cui può essere suddiviso. Nel caso in esempio leggendo la riga corrispondente al diametro di 43 cm in Tabella 6, si scopre che la maggior produttività rispetto a piante di 30 cm di diametro, con un’asportazione media di 2,5 cm di spessore, è pari al 23,2%. Va da se che in uno stesso albero possono esserci tronchi con spessore di corteccia variabile e di differente drittezza, rastremazione e cilindricità. Starà quindi al pioppicoltore, o al tecnico da lui incaricato, stimare lo spessore medio a cui fare riferimento.

 

Tabella 6 

Tabella 6 - Differenze tra volume tondo lordo e netto in funzione del diametro a 130 cm da terra e dello spessore medio asportato per la messa a tondo da singoli tronchi lunghi 263 cm.

 

Nel caso reale preso in considerazione da Buresti Lattes et al. (2015), in cui si è valutato di trovarsi con un campione di 20 piante di qualità medio-alta, la media degli scarti di tutti i 105 tronchi misurati in cui sono stati suddivisi i fusti è stata di 2,5 cm di spessore. La differenza di produttività misurata è stata del 21,05%. I diametri medi dei 2 campioni differivano per circa 12 cm. In Tabella 6, per uno spessore medio di 2,5 cm, se si va a cercare che differenza di produttività c’è tra piante con 12 cm di differenza nel diametro si può notare che a 42 cm di diametro corrisponde una maggior produttività del 21% rispetto a quelle con 30 cm di diametro.

 

Stima del valore di un pioppo di grandi dimensioni

Come già indicato in precedenza, a parità di tutti i fattori da considerare per la definizione del prezzo di un pioppo (Chiarabaglio e Coaloa 2022), le informazioni necessarie per la stima del prezzo di una singola pianta di dimensioni superiori a quella di riferimento sono:

  1. il diametro (o la circonferenza) a 130 cm da terra;
  2. l’altezza cormometrica;
  3. il prezzo a quintale per pioppeti a densità media (36 m2) rilevato nella propria area geografica.

Con i primi due valori è possibile utilizzare la tavola a doppia entrata di Frison (1980) per calcolare la massa cormometrica.

Stimando la drittezza, la rastremazione e il grado di ovalizzazione dei fusti della propria piantagione, si può stabilire se fare riferimento ad uno spessore medio di materiale di scarto per la messa a tondo di 1,5 - 2,5 o 5 cm.

A questo punto si può applicare la seguente formula

 

P = (Pdm x (1+(S%/100))) x Mc

 Dove:

P = prezzo della pianta in esame
Pdm = prezzo rilevato dalla CCIAA per pioppeti a densità media
S% = Scarto percentuale riferito al diametro in esame e allo spessore stimato
Mc = massa cormometrica della pianta in esame

Applicando la formula appena introdotta a una pianta  di 42 cm di diametro, con un’altezza cormometrica di 22 m, come quelle considerate nelle Tabelle 1 e 5, con uno spessore medio di scarto di 2,5 cm e prendendo come riferimento il prezzo medio rilevato a maggio 2025 dalla CCIAA di Mantova, si ricava che il prezzo equo su cui il pioppicoltore può trattare con l’acquirente è:

P = (11,50 €/q x (1+(21% / 100))) x 12,19 q => 169,62

La stessa pianta se valutata in base al prezzo per centimetro di circonferenza[6] avrebbe un valore di 101,60 € (-40,1%), mentre se acquistata a peso, senza considerare la maggior produttività dovuta alle maggiori dimensioni, avrebbe un valore di 140,18 € (-17,3%).

 

Stima del valore di un pioppeto

Nel caso molto probabile della stima non di una pianta ma di un intero pioppeto, sarà necessario rilevare i diametri di tutte le piante, suddividerli in classi di 1 cm e, per ogni classe, ripetere lo stesso calcolo. La somma dei valori di ogni classe darà il prezzo equo di riferimento per l’intero pioppeto, come esemplificato in Tabella 7 per un pioppeto rado (200 piante per ettaro) la cui distribuzione diametrica è stata estrapolata dalla Particella A descritta in Mori 2025.

