L'estate 2026 appena trascorsa ha confermato che gli incendi boschivi restano un problema comune a molti Paesi europei. Anche in virtù dell'agosto più caldo mai registrato a livello mondiale e di ripetute e diffuse ondate di calore nel territorio comunitario, secondo i dati ufficiali di EFFIS del sistema Copernicus, da gennaio a fine settembre 2026 gli incendi hanno interessato circa 680.000 ettari. La cifra è inferiore al record del 2025 per lo stesso periodo (circa 1.026.000 ha), ma rappresenta quasi il doppio dell'area media bruciata negli ultimi vent'anni (355.397 ha, 2006-2025). Ai primi tre posti per superficie percorsa dal fuoco si collocano Spagna (300.998 ha), Italia (113.800 ha) e Francia (97.971 ha), tutte oltre le rispettive medie 2006-2025. Gli incendi estremi hanno più volte messo a dura prova i sistemi di spegnimento e di lotta attiva, causando vittime e ingenti danni ambientali, sociali ed economici, come nel caso degli incendi spagnoli di Niebla (39.000 ha) e Los Gallardos (14 vittime) o di Saumos, nella Gironda francese, che ha percorso all’incirca ben 42.000 ettari.
Le principali istituzioni europee sono consapevoli della gravità di questo fenomeno, al punto che gli incendi sono stati citati più volte nel recente discorso sullo Stato dell'Unione della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che li ha definiti: "Sempre più intensi, più frequenti e più diffusi". Sebbene l'approccio emergenziale sia ancora molto presente nella politica europea, la Commissione ha dimostrato più volte di voler cambiare rotta e affrontare il tema in modo sempre più integrato. Lo conferma la Comunicazione sulla gestione integrata del rischio di incendi boschivi, adottata il 25 marzo 2026, seguita a stretto giro dalla Raccomandazione 11280/26 del Consiglio dell'Unione europea del 29 giugno 2026.
Entrambi i documenti non sono vincolanti, ma contengono una forte esortazione agli Stati Membri nell’investire in tutte le fasi della gestione integrata degli incendi, cioè in previsione, prevenzione, preparazione, lotta attiva e ricostituzione post-incendio, "con particolare attenzione alla prevenzione e alla preparazione" (punto 34 della Raccomandazione).
Cambiamenti climatici, nuove dinamiche di gestione del territorio e comportamento umano rendono gli incendi più frequenti e complessi, mentre spopolamento rurale, abbandono delle pratiche agricole tradizionali e scarsa gestione forestale attiva favoriscono l'accumulo di biomassa.
La stessa Raccomandazione sottolinea quest’ultimo aspetto: "Il rischio di incendi boschivi è determinato in larga misura dal modo in cui il territorio viene gestito". In questo contesto, come riportato in questa apposita sezione presente sul sito dell’Unione Europea, le figure di agricoltori, gestori forestali e pastori rivestono un ruolo fondamentale in ogni fase della gestione integrata degli incendi, dalla prevenzione al ripristino. Una gestione attiva e sostenibile contrasta direttamente la tendenza all'abbandono delle aree rurali, un fenomeno che crea paesaggi più difficili da controllare e caratterizzati da un elevato potenziale di comportamento estremo del fuoco, riducendo la quantità e la continuità del combustibile vegetale, mantenendo paesaggi aperti e a mosaico in grado di limitare la propagazione e l'intensità dei potenziali incendi. Il presidio costante delle aree rurali, la profonda conoscenza dei luoghi, la presenza di viabilità, l'impiego di macchinari e la presenza di punti d'acqua favoriscono, inoltre, il rilevamento precoce e la risposta tempestiva alle emergenze. Una volta passato il fuoco, gli stessi operatori del territorio possono contribuire in modo decisivo al ripristino dei paesaggi con interventi di reimpianto, risemina, rimboschimento, consolidamento dei versanti e recupero dei terreni.

