di Raffaele Spinelli e Natascia Magagnotti - CNR IBE
Il 5, 6 e 7 Giugno nel mezzo dell’altopiano Silano, CNR-IBE e ITABIA (Italian Biomass Association) hanno coordinato un evento dimostrativo interamente dedicato all’applicazione delle tecnologie di meccanizzazione avanzata nella realtà boschiva del Meridione d’Italia. L’evento è consistito in tre giornate continue di prove e dimostrazioni, dove il pubblico (composto da imprese boschive e tecnici forestali) ha potuto osservare (e testare) macchine forestali avanzate come l’harvester Scorpion King e il forwarder Buffalo di Ponsse, la cippatrice industriale PTH 1400/1000 di Pezzolato e vari modelli di portattrezzi radiocomandati. Inoltre, era disponibile per il test uno dei simulatori di harvester e forwarder recentemente acquisiti dall’Università della Tuscia e impiegati nell’ambito della formazione degli operatori di macchine combinate.
L’evento si è svolto in località Macchia di Tuono, nel comune di San Giovanni in Fiore (CS) sulla proprietà dell’impresa F.lli Bitonti, in un cantiere reale di oltre 13 ha ove era prescritto lo sgombero delle piante danneggiate dall’incendio del 2024 e il diradamento selettivo delle aree risparmiate dal fuoco.
La dimostrazione di San Giovanni in Fiore prende origine dall’esigenza di valorizzare meglio il grande patrimonio boschivo del Sud Italia, dove la forestazione potrebbe contribuire in modo rilevante allo sviluppo economico e sociale delle aree interne. Per sbloccare il potenziale delle foreste Meridionali occorre affrontare e vincere tre sfide importanti: sicurezza, manodopera e competitività. Effettuate con le tecniche di lavoro tradizionali, le lavorazioni boschive risultano molto pericolose, costose e comunque poco appetibili per una manodopera rurale sempre più scarsa. In realtà, tutti i settori produttivi hanno dovuto affrontare queste sfide e tutti le hanno risolte nello stesso modo: meccanizzando. La meccanizzazione consente di ridurre di almeno tre volte la frequenza di incidenti gravi e mortali, di aumentare di cinque volte la produttività della manodopera e di tagliare i costi di lavorazione di almeno il 30%.
La questione principale allora è se e secondo quali modalità la meccanizzazione forestale moderna sia compatibile con la selvicoltura naturalistica. Questo è quanto si è dimostrato a Macchia di Tuono a inizio giugno, dove con i sistemi di lavoro applicati è stato possibile rendere a macchiatico positivo il taglio di sgombero e un diradamento selettivo di una pineta per un prelievo poco superiore ai 100 m3/ha. Il sistema di abbattimento con harvester ed esbosco con forwarder ha permesso di conseguire una produttività stimata di oltre 150 m3/giorno.
In particolare, il diradamento è stato eseguito in due modalità distinte: nella prima si sono tagliate le piante marcate dai tecnici forestali; nella seconda, si è applicato lo stesso trattamento ma lasciando la scelta delle piante direttamente all’operatore della macchina. Questo non aveva solo lo scopo di risparmiare un lavoro molto oneroso per il tecnico forestale, ma anche di ottimizzare la circolazione in bosco, così che harvester e forwarder potessero avanzare su corridoi paralleli facilmente accessibili ed individuati preliminarmente dall’operatore, raggiungendo da questi le piante direttamente con il braccio ed evitando manovre complesse (la causa principale degli impatti sul suolo forestale. Ovviamente, l’obiezione principale è se l’utilizzatore abbia la capacità (o l’interesse) di applicare coerentemente una prescrizione selvicolturale con il rischio di un prelievo eccessivo o mal eseguito.
La doppia modalità di intervento ha permesso di confrontare la qualità del risultato selvicolturale e, in questa fase, di riflettere in merito al potenziale delle macchine di indicare e tenere traccia in automatico delle prescrizioni selvicolturali tramite software. Il computer di bordo dell’abbattitrice, infatti, registra numero e volume di tutte le piante abbattute, elencando anche il tipo di assortimenti ricavati da ciascuna di esse. Volendo è possibile anche georeferenziare la posizione di ciascuna pianta, ante e post taglio, e cartografare in digitale il tutto. Dunque, se si vuole la tracciabilità, la meccanizzazione offre un servizio molto affidabile e ad un costo relativamente più basso. Inoltre, è da segnalare che si tratta di un campo in forte sviluppo: a titolo di esempio, Ponsse sta sviluppando un software dedicato alle proprie abbattitrici che impiega un sistema di videocamere LiDAR e algoritmi di intelligenza artificiale per visionare l’area di lavoro di fronte all’operatore e suggerire allo stesso quali piante tagliare, sulla base delle prescrizioni date dal tecnico forestale e debitamente trasferite al computer di bordo con una semplice query di IA.
Gli autori desiderano ringraziare per l’organizzazione dell’evento: le imprese Calabresi F.lli Bitonti, Eurolegnami di Ferraro e Lignator APS.
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