Legambiente ha organizzato a Roma, lo scorso 30 ottobre, il VII Forum nazionale sulla Bioeconomia delle foreste, con l’obiettivo di raccontare lo stato e le prospettive del patrimonio forestale nazionale e dare voce alle buone pratiche di gestione forestale improntate alla responsabilità sociale d’impresa e al contrasto dei processi di illegalità, che hanno saputo creare nuove opportunità per i territori montani e le aziende del settore agro-forestale del nostro Paese.
Durante l’evento, intitolato “La Bioeconomia delle Foreste. Conservare, ricostruire, rigenerare”, è stato presentato il “Report Foreste 2024” e sono state lanciate sette proposte per il Governo che, secondo l’associazione ambientalista, meriterebbero un intervento rapido, deciso e puntuale.
Queste le proposte dell'Associazione ambientalista al Governo:
Il nuovo Report, di oltre sessanta pagine, parte da una panoramica sulle foreste italiane per poi affrontare la governance sulle politiche forestali sia a scala nazionale che europea. Il documento prosegue con due capitoli dedicati a rischi naturali e crisi climatica per addentrarsi poi nel tema della bioeconomia, delle filiere nazionali del legno e della dipendenza italiana dall'estero per quanto riguarda questa materia prima. Due approfondimenti sono legati al tema degli incendi e allo strumento degli Accordi di foresta. Come ogni anno il Report si conclude con il decalogo di Legambiente per "conservare, rigenerare, ricostruire le foreste".
“Serve più Europa per le foreste", ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, "Infatti, gli ecosistemi forestali non trovano ancora espressa menzione nei trattati europei e l’Europa ancora non dispone di una politica comune lasciando il settore forestale nelle mani dei singoli Stati membri. Con questo modello continueranno a mancare gli appigli burocratici e legislativi per garantire le risorse finanziarie necessarie affinché il settore forestale da prevalentemente produttivo venga considerato nel suo ruolo multifunzionale. L’Italia, dal canto suo, dovrà mettere in atto speditamente la gestione sostenibile e la valorizzazione responsabile del suo patrimonio e promuovere una visione comune tra le istituzioni, le parti economiche e sociali, il sistema della cultura e ricerca, definendo per il decennio 2020-2030 una proposta per le foreste italiane. Solo così potrà raggiungere gli obiettivi al 2030 su clima e biodiversità e del Green Deal Europeo, e vincere la sfida della transizione ecologica”.
“Ritardare l’attuazione dell’EUDR", aggiunge Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente, "rischia di farci perdere tempo prezioso nella lotta contro la deforestazione globale che vede l’Unione europea tra i maggiori responsabili per la produzione di materiali di origine legnosa e l’Italia (insieme a Germania, Francia e Olanda) responsabile del 50% delle importazioni forestali in Europa. Sebbene l’EUDR sia in vigore già da metà 2023, nell'ottobre 2024 la Commissione UE ha proposto di concedere una proroga alla sua applicazione di 12 mesi. L’Italia applichi la norma europea speditamente, anche nell’interesse della reputazione positiva delle nostre imprese e dei prodotti “made in Italy”, imponga il taglio di almeno il 10% delle importazioni di prodotti legnosi entro il 2030 e investa nella crescita delle filiere forestali locali creando catene di valore territoriali”.
Quante certificazioni servono davvero per lo stesso legno? È la domanda al centro del corso Biomassplus che si svolgerà il 17 settembre a Borgo San Lorenzo (FI).
Una lettura floristica del ceduo evidenzia il legame tra bosco, paesaggio e società, valorizzando la complessità ecologica e storica dei contesti mediterranei oltre ogni semplificazione.
Regione Piemonte ha realizzato due video divulgativi, rivolti a tecnici e a studenti, sul tema della vivaistica forestale
L’Associazione Arboricoltori ha organizzato un workshop tecnico dedicato a coloro che intendono approfondire il percorso di certificazione EAC.