Per invertire la rotta dell'abbandono rurale, le istituzioni europee indicano la necessità di una pianificazione del territorio che sia adattativa e integrata. Questa strategia deve includere misure mirate nell'interfaccia urbano-foresta e il sostegno ai mezzi di sussistenza rurali, rafforzando la preparazione delle comunità attraverso l'istruzione, la formazione e la sensibilizzazione partecipativa. La gestione forestale sostenibile deve allinearsi con i criteri di Forest Europe e della selvicoltura closer-to-nature, privilegiando strutture boschive diversificate ed evitando le monocolture di specie altamente infiammabili. Il carico di combustibile va mappato costantemente tramite strumenti condivisi con i soggetti locali, valutando anche l'uso del fuoco prescritto nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e ambientali. In questa ottica, l’UE raccomanda l’integrazione dell’analisi del rischio di incendi nei piani di conservazione della natura e nelle misure climatiche, integrando parallelamente la biodiversità nella pianificazione antincendio. Questo approccio include il ripristino di zone umide, torbiere e corsi d'acqua, nonché l'applicazione di soluzioni innovative basate sulla natura e promosse nell'ambito del Partenariato europeo per l'innovazione in materia di produttività e sostenibilità dell'agricoltura (PEI-AGRI), che favorisce il collegamento diretto tra la ricerca scientifica e la pratica sul campo.
L'attività agricola e quella forestale cooperano in sinergia per ridurre la biomassa combustibile e mantenere i paesaggi produttivi. Sul fronte agricolo, i mosaici colturali, ben gestiti, interrompono la continuità della vegetazione e fungono da vere e proprie barriere tagliafuoco contro potenziali incendi. Pratiche tradizionali come il pascolamento estensivo, il fuoco prescritto, l'agroforestazione e il pascolamento in bosco uniscono la presenza di alberi, colture e bestiame, controllando efficacemente la crescita di erbe e arbusti e prevenendo l'accumulo di vegetazione secca. Sul fronte forestale, una gestione attiva e adattativa diventa essenziale per garantire la resilienza del territorio, collegando prevenzione strutturale, preparazione e ripristino all'interno dei diversi livelli di pianificazione. Interventi selvicolturali mirati, come tagli a scelta colturale, diradamenti, potature e trattamenti di riduzione dello strato inferiore della vegetazione, possono diversificare la composizione specifica dei popolamenti e aumentare le discontinuità nella struttura orizzontale e verticale del bosco, ostacolando la transizione del fuoco verso le chiome degli alberi e mitigando di conseguenza gli effetti negativi di potenziali incendi. La rimozione del legno morto richiede, invece, un attento bilanciamento tra le esigenze ecologiche di conservazione e la riduzione del rischio. Infrastrutture di prevenzione e supporto alla lotta quali viali tagliafuoco attivi verdi collocati nei punti critici e accessibili, nonché mantenuti periodicamente, rallentano l'avanzata delle fiamme e consentono fasi di spegnimento in sicurezza. Strade, punti d'acqua, cisterne, bacini, torri di avvistamento e strumenti di monitoraggio migliorano preparazione e risposta. Infine, nei casi in cui l'incendio sia già avvenuto, il ripristino forestale deve focalizzarsi sul controllo dell'erosione, sulla rimozione del materiale che favorisce i parassiti e sul sostegno alla rinnovazione naturale, ricorrendo al reimpianto con specie adatte alle condizioni climatiche ed ecologiche locali in linea con il regolamento sul ripristino della natura e solo dove necessario. La Tabella seguente, estratta dal Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi 2026-2030 della Regione Piemonte (Piano AIB) illustra l’ampio ventaglio di interventi utili nell’ambito della prevenzione e della lotta attiva, mentre un esempio calzante di progetto europeo orientato alla gestione integrata degli incendi è il FIRE-RES.

Tipologie di infrastrutture e interventi di prevenzione e lotta estratta dal Piano AIB 2026-20230 della Regione Piemonte.
Per quanto riguarda la strategia integrata appena descritta, la PAC è da considerarsi una fonte fondamentale di finanziamento. Sostiene agricoltori e proprietari forestali nel mantenere terreni attivamente gestiti e più resilienti al fuoco, attraverso pascolamento estensivo, agroforestazione, colture permanenti, paesaggi a mosaico, ripristino forestale, interventi sulla vegetazione, viali tagliafuoco e infrastrutture fondamentali come le strade. Per quanto riguarda la PAC 2023-2027, circa 1 miliardo di euro è stato stanziato direttamente alla prevenzione e al ripristino delle foreste dopo calamità naturali, compresi gli incendi, mentre circa 4,2 miliardi di euro sono destinati agli interventi forestali basati sulla gestione sostenibile. Un contributo indiretto arriva dal sostegno al reddito e dai pagamenti ambientali e climatici, che mantengono sostenibile l'attività agricola nelle regioni soggette a incendi, riducono l'abbandono dei terreni e favoriscono l'adattamento ai cambiamenti climatici.
La PAC 2023-2027 offre già diversi esempi pratici, diffusi in tutta Europa, di risorse correttamente investite in attività legate alla prevenzione degli incendi e al ripristino delle aree colpite. Ma viene da chiedersi se le risorse stanziate, e soprattutto quelle che verranno destinate a questa emergenza nel nuovo periodo di programmazione, si riveleranno sufficienti per determinare il cambio di rotta necessario.
I numeri impressionanti delle estati 2025 e 2026, riportati in apertura di articolo, ci hanno messo di fronte a una tendenza allarmante. La Commissione europea ha le idee chiare su come affrontarla, seguendo l’approccio integrato appena descritto. Tuttavia, per trasformare questa proposta in realtà, sarà necessario un investimento non solo economico, ma anche politico, fuori dal comune. Paesi come Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia dovrebbero chiedere a gran voce strumenti e risorse aggiuntivi, impegnandosi a fare la propria parte. Il periodo storico è indubbiamente turbolento su più fronti, ma la gestione integrata degli incendi dovrebbe diventare una priorità, un tema sempre all’ordine del giorno.

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Nel 2026 in Europa è già bruciata una superficie doppia rispetto alla media degli ultimi vent'anni. La strategia della Commissione c'è, ora applicarla è la priorità.
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Il Servizio intende procedere con le gare per la vendita dei lotti boschivi attualmente in programma che riguardano diverse proprietà regionali e differenti tipologie di intervento.