di Silvia Lorenzoni e Fabio Mencarelli
Nel 2018, un vasto incendio doloso, alimentato dal forte vento, ha imperversato per tre giorni sul Monte Pisano distruggendo circa 1.300 ha di vegetazione sia forestale che agricola.
A seguito dell’incendio, è stato necessario l’intervento del Cantiere forestale (CF) di Calci formato da 5 operai forestali, diretti dal tecnico del settore Forestazione Monte Pisano, Comune di Calci (PI), per la messa in sicurezza del territorio bruciato ed il ripristino della viabilità e della vegetazione. Il Cantiere in oggetto si è trovato ad operare in condizioni non ordinarie, dovendo gestire contemporaneamente:
In questo articolo si illustrano gli interventi realizzati, evidenziando le difficoltà incontrate nella situazione post-emergenza su territori impervi a forte pendenza.
Il complesso forestale “Monti Pisani” fa parte del Patrimonio Agricolo Forestale della Regione Toscana ed è gestito dal Comune di Calci, si estende su una superficie complessiva pari a 661 ha, di cui 522 ha (79%) sono interessati dalla Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Monte Pisano (codice Natura 2000 IT5120019).
Il Comune di Calci con 351 ha copre in termini di superficie la maggior parte del patrimonio agricolo forestale, seguito dal Comune di Buti con 300 ha e quello di Vicopisano con circa 10 ha. Orograficamente il territorio è impervio con classe di pendenza maggiormente rappresentata tra 30 e 50% per il 67% del territorio; segue la classe di pendenza 50 – 80% (per circa 24%) e per una superficie ridotta, pendenze minori.L’altitudine media del crinale del Monte Pisano è circa 700 m escludendo la cima più alta, il Monte Serra che raggiunge 917 m.
Le pendenze indicate determinano che le caratteristiche delle aste fluviali siano tipicamente torrentizie: breve sviluppo lineare, rapida escursione clivometrica specie nella porzione superiore, portata discontinua. Questi aspetti sono stati senz’altro accresciuti a causa dei reiterati incendi che hanno indebolito la capacità di ritenzione idrica del suolo con dilavamento pressoché totale del terreno e affioramento della roccia madre sottostante, in particolare nel bacino del torrente Zambra.
Le precipitazioni relative al periodo 2008-2018 hanno una media annuale di 1.377 mm. Negli ultimi anni si è assistito per il versante pisano del Monte Pisano, quello oggetto degli interventi descritti in questo contributo, ad una diminuzione delle piogge di poco superiore ai 1.000 mm ma con una intensità maggiore per ciascun evento piovoso.
Il problema principale, non solo del Complesso Forestale a cui qui facciamo riferimento, ma di tutta l’area del Monte Pisano è rappresentato dal ricorrente fenomeno degli incendi boschivi. Nel massiccio montuoso, la mano dei piromani (perché si tratta principalmente di incendi dolosi!), così come accensioni dovute a cause accidentali, trovano facile esca nella tipologia vegetazionale (estesa diffusione di Pinus pinaster e Ulex) e nell’esposizione dell’isolato contrafforte ai venti provenienti dai vari quadranti.
Anche la diffusa presenza di fitopatie sui boschi cedui di castagno rappresenta un problema esteso su tutto il patrimonio. Il “cancro corticale” dovuto a Endothia (Chryphonectria) parasitica, per l’attuale stato di virulenza, provoca danni di tipo tecnologico limitati alla porzione più esterna del fusto, mentre il “mal dell’inchiostro” (Phytophthora cambivora) provoca danni, che possono portare al disseccamento completo delle piante. Questo materiale rappresenta un grande potenziale per la propagazione degli incendi che, più facilmente, s’innescano nei diffusi rimboschimenti (eseguiti nei secoli passati) di pini marittimi.
Il regime di proprietà e la polverizzazione del patrimonio del Monte Pisano (per il 60% di proprietà privata e coperto, alle quote più basse, da olivi), non consente di aumentare le difese solo con gli interventi pubblici per esso programmati. La sua protezione non può, quindi, prescindere da una serie di azioni che devono essere intraprese per l’intero territorio con un coordinamento pubblico e privato spesso di difficile attuazione, per la presenza di terreni silenti, vale a dire terreni olivati abbandonati (quindi coperti da rovi) di cui non si identificano i proprietari.
Altro aspetto significativo che riguarda soprattutto aspetti di dissesto idrogeologico, è rappresentato dai suoli, quasi ovunque superficiali e ricchi di scheletro: la protezione del suolo è dunque un obiettivo prioritario da considerare sia per la localizzazione che per le tecniche da utilizzare negli interventi di ripristino post incendio.
Dopo l’incendio del 2018, seguito nel 2019 da uno di minore estensione, è stato necessario fare fronte ad una situazione emergenziale che ha modificato, nell’immediato, la sequenza delle operazioni forestali e, successivamente, proprio l’operatività del CF. Ancora oggi, a distanza di 7 anni, l’evento incendiario condiziona l’attività del CF basti pensare ad esempio, alla messa in sicurezza del territorio con taglio di alberi bruciati, opere di contenimento, liberazione di piste forestali, che si va ad aggiungere agli interventi consueti infrastrutturali e forestali a carico dei soprassuoli (ad esempio: pulizia continua di piste forestali, taglio dell’erba lungo i cigli in pendenza delle piste, rimozione di tronchi o alberi caduti, creazione di fasce antincendio) attività che sono di protezione civile ma anche ad uso turistico-ricreativo. È un’attività aggiuntiva che si affianca alla attività ordinaria del CF, anche il ripristino della vegetazione con piantagioni di specie autoctone, resistenti e resilienti al fuoco in zone identificate dai tecnici regionali come idonee per caratteristiche orografiche e di protezione antiincendio. Infine, la prevenzione per gli incendi, che è già parte delle altre attività, ha trovato nella creazione di una firewise l’evento importante e unico in questo tipo di attività che il CF ha sostenuto. Di seguito riportiamo più in dettaglio le attività svolte nell’ambito dei 4 temi.
La prima attività eseguita è stata la liberazione di strade e piste forestali per rendere possibile la viabilità di personale e mezzi, sia per le attività di ripristino che di protezione civile. Sono stati eseguiti dei tagli di abbattimento di alberi e sistemazione su letto di caduta in senso trasversale alla pendenza, dopo avere svolto una parziale sramatura.

