di Laura Secco e Paolo Mori
Il 19 giugno 2026, a Padova, nella storica Sede di Palazzo Bo dell’Università, si è tenuto un workshop organizzato dalla sezione nord dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali a cui hanno collaborato colleghi dell'Università di Padova dei Dipartimenti TESAF e DAFNAE. Il workshop ha coinvolto ricercatori, operatori e tecnici forestali e rappresentanti del mondo culturale e sociale, stimolando la riflessione in modo transdisciplinare. La sfida per i partecipanti è stata quella di rispondere a una domanda comune: quali azioni e strumenti saranno necessari per accompagnare nel futuro prossimo e in quello più lontano le foreste alpine e le comunità che le abitano nella fase di cambiamento senza precedenti che questi territori stanno attraversando?La discussione non si è concentrata soltanto sugli effetti della tempesta Vaia o sulle infestazioni di bostrico, e sugli interventi necessari, ma sul modo in cui questi eventi stanno modificando il rapporto tra società, territorio e foreste, evidenziando la necessità di far incontrare e armonizzare nuove conoscenze, nuove competenze e nuove forme di collaborazione in una visione strategica di lungo periodo. Qui di seguito si riportano i principali esiti di questa discussione, organizzata per ambiti d’azione.
Dai ricercatori, che hanno portato esempi di strumenti volti al monitoraggio delle dinamiche ecologiche e di utilizzazione, è emersa innanzitutto la necessità di continuare a produrre conoscenza senza limitarsi alle domande poste dall'emergenza. Vaia e il bostrico hanno accelerato molti percorsi di ricerca, ma hanno anche mostrato quanto sia necessario comprendere fenomeni che si sviluppano su scale spaziali e temporali differenti.
Un tema ricorrente è stato quello dei dati. La crescente disponibilità di immagini satellitari, rilievi da remoto, sensori e sistemi di monitoraggio sempre più avanzati e accurati offre oggi una quantità di informazioni senza precedenti. Tuttavia, la sfida non riguarda soltanto la raccolta dei dati, ma la loro integrazione, condivisione e interpretazione. Perché possano diventare strumenti di supporto alle decisioni è necessario che siano confrontabili, interoperabili e accessibili ai diversi soggetti coinvolti nella gestione del territorio.
L'intelligenza artificiale e i nuovi strumenti digitali sono stati indicati come risorse promettenti per migliorare la capacità di previsione e di analisi, ma il loro utilizzo richiede metodologie comuni, un investimento continuo nella formazione e un approfondimento della scala a cui condurre le analisi. La tecnologia non sostituisce la conoscenza del territorio, ma può renderla più efficace se inserita in un sistema di monitoraggio coerente e condiviso.
La ricerca è chiamata inoltre a confrontarsi con un contesto forestale sempre più dinamico. La pianificazione non può più essere concepita come un processo statico, ma deve evolvere verso modelli adattativi, capaci di aggiornarsi in funzione dei cambiamenti ambientali e delle domande della società. In questa prospettiva assumono crescente importanza anche gli aspetti socioeconomici e istituzionali, spesso determinanti nel trasformare la conoscenza scientifica in decisioni concrete.
È stata inoltre evidenziata l'opportunità di costituire tavoli di lavoro interdisciplinari permanenti, attivi a scala nazionale ma anche regionale e locale, nei quali ricercatori e ricercatrici, tecnici, amministratori e amministratrici e altri portatori di interesse possano confrontarsi in modo continuativo. L'obiettivo non è soltanto favorire il trasferimento delle conoscenze scientifiche verso la pratica, ma anche consentire alla ricerca di recepire con maggiore efficacia i bisogni emergenti dai territori. Attraverso questi spazi di confronto sarebbe possibile armonizzare linguaggi, priorità e strumenti operativi, creando le condizioni per decisioni maggiormente informate, applicabili nel contesto reale e capaci di produrre effetti duraturi nel tempo.
