Contributi su tematiche relative ai cedui, selezionati dalla letteratura scientifica e ritenuti particolarmente rilevanti per il settore forestale e selvicolturale per i quali è proposta una sintesi e link al testo originale.
Working in progress: 2 articoli scientifici vengono segnalati ad ogni nuovo contributo della rubrica Ceduo 360° e sono inerenti ai temi trattati.
Mairota P, Buckley P, Suchomel C, Heinsoo K, Verheyen K, Hédl R, Terzuolo PG, Sindaco R, Carpanelli A (2016) – iForest.
L’articolo esamina se, e in quale misura, la ceduazione possa ancora avere un ruolo nella gestione conservativa dei boschi inclusi nella rete Natura 2000. Gli autori partono da un dato fondamentale: l’abbandono del ceduo in Europa non dipende da ragioni esclusivamente ecologiche, ma soprattutto dal crollo dei mercati del legname minuto e della legna da ardere, dalla marginalizzazione delle aree rurali e montane e dai costi elevati degli interventi selvicolturali. Tuttavia, il quadro normativo europeo non esclude affatto la gestione attiva, anzi la Direttiva Habitat e i documenti di indirizzo della Commissione riconoscono che in molti casi i sistemi tradizionali come il ceduo possono contribuire al mantenimento o al ripristino di uno stato di conservazione favorevole. Lo studio si basa su un questionario rivolto a esperti coinvolti nella gestione dei siti Natura 2000 e su sei casi di studio in Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Italia e Regno Unito. L’obiettivo era capire come i diversi Paesi integrino o trascurino il ceduo nei piani di gestione dei siti, quali habitat forestali dell’Allegato I siano caratterizzati da capacità di rinnovazione agamica o da una pregressa gestione a ceduo e quale sia il loro stato di conservazione. Dall’analisi emerge che 53 dei 78 habitat forestali dell’Allegato I presentano caratteristiche ecologiche e fisiologiche compatibili con la gestione a ceduo, e che 32 di questi sono presenti nei Paesi esaminati; per 31 habitat il ceduo risulta essere stato, attualmente o in passato, una forma ordinaria di governo del bosco. Il dato più rilevante è che gli approcci gestionali risultano molto disomogenei. In numerosi siti Natura 2000 prevalgono oggi non intervento oppure conversione ad alto fusto, spesso assunti quasi automaticamente come soluzioni migliori per la biodiversità. Tuttavia, gli autori mostrano che questa impostazione è spesso poco argomentata e non sempre coerente con l’ecologia reale degli habitat. In molti piani di gestione il ceduo è citato solo come pratica storica, mentre raramente viene considerato come strumento attivo di conservazione. Le specie favorite dai mosaici strutturali del ceduo, dalle fasi giovanili del bosco o dalla maggiore eterogeneità spaziale sono in genere sottovalutate, mentre si privilegiano obiettivi generici come aumento del legno morto, chiusura della copertura o avvicinamento a strutture di “bosco maturo”. I casi di studio mostrano differenze molto nette. Nel Regno Unito i piani sono spesso più “visionari” che prescrittivi e tendono a puntare su interventi minimi; in Germania il ceduo compare solo in casi selezionati, spesso legati a esigenze faunistiche specifiche; in Umbria il ceduo è considerato compatibile con la conservazione, pur entro limiti tecnici precisi; in Puglia invece prevale una visione più restrittiva, che tende a scoraggiarlo; in Estonia domina nettamente il non intervento, salvo casi particolari. Nel complesso, la scelta gestionale dipende non solo dagli habitat presenti, ma anche dal contesto culturale, dalla tradizione forestale regionale, dal profilo professionale di chi redige i piani e dal peso degli aspetti socio-economici. La conclusione dell’articolo è netta: non esistono prove convincenti per sostenere che alto fusto o wilderness rappresentino sempre la soluzione ottimale per raggiungere lo stato di conservazione favorevole negli habitat forestali Natura 2000. Al contrario, numerosi studi indicano che il ceduo attivo, se applicato in modo mirato e compatibile con il contesto stazionale e paesaggistico, può aumentare la biodiversità a scala locale e di paesaggio, mantenendo quella diversità di fasi evolutive che spesso si perde con l’abbandono generalizzato. Gli autori propongono quindi una gestione equilibrata e differenziata, capace di combinare, a seconda dei casi, ceduo, alto fusto e non intervento, senza pregiudizi ideologici ma sulla base delle esigenze ecologiche dei singoli habitat e delle specie associate.
Per approfondire: Mairota P, Buckley P, Suchomel C, Heinsoo K, Verheyen K, Hédl R, Terzuolo PG, Sindaco R, Carpanelli A (2016). Integrating conservation objectives into forest management: coppice management and forest habitats in Natura 2000 sites. iForest 9: 560-568. - doi: 10.3832/ifor1867-009
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