di Raffaele Spinelli e Natascia Magagnotti
La macchina, progettata e costruita dalla firenzuolina Co.Ma.Futa di Ilo Raspanti, è nata proprio perché l’azione maggiormente affaticante durante il lavoro con trattore e verricello è camminare avanti e indietro lungo il pendio per recuperare la fune. Quindi, una riduzione drastica dell’affaticamento si può raggiungere solamente evitando questa operazione.
L’idea si basa su un piccolo verricello ausiliario con due tamburi azionati dal sistema idraulico del trattore e comandati da due leve. Il Piccino è equipaggiato con una fune di acciaio del diametro di 5 mm e lunga complessivamente 400 m, così da permettere il lavoro su distanze fino a 130 m. Pesa 160 Kg e costa circa 3.500,00 € (prezzo riferito al momento di pubblicazione dell'articolo, anno 2020).

Il funzionamento del Piccino è alquanto semplice: viene posizionato a fianco del trattore e collegato al suo circuito idraulico tramite attacchi rapidi. Si inserisce quindi una carrucola di rinvio sul cavo di acciaio e si fissa tramite una fascia in nylon ad un punto di ancoraggio posto al termine del corridoio da esboscare, formando così un circuito chiuso. I choker collegati alla fune del verricello vengono dunque agganciati ad un fermo posto sul ramo uscente del circuito. A questo punto, l’operatore che lavora nei pressi del trattore aziona il Piccino e porta i choker sul punto di carico, svolgendo contemporaneamente la fune del verricello principale. Un secondo operatore posizionato nel punto di carico riceve i choker, li libera dal fermo posto sulla macchina e procede con il regolare aggancio dei tronchi, seguito poi dallo strascico indiretto. Mentre l’operatore al carico aggancia il legname, l’altro aziona nuovamente il Piccino riportando il fermo al trattore, pronto per il ciclo successivo. Nel frattempo, mentre i tronchi vengono tirati verso il trattore, l’operatore al carico può preparare il viaggio successivo in quanto non deve tornare al trattore per recuperare la fune del verricello. Si ha così un risparmio di tempo nell’utilizzazione e una minore fatica per l’operatore addetto all’aggancio dei carichi.

Una serie di prove sperimentali condotte dal CNR alcuni anni fa nell’ambito del progetto PSR Babel, finanziato da Regione Toscana, hanno dimostrato che a parità di condizioni (distanza media di concentramento, dimensione dei tronchi e volume dei carichi portati in ogni singolo tiro) il Piccino influenza la durata del ciclo di concentramento. In particolare, l’uso della macchina riduce significativamente i tempi di lavoro e la fatica degli operatori e l’effetto è direttamente proporzionale alla distanza di concentramento.
I vantaggi del Piccino si possono riassumere in:
Questi benefici si possono ottenere con un costo contenuto e senza cambiare radicalmente il sistema di lavoro.
La macchina lavora meglio quando il concentramento e l’esbosco sono due fasi di lavoro separate. In molti casi, però, il concentramento è solo un elemento di un processo di esbosco articolato, svolto dalla stessa squadra in una sequenza continua. Tuttavia, in questo caso non è complicato scollegare il Piccino dal trattore qualora questo debba effettuare anche l’esbosco verso l’imposto. Ovviamente, tale operazione determina un tempo morto che potrebbe ridurre la produttività guadagnata con il Piccino e quindi potrebbe essere preferibile adattare la sequenza di lavoro in modo tale da effettuare l’esbosco con una macchina distinta, o solo dopo aver effettuato diversi cicli di concentramento (quando ormai il fronte di scarico è pieno e bisogna spostare il materiale). Ciò comunque consentirebbe di massimizzare il carico trasportato durante l’esbosco vero e proprio, aumentandone la produttività.
Si può utilizzare la macchina da distanze di poche decine di metri, se il terreno è molto accidentato, ad un massimo di 100 m (in genere molte imprese, quando la distanza di concentramento supera i 70 m, preferiscono optare per una teleferica).
Il Piccino è molto efficace nel ridurre la fatica dell’operatore. Ovviamente, l’affaticamento non si manifesta in modo uguale per tutti gli operatori e dipende dall’età e dalle condizioni fisiche. In ogni caso, l’effetto della macchina emerge malgrado le possibili differenze individuali o di gruppo.
Questo articolo è tratto dal numero 149 di Tecniko&Pratiko: se vuoi ricevere a casa la tua copia cartacea e non perderti l’anteprima su questo e altri contenuti esclusivi, visita la sezione dedicata agli abbonamenti cliccando qui. Abbonandoti contribuirai a sostenere tutto il lavoro della redazione di Sherwood.
Crediamo fermamente che creare un dialogo costruttivo con i nostri lettori possa costruire una comunità di appassionati, permettere di approfondire i temi trattati e arricchire tutti. Per questo motivo abbiamo attivato la sezione “commenti”.
Commentare un articolo è un'opportunità per partecipare alla conversazione pubblica e condividere le proprie opinioni. Partecipa anche tu alla discussione!
I commenti saranno moderati dalla redazione per assicurare che siano pertinenti, rispettosi e in linea con le nostre linee guida.
A giugno 2026, l'occasione per presentare le attività, i risultati raggiunti e i possibili sviluppi futuri sull'integrazione tra conservazione e gestione della biodiversità saproxilica.
Un evento organizzato a giugno dall’Accademia Italiana di Scienze Forestali e dall’Università di Padova per confrontarsi sul futuro delle foreste alpine tra crisi climatica, Vaia e bostrico.
In attesa dell’aggiornamento EUDR (regolamento UE 2023/1115), si propone un breve riepilogo delle principali implicazioni della deforestazione zero per il settore foresta-legno.
Come previsto dalla Nature Restoration Law, anche l’Italia sta predisponendo il proprio “Piano Nazionale di Ripristino”, a cura di ISPRA. Dal 23 aprile 2026 al 9 giugno 2026 è aperta la fase
Per installare questa Web App sul tuo iPhone/iPad premi l'icona.
E poi Aggiungi alla schermata principale.