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Crediti di carbonio: il mezzo, non il fine!

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Crediti di carbonio: il mezzo, non il fine!
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di Luigi Torreggiani

Ogni tanto, sul tavolo comune della redazione di Sherwood, rispunta un volume ormai datato. Si intitola “Gli accordi volontari per la compensazione della CO2 - Indagine conoscitiva per il settore forestale in Italia”: un libro edito nel 2010. Compagnia delle Foreste aveva contribuito a realizzarlo insieme all’allora INEA, affrontando un tema che all’inizio degli anni ’10 del nuovo secolo appariva emergente e carico di interesse e aspettativa. Nel 2011, su Sherwood 175, un Dossier aveva affrontato lo stesso tema. Sono passati 16 anni dall’uscita di quel volume, che consultiamo tutt’ora perché contiene informazioni di base ancora più che valide. 16 anni in cui il tema dei Crediti di carbonio ha registrato una popolarità ondivaga: grandi momenti di interesse (e di forti investimenti) alternati ad altri di stasi. A rimanere costante è stata una generale confusione di fondo, data soprattutto dalla mancanza di regole chiare e condivise, che ha favorito progetti e proposte non sempre trasparenti, azioni di greenwashing e, in taluni casi, persino scandali a livello globale.  

Qualcosa è cambiato per il settore forestale italiano negli ultimi due anni, grazie in particolare al Regolamento europeo su “Carbon Removals e Carbon Farming”. Ma la svolta che ci ha portati ad organizzare questo Dossier è arrivata a novembre 2025, con l’uscita del decreto interministeriale che definisce le linee guida nazionali per il riconoscimento dei Crediti di carbonio. Da quel momento abbiamo assistito a un vero e proprio “ritorno di fiamma” sull’argomento, soprattutto a livello politico. Se i tecnici - in particolare quelli che negli ultimi 10-15 anni si sono “sporcati le mani” su questo tema - sono apparsi mediamente cauti, molti politici e amministratori, al contrario, hanno accolto il decreto con un generale entusiasmo. Un entusiasmo che, in alcuni casi, è sembrato accompagnarsi a troppa faciloneria: come se ora bastasse poco per portare ai territori forestali una valanga di fondi fino a poco tempo fa del tutto insperati.

Ma generare Crediti di carbonio (così come Crediti di natura, o di sostenibilità, come leggerete nel Dossier) è una cosa seria. Lo sanno bene quei tecnici e ricercatori che, con non poche difficoltà, hanno provato a farsi pionieri di queste iniziative. Serve l’addizionalità, servono calcoli precisi e documentazione coerente. E occorre, prima ancora di tutto questo, una chiara visione. È bene ricordare, infatti, che l’idea dei Crediti di carbonio nasce innanzitutto per contrastare la crisi climatica, dando ad aziende e cittadini la possibilità di compensare le proprie emissioni di CO2. Questa assunzione di base, che dovrebbe essere ormai scontata, porta con sé la necessità di un approccio fortemente etico. Non si generano e poi vendono Crediti di carbonio solo per portare nuovi fondi in aree svantaggiate o per gestire foreste che altrimenti rimarrebbero in stato di abbandono. Se questo avviene è un gran bene, ovviamente, ma si tratta di una conseguenza positiva di un’azione nata principalmente per diminuire l’impatto della nostra società.

Eppure, questo non sembra emergere da alcuni discorsi, in cui, nell’entusiasmo generale, purtroppo si confonde il mezzo (i progetti forestali capaci di generare Crediti di carbonio o di natura/sostenibilità) con il fine (compensare le emissioni climalteranti o, ad esempio, la perdita di biodiversità). Così facendo, si corre il rischio di non impegnarsi abbastanza nella reale performance climatica o ambientale dei progetti proposti, ma principalmente nelle azioni di marketing necessarie per promuoverli e nella burocrazia della loro rendicontazione. Non solo, il pericolo è anche quello di buttarsi, anima e corpo, in progetti fini a sé stessi e non collocati, invece, nel progetto ben più ampio e complesso della gestione di un comprensorio forestale. Produrre Crediti, insomma, non dovrebbe essere il fine di una gestione multifunzionale, ma uno dei tanti modi per renderla realmente possibile, garantendo così quei benefici climatici e ambientali di cui, come società, necessitiamo.

Il Dossier nasce per approfondire un’opportunità concreta, che dopo 16 anni dall’uscita di quel libro all’avanguardia sembra finalmente entrare non solo in una nuova fase operativa, ma anche più seriamente regolamentata, a scala sia nazionale sia europea. Questa sua introduzione è invece soltanto una piccola grande esortazione: che la generazione e la vendita di Crediti siano un mezzo per perseguire il fine ultimo di diminuire l’impatto ambientale, e così agire concretamente contro la crisi climatica o la perdita di biodiversità. Un mezzo capace di generare, a cascata, anche benefici socioeconomici, mostrando, ad un’opinione pubblica sempre più attenta, l’ampia e positiva valenza di una gestione forestale attiva e realmente sostenibile.

Articolo pubblicato nel n. 281/Marzo-Aprile 2026 di “Sherwood-Foreste ed Alberi Oggi”, anno 32 n. 2 - ISSN 1590-7805 - Bimestrale della Compagnia delle Foreste S.r.l.

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