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Arboricoltura da legno

Pioppo clone I-214 in impianto policiclico a Villa Bartolomea (VR): risultati di crescita a 11 anni

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Pioppo clone I-214 in impianto policiclico a Villa Bartolomea (VR): risultati di crescita a 11 anni
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di Paolo Mori

Il caso di Villa Bartolomea si aggiunge agli indizi sull’efficacia delle piantagioni policicliche per la produzione di legno: il clone di pioppo ‘I-214’ evidenzia buone prestazioni di crescita in un sistema a bassa intensità colturale.

I risultati presentati in questo contributo non hanno la pretesa di costituire una prova scientifica in senso stretto, ma vanno letti come indizi tecnici, basati su osservazioni reali condotte in un contesto operativo. Come spesso accade nell’arboricoltura da legno e, ancor più, nella sperimentazione di piantagioni policicliche, le evidenze disponibili derivano da un insieme di singoli casi studio, utili a stimolare riflessioni e confronti, ma insufficienti per trarre conclusioni generalizzabili.

In questo quadro si colloca l’analisi dell’impianto policiclico realizzato a Villa Bartolomea (VR), che viene qui presentata come ulteriore tassello conoscitivo sul comportamento del pioppo clone ‘I-214’ inserito in sistemi tipici dei policiclici, con più specie mescolate sulla stessa superficie.

Convenzioni progettuali e ruoli funzionali delle specie

Per garantire una chiara leggibilità dell’impianto nel tempo, sia in fase di realizzazione sia nella gestione successiva, sono state adottate convenzioni progettuali standardizzate, fondamentali per consentire a tecnici, operatori forestali e soggetti incaricati della messa a dimora o della gestione, di comprendere con immediatezza il ruolo delle diverse specie, la loro gerarchia funzionale e lo spazio riservato alle piante principali in relazione alla lunghezza del ciclo produttivo. La Figura 1 ricorda tali convenzioni che saranno utili anche a leggere lo schema d’impianto della piantagione di Villa Bartolomea.

convenzioni policiclici

Figura 1 - Illustrazione delle convenzioni da adottare nella predisposizione degli schemi d’impianto in tema di Piantagioni policicliche.

La piantagione 3P di Villa Bartolomea

Nell’ottobre 2023 sono stati effettuati i rilievi dendrometrici su un impianto policiclico localizzato nel territorio comunale di Villa Bartolomea (VR), in pianura veronese. L’impianto, esteso su una superficie complessiva di 2,3 ettari, è stato realizzato nella primavera del 2012, nell’ambito della programmazione PSR Veneto 2007–2013, e rappresenta un caso di studio significativo per la valutazione delle prestazioni del clone di pioppo ‘I-214’ inserito, appunto, in un sistema Policiclico Potenzialmente Permanente (Piantagione 3P) (Buresti Lattes e Mori 2018). I pioppi sono stati utilizzati nel 2023, dopo 11 stagioni vegetative complete, secondo la logica del ciclo breve prevista in fase di progettazione.

 

Struttura dell’impianto e densità del pioppo

Come si può vedere in Figura 2 il sistema colturale adottato vede il pioppo a ciclo breve associato a piante principali di latifoglie a ciclo medio-lungo di noce comune (Juglans regia) e tiglio (Tilia platyphyllos) piantate in coppia e successivamente diradate fra il quarto e il quinto anno di vegetazione (Buresti Lattes e Mori 2018).

Schema impiabnto

Figura 2 - Schema dell’impianto di Villa Bartolomea (VR).

La densità del pioppo è di poco inferiore a 90 piante per ettaro, valore che coincide con il numero massimo ammesso dalla Regione Veneto, nell’ambito del PSR 2007–2013 vigente al momento della realizzazione dell’impianto (primavera 2012), per l’accesso ai finanziamenti destinati agli impianti di arboricoltura mista a ciclo medio-lungo.

I pioppi sono disposti con un sesto d’impianto rettangolare di 18 m tra le file e 6,20 m sulla fila. In termini teorici, ogni pianta dispone quindi di circa 111 m² di superficie, che tuttavia, soprattutto per la geometria dell’impianto, non risultano interamente occupati dal pioppo stesso. La Figura 3 illustra uno stralcio della mappa dell’impianto in cui sono evidenziati i blocchi di superficie che saranno riservati alle piante principali di pioppo e alle latifoglie a ciclo medio lungo.

Blocchi differenziati

Figura 3 - Rappresentazione di uno stralcio della mappa dell’impianto di villa Bartolomea in cui sono evidenziati i blocchi differenziati (cioè di superficie differente) a ciclo breve e a ciclo medio lungo.

