di Martina Doppio e Giulia Corradini
Le foreste forniscono beni pubblici essenziali, dal sequestro del carbonio alla purificazione dell’acqua, dalla tutela della biodiversità alla regolazione del clima.
Tali benefici sono chiamati Servizi Ecosistemici Forestali (FES), e sono in larga parte beni pubblici: ciò significa che non sono pienamente riconosciuti dal mercato e per questo non c’è un incentivo economico per i gestori forestali per attuare una gestione che li mantenga. In assenza di segnali economici o meccanismi di governance adeguati, risultano in larga parte sottoprodotti. I Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES) offrono una possibile soluzione, creando “quasi-mercati” in cui i fornitori - come i proprietari forestali - vengono remunerati dai beneficiari per la gestione sostenibile del territorio. Con l’obiettivo di raccogliere, sintetizzare e integrare le conoscenze e il know-how già presenti a livello UE sugli schemi di PES sviluppati in ambito forestale, nel 2023 è stato finanziato il progetto LIFE Preparatory ProForPES, progetto triennale condotto da università e aziende europee specializzate in PES.

Questo articolo presenta i risultati di un’analisi combinata di politiche, programmi finanziari, consultazione di esperti e workshop multi-stakeholder, condotta dai ricercatori del Dipartimento TESAF dell’Università di Padova e della Eberswalde University for Sustainable Development (Germania), con l’obiettivo di delineare una possibile roadmap per i futuri schemi PES forestali in Europa. Il report completo “Gaps and potential for the integration of PES within the EU policies and financial framework” è scaricabile dal sito di Progetto (www.lifeproforpes.eu).
L’analisi ha adottato un approccio integrato articolato su tre livelli:
Questa triangolazione ha permesso di combinare evidenze normative, valutazioni esperte e verifica operativa delle condizioni di fattibilità.
I risultati mostrano che il concetto di servizi ecosistemici è ormai consolidato nella stragrande maggioranza delle politiche europee, dalla Strategia per la Biodiversità al Green Deal fino al Nature Restoration Regulation, e presente nel 58% dei programmi finanziari analizzati. Tuttavia, questo riconoscimento resta spesso formale e non si traduce in strumenti operativi efficaci.
Permangono infatti forti squilibri: il 36% delle risorse finanziarie è destinato a clima e qualità dell’aria, contro solo il 7% alla biodiversità. Allo stesso modo, i servizi di regolazione rappresentano il 55% delle menzioni, mentre quelli culturali restano marginali.
A ciò si aggiunge una frammentazione terminologica significativa: il termine “PES” compare solo in una minoranza dei documenti, affiancato e sostituito da espressioni eterogenee, parafrasi e concetti similari quali eco-schemes o result-based payments.
Questo rende difficile per gli stakeholder orientarsi tra strumenti, requisiti e opportunità di finanziamento.
Il risultato è un divario strutturale: i servizi ecosistemici sono riconosciuti nelle strategie, ma raramente tradotti in strumenti finanziari coerenti, accessibili e operativi.

