di Enrico Bonis e Dori Zantedeschi
La pubblicazione del nuovo Standard di Gestione Forestale (FSC-STD-ITA-02-2024) per l’Italia segna un aggiornamento fondamentale per la certificazione FSC® (Forest Stewardship Council®) nel Paese: l'obiettivo è quello di migliorare e adeguare i criteri di gestione ai contesti locali e ai cambiamenti in atto, fornendo le linee guida per la conservazione della biodiversità, il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle comunità locali, e la valorizzazione dei servizi ecosistemici.
Lo Standard è un documento che traduce la gestione forestale responsabile in regole operative articolate in Principi, Criteri e Indicatori, dove:
Questi parametri si applicano a tutte le organizzazioni che intendono certificare la propria gestione forestale, dai grandi consorzi ai piccoli proprietari, e coprono l’intero territorio nazionale con le diverse tipologie di bosco e piantagioni che vi si possono trovare.
La prima versione (FSC-STD-ITA-01-2017) è stata approvata nel 2017. Il processo di revisione che ha portato al nuovo Standard è iniziato nel 2021 accompagnato dal lavoro, coordinato dall’ufficio di FSC Italia, di un gruppo composto da titolari di certificati, tecnici, ONG e ricercatori, e da consultazioni pubbliche e test in campo. Il risultato è un documento aggiornato alla più recente legislazione italiana – in particolare al Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali (TUFF) e alla Strategia Forestale Nazionale – e più preciso nel dettagliare i requisiti per una gestione responsabile.
Le novità introdotte - dai Criteri più chiari e dettagliati, alla guida operativa, al modulo di autovalutazione ILO, fino agli allegati tecnici come quello sul sughero e sugli Alti Valori di Conservazione - aprono prospettive concrete per tutti gli attori coinvolti nella certificazione.
Per i gestori forestali, lo standard offre regole meno ambigue e strumenti pratici per dimostrare la conformità, come schede operative, esempi, protocolli di monitoraggio. Questo rende più semplice pianificare e documentare le attività, riducendo i margini di incertezza durante gli audit.
Per gli auditor, l’arricchimento di dettagli nei Criteri, unita al supporto di allegati e guide, fornisce strumenti di valutazione più oggettivi e standardizzati, riducendo le zone grigie che in passato potevano generare interpretazioni divergenti.
Per i consulenti e i tecnici, infine, il nuovo standard apre la possibilità di accompagnare i gestori in un percorso più lineare e documentato, valorizzando il proprio ruolo di facilitatori e interpreti di una gestione forestale responsabile.
Uno dei principali cambiamenti riguarda i diritti dei lavoratori: il nuovo standard recepisce in modo sistematico le Convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), tra cui libertà di associazione, diritto alla contrattazione collettiva, eliminazione del lavoro forzato e del lavoro minorile, parità di trattamento e non discriminazione. In particolare, viene introdotto il divieto esplicito di impiego di minori di 16 anni e di minori di 18 in attività pericolose, salvo specifici percorsi formativi. Rispetto alla versione precedente, che trattava questi temi in maniera più sintetica, col nuovo standard si passa a requisiti più articolati e verificabili, con obblighi di registrazione di infortuni, formazione e dispositivi di protezione individuale.
Per facilitare l’applicazione di queste prescrizioni, è stato inoltre predisposto un modulo di autovalutazione ILO, che le Organizzazioni certificate o che desiderano certificarsi possono (ma non sono obbligate a) utilizzare per valutare e descrivere la conformità della propria realtà ai requisiti FSC di riferimento.
Nel nuovo standard l’Indicatore 6.5.4 accorpa e sostituisce i precedenti 6.5.4 e 6.5.5. È confermato l’obbligo di destinare almeno il 10% della superficie certificata a una Rete di Aree di Conservazione, secondo precise modalità: rimane la possibilità, per unità di gestione inferiori ai 50 ettari, di contribuire a questa rete anche con aree esterne alla propria Unità di Gestione; le fasce ripariali possono essere poi conteggiate solo se costituiscono una porzione e se svolgono funzioni effettive di conservazione o connettività ecologica.
Con l’Indicatore 6.8.1, dedicato al paesaggio, il nuovo standard mantiene poi l’obbligo di conservare e ripristinare un mosaico di specie, età e strutture, e aggiunge una prescrizione operativa: anche in assenza di piani paesaggistici specifici, la gestione deve adottare misure concrete per mantenere la diversità strutturale e tutelare i paesaggi vulnerabili.
