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Pillole forestali

Pillole forestali dall’Italia #38 - Legno locale, collaborazione, ricerca e altre notizie di maggio

News forestali in pillole dall'Italia - Maggio 2024

Ciao a tutte e a tutti e benvenuti all'edizione numero 38 di “Pillole forestali dall’Italia”, l’appuntamento quindicinale che vi descrive e commenta 5 tra le principali notizie su foreste e legno in Italia selezionate dalla redazione di Sherwood, sia in forma scritta che come podcast.

Questa rubrica è sponsorizzata da FSC®Italia e PEFC Italiache ringraziamo per aver scelto di sostenere il nostro lavoro. 

Preferisci ascoltare o leggere?

Ecco la versione PODCAST (la trovi anche su tutte le piattaforme come Spreaker e Spotify):

Qui invece le notizie da LEGGERE:

L’ITALIA È IL TERZO PRODUTTORE EUROPEO DI CASE IN LEGNO

Produzione case in legno

Iniziamo questa edizione delle pillole parlando di legno: è un po’ di tempo, infatti, che non trattiamo delle questioni di mercato legate a questa preziosa materia prima rinnovabile.

L’occasione per farlo ci arriva dalla pubblicazione dell’ottava edizione del “Rapporto Edilizia in Legno”: un’analisi statistica condotta dal Centro Studi di FederlegnoArredo e disponibile integralmente per i soci dell’associazione di categoria. All’interno del documento sono presentati dei dati molto interessanti sul mercato degli edifici a struttura in legno costruiti in Italia nel 2022.

Ad esempio, quante sono state le case in legno costruite in Italia? Il numero è notevole: 3.602. Si tratta di una cifra simile, anche se leggermente più alta, di quella dell’anno precedente, segnando un incremento percentuale dell’1%. Ma se il numero delle singole case realizzate è cresciuto appena, il fatturato delle imprese del comparto ha segnato un avanzamento ben maggiore, con un +15,8% sul 2021, raggiungendo i 2,3 miliardi di euro, spinto dalla forte crescita del più ampio settore della produzione residenziale in legno.

Questi dati confermano l’Italia come un produttore tra i più importanti d’Europa nel settore delle case in legno: il nostro Paese si piazza infatti sul terzo gradino del podio dietro Germania e Svezia e addirittura prima dell’Austria.

Un altro dato interessante che emerge dal Rapporto è la geografia delle imprese che si occupano di bioedilizia. La maggior concentrazione di operatori è ubicata in Lombardia, dove operano 73 aziende; è tuttavia il Trentino-Alto Adige a guadagnarsi la prima posizione fra le regioni che esprimono le imprese più grandi e più altamente specializzate nel settore: in questa regione viene realizzato il 19% della produzione complessiva, in Lombardia il 16%, mentre Piemonte e Veneto si attestano rispettivamente al 6% e al 5%.

Analizzando le dimensioni delle imprese di questo particolare comparto, si nota come in sole dieci aziende è concentrato quasi il 31% del mercato e come solo il 7% delle realtà analizzate ha un giro d'affari superiore ai 50 milioni di euro, a dimostrazione, come spiega FederlegnoArredo, di un settore ancora molto concentrato nelle mani di pochi.

Assolegno di FederlegnoArredo commenta così questi dati: La bioedilizia sta man mano guadagnando nuove fette di mercato, dimostrando di avere le potenzialità per porsi quale alternativa concreta all'edilizia tradizionale, all'interno di un percorso di sostenibilità e valorizzazione del legno per lo stoccaggio della CO2. Serve però un'operazione di sensibilizzazione e promozione del settore che renda sia il privato cittadino, ma anche le amministrazioni pubbliche, sempre più consapevoli del valore che le strutture in legno hanno in termini di sostenibilità”.

Aggiungiamo alcune considerazioni ulteriori che andrebbero a nostro avviso inserite nel dibattito. La prima è sull’origine della materia prima, che probabilmente è solo in parte locale. Questo si interseca con la seconda constatazione: la forte concentrazione delle imprese nel solo nord Italia. Da qui una terza riflessione, più generale: dai boschi italiani, anche appenninici, si potrebbe incrementare la produzione di assortimenti utili a questo nobile scopo, o anche solo alla ristrutturazione e al recupero dell'esistente? Quali strumenti di pianificazione potrebbero essere promossi per immaginarne un utilizzo sostenibile e duraturo? Ci potrebbero aiutare le tante innovazioni tecnologiche legate alla lavorazione del legno?

