Benvenuti alla decima edizione di Pillole Forestali dal Mondo, l’appuntamento mensile per esplorare insieme a noi il mondo forestale fuori dai confini dell’Italia. Conosceremo attori, progetti, buone pratiche e risultati che potranno ispirarci e fornirci elementi utili anche per la gestione di alberi e foreste nel nostro Paese.
Io sono Paolo Mori e qui in Redazione con me a selezionare e a commentare le notizie ci sono Luigi Torreggiani, Andrea Barzagli, Silvia Bruschini, Giammarco Dadà e Luca Musio.
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L’articolo pubblicato il 29 ottobre 2025 dalla European Environment Agency (EEA), “Nature-based solutions for fire-resilient European forests”, arriva pochi giorni dopo il documento della European State Forest Association (EUSTAFOR) di cui abbiamo già dato notizia nelle Pillole Forestali dal Mondo n. 8.
Pur proponendo approcci parzialmente diversi, entrambe le organizzazioni indicano la stessa direzione strategica: rendere le foreste europee più resilienti attraverso una gestione attiva e integrata, così da ridurre il rischio d’incendi e preservare la funzionalità ecologica.
La EEA pone l’accento sulle soluzioni basate sulla natura, come ad esempio la diversificazione delle specie, il pascolamento controllato e la creazione di aree tampone, mentre EUSTAFOR ribadisce la necessità di pratiche selvicolturali attive nei demani pubblici per prevenire l’accumulo di biomassa.
Entrambe le visioni convergono su un punto chiave: senza una gestione forestale continua e consapevole, il rischio d’incendio crescerà con l’aumentare delle temperature e della siccità.
… e per chi se la volesse rileggere, alla notizia sul documento Eustafor (che può essere scaricato integralmente), dalle pillole forestali dal Mondo n.8.

La Casa Forestale Europea (European Forestry House - EFH) è stata fondata a Bruxelles, in Belgio, nel marzo 2007 dall'Associazione Europea delle Foreste Statali (EUSTAFOR) e dalla Confederazione dei Proprietari Forestali Europei (CEPF). Si trova proprio di fronte al Parlamento Europeo, nel cuore del quartiere UE e Bruxelles, ed è riconosciuta come il centro di competenza ed esperienza europea per le questioni relative alle foreste, poiché offre un luogo, accessibile anche a pagamento, per piccoli eventi operativi che possono ospitare fino a 20 persone e un punto di riferimento per gli esperti europei.
La Casa Forestale Europea è anche il luogo dove i forestali che vengono a Bruxelles possono incontrarsi in un'atmosfera più informale prima, durante e dopo le riunioni nei gruppi di lavoro della Commissione e dei comitati consultivi.
Qui come in altre notizie di questa edizione, colpisce la necessità che il settore forestale che si occupa di oltre il 30% della superficie dell’UE, in mancanza di una Direzione Generale Foreste nella Commissione Europea, per farsi sentire in Parlamento si debba organizzare come uno stakeholder qualunque.


Nelle montagne della Sierra Nevada, in California, un fulmine, a fine agosto 2025, ha innescato il cosiddetto Garnet Fire. A questo proposito c’è da sapere che negli Stati Uniti ogni incendio di una certa dimensione o rilevanza viene battezzato con un nome proprio dal servizio antincendi competente (in genere il U.S. Forest Service o il Bureau of Land Management), di solito prendendo spunto da un toponimo locale: una montagna, un torrente, una strada o una zona geografica vicina al punto di innesco.
Tornando al caso in esame il Garnet Fire, in poche settimane, ha divorato oltre ventiduemila ettari di bosco, compresa la Teakettle Experimental Forest: un’area di circa milleduecento ettari gestita dallo U.S. Forest Service come laboratorio vivente per studiare il comportamento del fuoco e la gestione delle foreste montane.
In quella foresta erano in corso da anni esperimenti su diradamento e rigenerazione, e soprattutto si stava preparando un grande intervento di fuoco prescritto su circa millecinquecento ettari. Ma il progetto non era ancora stato attuato quando il fuoco è arrivato, alimentato da carichi di combustibile accumulati e da un clima estremo. Il risultato: alberi secolari distrutti, dati scientifici perduti e un nuovo campanello d’allarme sulla necessità di intervenire prima che il fuoco lo faccia da solo.
Negli Stati Uniti il prescribed burning è ormai considerato uno strumento essenziale per proteggere le foreste vetuste, riducendo il rischio di incendi catastrofici e ripristinando regimi di fuoco più naturali.
In Italia il fuoco prescritto suscita spesso polemiche e non mancano denunce o contestazioni contro chi lo applica nei momenti opportuni e con le dovute autorizzazioni. È vero che l’impatto immediato può sembrare forte, ma quando la prevenzione manca, il prezzo da pagare, come dimostra la tragedia della Sierra Nevada, può essere molto molto più alto.


