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Pillole forestali dall’Italia #18 - Utopie agroforestali e altre notizie di maggio

Pillole forestali dall’Italia #18 - Utopie agroforestali e altre notizie di maggio

Ciao a tutte e a tutti e benvenuti alla diciottesima edizione di “Pillole forestali dall’Italia”, l’appuntamento quindicinale che vi descrive e commenta 5 tra le principali notizie su foreste e legno in Italia selezionate dalla redazione di Sherwood, sia in forma scritta che come podcast.

Questa rubrica è sponsorizzata da FSC® Italia e PEFC Italia, che ringraziamo per aver scelto di sostenere il nostro lavoro. 

 

Preferisci ascoltare o leggere?

Ecco la versione PODCAST (la trovi anche su tutte le piattaforme come Spreaker e Spotify):

Qui invece le notizie da LEGGERE:

AGROFORESTRY IN ITALIA: DA UTOPIA A OPPORTUNITÀ?

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Iniziamo questa edizione delle Pillole forestali dall’Italia con una tematica che non abbiamo ancora trattato in modo approfondito in questa rubrica, ma che è decisamente interessante e di cui si parla sempre più spesso: l’agroforestry.

Ci dà l’occasione per discuterne un interessante articolo pubblicato su “Pianeta PSR” dal titolo: “I sistemi agroforestali in Italia: un'utopia?”

Perché gli autori usano questa parola, “utopia”? Perché a fronte della presenza storica dei sistemi agroforestali nel nostro Paese, che spesso costituiscono veri e propri paesaggi tradizionali di grande valenza ambientale e culturale, e dell’attenzione sempre maggiore del mondo tecnico-scientifico per l’indubbio valore di tali sistemi nell’ottica di produzioni agricole più sostenibili, sembra che l’interesse sia politico che imprenditoriale verso queste pratiche sia ancora decisamente marginale.

Lo mostrano chiaramente i dati relativi alle misure di sostegno all’agrofgorestry attraverso lo strumento dei PSR. Nonostante le possibilità e le disponibilità dei finanziamenti dello sviluppo rurale, infatti, la ripresa e l'adozione dei sistemi agroforestali in Italia negli scorsi anni non ha destato particolare interesse.

Sia nella programmazione 2007-2013 che in quella 2014-2022 sono state solo cinque le Regioni che hanno attivato finanziamenti sull’agroforestry, con risultati decisamente scarsi. Ad esempio, per quanto riguarda il periodo di programmazione più recente, i dati mostrano che alla sottomisura 8.2, quella associata all’agroforestry, sono state allocate risorse pari a meno dell'1% di quelle impegnate per tutta la Misura 8. Il quadro che emerge è ancora peggiore osservando le risorse effettivamente spese e il numero di interventi realizzati: la sottomisura 8.2 è stata infatti quella con la minore percentuale di spesa rispetto al programmato, dato che, di quel già risicato 1%, è stato realmente speso solo l'8%!

Nelle conclusioni dell’articolo gli autori sottolineano una chiara ed evidente ritrosia da parte del comparto agricolo (agricoltori e organizzazioni di categoria) verso l'adozione di tali pratiche, che troppo spesso vengono percepite come poco adatte alle esigenze produttive e come una perdita di reddito a causa del terreno occupato dagli alberi.

Secondo molti osservatori, tuttavia, l'importanza strategica dell’agroforestry sarà molto alta in futuro, basti pensare alle nuove politiche indirizzate alla produzione di cibo, che dovrà essere maggiormente sostenibile e generare più diversità a scala territoriale. L’auspicio, quindi, è di stimolare maggiore interesse per i tanti benefici che questa pratica può offrire, non solo ambientali ma anche paesaggistici ed economici, anche attraverso la produzione di legname di qualità. Secondo gli autori dell’articolo questo sarà possibile tramite una divulgazione molto più efficace che in passato rispetto a queste misure e ad un più ampio coinvolgimento dei beneficiari delle stesse: occorrerà insomma far capire al mondo agicolo che l’agroforestry, specialmente in determinati contesti, non è un problema ma un’opportunità.  

Osserveremo con attenzione come questa tematica sarà trattata nella nuova programmazione 2023-2027, che incentiva l'impianto e la manutenzione dei sistemi agroforestali attraverso due schede specifiche. La partenza però non è delle migliori: al momento sono solo 6 le Regioni che hanno deciso di investire in queste misure: Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto.

