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Gestione forestale

LIFE SPAN: integrare la biodiversità saproxilica nella gestione forestale

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LIFE SPAN: biodiversità saproxilica e gestione forestale
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di Andrea Barzagli

Oggigiorno non c’è più discussione attorno all’importanza del legno morto” afferma Jörg Müller, dell’Università di Würzburg, nel documentario finale del progetto LIFE SPAN, “adesso la questione è solo come, quando e dove valorizzare questa risorsa”.

Il legno morto per anni è stato un elemento di disturbo per chi lavorava in bosco e l’immaginario delle foreste “pulite”, come si sente ancora spesso dire in giro, ha dominato a lungo la visione della gestione forestale, anche per coloro che frequentavano questi ecosistemi solo per piacere. Cosa è cambiato quindi, per arrivare a sostenere che non c’è più discussione attorno all’importanza del legno morto?

Sicuramente un’intensa attività di ricerca scientifica che, negli anni, ha prodotto risultati inconfutabili sull’importanza di questo elemento per gli ecosistemi forestali. Dati alla mano, oltre il 30% della biodiversità delle foreste è legata al legno morto e agli organismi saproxilici, il cui ciclo vitale incrocia questa risorsa in una o più delle sue fasi di degradazione. A questo si uniscono le altre funzioni, come la ritenzione di acqua, il contrasto all’erosione, l’aumento della fertilità del suolo.

Spesso accade che i risultati della ricerca non sono sufficienti a veicolare cambiamenti nella gestione forestale, né tantomeno a influenzare le politiche sul tema. Eppure, l’importanza del legno morto oggi trova riferimenti, diretti o indiretti, nella Strategia Forestale Europea per il 2030, nella Strategia Europea per la Biodiversità, nella Nature Restoration Law, nelle Linee guida EU per una gestione forestale più vicina alla natura e in Strategie Forestali Nazionali come quella italiana.

Una parte di questo “successo” lo si deve a tutti quei progetti dimostrativi che negli anni hanno lavorato a ricucire la frattura tra il mondo della ricerca e quello tecnico della gestione (e tra conservazione e produzione legnosa), traghettando i risultati scientifici sui territori, tramite applicazioni pratiche in grado di testare soluzioni selvicolturali innovative. Uno di questi progetti è sicuramente il LIFE SPAN, a cui è dedicato questo Dossier. A cavallo tra Italia e Germania, concentrandosi su foreste produttive, il progetto LIFE SPAN ha lavorato cinque anni per testare soluzioni gestionali in grado di tenere insieme produzione e conservazione della biodiversità, con un occhio di riguardo agli organismi saproxilici, alla sostenibilità economica degli interventi e alla possibile integrazione delle pratiche all’interno della pianificazione forestale di vario livello.

Partendo da basi teoriche come quelle della biodiversità multi-tassonomica, del modello TRIAD e del land sharing/land sparing (presentate in un articolo sui risultati di un altro progetto EU, il Bottoms-Up) e dalla letteratura di MASON ed altri sugli “isolotti di senescenza”, nasce l’idea della Saproxylic Habitat Network, una rete di Siti Habitat per Saproxilici (SHS), in grado di creare un corridoio utile alla diffusione della biodiversità all’interno della matrice di foreste produttive. Superfici inserite nel piano di gestione forestale in cui si effettuano interventi per accelerare la senescenza, regolando la disponibilità nel tempo e nello spazio di varie tipologie di legno morto e favorendo la formazione delle condizioni necessarie per il proliferare della biodiversità saproxilica.

Durante i cinque anni di progetto, al lavoro sul campo si è unita un’intensa attività di formazione e comunicazione, rivolta anche al pubblico generalista con particolare attenzione ai più giovani, ma soprattutto ai tecnici, agli operatori forestali e ai gestori. Questo è avvenuto tramite workshop, seminari, video e, tra gli ultimi prodotti, le Linee Guida “Gestione Forestale per la Biodiversità”, che scendono nel dettaglio tecnico del progetto, dal dimensionamento della rete a quello del singolo intervento, dando tutte le informazioni necessarie per replicare il modello in altri contesti.

Tornando alla questione iniziale posta da Müller: come, quando e dove valorizzare il legno morto ovvero “siamo quindi pronti a passare dalla teoria alla pratica”? La risposta del progetto LIFE SPAN è chiara e potete esplorarla nelle pagine che seguono, che crediamo rappresentino un punto di partenza per ulteriori domande e per una gestione sempre più in grado di abbracciare la crescente complessità ambientale e sociale che circonda le foreste.

Articolo pubblicato nel n. 284/Settembre-Ottobre 2026 di “Sherwood-Foreste ed Alberi Oggi”, anno 32 n. 5 - ISSN 1590-7805 - Bimestrale della Compagnia delle Foreste S.r.l.

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