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Pillole forestali

PilloIe forestali dall’Italia #12 - Foreste che curano e altre notizie di febbraio

PilloIe forestali dall’Italia #12 - Foreste che curano e altre notizie di febbraio

Ciao a tutte e a tutti e benvenuti alla dodicesima edizione di “Pillole forestali dall’Italia”, l’appuntamento quindicinale che vi descrive e commenta 5 tra le principali notizie su foreste e legno in Italia selezionate dalla redazione di Sherwood, sia in forma scritta che come podcast.

Preferisci ascoltare o leggere?

Ecco la versione PODCAST (la trovi anche su tutte le piattaforme come Spreaker e Spotify):

Qui invece le notizie da LEGGERE:

L'EFFETTO TERAPEUTICO DELLA FORESTA

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La foresta è terapeutica.

A questa affermazione tanti di voi, ne siamo convinti, non rimarranno affatto stupiti. Chi frequenta il bosco e ama gli spazi verdi conosce bene  quelle sensazioni che si provano dopo una giornata tra gli alberi... in poche parole, le foreste ci fanno "stare bene".

Ma qui non si parla tanto di sensazioni, quanto di sostanze chimiche e di effetti tangibili di esse sulla salute umana. L’affermazione “la foresta è terapeutica” assume quindi un significato maggiore, più scientifico e medico, perché la notizia è che per la prima volta è stato isolato e svelato l'effetto specifico e significativo sull'ansia degli oli essenziali emessi dalle piante in ambienti forestali (in montagna, collina e nei parchi urbani).

Lo ha affermato Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR Bioeconomia e membro del Comitato Scientifico Centrale del CAI - Club Alpino Italiano, che ha annunciato la pubblicazione dei risultati di uno studio molto interessante, di cui è coautore, sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health.

Lo studio spiega come è stato isolato l'effetto dei monoterpeni totali e, specificamente, di alfa-pinene inalati in ambienti forestali sui sintomi di ansia. La ricerca è stata realizzata su 505 partecipanti a 39 sessioni standardizzate di terapia forestale della durata di 3 ore realizzate in Italia. “Attraverso un potente metodo statistico, tipico delle ricerche cliniche”, ha spiegato il ricercatore, “è stata finalmente individuata la funzione terapeutica specifica, diretta e condizionata, degli ambienti forestali”.

Ricordiamo che da alcuni anni CNR e CAI lavorano assieme per studiare, valorizzare e diffondere la terapia forestale con un approccio scientifico. Un’attività che può da un lato aiutare le persone a curarsi, e quindi a vivere meglio, dall’altro generare economie locali per guide abilitate, rifugi e territori di montagna.

Se volete sapere qualcosa in più sulla terapia forestale esistono due manuali, proprio a cura di CNR e CAI, che vi consigliamo di leggere.

Per approfondire:

UN MANIFESTO SUL GREEN CARE

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Rimaniamo su questo tema così importante e attuale, perché negli scorsi giorni è uscito anche il “Green Care Manifesto”, pubblicato dal progetto GreenForCare.  

Iniziamo dal definire in breve cosa significa "Green Care", ovvero l’insieme di tutte le attività svolte a contatto con la natura in grado di promuovere il benessere, la salute fisica e mentale, nonché l'inclusione sociale.

Il progetto GreenForCare, co-finanziato dal Programma Erasmus+ dell'Unione Europea, è un progetto triennale che ha promosso le attività di Green Care con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di opportunità imprenditoriali in questo ambito, quindi di valorizzarle anche da un punto di vista economico. Capofila del progetto è il Dipartimento TESAF dell’Università di Padova e nel gruppo di lavoro internazionale fa parte anche ETIFOR, spin-off della stessa Università da sempre molto attenta a questi temi.   

Il Green Care Manifesto è stato realizzato per facilitare la diffusione di queste iniziative e fornire al tempo stesso una buona panoramica sul potenziale delle soluzioni basate sulla natura nell'affrontare diverse sfide contemporanee, dato che queste attività, anche a seguito di specifiche ricerche - come quella descritta dalla notizia precedente - sono ormai universalmente riconosciute come soluzioni efficienti in vari ambiti di applicazione: medico, sociale, ricreativo, ambientale e anche economico.  

