Compagnia delle Foreste, insieme ad altre 20 importanti sigle del settore forestale italiano, rappresentanti del mondo scientifico, tecnico, operativo, della certificazione della gestione forestale sostenibile e delle popolazioni di montagna, ha sottoscritto una lettera rivolta ai Ministri Bellanova e Franceschini, al Governatore della Toscana Giani e agli Assessori regionali competenti per esprimere forte contrarietà rispetto ad un parere della Sovrintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo che, di fatto, blocca la gestione a ceduo dei castagneti del Monte Amiata.
Secondo i firmatari della lettera, tale parere è da considerare profondamente errato nel merito, in quanto non tiene in dovuta considerazione le caratteristiche culturali, ecologiche e socioeconomiche locali, ma anche scorretto nel metodo adottato per esprimerlo, poiché realizzato attraverso una trascrizione letterale di parte di una nota di una locale associazione ambientalista, senza il coinvolgimento e il parere di esperti.
Secondo i firmatari, il parere della Sovrintendenza è contrario a quanto definito dalla Convenzione Europea sul Paesaggio, dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e addirittura dal Piano paesaggistico della Regione Toscana, che annovera tra le sue prescrizioni proprio quella di promuovere “un equilibrato e sostenibile utilizzo dei sistemi forestali, con particolare riferimento ai castagneti per paleria dei versanti meridionali e orientali del Monte Amiata e alle utilizzazioni dei querceti collinari”.
La paleria da vigna, uno dei principali prodotti di questi boschi, è tra l’altro alla base di un altro paesaggio locale storico e tutelato, ovvero quello delle colline vitate, dove i pali di castagno fungono da tutore delle piante di vite e sono elementi caratterizzanti del paesaggio toscano (e non solo) che le normative europee, nazionali e locali vigenti tutelano e vogliono conservare.
Questo parere è considerato estremamente dannoso per le conseguenze interpretative e applicative che può scatenare.
Il blocco del ceduo rischia infatti di innescare processi evolutivi che porterebbero in tempi brevi alla perdita del paesaggio rurale tradizionale dell’area in esame e, proprio in un grave momento di crisi economica a seguito dell’emergenza sanitaria legata al COVID19, di mettere a rischio centinaia di posti di lavoro in aree già di per sé marginali e svantaggiate.
La lettera è stata firmata da:
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