di Luca Musio
Gli incendi boschivi rappresentano una delle sfide più complesse e urgenti che il territorio europeo si trova ad affrontare nel contesto dei cambiamenti climatici in atto. Il 2025, con oltre un milione di ettari percorsi dal fuoco, rappresenta solo l'ennesimo tassello di un mosaico preoccupante già da tempo: quattro degli ultimi cinque anni hanno registrato valori ben al di sopra della media storica europea. Autorevoli proiezioni scientifiche, elaborate sulla base di diversi scenari di cambiamento climatico, indicano che il XXI secolo sarà segnato in misura sempre maggiore da questo fenomeno, rendendo indifferibile un cambio di paradigma nella gestione del rischio incendi.
L'Unione Europea sta provando a rispondere a questa sfida con un approccio sempre più proattivo, collaborativo e coordinato, culminato nella recente Comunicazione della Commissione Europea sulla gestione integrata del rischio di incendi boschivi (on integrated wildfire risk management). Il documento, indirizzato al Parlamento Europeo e alle principali istituzioni comunitarie, riconosce apertamente la situazione critica in cui versano i territori degli Stati Membri e li invita ad avvalersi con senso di responsabilità degli strumenti messi a disposizione dall'Unione (fondi, dati e conoscenza) per implementare concretamente un approccio di gestione che affronti il rischio degli incendi in modo integrato e adattato ai diversi contesti territoriali, come: “Un problema a lungo termine, attraverso le sue dimensioni ecologiche, sociali, culturali ed economiche, e che copra l'intero ciclo di gestione del rischio: prevenzione, preparazione, risposta e ripristino”.
La Comunicazione delinea una strategia strutturata in sette ambiti d'azione interconnessi:

Tra i sette ambiti d'azione, la prevenzione occupa un ruolo centrale e prioritario. Nelle parole di Jessika Roswall, Commissaria europea per l'Ambiente, la Resilienza Idrica e l'Economia Circolare Competitiva, il messaggio è netto: "Ecosistemi sani e ben gestiti sono più resilienti. Ciò significa investire in una gestione attiva e sostenibile del territorio e delle foreste, lavorando fianco a fianco con agricoltori, selvicoltori e comunità rurali - coloro che si prendono cura della terra ogni giorno. La prevenzione inizia sul campo e mantenere il territorio gestito e utilizzato attivamente è la chiave per ridurre i rischi."
Questa visione si traduce in una serie di indicazioni operative concrete. Lo spopolamento rurale e l'abbandono, fenomeni particolarmente diffusi nell'area mediterranea, favoriscono l'accumulo di vegetazione infiammabile e la formazione di paesaggi omogenei ad alto rischio. Una gestione forestale sostenibile e paesaggi diversificati, strutturati secondo criteri di eterogeneità spaziale e compositiva, riducono la disponibilità di combustibile, rallentano la propagazione del fuoco e contribuiscono a limitare l'estensione dei grandi incendi. A ciò si aggiunge la necessità di una pianificazione integrata attenta all'interfaccia urbano-rurale, zona di contatto spesso particolarmente vulnerabile, dove carenze nella pianificazione urbanistica e nei codici edilizi aggravano sensibilmente il rischio. Pratiche tradizionali come il fuoco prescritto, il pascolo estensivo e la transumanza vengono oggi rivalutate come strumenti efficaci di gestione del combustibile, anche per la manutenzione di viali tagliafuoco.
Agricoltori, selvicoltori e gestori locali vengono esplicitamente riconosciuti come attori chiave di questa strategia: le loro competenze pratiche devono essere valorizzate, riconosciute e remunerate. In questa prospettiva, la Politica Agricola Comune (PAC) si conferma il principale strumento finanziario dell'UE, supportando interventi quali diradamenti, potature, realizzazione di viali tagliafuoco e strade forestali, pascolo estensivo e gestione delle praterie. Nel prossimo periodo di programmazione (2028–2034), si punterà a premiare chi adotta sistemi produttivi più resilienti, con particolare attenzione alle aree marginali e montane maggiormente esposte al rischio di abbandono. Parallelamente, la strategia UE per la bioeconomia dovrà promuovere un uso sostenibile della biomassa forestale, capace di ridurre il rischio incendi e al contempo generare opportunità economiche per le comunità rurali.