Gli operatori forestali e i professionisti hanno riportato la discussione sul piano dell'azione e dell’operatività. Se la ricerca contribuisce a comprendere i fenomeni e fornisce dati spesso su larga scala, la gestione quotidiana dei boschi richiede decisioni da assumere in condizioni spesso caratterizzate da incertezza, rapidità di cambiamento e interventi puntuali.
È emersa la consapevolezza che la resilienza non riguarda esclusivamente gli ecosistemi forestali, ma anche le persone, le organizzazioni e le comunità che vivono, frequentano e operano sul territorio. Per questo motivo il rafforzamento delle competenze professionali è stato considerato un elemento centrale. Servono figure in grado di interpretare dati complessi, utilizzare nuove tecnologie, dialogare con amministrazioni, associazioni e cittadini e affrontare in modo coordinato situazioni critiche sempre più frequenti.
Particolare attenzione è stata dedicata all'evoluzione della meccanizzazione forestale. L'aumento dell'automazione e l'introduzione di macchine sempre più sofisticate stanno modificando profondamente il lavoro in bosco. Questo processo apre nuove opportunità ma richiede investimenti, formazione e una riflessione sul futuro delle professionalità forestali. La disponibilità di tecnologie avanzate non elimina infatti la necessità di competenze tecniche, ma ne modifica il contenuto.
La gestione delle emergenze è stata un altro tema rilevante. Gli eventi climatici estremi richiedono procedure chiare, coordinamento tra enti, capacità operative e una migliore integrazione dei professionisti forestali con il sistema della Protezione Civile. In futuro potrebbe essere necessario sviluppare competenze specifiche e strutture organizzative dedicate ai grandi cantieri post-evento, capaci di intervenire rapidamente mantenendo elevati standard tecnici e ambientali.
Gli interventi hanno inoltre richiamato il tema della frammentazione fondiaria e della proprietà forestale diffusa, che rappresenta spesso un limite alla pianificazione e all'attuazione degli interventi. In questo contesto diventa essenziale rafforzare le forme di cooperazione tra proprietari, amministrazioni e operatori, costruendo reti che consentano di affrontare problemi che nessun soggetto può gestire autonomamente.
Sul piano degli obiettivi, è emersa una visione del bosco che supera la tradizionale contrapposizione tra produzione e conservazione. La produzione legnosa continua a svolgere un ruolo importante, ma viene sempre più inserita all'interno di una prospettiva che considera contemporaneamente anche altri servizi ecosistemici, come la biodiversità, la sicurezza idrogeologica, il valore paesaggistico e la qualità della vita delle comunità locali.
I contributi provenienti dal mondo della fotografia, dell'arte e delle scienze sociali hanno ampliato ulteriormente lo sguardo, spostando l'attenzione dalle foreste come oggetto di gestione alle foreste come luogo di relazione tra persone, dinamiche ecologiche e memoria e futuro dei boschi e degli spazi alpini.
È stato osservato come eventi quali Vaia o il bostrico non producano soltanto effetti ecologici ed economici, ma modifichino anche il modo in cui le comunità percepiscono il paesaggio, gli elementi naturali cui sono legati in modo affettivo e il proprio rapporto con il territorio. Le foreste diventano così uno spazio in cui si intrecciano esperienze e memorie individuali, identità collettive e aspettative verso il futuro.
La fotografia è stata proposta come strumento capace di documentare le trasformazioni, ma anche di aiutare a interpretarle. Le immagini, anche simboliche, possono rendere visibili processi che spesso sfuggono all'osservazione quotidiana, contribuire a costruire una memoria condivisa dei cambiamenti in atto ma anche identificare aspetti nascosti e interiori. Non si tratta soltanto di registrare ciò che accade, ma di creare le condizioni per una lettura più consapevole del paesaggio e di lasciare spazio alla visione dei più giovani e alla loro capacità di entrare in contatto con le tradizioni del passato e le proprie paure nascoste.