La produzione di legno fuori foresta segnala un grande successo del Paraná, stato della federazione brasiliana grande circa due terzi dell’Italia, che nel 2024 ha conquistato il secondo posto nella produzione forestale del Brasile.
Il valore totale della produzione legnosa è stato di circa 1,35 miliardi di dollari USA, in crescita del 27% rispetto al 2023. L’aspetto idealmente molto interessante anche per noi in Italia è che le piantagioni forestali, con un valore di 1,24 miliardi di dollari, rappresentano il 92% della produzione legnosa del Paranà.
E’ difficile fare paragoni con la situazione italiana, ma guardando la notevole quantità di campi incolti che si incontrano attraversando il nostro Paese verrebbe da pensare che se anche da noi, come in Paranà, i decisori politici fossero sufficientemente determinati la produzione fuori foresta si potrebbe incrementare decisamente … anche quella di legna da ardere di cui siamo grandi importatori.
Il governo brasiliano ha annunciato un investimento di 1 miliardo di dollari USA nel nuovo Tropical Forest Forever Facility (TFFF), un fondo internazionale pensato per premiare economicamente la conservazione delle foreste tropicali. L’iniziativa, sostenuta dalla Banca Mondiale, sarà presentata ufficialmente alla COP30 di Belém e punta a mobilitare fino a 25 miliardi di dollari, molto ottimisticamente, entro il 2025. Il meccanismo prevede pagamenti annuali per ettaro di foresta preservata, incoraggiando Paesi come Brasile, Colombia, Ghana, Indonesia e Malesia a mantenere le proprie aree forestali. Solo in Amazzonia gli investimenti potrebbero raggiungere 2 miliardi di dollari l’anno.
L’industria brasiliana del legno lancia l’allarme: i dazi imposti dagli Stati Uniti stanno mettendo in crisi il settore. Secondo l’Associazione Brasiliana del Legno Lavorato (Abimci), oltre 4.000 lavoratori sono già stati licenziati, mentre migliaia sono in ferie forzate o in cassa integrazione. Se la situazione non cambia, entro due mesi saranno a rischio altri 5.000 posti di lavoro. Il governo del Paraná corre ai ripari con misure d’emergenza fiscali e creditizie, tra cui riduzioni d’imposta e sostegni finanziari attraverso la Banca Regionale di Sviluppo del Sud. Ma le imprese chiedono un intervento federale per riaprire il dialogo con Washington. Una sfida cruciale per salvaguardare l’occupazione e la competitività del legno brasiliano.
Selezionare il bottone sottostante per approfondire negli articoli originali nella newsletter del 15 ottobre dell’International Timber Trade Organization (ITTO).

Segnalo l’articolo di Annah Lake Zhu e Amadou Ndiaye, pubblicato su The Conversation, perché descrive una realtà e arriva a conclusioni che potrebbero valere anche per molti finanziamenti europei e italiani nel nostro Paese.
Dopo quasi vent’anni dall’avvio, il progetto della Grande Muraglia Verde in Africa sub sahariana rischia di restare più un sogno che una realtà tangibile, soprattutto in Senegal, stato a cui fanno riferimento i due Autori. Nato per ripristinare milioni di ettari di suolo degradato e creare una fascia verde attraverso il Sahel, oggi il progetto mostra segni di stallo: basti pensare che nel Paese, solo una delle 36 aree analizzate risulta più verde di quanto sarebbe stata naturalmente.
Ma cosa deve accadere ora affinché cambi qualcosa? Gli autori dello studio lo dicono chiaramente: non serve più contare gli alberi piantati, ma misurare i risultati realmente ottenuti. Serve passare dai numeri simbolici all’evidenza concreta, osservabile anche dai satelliti, dell’aumento di vegetazione.
La burocrazia è uno dei principali ostacoli, ma anche le promesse vane degli stati occidentali che tra COP 2015 e COP 2021 si sono impegnati per circa 20 miliardi di dollari e ne hanno effettivamente inviati meno di 3.
C’è poi la questione della gestione locale. Le comunità devono essere protagoniste: piantare alberi non basta, bisogna garantirne la sopravvivenza, proteggerli dalla siccità e dal pascolo. Come ricordano i ricercatori, “immaginare il progetto come dipendente esclusivamente dal finanziamento esterno è il peccato originale”.
La Grande Muraglia Verde può ancora diventare un simbolo di rinascita, ma solo se si passerà da promesse e slogan ad azioni misurabili, fondi realmente erogati e paesaggi che tornano a vivere. Il tempo per agire è adesso in Africa come in Italia. È il momento di smettere di contare cosa si è fatto e valutare cosa si è ottenuto.