Il disegno progettuale della piantagione in esame evidenzia l’ampiezza della superficie produttiva riservata al pioppo, coerente con l’obiettivo di massimizzare l’incremento individuale in un ciclo produttivo breve. A questo si aggiunge che gli astoni di pioppo partono con un vantaggio di 2,5-3 m in altezza rispetto alle altre specie. Ciò permette alle chiome dei pioppi di svilupparsi in altezza e in larghezza senza una reale competizione con le chiome delle piante delle altre specie.

 

La sequenza delle utilizzazioni

Il progetto prevedeva l’utilizzazione delle piante a doppio ruolo di platano tra i 6 e gli 8 anni di vegetazione, quella dei pioppi tra i 10 e i 12 anni di vegetazione e quella delle latifoglie a ciclo medio lungo tra i 25 e i 30 anni. Trattandosi di una Piantagione 3P, a discrezione dell’imprenditore, è possibile piantare nuovamente sia i pioppi che le latifoglie a ciclo medio lungo, poiché lo spazio assegnato e la gestione prevista sono adeguati allo sviluppo della loro chioma fino all’età adulta.

 

Rilievi dendrometrici e risultati di crescita del pioppo

Per quanto riguarda le caratteristiche di sviluppo e produttività delle piante di platano con doppio ruolo, che sono già state utilizzate e stanno nuovamente sviluppandosi da ceppaia, si rimanda agli articoli di Mori (2018) e Boscaro (2021a e 2021b). Qui si tratterà brevemente dei dati relativi alla crescita dei pioppi e si accennerà al grado di sviluppo delle latifoglie a ciclo medio lungo.

Tabella articolo 1300px

Figura 4 - In alto, dettaglio dei valori individuali di circonferenza a 130 cm da terra registrati dopo 11 stagioni vegetative da pioppi ‘I-214’, noci e tigli. Nelle 3 tabella in basso sono riportati, in centimetri, i valori medi per filare di circonferenza, diametro e accrescimento annuo.

I rilievi effettuati nell’ottobre 2023 hanno riguardato la circonferenza del fusto a 130 cm da terra. Nella Figura4 le colonne grigie riportano i valori relativi ai pioppi, mentre le colonne a fondo bianco si riferiscono a noci e tigli. I valori di accrescimento diametrico medio dei noci, pari a 1,62 cm, indicano che a 25-30 anni avranno un diametro commerciale compreso tra 40 e 48 cm. Quelli dei tigli, pari a 1,04 cm, indicano che potranno arrivare ad un diametro commerciale tra 25 e 30 cm.

I pioppi del clone ‘I-214’ cresciuti in questo impianto, al termine delle 11 stagioni vegetative, presentano valori medi di circonferenza relativamente elevati. A questo proposito è utile notare che:

  • l’imprenditore che ha condotto l’impianto si interessa di agricoltura rigenerativa e ha scelto di realizzare una piantagione policiclica poiché ha una spiccata sensibilità per le produzioni agro-forestali a basso impatto. Inoltre non aveva precedenti esperienze né di arboricoltura in generale né specificatamente di pioppicoltura. Pertanto non era dotato delle macchine e delle attrezzature tradizionali tipiche di tale attività produttiva. Per questi motivi, seguendo le indicazioni del progettista, la piantagione è stata pacciamata lungo le file per i primi 4 anni e, successivamente, il film plastico è stato regolarmente smaltito a norma di legge. Non sono state fatte irrigazioni, se non quelle di soccorso nei primi 2 anni. Non sono state somministrate concimazioni di alcun genere, ma è stata fatta la semina di trifoglio nelle interfile (scomparso dopo pochi anni a causa dell’ombreggiamento degli alberi). Per la potatura del pioppo si è rivolto ad un terzista. Non ha somministrato trattamenti fitosanitari ad eccezione di quello per il crittorrinco (Cryptorhynchus lapathi) nei primi 2 anni.
  • La distribuzione diametrica dei pioppi in questa Piantagione 3P è molto diversa da quella che si può registrare in un pioppeto tradizionale. Il Grafico 1 mostra tale differenza mettendo a confronto la distribuzione diametrica di un ettaro di ottimo pioppeto tradizionale di 10 anni (Frison e Borelli 1989) con quella di un ettaro di questo impianto di Villa Bartolomea (11 anni).

Grafico diametri

Grafico 1 - Differenza di distribuzione percentuale tra le 370 piante di un ettaro di impianto tradizionale (Frison e Borelli 1989) e le 213 piante per ettaro del policiclico di Villa Bartolomea.