In definitiva: la crescita costante di questo mercato, spinto anche da politiche internazionali come l’European Bauhaus, ci deve solo rallegrare oppure dovrebbe anche spingerci a riflettere sulle potenzialità spesso inespresse dei boschi italiani?

Volutamente la foto di copertina di questo numero delle Pillole e di questa notizia rappresentano un recente intervento di recupero di un'ex caserma in Piemonte che ha visto l'utilizzo di legno locale e certificato. Le foto sono dello studio Coutan Architetti.

NOTA: dopo la pubblicazione della notizia ci è stato fatto notare da un lettore che il termine "case in legno", così come riportato dal comunicato stampa di FederlegnoArredo, può essere fuorviante. Nella prossima edizione delle Pillole approfondiremo nel merito questo interessante aspetto. 

Per approfondire:

UNA “MATERIOTECA” PER VALORIZZARE IL LEGNO

Valorizzazione del legno

A proposito di valorizzazione del legno, sull’ultimo numero di “Legno 4.0”, la rivista di Conlegno, disponibile gratuitamente online, abbiamo trovato un’interessante idea che merita di essere raccontata.

Si tratta di un insieme di scatole quadrate, chiamate “Walden Wood Box”, che sono state realizzate da 22 giovani progettisti all’interno di un apposito workshop di design promosso da “We Are Walden”, la “community sostenibile” di Rilegno.

Queste scatole, di legno ovviamente, rappresentano delle sorte di xiloteche-campionario, o meglio, delle “materioteche” come sono state definite dai creatori. Contengono infatti, al loro interno, tante schede estraibili realizzate con diversi legni masselli, o anche da assemblati di legno o materiali derivati da legno riciclato. Le schede sono identiche tra loro nella forma, che è pensata per facilitare il prelievo ed esaltare la fibratura e le venature, ma ciascuna è di un legno o di un materiale a base legno differente.

MATERIOTECA per valorizzare il legno

Lo strumento è pensato per essere distribuito negli studi di architetti e designer, ma anche nelle scuole di falegnameria e nelle università, con l’obiettivo di far apprezzare e conoscere in dettaglio la materia prima legno nelle sue innumerevoli declinazioni possibili. Ogni campione, infatti, è dotato una scheda digitale di approfondimento che consente di conoscere usi, caratteristiche ed esempi applicativi.

Le 25 Walden Wood Box prodotte saranno donate a varie realtà. Già tre sono arrivate a destinazione: la prima è stata donata ad Artwood Academy, scuola di formazione e specializzazione nel settore legno arredo; la seconda a Parallelo, una falegnameria sociale che promuove l’inclusione e l’autonomia di persone fragili; la terza è stata consegnata allo Studio Giacomo Moor di Milano, che progetta arredi in legno di fascia alta.

Ora… immaginate in un futuro non troppo lontano che queste xiloteche-campionario siano prodotte e diffuse, magari da un ente terzo, per valorizzare gli usi durevoli dei legni prodotti nelle foreste italiane, o in alcune aree geografiche specifiche. E che la scheda digitale collegata ai campioni contenga anche l’ubicazione delle foreste di produzione, gli assortimenti disponibili e, perché no, gli indirizzi dei possibili produttori o di piattaforme di distribuzione.

Forse, anzi sicuramente, ci siamo spinti un po' in là con la fantasia… ma questo è esattamente ciò che in altri Paesi viene fatto già da tempo per valorizzare il proprio legname, in particolar modo quello di pregio. Si tratta davvero di un’utopia irrealizzabile o di una strada che, anche se piano piano e con fatica, si potrebbe iniziare a percorrere? 

Per approfondire:  

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BOSTRICO E FORESTE DEL FUTURO: SE NE PARLA NELL’EUREGIO

Trentino, Alto Adige e Tirolo faranno squadra per immaginare boschi più resilienti in un futuro che sarà sempre più contraddistinto dalla crisi climatica. È ciò che emerge da un incontro, svolto negli scorsi giorni in Tirolo Orientale, dedicato alle strategie transfrontaliere per la sicurezza delle foreste.

Durante l’incontro, in particolare, è stata affrontata l’emergenza bostrico e per la prima volta sono stati mostrati i dati di monitoraggio raccolti negli ultimi anni nell’intera area transfrontaliera, chiamata Euregio, omogeneizzati ed elaborati secondo criteri comuni. I risultati del lavoro spiegano ad esempio come, a fine 2023, l’84% delle trappole per il monitoraggio mostrasse ancora numeri tali da indicare una situazione fortemente epidemica.