15 Settembre - In Vietnam è stato presentato Vn-WoodID, uno strumento innovativo basato sull’intelligenza artificiale che promette di trasformare il modo in cui vengono identificate le specie legnose. Si tratta di un’applicazione capace di riconoscere le specie a partire da una semplice foto della sezione trasversale del legno, con un’accuratezza che può raggiungere il 98,6 % e tempi di risposta inferiori a un secondo.
Il sistema si basa su un modello di deep learning allenato su quasi 3.000 campioni e su un database di circa 260 specie, incluse quelle protette dalla Convenzione CITES e altre spesso coinvolte nel commercio illegale. Un elemento distintivo è la possibilità di funzionare offline, caratteristica che lo rende adatto all’uso operativo da parte di dogane, guardie forestali e operatori anche in aree remote.
La tecnologia poggia su basi scientifiche solide: uno studio pubblicato dell’agosto 2025 ha dimostrato che modelli “leggeri” come ShuffleNetV2 possono identificare dieci specie legnose vietnamite con un’accuratezza del 99,29 %, rendendo l’applicazione utilizzabile in modo efficace su smartphone e tablet.
L’obiettivo è rendere più rapida e accessibile l’identificazione delle specie, riducendo la dipendenza dai laboratori e migliorando l’efficacia dei controlli sul campo. Restano alcune sfide, come l’ampliamento del database e la gestione di specie poco rappresentate, ma lo strumento è tecnicamente implementabile e scalabile.
Per questo motivo, sarebbe interessante che la realtà operativa italiana – composta da operatori del legno, enti di controllo e laboratori specializzati - valutasse la possibilità di studiare e adattare questa tecnologia alle proprie esigenze, così da disporre di un supporto avanzato per l’identificazione delle specie legnose commercializzate nel nostro Paese.


Il 31 Agosto, in Nuova Zelanda, la Forest Industry Engineering Association ha pubblicato le nuove mappe 2025 dell’industria dei prodotti forestali di Australia e Nuova Zelanda, un punto di riferimento per chi lavora nel settore del legno e della trasformazione forestale.
Da anni queste mappe vengono utilizzate negli uffici e nei centri operativi di imprese e fornitori di servizi, diventando uno strumento essenziale per orientarsi nella complessa rete produttiva del comparto.
L’edizione 2025 introduce una novità importante: per la prima volta, le mappe di Australia e Nuova Zelanda sono pubblicate in versioni separate, più estese e dettagliate. Contengono oltre 60 aggiornamenti su localizzazione, proprietà e capacità produttiva di 172 impianti di lavorazione del legno, tra segherie, stabilimenti di pannelli, cartiere e impianti di produzione di legno strutturale e di esportazione di chips.
Il risultato è la più completa fotografia aggiornata del settore forestale-legno dell’Oceania, utile per imprese, tecnici e decisori politici. Le mappe sono distribuite gratuitamente con Australian Forests & Timber News e New Zealand Logger.
A questo punto ci si potrebbe domandare: perché raccontare in Italia della pubblicazione di questo aggiornamento da un continente così lontano come l’Oceania? La risposta possiamo darcela da soli rispondendo a due semplici domande: In Italia esiste qualcosa di simile che venga periodicamente aggiornato? Sarebbe utile averlo per stimolare una migliore valorizzazione della produzione legnosa?