L’analisi della distribuzione diametrica mostra che il 20,7% dei pioppi del policiclico si colloca tra 24 e 39 cm di diametro, mentre il restante 79,3% tra 40 e 62 cm di diametro. Viceversa l’impianto tradizionale preso ad esempio da Frison e Borelli ha il 99,5% delle piante con diametro compreso tra 23 e 39 cm e solo lo 0,5% con diametro di 40 cm.

Ciò significa che le piante del policiclico di villa Bartolomea sono nettamente più gradi rispetto a quelle dell’impianto tradizionale. Ciò tuttavia non deve ingannare per quanto riguarda il volume cormometrico prodotto per ogni ettaro di piantagione. Infatti, mentre nell’impianto tradizionale di Frison e Borelli che abbiamo preso a riferimento la massa cormometrica calcolata con le tavole di Frison (1980), per un’altezza cormometrica di 20 m, è pari a 1890,4 q/ha, quella del policiclico di Villa Bartolomea è pari a 1.159,3 q/ha. A vantaggio del policiclico c’è che sulla stessa superficie sono stati prodotti anche assortimenti di legna da ardere di platano e hanno iniziato a svilupparsi ad un ritmo non eccellente, ma accettabile in vista del raggiungimento dell’obiettivo diametrico entro i tempi stabiliti, anche le piante principali di latifoglie a ciclo medio lungo. A questa considerazione si può aggiungere che in questo policiclico, con circa il 90 piante anziché 278, si è ottenuto il 61,3% del volume prodotto con l’impianto tradizionale preso a riferimento. A questo va aggiunto che per tale produzione nel policiclico si sono sostenuti circa il 66% in meno dei costi individuali di gestione.

 

Accrescimenti eccezionali?

I dati di accrescimento individuale delle piante di ‘I-214’ rilevati nella Piantagione 3P di Villa Bartolomea, in particolare nel filare più a ovest dell’impianto, sono  molto fuori dall’ordinario, soprattutto se si considera che le piante non sono state irrigate, concimate o trattate contro avversità fitosanitarie. Tuttavia si può ipotizzare che la vicinanza del fosso di scolo, profondo circa 150 cm e privo di acqua nei mesi estivi, abbia comunque ritardato lo stress idrico rispetto alle piante dei filari interni. Le 20 piante che compongono il filare esterno a ovest hanno in media un accrescimento diametrico annuo pari a 5 cm, ma 4 di esse superano i 60 cm di diametro e raggiungono in incremento medio annuo di 5,4 cm. Una di esse supera i 62 cm. Indubbiamente si tratta di una situazione particolarmente affine alle esigenze dell’ ‘I-214’, ma ciò indica una potenzialità che sarebbe molto interessante approfondire per poterla ricreare in altre situazioni, sia grazie a scelte progettuali, sia con opportune cure colturali. La foto 1 mostra gli accrescimenti in una sezione trasversale di base, stagionata e quindi parzialmente ritirata anche trasversalmente, da circa 62 cm di diametro. Il particolare di Foto 2 mostra come, in certi anni, il raggio di accrescimento della stessa sezione di base si collochi approssimativamente tra 3 e 5 cm e come quindi il diametro registri accrescimenti compresi tra 6 e 10 cm.

Rotella intera

Foto 1 -  sezione orizzontale di base di circa 62 cm appartenente a uno dei pioppi del filare esterno a ovest.

Accrescimenti misura

Foto 2 - particolare della sezione orizzontale di base della stessa pianta di Foto 1.

Considerazioni sul caso di Villa Bartolomea

La prima considerazione è quella di considerare con prudenza questo caso che, pur mostrando risultati incoraggianti per tutte le piante principali e con doppio ruolo inserite nel policiclico, e pur concordando con risultati mostrati in precedenza su impianti simili in altre zone (Mori 2025; Olivotto 2017; Mori e Buresti Lattes 2017;  Buresti Lattes et al. 2015), resta un indizio e non una prova scientifica.