(Foto agroforestry: Pierluigi Paris - CNR. Azienda agricola Casaria)

Per approfondire:

IL PIANO AIB TOSCANO FOTOGRAFA UN CAMBIO DI PARADIGMA

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La Regione Toscana ha approvato il nuovo Piano Antincendi Boschivi per il periodo 2023-2025, caratterizzato da un consistente aumento delle risorse stanziate. Si tratta infatti di 1 milione e 100 mila euro in più di fondi regionali rispetto al contributo erogato nel precedente triennio, da sommarsi all’aumento di circa 4 milioni e mezzo di euro di contributi statali. 

La Toscana, nel complesso, destinerà 16 milioni di euro all’anno per le attività antincendio boschivo, suddivise in 72% di risorse regionali e 28% di risorse statali. Per quanto riguarda le azioni previste dal piano, è interessante notare che esse sono destinate per il 39% alle attività di prevenzione e per il 25% alla pianificazione, previsione e organizzazione. Alla lotta attiva è invece destinato il 33% delle risorse e il restante 4% agli interventi di salvaguardia e ripristino.

Queste percentuali fotografano chiaramente un cambio di paradigma che in Regione Toscana è avvenuto ormai da qualche anno, come ha raccontato nel nostro podcast Ecotoni Luca Tonarelli, Direttore del Centro di Addestramento AIB della Regione Toscana “La Pineta di Tocchi”.

Una strategia che punta, molto più che in passato, su prevenzione e pianificazione, azioni ritenute strategiche nel contesto della crisi climatica da un lato e dell’abbandono dei territori rurali dall’altro. Se la lotta attiva non basta più nel caso di grandi incendi sempre più intensi e violenti, nonostante un’ottima organizzazione e un sistma rodato come quello toscano, allora pianificazione e prevenzione rappresentano l'unica risposta concreta e lungimirante: questa è la riflessione strategica che si riflette sull'allocazione delle risorse del nuovo Piano.   

Dal Piano AIB toscano di evince che sono già stati predisposti e approvati 20 Piani Specifici di Prevenzione AIB su un totale di 90.425 ha. In questi territori, i 1.285 interventi di prevenzione previsti nei 10 anni di validità dei piani interesseranno una superficie di 4.761 ha, pari al 6,8% dell’area boscata pianificata. 

Il Piano AIB della Regione Toscana non è soltanto un importante documento tecnico e programmatico, ma anche una pubblicazione interessante, ricca di dati e informazioni e davvero gradevole da sfogliare e leggere, specialmente nella prima parte. Ci sentiamo di dire quindi che esso non rappresenta soltanto un documento utile per il contesto toscano, ma un vero e proprio manuale che contiene spunti interessanti e replicabili. Ad esempio, vi si può leggere la descrizione minuziosa di alcuni interventi di prevenzione AIB, oppure la presentazione delle “Comunità antincendi boschivi”, chiamate “Comunità Firewise”, una modalità innovativa già sperimentata positivamente negli Stati Uniti che prevede un coinvolgimento diretto della popolazione, in paticolare nella gestione delle opere di prevenzione.

Per approfondire: 

LEGNO LAMELLARE: DA RIFIUTO A RISORSA

Continuiamo con un'interessante novità normativa per quanto riguarda l'industria del legno. 

La Viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava ha infatti recentemente firmato lo "Schema di regolamento relativo all'inserimento del legno lamellare in forma di cippato nell’elenco delle biomasse di cui all’Allegato X del D.lgs 152/2006", che presto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

In pratica, si tratta di un regolamento finalizzato a modificare il Testo Unico sull’Ambiente attraverso l'inserimento degli scarti di legno lamellare, del compensato di tavole (Xlam) e del legname da falegnameria incollato con adesivi di tipo vinilico, poliuretanico o melaminico, nell’elenco dei “sottoprodotti”, non ascrivendoli più all’interno dei “rifiuti” e rendendoli quindi utilizzabili a fini energetici. 

La Viceministra ha spiegato che l'esigenza di utilizzare a fini energetici i residui provenienti dai processi di lavorazione del legno trattato con colle è stata più volte presentata sia da enti pubblici che da operatori privati; la decisione è arrivata dopo un lungo lavoro di studio che, secondo Vannia Gava, garantirà la valorizzazione energetica di questo sottoprodotto senza problematiche ambientali.

Plaude a questa iniziativa Assolegno di FederlegnoArredo, che dal 2015 ha iniziato un lavoro di sensibilizzazione politica con i ministeri competenti per permettere la conversione da rifiuti a sottoprodotti degli scarti di legno incollato, incentivando questa modifica legislativa del Testo Unico sull'Ambiente.

È importante sottolineare che il regolamento elencherà tutte le condizioni da rispettare per poter utilizzare questi residui, in modo da garantire un adeguato livello di tutela contro l’inquinamento. La combustione del legno incollato, infatti, se non svolta a determinate condizioni può emettere sostanze inquinanti.