Le soluzioni basate sulla natura occupano un ruolo centrale nella strategia di prevenzione europea. Il progetto LIFE GOPROFOR MED, citato nella Strategia, dimostra come interventi mirati negli habitat mediterranei possano perseguire simultaneamente obiettivi di conservazione della biodiversità e riduzione del rischio incendi, ad esempio attraverso la strutturazione a gruppi della vegetazione arborea e la diversificazione della composizione specifica, promuovendo specie meno infiammabili, come le latifoglie autoctone. La Commissione ha pubblicato una guida specifica sulle relazioni tra la rete Natura 2000 e i cambiamenti climatici, con l'obiettivo di facilitare l'adozione di misure compatibili con gli obiettivi di conservazione.
I piani nazionali di ripristino, previsti dal Regolamento 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), dovranno integrare in modo esplicito gli obiettivi di biodiversità con quelli di gestione del rischio incendi. Nelle foreste andranno favorite strutture diversificate e complesse, evitando popolamenti monospecifici altamente infiammabili, in linea con i criteri di Forest Europe. Il ripristino di zone umide, torbiere e pianure alluvionali riveste a sua volta un'importanza strategica: queste formazioni agiscono come tagliafuoco naturali e contribuiscono a stabilizzare i cicli idrologici, riducendo la siccità e la mortalità delle piante. La convergenza tra obiettivi di conservazione e obiettivi di prevenzione degli incendi non è dunque una contraddizione, ma una delle più promettenti sinergie che la strategia europea intende coltivare nei prossimi anni.
Un approccio preventivo e proattivo alla gestione degli incendi non è solo ecologicamente necessario, ma anche economicamente razionale. Investire in prevenzione e nella costruzione di paesaggi resilienti riduce significativamente i costi futuri associati alla soppressione degli incendi e al ripristino post-calamità. L'UE ha già allocato risorse consistenti nel ciclo di programmazione corrente: 2,3 miliardi di euro dai fondi di coesione, 2,2 miliardi di euro dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e oltre 1 miliardo di euro dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale. Nell’ambito del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028–2034, la Commissione si è impegnata a migliorare il monitoraggio dei finanziamenti destinati alla prevenzione e alla soppressione degli incendi, proponendo un obiettivo di spesa del 35% per clima e ambiente e razionalizzando l'applicazione del principio "non arrecare danno significativo" (DNSH - Do No Significant Harm).
Accanto agli strumenti pubblici, un ruolo complementare spetta ai meccanismi di mercato: pagamenti per servizi ecosistemici, crediti di carbonio e premi assicurativi differenziati possono contribuire a mobilitare finanziamenti privati per la gestione del rischio. Tuttavia, l'assenza di copertura assicurativa obbligatoria per le catastrofi naturali nella maggior parte degli Stati Membri evidenzia la necessità di un'azione coordinata, anche attraverso il rafforzamento di partenariati pubblico-privati. Tra gli impegni specifici della Commissione figurano la proposta di una Raccomandazione del Consiglio sulla gestione integrata del rischio incendi, lo sviluppo di orientamenti dedicati e la creazione di un portale tematico entro il 2027, nonché l'avvio, nel 2026, di un dialogo strutturato con il mondo della ricerca e il settore privato per rivedere gli incentivi economici esistenti.

La Comunicazione della Commissione Europea sulla gestione integrata del rischio di incendi boschivi segna un passaggio importante nella costruzione di una governance europea del problema incendi più funzionale e sistemica. La strategia delineata, fondata su prevenzione, preparazione, risposta e recupero, riconosce la complessità multidimensionale del fenomeno e la necessità di coinvolgere una pluralità di soggetti, dalle istituzioni nazionali e regionali fino agli agricoltori, ai selvicoltori e alle comunità locali. La sfida dei prossimi anni sarà quella di tradurre queste indicazioni in politiche concrete e in pratiche operative diffuse su scala territoriale, valorizzando le conoscenze locali e garantendo continuità e adeguatezza delle risorse finanziarie.
In Italia, diverse Regioni e Province Autonome, negli scorsi anni, hanno già messo in campo politiche, esperienze e buone pratiche replicabili, che appaiono decisamente in linea con questa lungimirante strategia europea. Quello che ancora manca è mettere a sistema tutte queste eccellenze sparse per poi diffonderle e integrarle nelle varie realtà territoriali.
Solo un impegno coerente e coordinato lungo l'intero ciclo di gestione del rischio potrà contribuire a costruire paesaggi multifunzionali davvero resilienti agli incendi.
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