In uno degli scorsi numeri di questa rubrica, lo ricorderete, abbiamo raccontato di un progetto pugliese relativo a una “stazione di terapia forestale” rivolta in particolare a ragazzi affetti dal disturbo dell’autismo. Queste iniziative si stanno diffondendo sempre di più anche nei nostri boschi ed è davvero interessante e utile conoscerle per farsi un’idea del loro enorme potenziale, sempre in un’ottica di multifunzionalità della Gestione Forestale Sostenibile.

Vi lasciamo un numero finale per darvi un’idea di quanto interesse stiano generando queste attività anche in giro per il mondo: la “GreenForCare alliance”, creata dal progetto GreenForCare per mettere in rete gli attori di questo settore emergente, è già oggi costituita da 170 membri distribuiti in tutti i continenti.    

Per approfondire:

COME VA LA CERTIFICAZIONE FORESTALE?

Come ogni anno in questo periodo escono i report di FSC e PEFC Italia con i numeri relativi all’anno appena concluso dedicati alla certificazione forestale nel nostro Paese. Li riassumiamo brevemente rimandando ovviamente ai rispettivi link per un maggiore approfondimento.

Iniziamo da FSC Italia, che nel 2022 ha visto crescere dell’8% le foreste certificate: si tratta oggi, nel complesso, di 81.590 ettari, distribuiti in 26 realtà. È continuato nel 2022 il trend positivo della certificazione FSC delle sugherete, con 75 nuovi ettari certificati in Sardegna e si segnalano tre nuove foreste certificate: l’Oasi Zegna (BI), parco naturale privato di 1.700 ettari, il Comune di Torino (429 ha), con la certificazione dei servizi ecosistemici in ambito periurbano e l’Ente Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, che con i suoi 10.315 ettari si conferma la prima entità di questo genere ad ottenere la certificazione FSC.  

Continuano ad aumentare anche il numero di certificati di Catena di Custodia FSC, che segnano un +3,7% e che ora sono 3.298 e comprendono oltre 4.200 siti produttivi.

Anche per quanto riguarda PEFC Italia si registra un aumento delle superfici forestali certificate. Il trend è del +3,7%: si tratta oggi, in totale, di 925.610 ettari, distribuiti in 12 Regioni, dove spicca il Trentino-Alto Adige che conferma la più vasta superficie certificata italiana. Anche la Toscana ha fatto registrare una crescita importante con due nuove certificazioni: l’Ente Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano e l’Unione dei Comuni Montani del Casentino, con rispettivamente circa 8.300 e 5.760 ettari.

Anche PEFC Italia ha visto crescere le Catene di Custodia, segnando un +3,4% rispetto al 2022: oggi le aziende certificate sono 1.322.

Tutte percentuali positive nonostante la difficile congiuntura internazionale: un buon segno! Segnaliamo, per concludere, che in entrambi i report è sottolineato l’incremento delle certificazioni relative ai Servizi Ecosistemici, a conferma dell’interesse sempre maggiore che si sta sviluppando in questo ambito.

Per approfondire:

PIÙ INTERESSE MA MENO RISORSE PER LE POLITICHE FORESTALI

Come sapete, la maggior parte dei fondi dell'Unione Europea per le foreste e il settore forestale provengono dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, il FEASR, che è diventato il principale strumento per la realizzazione delle strategie e delle politiche forestali europee. In questo contesto i Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) sono oggi uno strumento essenziale della politica forestale degli Stati Membri, anche a seguito di una sensibile riduzione nelle disponibilità di risorse pubbliche nazionali per l'attuazione di alcune tipologie di interventi forestali. E questo è vero in particolar modo in Italia, dove il fondo FEASR è spesso uno dei pochi o addirittura l'unico strumento di sostegno al settore forestale a disposizione di Regioni e Province Autonome.

Un recente articolo davvero molto completo e interessante, pubblicato sul webmagazine "Pianeta PSR" a firma di Raoul Romano, ricercatore del CREA Politiche e Bioeconomia, ha fatto il punto della situazione su foreste e settore forestale nel nuovo Piano Strategico della PAC 2023-2027, di cui il fondo FEASR da parte, analizzando le scelte strategiche operate dall’Italia.

