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Pillole forestali dall’Italia #24 - Disturbi naturali e altre notizie di settembre

Pillole forestali dall’Italia #24 - Disturbi naturali e altre notizie di settembre

Ciao a tutte e a tutti e benvenuti all'edizione numero 24 di “Pillole forestali dall’Italia”, l’appuntamento quindicinale che vi descrive e commenta 5 tra le principali notizie su foreste e legno in Italia selezionate dalla redazione di Sherwood, sia in forma scritta che come podcast.

Questa rubrica è sponsorizzata da FSC®Italia e PEFC Italiache ringraziamo per aver scelto di sostenere il nostro lavoro. 

Preferisci ascoltare o leggere?

Ecco la versione PODCAST (la trovi anche su tutte le piattaforme come Spreaker e Spotify):

Qui invece le notizie da LEGGERE:

COME È ANDATA LA STAGIONE DEGLI INCENDI?

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Siamo tornati a parlare di foreste ai primi di settembre e non possiamo che iniziare da un tema che ogni estate ci ricorda la sua drammaticità: quello degli incendi boschivi. Anche quest’anno si sono verificati, in giro per l’Europa e per il mondo, grandi incendi che hanno portato distruzione di ecosistemi e, come è capitato alle Isola Hawaii o in Grecia, anche molti morti.

Ma come è andata in Italia? A scoprirlo ci aiuta ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - che quest’anno ha pubblicato regolarmente dei Report sugli incendi boschivi del nostro Paese, basati sul database europeo EFFIS e integrati con notizie dai territori.

Dall’ultimo Report ISPRA, aggiornato 31 agosto, si evince che, durante i primi otto mesi dell’anno, in Italia sono andati in fumo circa 69.000 ha, di cui più di 10.000 di ecosistemi forestali. Le foreste coinvolte risultano in gran parte macchia mediterranea e leccete (61%) e superfici ricoperte da boschi e rimboschimenti di conifere (21%).

Da punto di vista geografico, come avrete appreso dalle notizie divulgate anche dalla stampa nazionale, il problema quest’anno si è concentrato soprattutto al Sud, in particolare in Sicilia (oltre 48.500 ha, di cui circa 6.700 forestali) e Calabria (oltre 11.700 ha di cui 1.900 forestali). In queste sole due regioni si concentra, ad oggi, il 71% degli incendi del 2023.

La distribuzione temporale degli incendi mostra chiaramente che fino a metà luglio la situazione era estremamente tranquilla, ben al di sotto della media analizzata dalle statistiche EFFIS. Tutto è cambiato dal 15 luglio, in corrispondenza di una prima ondata anomala di calore. Dal 15 al 29 luglio si sono concentrati la maggior parte degli eventi più estesi, che hanno portato il 2023 a superare la media della superficie bruciata annualmente in Italia calcolata da EFFIS tra 2006 e 2022. In agosto non c’è stato un picco paragonabile a quello del mese precedente, ma la superficie interessata dagli incendi è continuata a crescere. Ad oggi, comunque, l’annata si attesta ben al di sotto dei terribili livelli di 2007, 2017 e 2021, dove si è arrivati attorno a 140-150.000 ha bruciati.

Lasciamo il commento di questi dati alle parole di Davide Ascoli - esperto di incendi dell’Università di Torino e coordinatore del “Gruppo incendi” di SISEF - che su Sherwood abbiamo intervistato proprio per un articolo dedicato agli incendi di luglio in Sicilia e Calabria: “si stanno verificando meno incendi ma di grandi dimensioni e concentrati in poche settimane su ampie zone del Sud Italia, un fenomeno sempre più frequente che mette in grave difficoltà i sistemi regionali di lotta attiva ed il supporto aereo nazionale, riducendone l’efficacia e l’efficienza. Stagioni come quella del 2023 rendono sempre più evidente la necessità di pianificare sul territorio infrastrutture verdi difensive a supporto delle operazioni di spegnimento, in modo che gli operatori lavorino in un ambiente più sicuro e le risorse per la lotta attiva vengano spese in modo più efficiente".  

In tre parole, che ci teniamo a sottolineare: più pianificazione, più prevenzione, più integrazione tra queste attività da incrementare e la lotta attiva.

Per approfondire:

E CON IL BOSTRICO, COME STA ANDANDO?

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Se gli incendi sono un’emergenza forestale che colpisce in modo particolare il Sud Italia, non dimentichiamoci che le Regioni e Province Autonome del Nord Est sono alle prese con un’altra emergenza, anch’essa direttamente connessa alla crisi climatica: l’infestazione del bostrico tipografo nelle peccete alpine.