Il 6 Novembre è stato presentato il nuovo “Forest Products Annual Market Review 2024-2025”, rapporto della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) che fotografa l’evoluzione dei mercati forestali e le sfide dell’industria del legno nel Mondo.
Il rapporto è un riferimento di 78 pagine, agile e ricco di dati essenziali per chi lavora nel settore o semplicemente è curioso di capire dove stiamo andando.
Il Rapporto si apre con le tendenze e prospettive dei mercati, per poi esplorare le costruzioni in legno e l’innovazione tecnologica. C’è un intero capitolo dedicato ai prodotti forestali e alla bioeconomia circolare, dove il legno diventa materia prima per nuovi materiali sostenibili. E infine, un focus sul carbonio forestale e le politiche climatiche, con numeri e scenari sul contributo delle foreste agli obiettivi globali di neutralità climatica.
Secondo questo Rapporto UNECE, come risulta dalla figura 24 a pagina 43, la superficie forestale con una destinazione prevalentemente produttiva è del 44,2% ,mentre solo il 9% è multifunzionale. Sarebbe molto curioso scoprire numeri alla mano quanto in Italia si sia forestalmente e culturalmente diversi nelle nostre priorità rispetto a tutti glia altri paesi dell’area UNECE.

Ogni cinque anni la FAO fotografa lo stato delle foreste del mondo, offrendo una bussola indispensabile per chi decide sul futuro del pianeta. Il nuovo Global Forest Resources Assessment 2025 (FRA) è frutto di un lavoro corale che coinvolge 197 Paesi e oltre 700 esperti. Racconta in cifre e tendenze cosa sta accadendo ai 4,14 miliardi di ettari di foreste della Terra che corrispondono a circa il 32% della superficie del Pianeta. Nelle 190 pagine di cui è composto ci sono dati e informazioni per capire come le foreste stiano cambiando sotto la pressione del clima, dell’economia e delle politiche globali.
L’obiettivo del FRA è fornire dati aggiornati e comparabili che aiutino a capire se stiamo davvero avanzando verso gli impegni dell’Agenda 2030, del Piano Strategico delle Nazioni Unite per le Foreste e dell’Accordo di Parigi. Il sistema di raccolta ovviamente risente dei tanti differenti ambienti naturali, culturali, organizzativi e tecnologici dei 197 Stati coinvolti. Il risultato riesce ad affinarsi ogni volta, ma, pur essendo l’informazione più ampia e accurata che abbiamo sul patrimonio forestale mondiale, è chiaro che la grande varietà di fonti da cui deriva invita ad essere cauti nell’elaborare dati in vista di scenari possibili.
Il valore del FRA non quindi solo un quello di un rapporto tecnico, ma anche quello di un racconto di cooperazione globale. Perché sapere quante foreste perdiamo o recuperiamo non è un esercizio solo statistico. Comprendere certe tendenze è ciò che permette di pianificare politiche, investimenti e azioni concrete per la vita sulla Terra.

Il 5 Giugno 2025 è stata presentata la nona edizione dell’iniziativa Global Forest Expert Panels (GFEP) della International Union of Forest Research Organizations (IUFRO) che punta a collegare scienza e politica per affrontare le grandi sfide della gestione forestale. Il nuovo rapporto è intitolato “Le foreste come pilastri della resilienza sociale ed economica”.
L’obiettivo della pubblicazione è fornire ai decisori strumenti basati sull’evidenza per comprendere come le foreste possano rafforzare la resilienza delle società e, al tempo stesso, come le comunità possano sostenere sistemi forestali capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici, sociali ed economici.
In un’epoca segnata da più crisi contemporanee che si alimentano sinergicamente il rapporto IUFRO punta a divenire una guida per politiche più integrate ed eque, capaci di unire benessere umano e salute degli ecosistemi. In questa girandola di corposi documenti internazionali è anche difficile riuscire a leggere tutto, ma per questa pubblicazione IUFRO forse vale la pena ricordare una frase che si trova nel capitolo 7 e che vale sempre, in qualsiasi Pese della Terra: gli interventi centrati esclusivamente sulle foreste, senza politiche complementari in altri settori, difficilmente sono sufficienti a costruire resilienza.

Per questa edizione di Pillole Forestali dal Mondo è tutto!
Vi ricordo che oltre a questa rubrica Sherwood propone anche le Pillole Forestali dall'Italia realizzate da Luigi Torreggiani.
Come le Pillole Forestali dal Mondo anche quelle dell'Italia sono gratuite e si possono sia leggere sul sito web di Sherwood che ascoltare in versione podcast. Infine vi rammento che anche voi potete contribuire a questa rubrica inviando notizie forestali dal mondo all'indirizzo .
Alla prossima edizione!
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