Tenendo presente tale raccomandazione, i dati ci dicono che il proprietario ha già utilizzato i platani con doppio ruolo (Boscaro 2021a e 2021b) producendo legna da ardere e riducendo così la loro competizione con i pioppi (soprattutto radicale) e con le latifoglie a ciclo medio lungo (sia radicale che tra le chiome). Quando l’impianto avrà 13-14 anni potrà produrre nuovamente legna da ardere, ma l’entità e la qualità della produzione dovranno essere verificate poiché potrebbero essere significativamente diverse. Le piante di pioppo ‘I-214’, come quelle del LIFE+ InBioWood, situate a circa 20 km di distanza, non sono state irrigate, concimate o hanno subito trattamenti fitosanitari. I forti accrescimenti medi, superiori a quelli registrati in alcune piantagioni a pieno campo del LIFE+ InBioWood (Mori 2025), sono coerenti con la maggior superficie produttiva a disposizione dei pioppi di Villa Bartolomea. Gli elevatissimi accrescimenti, medi e correnti, dei pioppi del filare esterno a ovest dell’impianto invitano ad approfondire le condizioni progettuali, stazionali e colturali che consentono di sfruttare al meglio le potenzialità mostrate dall’ ‘I-214’.

La produzione legnosa ad ettaro dei 90 pioppi è del 38,7% inferiore rispetto a quella ottenuta nell’impianto tradizionale con 278 piante preso a riferimento (Frison e Borelli 1989). A questo proposito sarebbe interessante valutare l’impatto della riduzione di circa il 66% dei costi di gestione individuale, cioè quelli relativi alle singole piante e non in generale all’impianto, per confrontare il ricavo netto e non solo i volumi. Ancora sulle piante di pioppo ‘I-214’ sarebbe molto utile studiare quale sia il massimo accrescimento corrente possibile in condizioni libere dalla concorrenza diretta di piante poste troppo vicine, per quanto tempo sia possibile mantenerlo prossimo al massimo e per quanti anni sia economicamente conveniente lasciarle crescere in tali condizioni.

Per le latifoglie a ciclo medio-lungo l’accrescimento relativamente debole è da attribuire alla forte competizione che le piante di noce e tiglio hanno subito prima dalle arbustive e dalle arboree accessorie, poi dai platani e infine dai pioppi. In questa fase, dopo l’utilizzazione dei platani e dei pioppi e con le chiome ormai nel piano dominante, ci si può aspettare un incremento corrente relativamente più forte nei prossimi anni.

Tutti questi indizi meriterebbero un approfondimento sistematico con ricerche solide, composte da più ripetizioni degli stessi schemi d’impianto in zone differenti e con testimoni di confronto. In attesa che ciò possa verificarsi, contributi come questo possono rappresentare una traccia di cui tenere conto.

Autore:
Paolo Mori,
Compagnia delle Foreste. E-mail:

Boscaro M., 2021a - La struttura arborea del platano nelle piantagioni policicliche: un utile elemento per ottimizzarne la progettazione. Sherwood – Foreste ed Alberi oggi n. 251, pp.7-11.

Boscaro M., 2021b - La produttività del platano in piantagioni policicliche: tavole di cubatura e di pesata fresca. Sherwood – Foreste ed Alberi oggi n. 253, pp.25-29.

Buresti Lattes E., Mori P., 2016 - Progettazione, realizzazione e gestione delle piantagioni da legno Policicliche di tipo Naturalistico. LIFE+ InBioWood, 112 pp..

Buresti Lattes E., Castro G., Mori P., Zanuttini R., 2015 - Sfogliatura del pioppo. Confronto fra piante di "I-214" di dimensioni tradizionali e di grandi dimensioni. Sherwood – Foreste ed Alberi oggi n. 212, pp. 9-12.

Frison G., 1980  - Tavola per la stima diretta della massa legnosa (quintali) di piante del clone ‘I-214’ in funzione del diametro e dell’altezza cormometrica. Annali Istituto Sperimentale Assestamento Forestale e Alpicoltura Trento VI (3), pagg. 162-164.

Frison G., Borelli M, 1989 - La vendita del pioppeto. Note tecniche n.9, Istituto Sperimentale per la pioppicoltura.

Mori P., 2018 - Il platano nelle piantagioni da legno policicliche: il caso di Villa Bartolomea (VR). Sherwood – Foreste ed Alberi oggi n. 236, pp.11-15.

Mori P., 2025 - Indizi di arboricoltura da legno: si può guadagnare di più con l’‘I-214’?. Sherwood – Foreste ed Alberi oggi n. 277, pp.21-24.

Mori P., Buresti Lattes E.,  2017 – ‘I-214’ e Piantagioni Policicliche. Sherwood – Foreste ed Alberi oggi n. 229, pp. 11-15.

Olivotto G., 2017 – Relazioni tra circonferenza del fusto e chioma: studio sul clone ‘I-214’ in piantagioni policicliche. Sherwood – Foreste ed Alberi oggi n. 226, pp.39-42.

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