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di Paolo Mori - Redazione di Sherwood
Il legno interessa alla nostra specie, non solo per motivi sociali ed economici, ma anche, e oggi soprattutto, per motivi ambientali. In molti casi infatti non ci sono alternative migliori del legno per rendere più sostenibile la presenza umana su questo Pianeta. Utilizzare plastica, acciaio, petrolio, cemento al posto del legno significa accrescere l’impatto sull’ambiente in generale e sul clima in particolare. Di questo ormai pare averne preso coscienza anche la Commissione Europea che nella Strategia Forestale al 2030 attribuisce un ruolo molto importante al legno e allo sviluppo di una valorizzazione a cascata: dalla trasformazione più duratura e remunerativa, a quella meno duratura e meno remunerativa.
Al di là dell’applicabilità dell’approccio a cascata nella realtà, che presenta molte variabili non sempre coerenti con la teoria, la direzione indicata è chiara. Sulla circolarità delle attività economiche e dei benefici sociali che è possibile ottenere da un impiego ben progettato del legno non ci sono dubbi.
Forse è anche per questo che negli ultimi tempi la domanda è cresciuta significativamente e non trova risposta nell’offerta, facendo salire decisamente i prezzi. In Italia esiste un problema di qualità nella produzione degli assortimenti legnosi di pregio, ma volendoci limitare alla sola valorizzazione commerciale ciò che già abbiamo dobbiamo fare in modo che il legno delle specie e degli assortimenti adatti raggiunga i trasformatori e poi gli utenti finali che possano valorizzarlo al meglio. Per raggiungere tale risultato servirebbe un mercato del legno informato su tutte le filiere, trasparente ed efficiente, ma non è ciò di cui disponiamo. Tuttavia non siamo fermi in attesa che qualcosa cambi. Ci sono iniziative a scala locale, regionale e nazionale che hanno per obiettivo proprio quello di sviluppare “il mercato del legno”: una sfida più volte raccolta in passato che raramente però ha portato a miglioramenti permanenti.
Forse perché immaginare il mercato come se fosse un monolite è sbagliato. Forse perché ogni assortimento di ogni specie legnosa può avere un proprio mercato che fa riferimento a una ben precisa filiera e noi ne conosciamo pochissime. Forse perché il mercato opera a scale geografiche differenti, anche per la stessa specie, e nessuno in Italia dispone di un quadro chiaro della situazione e delle potenzialità.
Insomma, cosa sappiamo veramente sulle singole filiere? Quali iniziative sono in corso? Che priorità si pone chi deve acquistare/vendere legno? Come potremmo armonizzare i nostri sforzi per un mercato più efficiente?
Con il Focus pubblicato su Sherwood 260 non abbiamo lo scopo di essere esaustivi rispetto alle domande appena poste. Non potremmo esserlo neppure volendo. Puntiamo invece a fornirvi elementi utili a comprendere come il mercato del legno troppo spesso venga sottovalutato nella sua complessità, nella sua esigenza di conoscenza specifica e aggiornamento costante, trasparenza, servizi, organizzazione logistica, supporto finanziario in fase progettuale e organizzativa. I mercati che funzionano soddisfano molte di queste esigenze e chi compra all’estero lo sa bene.
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