Per quanto riguarda il decorso dell’infestazione, solo in Trentino si è rilevata una leggera flessione dei livelli di popolazione (-20% nel 2023 rispetto al 2022), mentre in Alto Adige e Tirolo orientale, al contrario, le popolazioni mostrano ancora un trend in aumento.

Giovanni Giovannini, Dirigente del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento, si dimostra però ottimista, “perché finalmente”, spiega in una video intervista (disponibile qui sotto), “siamo riusciti a creare una rete tra Trentino, Alto Adige e Tirolo per impostare strategie comuni adatte a gestire l’emergenza bostrico, ma non solo. Vogliamo infatti lavorare assieme per impostare la gestione forestale del futuro”.

Tra le priorità di lavoro comune, secondo Giovannini, un settore da sviluppare molto più che nel recente passato sarà quello vivaistico, attraverso lo scambio di materiale ma anche di buone pratiche e professionalità. Un’altra priorità da affrontare assieme sarà la comunicazione, per individuare messaggi comuni ed efficaci attraverso i quali raccontare ai cittadini, ma anche ai turisti, cosa sta accadendo e quali azioni si stanno mettendo in atto. In una prospettiva ancora più ampia, invece, occorrerà lavorare assieme sulle pratiche selvicolturali, con l’obiettivo di studiare e mettere in atto azioni comuni di gestione forestale che possano “traghettare” i boschi alpini verso forme più resilienti. “I nostri boschi dovranno affrontare un futuro completamente diverso dal passato”, sottolinea Giovannini, “per questo dobbiamo lavorare assieme per creare foreste più resilienti ad un clima differente”.

Riteniamo positivo e importante questo scambio transfrontaliero, perché tutti sappiamo bene come la crisi climatica e i suoi effetti non conoscano certo confini. Ma questa iniziativa tra Paesi diversi ci fa anche riflettere, a scala locale, sulla sempre più forte necessità di un maggiore coordinamento e di una più ampia collaborazione tra regioni, che spesso navigano un po’ a vista e da sole. A scala europea però, dato che il tema della “crisi delle peccete” è molto evidente pressoché ovunque e probabilmente lo sarà sempre più in futuro, occorrerebbero politiche comuni e investimenti mirati per guidare una “transizione forestale” sempre più necessaria.

Chissà che l’abete rosso in crisi, specie importantissima per l’economia del legno (tornando alla prima notizia ma anche collegandoci alle imminenti elezioni europee) non riesca a farci nascere un sussulto di "sano europeismo"!

Per approfondire: 

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EUDR: QUATTRO AMBITI IN CUI LA RICERCA POTREBBE AIUTARE

Restiamo in ambito europeo.

Com’è noto, dall’inizio del 2025 verrà applicato in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea il nuovo Regolamento contro la deforestazione e il degrado forestale, L’European Union Regulation on deforestation-free products, meglio conosciuto come EUDR. Tale regolamento estenderà gli obblighi di dovuta diligenza, oggi in vigore per i prodotti a base di legno dalla Timber Regulation (EUTR), ad altri sei ambiti produttivi che possono provocare deforestazione: bovini, cacao, caffè, olio di palma, soia, gomma e relativi derivati. Gli operatori commerciali, di fatto, saranno obbligati a verificare la conformità normativa di tali merci, escludendo che le aree di produzione delle materie prime siano state interessate da fenomeni di deforestazione o degrado forestale dopo il 2020.

Nonostante manchi poco al suo via, il Regolamento presenta diverse criticità applicative, legate ad esempio ai nuovi adempimenti legislativi, che possono risultare particolarmente gravosi sia per gli operatori europei sia per i produttori ed esportatori internazionali (ne avevamo parlato nell’edizione n.35 delle Pillole).

Per mettere in luce i limiti, ma soprattutto per proporre soluzioni applicative che passano dalla ricerca scientifica, il CREA Foreste e Legno, sulla sua rivista “Annals of Silvicultural Research” ha pubblicato un’interessante nota a cura di Piermaria Corona (Direttore CREA Foreste e Legno), Valerio Di Stefano (Ricercatore CREA Foreste e Legno) e Angelo Mariano (Conlegno).

Sono quattro, secondo gli autori della nota, le aree prioritarie che meriterebbero maggiore approfondimento e sulle quali la ricerca scientifica potrebbe dare un contributo fondamentale.