Il taglio di abbattimento è stato effettuato a circa 80 - 100 cm da terra e rilascio della ceppaia.
Quindi si è ricorso alla realizzazione o ripristino di piccole opere di sistemazione idraulico-forestale in piccoli impluvi, tramite abbattimento di piante, allestimento a misura, sistemazione in opera del materiale preparato e intasamento degli interstizi.

In contemporanea si è operato l’abbattimento degli alberi bruciati, loro triturazione e cippatura; il cippato, assieme ad altro materiale organico di fibra (tipo biostuoie), è stato disposto sul terreno per ridurre il dilavamento.
Altra attività impegnativa che esula da una normale attività di gestione forestale è stata il ripristino o la “de novo” realizzazione di gradoni, fossi di guardia e muretti a secco con piantagioni di arbusti e alberi, strutture di contenimento fondamentali per un territorio con forte pendenza.
Successivamente, il Cantiere forestale è passato ad operare per il ripristino o riapertura di circa 70 km di piste forestali permanenti, aventi larghezza media di 2,5-5 m. Gli interventi hanno compreso il livellamento del piano viario, la ripulitura e risagomatura delle fossette laterali, il tracciamento e ripristino degli sciacqui trasversali, il ripristino degli attraversamenti esistenti, la rimozione di materiale franato dalle scarpate e la risagomatura delle stesse.
La scelta delle specie da utilizzare per le piantagioni nelle aree bruciate, è stata l’occasione per diversificare la flora del Monte Pisano, colonizzata da centinaia di anni dal Pinus. Su indicazioni della Regione Toscana, tale scelta è stata orientata su specie autoctone soprattutto del genere Quercus, come, ad esempio, sughere e lecci. Tale attività ha previsto anche interventi per l’eliminazione di rovi, Ulex e, in alcuni contesti, anche di pini di 3-4 anni, rinati abbondantemente a seguito dell’incendio, sia nelle piste forestali che su pendii scoscesi in cui l’intervento può esser fatto solo a mano con decespugliatore a lama. Un intervento di questo tipo richiede mediamente 5 giornate ad ettaro con 5 operai dovendo mettere in conto rischi e difficoltà dovuti alle pendenze, al terreno scivoloso perché ghiaioso, alla fittezza e altezza della vegetazione invasiva.
Per le zone di interfaccia urbano-foresta (dove case, strade, infrastrutture si trovano a stretto contatto con la vegetazione forestale), il Piano Operativo AIB (antincendio boschivo) della Regione Toscana prevede due tipologie di interventi: la realizzazione di fasce parafuoco di protezione e la predisposizione degli spazi difensivi intorno alle abitazioni/infrastrutture. A tal proposito, il Comune di Calci ha costituito la prima comunità antincendi boschivi (firewise) della Toscana denominata “Villana” e costituita da 5 abitazioni in Loc. Villana.

Gli interventi di prevenzione hanno riguardato la realizzazione, da parte del CF, di una fascia di protezione intorno al perimetro della firewise con l’esecuzione di interventi di taglio di quasi tutta la componente arbustiva e dei semenzali di pino marittimo, con rilascio di corbezzoli di miglior conformazione e di tutte le piante giovani di latifoglie, tra cui orniello, roverella, leccio, sughera, castagno, ciliegio e carpino.
Per la predisposizione degli spazi difensivi intorno alle abitazioni, i proprietari, in accordo con il Comune, hanno attuato e mantengono le seguenti condizioni:
La gestione forestale in territori impervi e a forte pendenza è già di per sé difficoltosa e impegnativa per l’impossibilità, frequentemente, di usare mezzi meccanici gommati o a cingoli. A seguito di un evento disastroso come l’incendio, il Cantiere forestale deve operare non solo nella gestione ordinaria delle aree non percorse da incendio ma deve affrontare delle operazioni emergenziali che, come abbiamo evidenziato, riguardano la messa in sicurezza del territorio di monte per la salvaguardia del territorio a valle. Queste operazioni sono molto diversificate e richiedono una grande competenza nell’uso dei macchinari ma soprattutto un’accurata conoscenza del territorio, per muoversi e operare in piena sicurezza. Una specifica formazione di operai forestali per intervenire in situazioni di emergenza e su territori impervi è fondamentale per garantire la sicurezza del territorio e il turnover di personale, che in questi contesti, non può essere di età avanzata.
Autori:
Silvia Lorenzoni, Funzionario tecnico settore Forestazione Monte Pisano, Comune di Calci
Fabio Mencarelli, Assessore agricoltura, forestazione, Monte Pisano, Comune di Calci. E-mail
Gli Autori ritengono importante citare gli operai forestali del CF per il loro impegno, dedizione e assoluta professionalità nello svolgimento dell’attività forestale sul Monte Pisano: Guido Cavallini, Alessandro Consani, Davide Consani, Enrico Conti e Massimo Galletti (capo operaio).
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