 

Tabella 7

Tabella 7 - Stima del prezzo di un pioppeto con densità di 200 piante/ha che tiene conto dell’incremento di produttività in sfogliati al crescere del diametro a 130 cm da terra (da Mori 2025 modificato).

 

 Lo stesso pioppeto di Tabella 7, se venduto al prezzo fisso di  0,77 € per centimetro di circonferenza di ogni pianta[7], avrebbe ottenuto una stima complessiva di circa 19.843 € (-39,6%). Se invece la stima fosse stata fatta a partire dai prezzi al quintale rilevati dalla CCIAA di Mantova nel maggio 2025 e fosse stato applicato al peso di tutte le piante, indipendentemente dal diametro a 130 cm da terra, il valore del pioppeto sarebbe stato di 26.996 € (-17,9%).

La stima esemplificata in Tabella 7 potrebbe essere realizzata in maniera speditiva utilizzando il diametro medio. Il calcolo, in questo specifico caso, produrrebbe una sottostima del pioppeto del -3,5%, pari a 1.123 € (Tabella 8). Tale differenza, soprattutto per pioppeti di estensione elevata, vale il tempo necessario da investire per fare il calcolo per classi di diametro come mostrato in Tabella7.

 

Tabella 8 

Tabella 8 - Stima del prezzo dello stesso pioppeto considerato in Tabella 7 calcolato utilizzando il diametro medio e il conseguente incremento di produttività in sfogliati.

 

Considerazioni

Da quanto sopra è evidente che a un medesimo pioppeto può essere attribuito un valore commerciale nettamente differente a seconda del metodo prescelto. In particolare è chiaro che le piante di dimensioni diametriche maggiori danno origine ad una più elevata produttività in sfogliati, l’assortimento nettamente più prezioso tra quelli ottenibili con il pioppo.

La Tabella 6 rende palese come partite di tronchi di maggiori dimensioni, a parità di volume complessivo (o di peso), generino scarti progressivamente inferiori. Il lavoro di Buresti Lattes at al. (2015) ha quantificato una differenza di produttività del 21,05% tra due gruppi di 10 alberi ciascuno, rispettivamente di 32,1 e 43,9 cm di diametro medio a 130 cm da terra. I 105 tronchi, derivanti dai fusti delle 20 piante, misurati e successivamente sfogliati hanno mostrato che al crescere del diametro a 130 cm da terra cresce anche quello di tutti i tronchi ricavabili dalla pianta per la sfogliatura. I 20 fusti esaminati avevano una qualità medio-alta e hanno registrato una differenza tra lo scarto medio complessivo delle due partite di piante che corrisponde a quello di 2,5 cm di Tabella 6. Per una differenza di 12 cm, infatti, in tabella 6 risulta uno scarto inferiore del 21% per le piante più grandi rispetto ad una partita di identico volume ricavata da alberi con diametro medio di 30 cm misurato a 130 cm da terra.

A tale differenza nella produzione di sfogliati, per quanto in questo contributo non si siano prese in considerazione nella determinazione del prezzo, va aggiunto che ci sono altri vantaggi per l’utilizzatore e l’industria. Al crescere del diametro delle piante infatti aumenta la produttività in fase di abbattimento, si riducono i costi di movimentazione dei tronchi, i tempi di caricamento e montaggio del tronco nella macchina sfogliatrice e quelli di messa a tondo. L’applicazione di quanto proposto in questo articolo consentirebbe quindi al pioppicoltore che avesse piante di grandi dimensioni di contrattare un prezzo più equo per il valore della propria piantagione.

Passando all’applicazione di quanto proposto, si può affermare che la formula presentata in questo contributo è semplice da applicare. Tuttavia richiede da parte del pioppicoltore la misurazione di tutti i diametri della piantagione (o di un campione rappresentativo) e una stima della qualità dei fusti, non solo per definire il livello del prezzo base, ma anche per poter scegliere con sufficiente precisione lo spessore medio che ritiene sarà necessario scartare per la messa a tondo. Questo tipo di stima richiede competenza e, nel caso di pioppicoltori che vendono raramente la loro produzione, potrebbe essere prezioso rivolgersi ad un professionista. Ciò rappresenta un costo, ma, visti i valori in gioco, potrebbe essere un buon investimento nel garantirsi una solida base di contrattazione con l’acquirente.