Si parla innanzitutto di monitoraggio forestale, proponendo lo sviluppo di soluzioni user-friendly, basate su dati e software open source, per consentire rapidi controlli di conformità anche a soggetti non particolarmente esperti. Si sottolinea poi la necessità di testare sistemi innovativi per identificare le specie legnose e risalire all’origine dei prodotti regolamentati dall'EUDR, anche attraverso analisi genetiche; Un altro tema affrontato è la necessità di garantire una corretta tracciabilità della catena di approvvigionamento, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate di informazione e comunicazione, come la “blockchain”; infine, è evidenziato come cruciale il ruolo delle politiche: in questo ambito, gli scienziati potrebbero contribuire a studiare strategie e a implementare strumenti concreti per supportare le comunità rurali, favorendo la produzione e l’esportazione di beni pienamente conformi ai nuovi requisiti.

Questa è ovviamente una sintesi estrema… vi invitiamo a leggere la nota, in inglese, soprattutto se siete ricercatori o ricercatrici interessati a contribuire, con il vostro lavoro, a questa nuova, grande sfida globale e collettiva.

Per approfondire:

UN VIDEO (E UNA SERIE) DEDICATI ALLA CULTURA FORESTALE

Terminiamo come sempre con una curiosità, che questa volta viene dal Trentino (quanto Trentino in queste pillole!).

La curiosità è relativa ad un video che, abbiamo scoperto, si inserisce in una serie molto interessante. Quindi le curiosità sono in realtà due: il video specifico che vi presentiamo e l’intera serie che lo contiene!

Il filmato, di circa 25 minuti, riguarda una storia affascinante e dimenticata: quella della fluitazione del legname in un torrente della Valsugana, il Maso. Il Museo etnografico del legno di Carzano (TN), qualche anno fa, ha intrapreso delle ricerche per trovare le tracce, sul terreno, dell'antica fluitazione che caratterizzava questo corso d’acqua. Sono state individuate delle testimonianze dirette e indirette e, a partire da queste tracce e con l'aiuto dei documenti ritrovati presso l’Archivio di Stato di Trento dal dottore forestale Mario Cerato, è stato possibile ricostruire in modo dettagliato le complesse e travagliate vicende della fluitazione sul fiume Brenta e sul suo affluente più importante della Valsugana: il Maso appunto. Nel video, è proprio Mario Cerato, autore tra l’altro di un interessante libro dedicato proprio alla riscoperta di questa storia, a narrare la vicenda.

La serie si intitola invece "Uomini e Boschi" ed è un format realizzato e pubblicato su Youtube a cura della Fondazione Museo storico del Trentino. Il video sulla fluitazione nel Maso è la puntata numero 27. In quelle precedenti si parla tanto di Vaia, del bostrico, ma anche di persone, luoghi, storia, ricordi. Una puntata, la 19, è ad esempio dedicata proprio al già citato Museo etnografico del legno di Carzano.

Insomma, se vi interessano la storia e la cultura forestale… gustatevi non solo l’interessante video sulla fluitazione, ma tutta la serie!

Per approfondire:

Una segnalazione importante per concludere.

Insieme a Ferdinando Cotugno e LAMA Impresa Sociale, Compagnia delle Foreste ha realizzato un nuovo podcast, in quattro puntate, uscendo però dal contesto forestale. Il racconto è infatti dedicato al percorso partecipativo che la città di Firenze ha scelto di intraprendere in quanto una delle 100 città europee selezionate per diventare a impatto climatico zero entro il 2030.

Non si parla di alberi quindi, solo un pochino di verde urbano… ma vi invitiamo ad ascoltarlo lo stesso, perché crediamo che in questo percorso di Firenze si possano trovare spunti utili anche al nostro mondo forestale. L’avvio di processi partecipativi e la co-progettazione tra amministrazioni pubbliche e cittadini sono infatti temi sempre più centrali di fronte a una risorsa multifunzionale com’è il bosco.

Ogni puntata dura circa mezz’ora, le voci narranti sono quelle di Ecotoni… insomma, avete capito: ve lo stiamo caldamente suggerendo! Trovate le puntate cercando “Firenze per il Clima” su tutte le piattaforme e sul sito www.firenzeperilclima.it 

 

Per questa edizione di Pillole forestali dall'Italia è tutto!

Vi ricordiamo che anche voi potete contribuire a questa rubrica, inviando notizie di attualità su foreste e legno all'indirizzo:  

Alla prossima edizione!

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