L’analisi condotta attraverso il panel di esperti e il confronto multi-stakeholder evidenzia che il principale limite non è la mancanza di visione, ma l’assenza di un framework operativo condiviso.
Molte politiche europee restano a un livello strategico e non forniscono indicazioni concrete su come progettare schemi che remunerino la gestione virtuosa delle foreste ai fini dei servizi ecosistemici. Le eccezioni - come la Politica Agricola Comune (PAC) e il recente Carbon Removal Certification Framework (CRCF) - dimostrano che è possibile introdurre elementi operativi, quali baseline, addizionalità, durata e sistemi di monitoraggio.
Persistono però barriere strutturali rilevanti come la difficoltà nel definire il valore economico dei servizi ecosistemici (“divario di valutazione”), l’assenza di metriche standardizzate oltre il carbonio, i costi di transazione elevati e una limitata consapevolezza presso i proprietari forestali e le amministrazioni pubbliche.
Un ulteriore nodo riguarda il ruolo della PAC. Pur essendo il principale strumento finanziario esistente, la PAC è concepita principalmente per il settore agricolo e, pur includendo alcune misure rilevanti anche per l’ambito forestale, risulta complessivamente meno mirata ed efficace nel sostenere le foreste e la loro gestione. Gli esperti concordano sulla necessità di sviluppare un quadro di finanziamenti mirato ai PES forestali, potenzialmente complementare alla PAC, capace anche di facilitare l’ingresso nei meccanismi di pagamento da parte dei soggetti privati che costituiscono la domanda di servizi ecosistemici. In questa prospettiva, strumenti come i progetti LIFE e piattaforme pilota potrebbero svolgere una funzione di interscambio tra offerta e domanda, favorendo la sperimentazione di modelli operativi, a condizione che siano accompagnati da un quadro normativo chiaro e da procedure burocratiche snelle.
Le evidenze raccolte indicano una direzione chiara per il futuro dei PES in Europa.
Dal punto di vista della struttura degli schemi PES, emerge la necessità di superare approcci rigidi: i modelli più promettenti sono quelli ibridi, che combinano pagamenti per le azioni realizzate dai gestori con incentivi legati ai risultati ambientali effettivamente ottenuti. In questa impostazione, una parte del pagamento è volta a coprire direttamente, e celermente, i costi degli interventi, mentre un bonus premia i risultati effettivamente ottenuti. Si tratta di una soluzione considerata più equilibrata, perché unisce semplicità, sostegno immediato e incentivo a migliorare gli effetti ambientali.
Inoltre, gli esperti suggeriscono di sviluppare schemi che integrino risorse pubbliche e investimenti privati (blended finance). Strumenti emergenti come il CRCF e i Nature Credits possono rappresentare leve promettenti per attivare questo coinvolgimento.
Tuttavia, la replicabilità e l'applicazione su più ampia scala dei PES richiede anche un salto infrastrutturale attraverso un sistema abilitante che vada oltre la logica della somministrazione di fondi. Il progetto ProForPES propone la creazione di una piattaforma a livello europeo capace di facilitare l’incontro tra domanda e offerta, fornire modelli contrattuali e metriche condivise, standardizzare monitoraggio e reporting, ridurre i costi di transazione, oggi particolarmente critici per i piccoli proprietari.
La sfida ora non è più dimostrare il valore dei servizi ecosistemici forestali, ormai ampiamente riconosciuto, ma costruire le condizioni per remunerare coloro che si impegnano nella gestione degli ecosistemi e li sostengono, in modo credibile, trasparente e scalabile. È su questo passaggio, dalla visione all’attuazione, che si gioca il futuro dei PES in Europa.

Questa analisi, si colloca in continuità con uno studio precedente in cui sono stati analizzati oltre 100 progetti PES in Europa, per valutare sfide e opportunità e cogliere spunti per politiche europee più efficaci e mirate. Il passo finale del progetto, in conclusione a giugno 2026, sarà la pubblicazione di un report finale che raccoglierà linee guida e raccomandazioni concrete su come i meccanismi PES potrebbero essere integrati nei programmi di finanziamento europei. Il documento sarà disponibile sul sito di progetto (www.lifeproforpes.eu).
L’analisi, è stata condotta da Giulia Corradini e Paola Gatto del Dipartimento TESAF dell’Università di Padova e da Gino Garcia e Carsten Mann della Eberswalde University for Sustainable Development, nell’ambito del progetto LIFE ProForPES.
Il progetto, cofinanziato dall’Unione Europea tramite il Programma LIFE, mira a sviluppare e promuovere i Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES) nel contesto forestale europeo. Coordinato dal Dipartimento TESAF dell’Università di Padova, coinvolge partner quali European Forest Institute, Eberswalde University for Sustainable Development (Germania), Etifor | Valuing Nature (Italia) e BOKU University – University of Natural Resources and Life Sciences (Austria).

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