Si può concludere affermando che con questo contributo si sono chiariti alcuni punti rilevanti nella stima del prezzo di un pioppeto con alberi di gradi dimensioni. Tuttavia rimangono aperti per la ricerca alcuni aspetti che, a vantaggio sia del venditore che dell’acquirente, potrebbero rendere più accurata la valutazione della piantagione. Ad esempio potrebbe essere quantificata la variazione dell’importanza percentuale degli assortimenti per segheria, cartiera e pannelli al crescere del diametro, poiché su questo pare non ci sia chiarezza, soprattutto alla luce di piante cresciute con superficie a disposizione superiori ai 50-60 m2. Frison e Borelli (1989) infatti indicano una massa cormometrica del 20% degli assortimenti diversi da quelli per sfogliati per le piante più grandi, mentre Prevosto (1965) nelle sue misurazioni non scende mai sotto al 50%. Altro aspetto interessante potrebbe essere quello di valutare come varia l’altezza cormometrica, che in questo contributo si è considerata costante e che per le piante di grandi dimensioni potrebbe essere diversa. Infine individuare una relazione tra diametro a 130 cm da terra, altezza cormometrica e rastremazione, renderebbe le stime più accurate.

Insomma se questo contributo può aiutare a ridurre gli errori più grossolani nel valutare il valore di un pioppeto, ci sono ancora alcune conoscenze da acquisire che potrebbero affinare ulteriormente la stima di riferimento su cui impostare la contrattazione tra venditore e acquirente.

RINGRAZIAMENTI

Per questo contributo si ringraziano:
Enrico Buresti Lattes, Pier Mario Chiarabaglio, Francesco Grifoni e Francesco Mattioli per le lettura critica del testo e i consigli offerti per migliorarlo.

Buresti Lattes E.,  Castro G.,  Mori P., Zanuttini R, 2015 - Sfogliatura del pioppo. Confronto fra piante di "I-214" di dimensioni tradizionali e di grandi dimensioni. Sherwood Foreste ed Alberi oggi n. 212, pp. 9-12.

Castro G., Mori P., Zanuttini R., 2013 - Produttività di sfogliato e diametro dei fusti: indagini preliminari su cloni di pioppo ‘I-214’ e ‘Neva’. Sherwood Foreste ed Alberi oggi n. 192, pp. 5-9.

Chiarabaglio P.M., Coaloa D., 2002 - Stima del pioppeto: criteri oggettivi per la stima del pioppeto maturo. Supplemento al n. 34 di "Quaderni della Regione Piemonte - Agricoltura".

Frison G., 1980  - Tavola per la stima diretta della massa legnosa (quintali) di piante del clone ‘I-214’ in funzione del diametro e dell’altezza cormometrica. Annali Istituto Sperimentale Assestamento Forestale e Alpicoltura Trento VI (3), pagg. 162-164.

Frison G., Borelli M, 1989 - La vendita del pioppeto. Note tecniche n.9, Istituto Sperimentale per la pioppicoltura.

Frison G., Facciotto G, 1994 - La densità d’impianto e i suoi riflessi produttivi in pioppicoltura. L’informatore agrario (VR), volume 50, numero 8, pp. 109-116

Mori P., 2025 - Indizi di arboricoltura da legno: si può guadagnare di più con l’’I-214’? - Sherwood Foreste ed Alberi oggi n. 277, pp. 21-24.

Prevosto M., 1965 - L’accrescimento del pioppo euroamericano I-214 nei diversi ambienti della pianura lombardo-piemontese in relazione alla spaziatura e al turno. Pubblicazioni dell’Ente nazionale per la cellulosa e per la carta - Istituto di sperimentazione per la pioppicoltura.

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