Come procede l’infestazione? A darci qualche dato su cui ragionare è ancora una volta la Provincia Autonoma di Trento, che ha recentemente presentato la revisione del “Piano bostrico” e mostrato alcuni dati di monitoraggio aggiornati e interessanti.

A differenza di quanto rilevato a inizio estate, in cui il numero di catture sembrava in netto calo a causa della primavera fresca e piovosa (ne abbiamo discusso nella puntata 20 delle Pillole), i nuovi dati parlano di una consistente ripresa della fase epidemica. I risultati del monitoraggio sulle popolazioni di bostrico in Trentino, allo scorso 20 luglio, evidenziano infatti livelli di presenza ancora molto elevati, con un numero di esemplari catturato dalle oltre 200 trappole distribuite sul territorio pari mediamente a quasi 18.000 unità, quando la soglia per dichiarare la fase epidemica è normalmente fissata a 8.000.

La Provincia Autonoma di Trento evidenzia che si tratta mediamente del 9% di catture in meno rispetto allo scorso anno, ma questo dato apparentemente positivo va letto osservando un’ampia variabilità spaziale: le catture medie per Distretto variano infatti dalle 11.400 di Tione alle 25.500 del Primiero. Quest’ultimo dato è davvero impressionante: si parla di oltre il triplo della soglia che normalmente indica la fase epidemica.

Proprio per questo i tecnici della Provincia Autonoma di Trento non prevedono che l’infestazione si estinguerà nel breve periodo. Ad oggi il bostrico, nel solo Trentino, ha portato danni per circa 2 milioni di metri cubi a fronte dei 4 milioni di Vaia: siamo già a metà dei danni provocati dalla tempesta di fine 2018 e l’infestazione continua, nonostante la lieve frenata data molto probabilmente da una stagione meno favorevole all’insetto.

Anche negli altri territori colpiti la situazione bostrico è molto seria se non drammatica, ma ha il pregio di spingerci, come nel caso degli incendi, a immaginare nuove strategie selvicolturali, ma anche amministrative, comunicative, sociali e di filiera. Non è affatto facile, ma occorre lavorare in rete, da subito, per almeno provare a trasformare queste crisi in potenziali opportunità.

Per approfondire: 

PNRR: TAGLIATI DRASTICAMENTE I FONDI SUL PIANO DI FORESTAZIONE

Negli scorsi mesi in questa rubrica abbiamo parlato spesso, in modo critico, del “Piano di Forestazione Urbana ed extraurbana” promosso nell’ambito del PNRR. Lo abbiamo fatto prima ragionando sui numeri elevatissimi e inverosimili degli alberi che era previsto di piantare nelle città italiane in soli tre anni; poi per la polemica scoppiata a seguito della decisione di rendicontare i semi piantati in vivaio al posto delle piante da mettere a dimora.

Ma tante altre piccole e grandi criticità aleggiavano da mesi attorno a questo Piano che, come ha sottolineato Paolo Mori nell’editoriale del numero 265 di Sherwood, ha messo chiaramente in evidenza lo scarso collegamento del MASE - Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica - con l’operatività territoriale. “Senza modifiche sui tempi, sulle superfici minime, sul numero complessivo di piante da mettere a dimora”, ha scritto Mori, “non sarà possibile raggiungere gli obiettivi del Piano”.

Questa evidenza, da tempo sotto gli occhi di tutti, è arrivata anche tra i banchi del Governo che, a seguito della revisione del PNRR presentata dal ministro Fitto alla Commissione UE, ha proposto un drastico taglio nel finanziamento del Piano di Forestazione, passando dai 330 Milioni di euro previsti a soli 110 per: “Impossibilità oggettive a raggiungere pienamente l'obiettivo”.

Non è ancora chiaro se questa proposta di taglio sarà definitiva e, come per gli altri Piani e Progetti tagliati, occorre specificare che il Governo ha promesso di realizzarli comunque, con fonti di finanziamento alternative. Il problema, come evidenziato da molti osservatori, è che non è chiaro né quando, né soprattutto come.

Ci auguriamo che, dopo questa esperienza non proprio esemplare, il MASE impari ad ascoltare i territori e gli esperti, magari creando, come proponeva Paolo Mori nel citato Editoriale di Sherwood, un tavolo permanente sulla forestazione urbana allargato anche a chi opera sul territorio.  

Per approfondire: 

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CRESCONO LE COSTRUZIONI IN LEGNO, ANCHE VERSO L’ALTO

Parliamo un po’ anche di legno, con un comunicato interessante pubblicato dall’Agenzia di stampa AdnKronos che ci mostra una tendenza attuale di un settore in netta crescita, che potrebbe coinvolgere molte imprese italiane e, perché no, almeno in parte anche le foreste nazionali.

