di Paolo Mori
Le foreste italiane sono un patrimonio sia per tutte le persone che vivono nel nostro Paese, sia per il Pianeta. L’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatori forestali di Carbonio (INFC 2015) ci mostra come la superficie coperta da boschi sia aumentata tra 2005 e 2015, così come la quantità media di legno che questi contengono. Al di là di analizzare i motivi di tale incremento e compiacerci senza merito o lamentarci con ragione per le fallimentari politiche per la montagna e le aree interne, abbiamo bisogno di gestire il patrimonio forestale nazionale in modo che da esso si possano trarre al meglio i benefici richiesti sia da ogni categoria di persone, sia dagli accordi europei e internazionali sottoscritti dall’Italia.
Per farlo serve una gestione operativa differenziata a seconda delle aree geografiche, ma coordinata in una visione del ruolo e delle funzioni nazionali e globali del patrimonio forestale italiano. Non è un argomento nuovo. Ce lo ricorda Luigi Torreggiani nello Scripta Manent riprendendo un testo di Arrigo Serpieri di oltre 115 anni fa. A quei tempi non c’erano le Regioni e le Province Autonome (RePA), a cui è stata attribuita la competenza in materia di foreste a partire dalla metà degli anni ’70 del secolo scorso, ma il problema di un riferimento tecnico nazionale era già presente. Oggi, a circa 50 anni dall’attribuzione delle competenze dei temi forestali a RePA, in Italia abbiamo molta disformità operativa. Alcune aree mostrano un’eccellenza amministrativa e gestionale, molte aree sono mediocremente gestite ed altre ancora si trovano in grande difficoltà. Ad accentuare tali differenze contribuisce l’esigenza di dare seguito alla normativa nazionale e agli impegni che l’Italia ha sottoscritto a livello di Unione Europea e internazionale, che aggrava il peso per tutte le RePA in progressiva carenza di personale. Se a questo si aggiunge che manca un riferimento tecnico operativo nazionale anche per Enti e Comunità Montane e Comuni proprietari di boschi, così come per proprietari privati, tecnici liberi professionisti e imprese, pare evidente la necessità di porvi rimedio in tempi brevi.
Come ci mostra in questo Focus l’articolo di Davide Pettenella, in Europa e fuori da essa, esisteva lo stesso problema e molti Stati, se non tutti, l’hanno risolto dotandosi di una struttura nazionale che fa da riferimento, coordinamento e supporto per la gestione operativa sui territori, puntando a uno sviluppo equilibrato di tutte le aree secondo le proprie potenzialità.
Alla luce di quanto sopra con questo Focus, Consiglio Editoriale e Redazione di Sherwood propongono di istituire un Servizio Tecnico Forestale Nazionale. Crediamo infatti che, dopo aver fatto un salto di qualità negli ultimi 7 anni nel dotarci di norme, decreti attuativi, Strategia Forestale Nazionale, dopo aver imparato a condividere e partecipare le scelte strategiche tra Ministero e RePA e aver sottoscritto numerosi impegni internazionali, sia giunto il momento di rendere il tutto concretamente applicabile nella gestione del nostro patrimonio forestale, valorizzandolo nel suo insieme e non a macchia di leopardo.
Crediamo fermamente che creare un dialogo costruttivo con i nostri lettori possa costruire una comunità di appassionati, permettere di approfondire i temi trattati e arricchire tutti. Per questo motivo abbiamo attivato la sezione “commenti”.
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