di Davide Pettenella
Il sistema foresta-legno degli Stati Uniti è un segmento dell’economia esemplare per l’attuazione del programma MAGA (Made America Great Again) del Presidente Trump: gli USA sono ricchi di foreste, le utilizzano in misura nettamente inferiore agli incrementi, l’industria del legno ha solide basi storiche, ma il paese importa sia grandi quantità di legname semilavorato (dal Canada in particolare[1]), che prodotti finiti come i mobili in legno[2]. Questa situazione, secondo Trump, deve velocemente e radicalmente cambiare. In effetti scelte radicali in questa direzione sono state fatte in pochi mesi, tra l’altro motivate dalle rosee previsioni sull’andamento dell’economia forestale del paese, fatte ancora ai tempi della presidenza Biden, soprattutto grazie al rapido sviluppo dell’edilizia in legno. Per ora invece il settore vive una forte crisi, come forse mai negli ultimi decenni. Vediamo perché.
A marzo il Presidente Trump ha approvato un Ordine esecutivo (significativamente denominato direttiva “free up the forests”) per aumentare i prelievi del 25% dalle foreste federali, semplificando la normativa di autorizzazione delle utilizzazioni, anche tramite una veloce riforma della Legge quadro sulle specie protette. Si è anche proceduto alla sostituzione del responsabile del Forest Service federale che gestisce 78 M di ettari di foreste con un businessman che prima del nuovo incarico copriva un ruolo manageriale in una delle maggiori aziende statunitensi di prima lavorazione del legno (Idaho Forest Group).
Ma le misure che stanno influenzando maggiormente il mercato del legno negli USA sono quelle legate alla politica commerciale e, nello specifico, all’imposizione di dazi all’importazione. In particolare, le relazioni commerciali con il Canada sono estremamente conflittuali. In base ad una querelle che si trascina da anni, l’amministrazione americana ritiene che la dipendenza dal Canada per i segati di conifere sia motivata da una politica di dumping ovvero di sussidi dell’amministrazione canadese al settore che porta alle “below cost sales” ovvero alla vendita del legname in piedi delle foreste pubbliche a prezzi inferiori a quelli di un mercato di libera concorrenza. Anche per questa ragione Trump sta imponendo, dopo alterne vicende, dazi relativi ai semilavorati in legno del 35% all’import dal Canada. Per ragioni diverse, spesso motivate in termini molto generici, l’amministrazione Trump sta imponendo dazi all’import di prodotti legnosi del 15% per l’UE, del 25% per la Cina, del 50% per il Brasile, del 19,1% per il Vietnam.
In questo contesto il 9 settembre più di 400 organizzazioni della filiera foresta-legno, di fatto tutti i rappresentati della filiera-legno USA, hanno firmato una lettera inviata al Presidente e ad una lista di alti responsabili dell’amministrazione per chiedere urgenti misure per il settore forestale colpito da grandi incendi, alluvioni, uragani (come il disastroso Helene), attacchi parassitari. A questi eventi estremi, diventati di fatto ordinari, si è associata a partire dal 2023 la chiusura di un numero impressionante di industrie della pasta e carta e di segherie[3]. I prezzi del legname grezzo sono crollati e ci sono grandi quantità di legname sia a terra, sia danneggiato, che nessuno è interessato a utilizzare e trasformare e che, paradossalmente, aumentano il rischio di danni da incendio e attacchi parassitari in una spirale di condizioni negative. Nel frattempo, la costruzione di nuove case ad uso residenziale è entrata in crisi[4], e questo è un segmento-cardine del settore edilizio caratterizzato dall’impiego di legname come fondamentale materiale da costruzione. Interessante notare che le richieste presentate nella lettera citata riguardano in maniera significativa l’agevolazione dell’impiego delle biomasse legnose a fini energetici, anche per produzioni di energia elettrica.
Questi i fatti. La loro interpretazione non è così semplice: in periodi di prezzi bassi del legname grezzo come l’attuale, i consumi industriali e quelli finali dovrebbero crescere aumentando i livelli complessivi dell’attività economica del settore. Tutto questo negli Stati Uniti non sta avvenendo. Le ragioni richiamate sono (1) la scarsa disponibilità di manodopera (negli USA c’è una situazione di quasi piena occupazione e i flussi di manodopera estera, anche irregolare, sono in forte riduzione), (2) gli investimenti industriali nel settore delle segherie e delle industrie del mobile languono e (3) i consumatori vivono un periodo di incertezza che non li porta a fare investimenti significativi e di lungo periodo.
Quali sono gli impatti di questa crisi per l’economia del sistema foresta-legno italiano? Sono almeno tre: (1) difficoltà per l’export di prodotti in legno finiti (mobili) e necessità di diversificare i nostri clienti esteri sviluppando nuovi mercati (paesi arabi, area Mercosur, …), (2) maggiori opportunità per l’import di prodotti legnosi dagli USA come nel caso dei pellet e di latifoglie di pregio[5] tanto impiegate dalle imprese italiane per produrre mobili e pavimenti, (3) possibilità di subire l’impatto delle iniziative di paesi come Canada e Cina che aumentano la loro presenza sul mercato europeo e sui mercati verso i quali si orienta l’export italiano.
Un analista del settore ha affermato che gli USA si trovano di fronte a “the most disruptive trade environment since the Smoot-Hawley era” (“le condizioni commerciali più destabilizzanti dall'era Smoot-Hawle”). Smoot e Hawley sono stati due membri del Parlamento USA sotto la presidenza del repubblicano Hoover che nel 1930 hanno promosso l’approvazione di una norma che imponeva pesanti dazi all’importazione di 20.000 prodotti nel tentativo di risollevare il paese dalla grande depressione iniziata nel 1929. Le misure aggravarono le condizioni di crisi economica del paese e bisognerà aspettare l’elezione del democratico Roosevelt per cambiare la politica economica con una manovra di segno opposto (il Reciprocal Trade Agreements Act del 1934 ) che fece riprendere l’economia. C’è da sperare che il presidente Trump si prenda un attimo di pausa nell’approvazione di Ordini esecutivi e si ricavi un momento per la rilettura di qualche buon libro di storia?
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