Anche questo Principio è stato rivisto e arricchito nei suoi criteri. Con l’Indicatore 10.2, il nuovo standard distingue chiaramente tra la rinnovazione naturale, che va privilegiata nelle foreste seminaturali, e la rinnovazione artificiale, che deve essere adottata solo in comprovati casi di necessità. Questa articolazione mancava nel vecchio standard.
Riguardo al governo a ceduo (Indicatore 10.5) il nuovo standard introduce prescrizioni precise. Ad esempio, vengono fissate quote minime di matricinatura, differenziate in base alla specie (come nel caso di castagno e robinia), limiti dimensionali delle superfici di taglio (5 ettari, estendibili a 10 solo con giustificazione tecnica), divieto di proseguire il ceduo per faggete e querceti oltre i 40 anni. È necessario specificare a questo proposito che se è già in vigore un piano di gestione approvato che prevede condizioni diverse (ad esempio limiti di taglio più ampi), è quest’ultimo a prevalere, in quanto atto autorizzato e vincolante; le nuove prescrizioni saranno quindi da applicare al momento della redazione del piano successivo. Su questa tematica saranno possibili ulteriori adattamenti in base alle esigenze gestionali e agli accordi presi con l’Ente di Certificazione ed FSC Italia, anche in riferimento a documenti di interpretazione ufficiali a cura di FSC Internazionale.

Tra gli allegati al documento principale compare per la prima volta un capitolo specifico sulle foreste di quercia da sughero, risorsa di grande valore economico e ambientale per il nostro Paese. L’allegato stabilisce prescrizioni sulla conoscenza delle normative, sulla sicurezza dei lavoratori e sui sistemi selvicolturali da adottare per mantenere la diversità e ridurre il “deperimento quercino”.
Sono inoltre definite regole puntuali per la decortica - come turni minimi di 9 anni (10 in Sardegna), limiti di altezza per le prime estrazioni e divieto di decorticare piante gravemente infestate - oltre a misure di prevenzione come le fasce parafuoco. Si disciplina anche la rintracciabilità del prodotto e l’uso mirato di fitofarmaci. Con questo allegato, FSC colma un vuoto regolamentare e offre una cornice specifica per la gestione sostenibile del sughero in Italia.
L’Allegato F fornisce una guida per l’identificazione e la gestione degli Alti Valori di Conservazione (AVC), ossia ecosistemi, habitat o valori sociali e culturali che meritano attenzione particolare, come aree di biodiversità elevata, corridoi ecologici, zone con funzioni idrologiche cruciali o aree di rilevanza culturale per le comunità locali. Il concetto di AVC non è nuovo nel sistema del Forest Stewardship Council, ma nel precedente standard mancava uno strumento operativo di questo tipo, che ora rende più chiara e omogenea l’applicazione del principio in tutta Italia.
Accanto al nuovo standard, FSC Italia ha sviluppato anche una guida operativa che accompagna passo passo i gestori forestali nell’applicazione dei requisiti. La guida è organizzata in schede tematiche, ognuna delle quali illustra lo scopo dei requisiti, le modalità per rispondere, le domande utili da porsi, le evidenze documentali da raccogliere e le risorse di approfondimento. Questa struttura modulare permette ai gestori di capire subito perché un requisito esiste, come applicarlo e come dimostrarlo, riducendo l’incertezza e facilitando la conformità durante gli audit.
Tra gli strumenti che completano il lavoro di revisione c’è anche la procedura FSC sui servizi ecosistemici (FSC-PRO-30-006), recentemente aggiornata. Questa procedura permette alle organizzazioni certificate di identificare, misurare e valorizzare i servizi forniti dalle foreste – come la conservazione della biodiversità, lo stoccaggio del carbonio, la protezione del suolo e dell’acqua, i servizi ricreativi e culturali – e di promuoverli in modo credibile attraverso dichiarazioni verificate. Si tratta di un meccanismo pensato, da una parte, per dare visibilità al ruolo multifunzionale delle foreste e, dall’altra, per favorire la creazione di partnership o sostegni finanziari a progetti di gestione sostenibile.
La nuova procedura è entrata in vigore ufficialmente il 1° Luglio 2025 e resterà in transizione (ovvero si potrà utilizzare assieme alla vecchia versione) fino al 31 Dicembre 2026.
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