L'antropologia ha richiamato l'importanza della dimensione storica. I boschi che oggi osserviamo sono il risultato di relazioni tra persone e ambiente sviluppatesi nel corso di generazioni. Comprendere questa stratificazione di esperienze consente di leggere le trasformazioni contemporanee non come eventi isolati, ma come parte di processi più ampi e fortemente connessi. In questa prospettiva il passato non rappresenta un semplice archivio di ricordi, bensì una risorsa per immaginare scenari futuri.
L'attenzione si è concentrata anche sulla necessità di recuperare una visione di lungo periodo dei paesaggi forestali. Le foreste che oggi consideriamo naturali sono il risultato di pratiche, abbandoni, utilizzi e trasformazioni che si sono succeduti nel tempo, con un ruolo spesso rilevante svolto dalle donne. Ricostruire questa memoria significa comprendere meglio il presente e riconoscere che il cambiamento non rappresenta un'eccezione, ma una componente costante della storia dei territori alpini. Ciò che cambia oggi è la velocità con cui tali processi si manifestano, la scala delle loro conseguenze e la capacità di fissare in una narrazione completa e profonda tale cambiamenti.
Anche l'arte materica è stata indicata come strumento capace di avvicinare le persone alle foreste. Non tanto per trasmettere informazioni tecniche, quanto per creare connessioni emotive e culturali che favoriscano una maggiore conoscenza, consapevolezza e partecipazione. Workshop, attività esperienziali e percorsi creativi che mettono al centro i materiali naturali, come le cortecce degli alberi danneggiati dal bostrico, e una loro reinterpretazione e riutilizzo, possono contribuire a costruire forme di coinvolgimento anche emotivo difficilmente raggiungibili attraverso la sola comunicazione specialistica.
Da questi interventi emerge una visione nella quale la scelta della gestione forestale non è soltanto un insieme di pratiche tecniche, ma un processo sociale che richiede ascolto, dialogo e capacità di costruire significati condivisi. Comunicare il bosco significa allora rendere comprensibili le scelte gestionali, ma anche offrire alle persone strumenti per conoscere i processi di trasformazione ecologici e riconoscersi nei paesaggi che cambiano. In questa prospettiva, cultura, ricerca e gestione forestale non appaiono come ambiti separati, ma come componenti di un'unica riflessione sul futuro delle relazioni tra persone e foreste alpine.
Nel dibattito conclusivo si è rafforzata l'idea che le foreste stiano assumendo, sempre più rapidamente, funzioni nuove rispetto al passato. Accanto alla produzione di legno e alla tutela ambientale, cresce l’importanza di una gestione che crei spazi di benessere, socialità, apprendimento, costruzione e riconoscimento di identità territoriali.
Le nuove popolazioni che scelgono di vivere o tornare in montagna potranno contribuire a ridefinire gli obiettivi della gestione, portando esigenze e aspettative differenti. Al tempo stesso è stato ricordato che il sistema forestale alpino è caratterizzato da una forte diversità ecologica, sociale e culturale e che proprio questa pluralità costituisce una delle principali sfide e allo stesso tempo l’insieme di risorse per affrontare il futuro. Proprio per questo non è possibile immaginare “La” foresta del futuro, o una unica “foresta alpina”, quanto piuttosto un sistema di foreste e di forme di gestione tanto differenziato quanto lo sono i contesti ecologici, sociali, economici ed istituzionali che è possibile incontrare.
La sfida che emerge dal workshop non consiste quindi soltanto nel contrastare gli effetti del cambiamento climatico, di Vaia o del bostrico. Consiste soprattutto nell’identificare azioni e nel costruire strumenti, competenze e relazioni capaci di accompagnare l'evoluzione delle foreste e delle comunità che con esse condividono il proprio destino verso il futuro lontano.
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