Ci auguriamo che questo passaggio normativo, sicuramente efficace per togliere grandi quantitativi di materia prima rinnovabile dal ciclo dei rifiuti, sia seguito da un altrettanto virtuoso utilizzo in caldaie efficienti e tecnologicamente avanzate.

Per approfondire: 

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IL PORTALE DEL LEGNO DI PIEMONTE E LIGURIA

Forse non conoscete "LegnoPiemonte", il nome del portale web lanciato nel 2018 da Regione Piemonte e IPLA con l’obiettivo di favorire la compravendita di lotti boschivi e la visibilità degli operatori della filiera foresta-legno piemontese. Da poche settimane questo portale ha subito un’importante modifica: ha cambiato nome, trasformandosi in “LegnoNordOvest”, essendo oggi dedicato non solo al territorio piemontese ma anche a quello ligure.

LegnoNordOvest è uno strumento gratuito che vuole rispondere alle difficoltà segnalate dagli operatori del settore, sia utilizzatori che gestori, nel conoscere l'offerta di lotti boschivi disponibili, i prezzi del legname locale, ma anche le norme da rispettare, ad esempio quelle prevista dal Regolamento EUTR.

È molto interessante leggere i dati del Report 2022, appena uscito, relativo al portale. Lo scorso anno sono stati pubblicati sul sito 37 avvisi di vendita, principalmente relativi a boschi in piedi. Di questi, 31 sono stati effettivamente venduti: 26 di “boschi in piedi” e 5 di “assortimenti finiti”, per un valore complessivo di oltre 978.000 euro: un enorme balzo in avanti rispetto ai 142.000 euro dell’anno precedente. Sulla pagina “Report” sono disponibili, in dettaglio, anche tutti i prezzi di vendita.

Evidentemente il portale inizia a funzionare e l’unione tra Piemonte e Liguria favorirà ulteriormente, lo speriamo, un’ulteriore crescita di questo strumento. Certo è che, in un territorio forestale molto vasto come quello piemontese, 37 avvisi sono ancora decisamente pochi. C'è da dire che nel nostro settore tanti tentativi di questo tipo hanno faticato, in passato, a decollare, ma questo dato positivo del 2022 sembra di buon auspicio per il futuro del portale LegnoNordOvest. Ci auguriamo che questo strumento possa crescere e diventare sempre più un vero e proprio mercato, seppur virtuale, in cui valorizzare il legno locale.

Per approfondire:

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IL GIRO FORESTALE D'ITALIA

Chiudiamo con una curiosità che alcuni di voi avranno già captato dai social network...

In occasione dell’edizione numero 106 del Giro d’Italia, la "corsa rosa" che dal 1909 scalda i cuori degli italiani, noi di Compagnia delle Foreste insieme a SISEF - Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, abbiamo pensato di organizzare il “Giro forestale d’Italia”, un insieme di quattro articoli pubblicati in collaborazione con il webmagazine LifeGate (uno introduttivo e poi uno per ciascuna delle tre settimane di corsa rosa) in cui raccontare, tappa dopo tappa, curva dopo curva, salita dopo salita, le foreste attraversate dalla carovana del Giro.

Le immagini trasmesse in mondovisione in occasione del Giro d'Italia ci raccontano infatti, ogni anno, la variegata realtà paesaggistica del nostro Paese, regalandoci panorami spettacolari, scorci di borghi tradizionali, città, campi coltivati, pascoli e, soprattutto… foreste, il 37% del nostro territorio.

Così ci siamo chiesti: perché non cogliere l’opportunità del Giro d'Italia per far conoscere di più e meglio non solo i nostri boschi, ma anche la loro gestione, i loro prodotti e servizi agli italiani?

Non aggiungiamo altro, perché l'nvito è ovviamente di leggere gli articoli seguendo le tappe del Giro d'Italia. Riteniamo però doverosa una sola riflessione finale: voi che leggete Sherwood conoscerete già molte delle curiosità forestali raccolte in questi articoli, è ovvio. Il nostro suggerimento è però di leggerli comunque, provando ad immedesimarvi in persone non addette ai lavori ma magari appassionate di ambiente e natura. Capirete quanta curiosità può suscitare il nostro mondo forestale, non solo nei suoi aspetti prettamente naturalistici, ma anche in quelli storici, sociali e, perché no, produttivi. Un esercizio di consapevolezza, che può far bene anche agli addetti ai lavori e magari stimolare la voglia di raccontare di più e meglio le nostre foreste e la loro gestione sostenibile. 

Buona lettura e buon Giro d'Italia!

Per approfondire:

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