Si tratta dell’industria delle costruzioni in legno che, secondo le previsioni dell’ultimo Rapporto di Allied Market Research, crescerà in media del 6% dal 2022 al 2031. In particolare, con più della metà del mercato globale delle costruzioni in legno, il Report prevede che sarà l'Europa a dominare questo mercato nei prossimi anni. A favorire questo traguardo anche le iniziative governative volte a promuovere la sostenibilità e l'aumento dell'adozione di materiali da costruzione ecocompatibili, come il Nuovo European Bauhaus.

Un esempio italiano degno di nota e raccontato dall’Agenzia di stampa è quello di Rubner, impresa di origine altoatesina che oggi ha 18 sedi in 4 Paesi europei (Italia, Austria, Germania e Francia) e un fatturato di circa 400 Milioni di euro annui (2022).

Secondo Peter Rosatti, Amministratore delegato di Rubner Bressanone, questa tendenza di crescita riguarderà progetti sempre più complessi. “Se fino a qualche anno fa, tra i nostri clienti, prevalevano le imprese piccole con dimensioni e progetti facilmente governabili”, spiega Rosatti, “nell’ultimo periodo abbiamo assistito ad una crescita di complessità non solo nei volumi, ma anche nei contenuti architettonici e ingegneristici”. Un esempio portato dall’Amministratore delegato è un edificio, in costruzione ad Amburgo, destinato a diventare il grattacielo più alto della Germania: 16 piani, più di 70 metri d’altezza e un quantitativo di CO2 stoccata nel legno di 3.520 tonnellate. Progetti di edifici multipiano simili, anche se meno imponenti, stanno per essere realizzati anche nel nostro Paese: in Alto Adige, in Emilia-Romagna e nelle Marche.

Una tendenza e un’opportunità molto interessanti, che dovranno essere analizzate con cura dal neonato Cluster Italia Foresta Legno, di cui abbiamo annunciato la nascita nella scorsa edizione di questa rubrica.

Per approfondire:

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BOSCAIOLI E SELVICOLTURA IN PRIMA SERATA

Concludiamo come sempre con una curiosità e ricollegandoci al tema bostrico, per segnalarvi che dal 30 agosto, in prima serata su DMAX (canale 52), è tornata la serie televisiva "Undercut: l'oro di legno", nata a seguito della tempesta Vaia e giunta già alla sesta edizione. I protagonisti, come in passato, saranno quattro squadre di boscaioli operanti tra Trentino e Veneto e il tema centrale della sesta edizione sarà proprio l’emergenza legata alla diffusione del coleottero scolitide.

Se da un lato questa serie è stata valutata criticamente da alcuni addetti ai lavori, a causa di alcune operazioni non svolte nel massimo delle norme di sicurezza e del rischio di perpetrare alcuni cliché legati agli operatori forestali, dall’altro è indubbio che Undercut stia aiutando a proiettare su questa categoria un messaggio diverso dal passato e molto spesso positivo. Vaia prima e il bostrico poi hanno infatti riportato l’attenzione mediatica sul lavoro in bosco e, anche grazie a iniziative come questa, la figura del boscaiolo è stata in parte rivalutata agli occhi del grande pubblico, grazie ad una narrazione che la descrive come essenziale per la cura e la gestione dei territori di montagna.

Oltre ad Undercut, cogliamo questa occasione per segnalarvi un’altra serie TV, che si trova su RAIPlay - molto meno d’azione eh, ma altrettanto piacevole! - e che racconta il bosco e i suoi mestieri, tra cui ovviamente anche quello degli operatori forestali. Si intitola “L’uomo dei boschi” e… purtroppo è una produzione francese. Diciamo purtroppo perché, una buona volta che sulla RAI viene trattato il tema della gestione forestale, lo si fa inevitabilmente prendendo in prestito e traducendo contenuti dall’estero. Accade questo perché i “cugini d’oltralpe” hanno creato qualcosa che in Italia in pochissimi hanno il coraggio di fare: parlare di boschi valorizzando la loro multifunzionalità quindi tenendo assieme, con naturalezza, gli aspetti estetici ed emozionali, quelli ecologici, ma anche il racconto delle attività antropiche, selvicoltura compresa.

Quindi… vi consigliamo di preparare i pop-corn e, con attenzione e spirito critico, di gustarvi entrambe le serie!

Per approfondire:

Per questa edizione di Pillole forestali dall'Italia è tutto!

Vi ricordiamo che anche voi potete contribuire a questa rubrica, inviando notizie di attualità su foreste e legno all'indirizzo:  

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