Sarebbe impossibile riassumere un articolo così complesso e ricco di dati in una pillola, perciò abbiamo scelto di riportarvi una sola frase del testo, che tuttavia condensa in sé riflessioni e dati che dovrebbero spingervi a leggere l’intero articolo: “A fronte di elevato interesse verso il settore forestale nazionale e soprattutto di un ripetuto riconoscimento politico e sociale al ruolo strategico delle foreste nelle sfide climatiche, ambientali e di sviluppo, purtroppo si registra, rispetto alla precedente programmazione, una riduzione delle risorse impegnate a livello nazionale dalle Regioni per gli interventi forestali cofinanziati con lo sviluppo rurale (circa il 15% in meno). In totale le risorse disponibili per tutti gli interventi di interesse forestale non superano il 4% delle risorse disponibili del Piano Strategico. I soli investimenti a favore del settore forestale si limitano a 423.929.086 euro, le superfici su cui verranno realizzati impegni volti a sostenere la protezione delle foreste e la gestione dei servizi ecosistemici riguardano 18.545 ha (lo 0,15% della superficie totale)".

Quindi, telegraficamente: molto più interesse, ma molte meno risorse per le politiche forestali. Una notizia di per sé negativa, che tuttavia potrebbe suggerire due riflessioni, come sottolinea tra le righe proprio l’autore: ci saranno meno risorse in generale, è vero, ma puntando ad aumentare la capacità di spesa rispetto alle precedenti programmazioni si potrebbe almeno in parte tamponare questo limite; inoltre, è ancora possibile una revisione e una rimodulazione finanziaria a favore degli interventi forestali: è proprio in questi momenti, aggiungiamo, che il nostro settore dovrebbe unirsi, alzare la voce e farsi valere.

Per approfondire:

CANALI ARTIFICIALI E RETI ECOLOGICHE

Concludiamo con una notizia “fuori foresta”, ma pur sempre legata ad attività forestali, che ci è stata segnalata da Marco Boscaro, Dottore Forestale e lettore di questa rubrica (potete farlo anche voi, scrivendo a ).

Forse non tutti conoscerete il Consorzio della Bonifica Renana, un ente che si occupa della gestione idrica del bacino del fiume Reno, quasi 342.000 ettari tra Toscana ed Emilia-Romagna. Questo consorzio, insieme all’Università di Bologna e a Legambiente Emilia-Romagna, sta realizzando un progetto LIFE, chiamato “GREEN4BLUE” che si pone un obiettivo davvero molto apprezzabile se contestualizzato all'area fortemente antropizzata del progetto - la pianuta tra Bologna e Ferrara - dove solo il 10% del territorio è naturale o seminaturale.  

L’idea è che i canali artificiali possano svolgere un importante ruolo di supporto alla rete ecologica locale, mettendo in connessione tra loro i siti di Rete Natura 2000, mitigando quindi la frammentazione degli habitat causata dal forte utilizzo antropico a fini agricoli, industriali e insediativi. Il progetto intende migliorare il bilancio di quei servizi che la rete di canali artificiali di bonifica fornisce al territorio grazie ad una gestione innovativa che sappia integrare da un lato sicurezza idraulica e, dall'altro, supporto alla biodiversità.

L’area di intervento del progetto è collocata a nord-est del comprensorio gestito direttamente dal Consorzio e interessa la porzione di pianura alla chiusura di bacino del Fiume Reno, a cavallo fra le province di Bologna e Ferrara. In questa ampia porzione di territorio - che conta 620 km di canali ed una superficie totale di 40.800 ha, di cui il 21% compreso in 5 siti Rete Natura 2000 - sono previste e in parte sono già state eseguite una serie di azioni complementari tra loro. Tra queste ci sembra importante segnalare la creazione di 9 “stepping stones” (piccole aree funzionali ad ospitare habitat e sostenere la biodiversità) in cui saranno realizzate piantagioni di specie arboree, arbustive ed erbacee; la realizzazione di un vivaio di piante erbacee per la conservazione ex-situ e la propagazione delle specie autoctone degli ambienti umidi; la sperimentazione di una nuova tecnica di sfalcio della vegetazione riparia, per garantire una migliore connettività ecologica attraverso il mantenimento delle piante spondali e una migliore qualità dell’acqua e infine nuove metodologie per il controllo delle specie aliene invasive.

Pensiamo spesso al settore forestale in relazione alla montagna, ma come dimostra questo progetto la nostra professionalità può essere importante anche in aree di pianura, dove oggi incrementare la biodiversità attraverso il miglioramento della rete ecologica è un obiettivo prioritario. 

Per approfondire:

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